Enrico Zambonini

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Enrico Zambonini (Secchio di Villa Minozzo, 28 aprile 1893Reggio nell'Emilia, 30 gennaio 1944) è stato un anarchico italiano antifascista e partigiano. Fu fucilato nel Poligono di tiro di Reggio Emilia dai nazifascisti il 30 gennaio 1944 con Pasquino Borghi, prete e partigiano. Enrico Zambonini fu amico e compagno di Angelo Pellegrino Sbardellotto.

Cronologia della vita di Enrico Zambonini[modifica | modifica wikitesto]

Tredicenne si reca a Genova per lavorare assieme allo zio ed aderisce agli ideali socialisti nel momento in cui Benito Mussolini è antimilitarista e pacifista. Nel 1913 partecipa in Libia alla guerra Italo-Turca nel ruolo di alpino presso il 2º Reggimento Artiglieria da montagna stanziato in Tripolitania. Il periodo in cui Enrico Zambonini è militare va dal 28 aprile 1913 al 7 settembre 1919. Nel 1919 cominciano i contatti con Armando Borghi e l'USI; è il periodo del Biennio Rosso e degli Arditi del Popolo a cui Zambonini aderisce, entra in contatto anche con la formazione anarcoindividualista di Carnesecchi-Novatore nota per il fallito assalto alla polveriera di Vallegrande vicino a La Spezia, non si hanno notizie sulla partecipazione attiva a tale assalto da parte di Zambonini anche se è probabile. A cavallo degli anni 1921-1922 prosegue la sua attività di propaganda ed agitazione politica fino allo scontro con un carabiniere di nome Carmana durante le celebrazioni del primo Maggio a Gazzano per cui Enrico Zambonini ripara in Francia dove rimarrà fino al 1928; a Marsiglia incontra quella che sarà la sua compagna nel 1922 ovvero Germaine, ma l'amore fra i due giovani è contrastato dalla zia di Germaine che denuncerà Enrico Zambonini accusandolo di "ratto di minore", ma la questione non avrà seguito; nel 1928 Enrico Zambonini, durante il processo Di Muro tenuto a Saint-Raphaël (Varo), ormai seguito dai poliziotti per la sua attività "sovversiva", viene interessato da una perquisizione nei suoi locali e poiché vengono trovati manifestini con relativi attrezzi da stampa, che inneggiano al tirannicidio, viene espulso dalla Francia in Belgio.

« A Saint Raphael avveniva un attentato di protesta contro il console di quella località, il marchese Di Muro, che se la cavò con qualche scalfittura. »

[1] Enrico Zambonini nel 1932 frequenta Nicholas Lazarevitch[2], Francisco Ascaso, Buenaventura Durruti, Ernesto Bruna, Pasotti, Luigi D'Agaro[3] e nel 1933 va clandestinamente in Spagna assieme a Nicholas Lazarevitch e Ernesto Bruna con l'intento di iniziare l'organizzazione per la Rivoluzione Sociale. A Espolla contatta Ernesto Rossi e partecipa alla rivolta delle Asturie[4]. È incarcerato nel carcere di Barcellona ed espulso dalla Spagna il 19 novembre per esser condotto a Port Bou e incarcerato a Perpignan. Il 9 agosto del 1935 Zambonini viene espulso sia dal Belgio sia dal Lussemburgo e quindi torna in Spagna.

Zambonini in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di Zambonini nella guerra di Spagna è testimoniata da un articolo su Guerra di Classe, il giornale diretto da Camillo Berneri[5], anno II n. 24; 8 agosto 1937. Inoltre vi è la diretta testimonianza del miliziano antifascista Vindice Rabitti nativo di Bologna[6] e ancora Enrico Zambonini viene citato nel libro Reggiani in difesa della Repubblica spagnola scritto da Antonio Zambonelli[7] in riferimento a La colonna italiana sul fronte di Huesca Durante la guerra di Spagna Enrico Zambonini milita nella CNT-FAI e combatte con la Colonna Ascaso sul fronte aragonese partecipando sia alla battaglia di Huesca sia agli scontri cruenti fra i fascisti di Francisco Franco e le milizie antifasciste che si hanno nelle zone limitrofe; in questo periodo Zambonini comanda una Centuria conosciuta con il nome di Centuria Zambonini. Durante il maggio del 1937, durante gli scontri fra miliziani antifascisti filostalinisti opposti agli anarchici e ai miliziani del POUM Zambonini, nome di battaglia Fain, difende la postazione attestatasi nelle Centrale del Latte di Barcellona e viene ferito in diverse parti del corpo. Pur se ferito in modo non indifferente, Zambonini rimane a Barcellona continuando il suo sostegno ai miliziani antifascisti che si opponevano agli stalinisti e il 21 maggio 1938 Enrico Zambonini e Fosca Corsinovi su L'Adunata dei Refrattari[8] indicono una Colletta Intercontinentale con lo scopo di fornire aiuti materiali a favore degli orfani spagnoli causati dai bombardamenti nazifascisti. Per tale azione di accudimento necessitavano 100 dollari al mese per vitto, alloggio, istruzione e controlli sanitari[9]. Il 7 novembre 1938 viene strutturata a Pins del Valles, grazie anche al grande impegno personale di Zambonini, la colonia per bambini spagnoli che prende lo stesso nome del giornale anarchico L'Adunata dei Refrattari ; per l'occasione viene realizzato un filmato in bianco e nero, muto, di quasi 4 minuti. Nel gennaio 1939 quando anche Barcellona cade sotto gli attacchi dei fascisti di Franco, Enrico Zambonini è uno dei fondatori del gruppo Libertà o Morte a Torelló. Catturato, è mandato nel campo di concentramento francese di Argelès-sur-Mer e quindi nel campo di concentramento di Gurs. Visto il suo stato di salute, viene ricoverato nell'ospedale di Perpignan dal quale nell'agosto del 1942 è rispedito in Italia e immediatamente confinato a Ventotene.[10]

La Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 25 luglio 1943 Enrico Zambonini deve essere portato nel campo di concentramento fascista di Renicci di Anghiari, ma si rifiuta di proseguire il viaggio verso Renicci e viene condotto nel carcere di Arezzo, da cui riesce a fuggire il 4 dicembre 1943. Il mese dopo, ormai cinquantenne, torna a Secchio di Villa Minozzo da cui era assente da più di due decenni, immediatamente entra nella Resistenza che i partigiani organizzano sull'Appennino. Catturato con un gruppo di partigiani, don Pasquino Borghi, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovannetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini e Ferruccio Battini, viene rinchiuso in carcere.

Nel frattempo, le uccisioni a Reggio Emilia del milite della GNR Luigi Maccaferri[11] da parte dei gappisti il 10 gennaio aveva già provocato l'anticipazione del coprifuoco alle ore 20 e la minaccia di condanna a morte per tutti coloro che fossero stati trovati in "possesso abusivo di armi"[12] e un'ulteriore anticipazione alle 17.30 del coprifuoco seguì dopo l'omicidio del tenente dell'esercito repubblicano Luciano Loldi il 17 gennaio[12]. La morte del milite Gino Orlandi il 18 gennaio in una sparatoria avvenuta a Ligonchio[12][13] e del caposquadra della GNR[12] Angelo Ferretti in un attentato gappista mentre transitava in bicicletta quando già don Pasquino si trovava incarcerato provocò la decisione del capo della provincia, Enzo Savorgnan di convocare il Tribunale speciale. Dopo la prima uccisione avvenuta a Cavriago del colonnello Giovanni Fagiani della MVSN il 14 dicembre 1943, era stata divulgata in città la minaccia di ricorrere alla rappresaglia in caso di uccisioni di altri fascisti[14]. Il 29 gennaio il Tribunale condannò alla pena capitale, da eseguirsi il giorno seguente, nove partigiani tra cui Zambonini. Tre erano disertori della GNR[15]. La sentenza fu eseguita a San Prospero Strinati, il quartiere di Reggio Emilia dove era il Poligono di tiro. Zambonini, dopo aver rifiutato i conforti religiosi, mostrò il pugno chiuso urlando "Viva l'anarchia!"[16].

Il 30 gennaio il giornale della federazione Il solco fascista commentò: "A seguito delle proditorie uccisioni di Militi della GNR e dell'esercito repubblicano verificatesi in questi ultimi giorni, si è riunito, nella giornata del 29 corrente, il Tribunale speciale di Reggio nell'Emilia che ha giudicato e condannato alla pena capitale nove persone risultate colpevoli dei delitti di favoreggiamento di bande armate ribelli e di prigionieri nemici, di sovversismo e incitamento alla rivolta e alla guerra civile. La sentenza è stata eseguita stamane all'alba[17]".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Una Resistenza lunga vent'anni di Ugo Fedeli , cenni biografici su Ugo Fedeli da municipio di Reggio Emilia
  2. ^ Nicholas Lazarevitch (1895-1975) Archiviato il 29 novembre 2009 in Internet Archive.
  3. ^ gli anarchici contro il fascismo paragrafo Carnia
  4. ^ Asturie 1934 di Maurizio Attanasi da ANPI
  5. ^

    « . Nei mesi successivi, Camillo è soprattutto impegnato con il giornale “Guerra di Classe”, dalle cui pagine sostiene il suo personale dissenso sui problemi della militarizzazione (anarchici “ministeriali” e gruppi estremisti dell'anarchismo catalano) e sul silenzio della stampa anarchica di fronte ai crimini stalinisti. »

    cenni biografici su Camillo Berneri da municipio Reggio Emilia
  6. ^ quei bolognesi nella guerra di Spagna
  7. ^ Antonio Zambonelli e gli scritti su Enrico Zambonini[collegamento interrotto]
  8. ^ articolo riguardante Zambonini e Corsinovi inerente appello per colletta[collegamento interrotto]
  9. ^ Archivio Pinelli[collegamento interrotto]
  10. ^ La Colonna Italiana sul fronte di Huesca

    « Alla proclamazione della repubblica in Spagna, alcuni di questi esiliati erano venuti nel nostro paese (…). Gli anarchici, nella loro maggioranza, avevano preferito fermarsi in Catalogna, ben accolti nella organizzazione della CNT . Tra di essi si era distinto Fosco Falaschi, uomo di 50 anni, di una certa levatura intellettuale esule dal 1925 ed espulso dalla Francia, donde era passato in Argentina, ove aveva pubblicato il giornale Protesta. Costretto ad uscire anche da quella nazione si era stabilito a Barcellona, pubblicando articoli in Solidariedad Obrera e in Tierra y Libertad. Intorno a lui s'era riunita una piccola cellula anarchica nella quale figuravano tra gli altri: Gino Baloschi, Lorenzo Giusti, Settimo Guerrini, Maria Margherite, Giuseppe Pessel ed Enrico Zambonini (detto Lucifero), mogliato con una catalana. Tutti questi avevano preso parte ai combattimenti in Barcellona quando s'era prodotto l'“Alzamiento” , incorporandosi in seguito alle colonne ch'erano partite per l'Aragona. Quasi contemporaneamente avevano varcato la frontiera altri anarchici italiani con in testa Camillo Berneri, i quali avevano organizzato in Barcellona una Sezione Italiana i cui componenti s'erano aggregati alle colonne di Durruti, Ascaso ed Antonio Ortiz. Nella loro bandiera figurava la seguente frase: Nostra patria è il mondo intiero, nostra legge è la libertà. »

    N.B. Antonio Ortiz comandava una Colonna Anarchica da Istituto Storico grossetano della Resistenza e dell'Età Contemporanea[collegamento interrotto]

    Tratto da La colonna italiana sul fronte di Huesca, di Josè Luis Perez (J. L .Alcofar) , in Rivista “Historia Y Vida” da Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa. monografia su Enrico Zambonini[collegamento interrotto]

  11. ^ Il nome così come riportato su "Il solco fascista", giornale della federazione fascista di Reggio Emilia del 12 gennaio 1944. Altre fonti indicano Sergio Maccaferri
  12. ^ a b c d Cronologia Resistenza Reggiana gennaio 1944
  13. ^ Biblioteca Digitale Reggiana
  14. ^ Cronologia Resistenza Reggiana dicembre 1943
  15. ^ https://web.archive.org/web/20170420195545/http://www.istoreco.re.it/public/isto/19442112003165559.doc
  16. ^ in Vita, battaglie e morte di Enrico Zambonini (1893-1944) di Antonio Zambonelli 2ª edizione Febbraio 2008
  17. ^ Biblioteca Digitale Reggiana

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Zambonelli Vita battaglie e morte di Enrico Zambonini (1893-1944)
  • Fabrizio Giulietti Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945
  • Biblioteca Franco Serantini Atti della giornata di studi su l'antifascismo rivoluzionario
  • Ivan Tognarini Guerra di sterminio e Resistenza: la Provincia di Arezzo, 1943-1944
  • Anarchism Collection (Library of Congress), Paul Avrich Collection (Library of Congress), Un Trentennio di attività anarchica (1914-1945) 1953

Documenti[modifica | modifica wikitesto]

Tutto il materiale concernente Enrico Zambonini si trova presso la Biblioteca Comunale di Villa Minozzo[1]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN108044323 · ISNI (EN0000 0001 2146 7820