Palazzo Giustiniani (Roma)

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Palazzo Giustiniani
Presidenza del Senato della Repubblica
S Eustachio - palazzo Giustiniani 1150644.JPG
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Località Roma
Indirizzo Via Dogana Vecchia, 29
Coordinate 41°53′57.14″N 12°28′31.25″E / 41.899205°N 12.475348°E41.899205; 12.475348Coordinate: 41°53′57.14″N 12°28′31.25″E / 41.899205°N 12.475348°E41.899205; 12.475348
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XVI secolo
Uso Residenza ufficiale del Presidente del Senato della Repubblica e sede di rappresentanza dei Senatori a vita e dei Presidenti emeriti
Realizzazione
Architetto Giovanni Fontana
Proprietario Stato italiano

Palazzo Giustiniani o il «piccolo Colle» è un palazzo di Roma, in via della Dogana Vecchia, nel rione Sant'Eustachio.

Nel palazzo hanno sede l'appartamento di rappresentanza del Presidente del Senato, la sala Zuccari, gli uffici dei senatori eletti e a vita, dei presidenti emeriti del Senato, alcuni servizi e uffici dell'amministrazione. Dal 1901 al 1985 è stato anche la sede dell'organizzazione massonica del Grande Oriente d'Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruito alla fine del XVI secolo per conto di monsignor Francesco Vento, ma fu acquistato nel 1590 da Giuseppe Giustiniani, un esponente della famiglia genovese che aveva governato l'isola di Chio. Il figlio di Giuseppe, cardinale Benedetto Giustiniani, unì ad esso altri edifici circostanti fino a ricomprendere l'intero isolato nei pressi del Pantheon. Vincenzo Giustiniani, fratello del cardinale, arricchì l'edificio di famiglia con una collezione di circa 1600 pezzi tra statuaria antica e quadri che comprendevano alcuni Giorgione, Tiziano, Raffaello e Caravaggio.

L'edificio cinquecentesco, inizialmente edificato da Giovanni Fontana, con probabili interventi del più celebre fratello Domenico, subì varie modifiche per tutta la prima metà del XVII secolo fino all'intervento, nel 1650, di Borromini, al quale si devono in particolare, all'esterno, il portone decentrato e il relativo balcone sovrastante che si vedono sul prospetto di via della Dogana Vecchia e, all'interno, l'elegante cortile attuale, con l'atrio caratterizzato dagli archi ribassati caratteristici dell'architettura borrominiana.

Nel 1859 all'estinguersi del ramo principale della famiglia Giustiniani, il palazzo divenne proprietà dei Grazioli che nel 1898 lo affittarono al Grande Oriente d'Italia che ne fece la propria sede il 21 aprile 1901, dando appunto il nome alla Massoneria di Palazzo Giustiniani, soprannominato dagli adepti il "Vaticano Verde" o il "Vaticano dei 33"[1].

All'inizio del 1926, il regime di Mussolini, dopo aver messo fuorilegge la Massoneria, acquisì l'edificio al demanio pubblico e ne concesse l'utilizzo al Senato, ma ne seguì un contenzioso regolato in via bonaria[2] per mezzo secolo, in virtù del quale la parte del palazzo che si affacciava su piazza della Rotonda rimase nella disponibilità della Massoneria. Soltanto nel 1985 il Senato poté disporre di quasi[3] tutto l'edificio, grazie ad un'intesa a seguito della quale la Massoneria trasferì la sua sede alla villa del Vascello sul Gianicolo[1].

Enrico De Nicola firma la Costituzione il 27 dicembre 1947

Risalgono al 1938 i lavori con cui l'edificio fu collegato a Palazzo Madama, per il tramite di un passaggio sotterraneo tuttora esistente[4].

Fu utilizzata da Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato come residenza ufficiale al posto del più impegnativo Palazzo del Quirinale, residenza prima dei Papi poi dei re d'Italia, e infine dei presidenti della repubblica.

La firma della Costituzione repubblicana da parte del Capo provvisorio dello Stato avvenne nella Sala della Biblioteca.

Il patto di palazzo Giustiniani nella storia della Democrazia Cristiana

Nel 1972 il Palazzo fu indicato come il luogo in cui Aldo Moro e Amintore Fanfani (allora padrone di casa, in quanto presidente del Senato) strinsero un patto che ritardò il passaggio generazionale a favore dei loro delfini rispettivamente Ciriaco De Mita e Arnaldo Forlani[5]. Si tratta di una vulgata che però solleva dei dubbi, anche perché pare il perfetto pendant al "patto di San Ginesio" con cui nell'agosto 1969 (nell'ambito di un convegno di studio sulle Regioni), la sinistra di Ciriaco De Mita aveva stretto un patto generazionale che tre mesi dopo aveva portato Arnaldo Forlani ad essere eletto a larghissima maggioranza segretario della DC. Nel momento in cui il patto di palazzo Giustiniani fu stretto, parve soprattutto un modo per irregimentare un partito scosso dalle contestazioni dei primi anni settanta: esso preparò l'ascesa di Fanfani alla segreteria per gestire la disastrosa campagna referendaria sul divorzio e contemplava l'ipotesi subordinata dell'indicazione di un moroteo (sarebbe stato Benigno Zaccagnini) nel caso in cui la strategia fanfaniana non avesse avuto successo.

La consuetudine repubblicana vuole che, per lo svolgimento di consultazioni, il presidente del Senato ne metta a disposizione alcuni uffici al presidente del Consiglio incaricato, quando non è né deputato né senatore.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sala Zuccari[modifica | modifica wikitesto]

Il nome ufficiale è "grande Galleria di palazzo Giustiniani", ma è nota attualmente come sala Zuccari dal nome dell'artista Federico Zuccari che ne ha affrescato la volta, ed è l'unico ambiente ad essere rimasto pressoché inalterato durante le numerose ristrutturazioni di palazzo Giustiniani. È interamente affrescata: nella volta sono raffigurati cinque episodi delle storie di Salomone (l'unzione di Salomone, la costruzione del Tempio di Gerusalemme, il giudizio di Salomone, i figli costretti a trafiggere il cadavere del padre e, l'incontro di Salomone con la regina di Saba) e le quattro virtù (Religione, Industria, Vigilanza, Eloquenza) attribuite al re d'Israele. Negli angoli della volta sono raffigurati piccoli paesaggi, racchiusi in cornici circolari. Sulle pareti erano raffigurate diverse immagini femminili di virtù, ma attualmente ne rimane solo una, "La Temperanza", e solo alcuni frammenti delle altre. Le decorazioni sono ordinate entro una superficie decorata a grottesche e l'insieme è inoltre arricchito da alcuni arazzi seicenteschi. Non sono comunque risolti completamente i problemi di attribuzione delle opere. Per il ciclo decorativo che risale al 1586-87, quando il palazzo non apparteneva ancora ai Giustiniani, sono confermati i nomi di Antonio Tempesta e Pietro Paolo Bonzi[6].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1917 uno squilibrato uccise nella sua anticamera Achille Ballori, Gran Commendatore del Rito Scozzese e Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d'Italia[7].

Nel 1973, presso il suo ufficio, il parlamentare comunista - nonché ex sindaco di Civita Castellana - Enrico Minio si tolse la vita, soffocandosi con un sacchetto di plastica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Laura Laurenzi, Cambia casa il Grande Oriente, la Repubblica, 13 luglio 1985
  2. ^ Si sarebbe trattato di un accordo stragiudiziale raggiunto nel 1960 tra la società "Urbs e il ministro Trabucchi, propiziato dal Segretario di Stato Americano Herter", secondo Pietro De Leo, La guerra dei massoni per la sede del Senato, Il Tempo, 20/09/2016.
  3. ^ Roberto Gallo, Elenchi massoni: il rebus della perquisizione di Palazzo Giustiniani sede storica del Goi, Ilsole24ore.com, 9 marzo 2017.
  4. ^ Filippo Ceccarelli, I passaggi segreti dei palazzi della politica, 26/11/2011.
  5. ^ Che in effetti ascesero alle posizioni di vertice delle rispettive correnti (la sinistra e la destra della Democrazia Cristiana) non meno di dieci anni dopo, nel congresso che consacrò De Mita alla segreteria del partito e destinò Forlani alla vicepresidenza del Consiglio nel Governo Craxi.
  6. ^ Descrizione della Sala Zuccari sul sito del Senato della Repubblica
  7. ^ http://www.grandeoriente.it/wp-content/uploads/2015/11/erasmo_19-20_9-1.pdf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]