Creature del cielo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Creature del cielo
Creature del cielo - Heavenly Creatures (1994) Peter Jackson.png
Juliet (Kate Winslet) e Pauline (Melanie Lynskey) nel loro immaginario "Quarto Mondo"
Titolo originale Heavenly Creatures
Paese di produzione Gran Bretagna, Nuova Zelanda
Anno 1994
Durata 99 min
Rapporto 2.35 : 1
Genere drammatico, biografico
Regia Peter Jackson
Soggetto Peter Jackson
Sceneggiatura Peter Jackson, Fran Walsh (accreditata come Frances Walsh)
Produttore Jim Booth
Produttore esecutivo Hanno Huth
Casa di produzione WingNut Films, New Zealand Film Commission, Fontana Productions
Fotografia Alun Bollinger
Montaggio Jamie Selkirk
Effetti speciali Weta Digital
Musiche Peter Dasent
Costumi Ngila Dickson
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Creature del cielo (Heavenly Creatures) è un film del 1994 diretto dal regista Peter Jackson, nonché debutto cinematografico delle attrici Kate Winslet e Melanie Lynskey. È stato presentato in concorso alla 51ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia vincendo il Leone d'argento alla regia.[1]

La storia ricostruisce le vicende adolescenziali di Juliet Hulme, una prolifica scrittrice di gialli sotto lo pseudonimo di Anne Perry, che in gioventù fu condannata per omicidio insieme all'amica Pauline Parker. Il titolo è stato ispirato infatti dai versi di una poesia intitolata The Ones That I Worship scritta da Pauline, recitata anche in tribunale durante il processo alle due ragazze, poi riportata anche sui giornali dell'epoca che cominciarono a dare loro il nome di "creature del cielo".[2]

(EN)

« 'Tis indeed a miracle, one must feel,
That two such heavenly creatures are real »

(IT)

« È un vero miracolo la sola percezione
che le due creature del cielo non sono un'astrazione. »

(Pauline Yvonne Parker, The Ones That I Worship. A destra, invece, la traduzione del doppiaggio italiano.)

La vicenda delle due ragazze aveva già ispirato un film francese del 1971, E non liberarci dal male (Mais ne nous délivrez pas du mal),[3] una sceneggiatura mai prodotta di Angela Carter intitolata The Christchurch Murders e nel 1992 la pièce teatrale Daughters of Heaven di Michaelanne Forster, adattata poi anche per la televisione. Quest'ultima, al contrario del film di Jackson, incentrato sulla relazione tra le due ragazze e sul loro profilo psicologico, dà più risalto alle vicende che seguono il delitto rappresentando dettagliatamente il processo penale.[4]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Christchurch, Nuova Zelanda. 1953. La quattordicenne Pauline Parker proviene da una famiglia borghese dalla quale non si sente accettata e compresa; grazie ai proventi dell'affitto di alcune camere di casa sua, riesce a frequentare una prestigiosa scuola, ma nemmeno qui riesce a instaurare amicizie poiché viene emarginata dalle ragazze più ricche di lei. La sua vita cambia notevolmente all'arrivo di Juliet Hulme: figlia di una psicanalista e di un rettore universitario, la ragazza è spigliata e intraprendente al limite dello sfacciato. Pur molto diverse le due condividono un'infanzia simile: entrambe hanno vissuto isolate e hanno sofferto gravi malattie. Per questo in breve diventano amiche e costruiscono una relazione morbosa. Le due iniziano a dipingere, realizzano statuette con la creta e scrivono storie sul mondo fantastico di Borovnia. Iniziato come un sogno adolescenziale (le due sperano infatti che il loro libro venga pubblicato e possano diventare attrici a Hollywood) ben presto questo mondo di fantasia diventa quasi reale per loro: le due fantasticano sul "Quarto Mondo", un regno ultraterreno dove arte e cultura vengono celebrate e nel quale andranno dopo morte; questa dimensione accoglie diversi "santi" nelle vesti di grandi attori e musicisti del passato; il re è il celebre tenore Mario Lanza, per le quali entrambe nutrono una grande passione.

Mentre l'amicizia tra le due si intensifica, Pauline inizia a vivere un profondo contrasto tra l'atmosfera tesa della sua famiglia e il mondo dorato che vive insieme a Juliet: inizia dunque a frequentare spesso casa sua, dove si sente apprezzata e ben accetta, e a litigare furiosamente con sua madre che al contrario la penalizza e mortifica in continuazione. Durante le vacanze di Pasqua, che le due trascorrono assieme a Port Levy, i genitori di Juliet annunciano che presto partiranno per l'Inghilterra lasciando loro figlia sola a casa per l'ennesima volta. A questa notizia la ragazza reagisce con una crisi isterica, nel corso della quale per la prima volta riesce a vedere il Quarto Mondo non come una fantasia ma come un'entità reale nella quale rifugiarsi quando la realtà la opprime. Anche Pauline riesce a vederla, e da allora la percezione della realtà delle due ragazze diventerà sempre più labile.

Juliet ha un attacco di tubercolosi ed è ricoverata in una clinica; i suoi genitori partono di nuovo, lasciando la ragazza completamente isolata: Pauline non può andare a trovarla per paura di un contagio. Le due amiche iniziano a intrattenere un'intensa corrispondenza; Pauline nel frattempo ha le sue prime esperienze sessuali con un affittuario di casa sua, il che rende Juliet gelosa. Entrambe iniziano intanto ad avere pensieri violenti, quasi omicidi, sulle persone che le opprimono, pensieri che si concretizzano in visioni di squartamenti e mutilazioni varie. Quattro mesi dopo Juliet viene dimessa e la relazione con Pauline diventa ancora più morbosa, tanto che il padre della prima, preoccupato, parla con i genitori dell'altra di questo rapporto. I due fanno visitare allora la figlia da un dottore, il quale sospetta che gli atteggiamenti nervosi e la perdita di peso siano dovuti a una latente omosessualità della ragazza. La madre di Pauline decide allora di impedire il più possibile a sua figlia di frequentare l'amica.

Juliet nel frattempo scopre che sua madre ha una relazione con un suo cliente, e suo padre ne è pienamente consapevole. I due, ormai scoperti, si rendono conto di quanto inutile sia la loro relazione e optano per il divorzio: lasceranno la città e ciascuno dei due si rifarà una vita in un paese diverso, e Juliet verrà affidata a una zia in Sud Africa. Questa decisione viene presa anche per contrastare l'amicizia con Pauline. La paura reciproca di perdersi intensifica ancora di più il rapporto tra le due, che arrivano a scambiarsi un appassionato bacio e pianificano di scappare insieme; quando però l'impresa si rivela impossibile, le due concepiscono un'idea diabolica: decidono infatti di uccidere la madre di Pauline, che viene vista come il principale ostacolo alla loro relazione.

Alle ragazze viene concesso di trascorrere insieme le ultime due settimane prima della partenza di Juliet: le due decidono di approfittarne per compiere il delitto. Nel corso di una passeggiata a Victoria Park, Juliet lascia cadere un gioiello e quando la donna si china per raccoglierlo Pauline la colpisce con un mattone infilato in una calza. Juliet le darà altri colpi finché non la uccideranno, per poi fuggire via.

Il film si chiude con una serie di didascalie che spiegano come il giorno dopo l'omicidio sia stato rinvenuto il diario di Pauline, nel quale erano state scritte le modalità del delitto; le due saranno incriminate e incarcerate. Condizione per la loro futura liberazione sarà che le due non si incontrino mai più.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

« Il fatto che molte persone coinvolte nella storia siano tuttora viventi mi ha fatto pensare a lungo se realizzare il film o meno. La sola giustificazione che ho è che c'erano altri interessati a questo soggetto e se non lo avessi girato lo avrebbero fatto loro. Sentivo che io e Fran avremmo trattato la storia con umanità. »

(Peter Jackson.[5])

Fu la moglie e fedele collaboratrice Fran Walsh, che sin dall'infanzia rimase affascinata da questo caso di omicidio,[6] a proporre a Peter Jackson di scrivere una sceneggiatura ispirata ai controversi fatti di cronaca nera avvenuti a Christchurch Nuova Zelanda tra 1952 e 1954 che coinvolsero la quindicenne Juliet Hulme e la sedicenne Pauline Parker, colpevoli dell'omicidio della madre di quest'ultima, Honora Mary Parker, che voleva dividerle.[2] Le due adolescenti avevano infatti coltivato un'amicizia morbosa, dai genitori temuta come una relazione omosessuale, all'epoca considerata sintomo di malattia mentale. Tuttavia l'assassinio, compiuto il 22 giugno 1954 percuotendo la vittima con un mattone infilato in una calza, non fu punito con l'ergastolo a causa della giovane età delle colpevoli. Scontarono cinque anni in carcere e furono liberate a patto che non si fossero più incontrate.

La sceneggiatura di Jackson e della Walsh è fedele ai fatti perché frutto di un'accurata documentazione attraverso gli articoli di giornale dell'epoca, gli atti del processo e le dichiarazioni di familiari, conoscenti, ex professoresse, ex compagne di scuola, poliziotti, avvocati e psicologi che ebbero direttamente o indirettamente rapporti con le due ragazze. Anche il profilo psicologico dei personaggi è costruito in modo del tutto veritiero, in particolare quello di Pauline, grazie alla consultazione del diario personale di quest'ultima, completo, oltre dei particolari della relazione con Juliet, anche del progetto di matricidio. Numerosi brani tratti dal diario sono riportati durante la narrazione attraverso la voce fuori campo del personaggio di Pauline, incluso quello che dà il titolo al film.[2] Questa meticolosità viene dimostrata anche nel riprodurre accuratamente alcuni dettagli come la fotografia di classe scattata nove mesi prima del delitto e lo scatto delle due ragazze che escono dal tribunale (non inclusa nel film).[7] La pellicola ha ricevuto consenso anche dalla sorella di Pauline, Wendy, la quale dopo la visione del film ha dichiarato di riconoscere la propria famiglia a tavola.[4]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Grande attenzione è stata data all'aspetto fisico delle attrici, il più possibile simile a quello dei personaggi reali, e soprattutto all'accento. Le attrici protagoniste erano entrambe debuttanti nel mondo del cinema: Kate Winslet, ai tempi diciassettenne, proveniva da una famiglia di attori teatrali e venne scelta tra 175 ragazze inglesi per interpretare Juliet, mentre la quindicenne Melanie Lynskey venne scelta all'ultimo momento[6] tra cinquecento studentesse neozelandesi. Il regista diede una grande importanza al rapporto tra le due interpreti al di fuori del set, dando loro due settimane di tempo per costruire insieme i personaggi. Le due ragazze si immedesimarono talmente tanto nei propri ruoli che interagivano come Juliet e Pauline anche al di fuori delle riprese.[6] Peter Jackson disse: «Era vitale che le due attrici si piacessero fuori dallo schermo per apparire tanto legate nel film. Per fortuna tra Kate e Mel scattò subito qualcosa, e la loro amicizia rese più intense le loro performance.»[8]

L'interpretazione della giovane Kate Winslet le fece vincere tra 1994 e 1996 un London Critics Circle Film Award come Attrice britannica dell'anno, un Empire Award come Miglior attrice britannica e un New Zealand Film and TV Award come Miglior interprete straniera. Melanie Lynskey vinse invece un New Zealand Film and TV Award come Miglior attrice.[9]

L'importanza che i due sceneggiatori hanno dato all'accento dei personaggi, che negli anni 50 era un elemento che rendeva subito possibile l'identificazione dello status sociale, non è possibile coglierla nel doppiaggio italiano. In particolare Sarah Peirse, doppiata nella versione italiana da Silvia Pepitoni, sfoggia un particolare accento che ben testimonia «tutti gli spostamenti che la vera Honora Rieper Parker aveva compiuto prima di trasferirsi a Christchurch.»[8] Per questa interpretazione Sarah Peirse venne nominata ai Chlotrudis Awards come Miglior attrice non protagonista e vinse un New Zealand Film and TV Award come Miglior attrice non protagonista.[9]

Cameo[modifica | modifica wikitesto]

Peter Jackson fa una breve apparizione interpretando il senzatetto che viene baciato all'uscita del cinema dall'euforica Juliet.[6]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato nel giugno del 1993[10] a Christchurch e in vari luoghi della regione di Canterbury (Nuova Zelanda).[11] Le vicende sono ambientate nei luoghi esatti dove avvennero: la Christchurch Girls High School, ora adibita a municipio, fu la scuola che le ragazze frequentarono, la villa Ilam Homestead edificata nel 1850 fu dimora della famiglia Hulme ed è tuttora una meta turistica molto frequentata. Al contrario, la casa di Puline fu invece ricostruita in studio perché quella originale venne distrutta.[12] La stessa fine ha fatto la sala da tè visibile nelle scene finali, abbattuta alcuni giorni dopo la fine delle riprese.[6]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Heavenly Creatures (Music From The Motion Picture Soundtrack)
Artista Peter Dasent, Artisti vari
Tipo album Colonna sonora
Pubblicazione 1994
Durata 50:08
Dischi 1
Tracce 22
Genere Musica classica
Opera lirica
Etichetta Mana Music Productions, BMG
Produttore Peter Dasent, Chris Gough (produttore esecutivo)
Formati CD
Note [13][14]

La colonna sonora originale del film è stata composta da Peter Dasent che nel 1995 gli ha valso la vittoria nella categoria Best Film Score ai New Zealand Film and TV Awards. Alle composizioni originali si affiancano le tracce interpretate da Mario Lanza e alcune celebri componimenti di Giacomo Puccini: Sono andati? Fingevo di dormire tratta da La bohème, accreditata come Juliet's Aria, è interpretata dall'attrice Kate Winslet.

Le tracce originali sono state registrate dalla Auckland Philharmonia Orchestra diretta da Peter Scholes, mentre gli arrangiamenti sono di Bob Young.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Auckland Philharmonia OrchestraThe Princess Of Ilam – 2:35 (Peter Dasent)
  2. Auckland Philharmonia Orchestra – Meet The Reipers – 0:44 (Peter Dasent)
  3. Mario LanzaBe My Love – 3:32 (Nicholas Brodszky, Sammy Cahn)
  4. Auckland Philharmonia Orchestra – The Shrine – 2:26 (Peter Dasent)
  5. Auckland Philharmonia Orchestra – "Two Dutiful Daughters" – 1:43 (Peter Dasent)
  6. Mario Lanza – The Donkey Serenade – 3:04 (Chet Forrest, Herbert Stothart, Robert Craig Wright, Rudolf Friml)
  7. Auckland Philharmonia Orchestra – The Fourth World – 3:30 (Peter Dasent)
  8. Auckland Philharmonia Orchestra – Bad Chests And Bone Diseases – 1:07 (Peter Dasent)
  9. Mario Lanza – Funiculì funiculà – 2:34 (testo: Giuseppe Turco – musica: Luigi Denza) – accreditata come Funiculi, Funicula
  10. Auckland Philharmonia Orchestra – Life In Borovnia – 2:45 (Peter Dasent)
  11. Auckland Philharmonia Orchestra – To Hollywood – 1:18 (Peter Dasent)
  12. Auckland Philharmonia Orchestra – Divorce – 2:14 (Peter Dasent)
  13. Auckland Philharmonia Orchestra – Pauline & Juliet – 2:52 (Peter Dasent)
  14. Peter DvorskýE lucevan le stelle – 3:05 (Giacomo Puccini) – dalla Tosca
  15. Auckland Philharmonia Orchestra – For The Good Of Your Health – 1:25 (Peter Dasent)
  16. Auckland Philharmonia Orchestra – The Most Hideous Man Alive – 1:16 (Peter Dasent)
  17. Kate WinsletJuliet's Aria (Sono Andati) – 1:13 (Giacomo Puccini)Sono andati? Fingevo di dormire da La bohème
  18. Auckland Philharmonia Orchestra – A Night With The Saints – 1:51 (Peter Dasent)
  19. Mario Lanza – The Loveliest Night Of The Year – 3:38 (Paul Francis Webster, Irving Aaronson)
  20. Auckland Philharmonia Orchestra – The Pursuit Of Happiness – 1:06 (Peter Dasent)
  21. Hungarian State Opera OrchestraThe Humming Chorus – 3:10 (Giacomo Puccini)Coro a bocca chiusa da Madama Butterfly
  22. Mario Lanza – You'll Never Walk Alone – 3:00 (Oscar Hammerstein II, Richard Rodgers)

Durata totale: 50:08

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato presentato in anteprima il 2 settembre 1994[15] in occasione della 51ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia durante la quale ha vinto ex aequo con Il toro di Carlo Mazzacurati e Little Odessa di James Gray il Leone d'argento alla regia.[1] È uscito invece nelle sale italiane il 24 marzo 1995, il 16 novembre 1994 negli Stati Uniti[16] e nella patria neozelandese il 14 ottobre 1994.[15]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il budget stimato è stato di 5 milioni di dollari, mentre l'incasso totale in Nuova Zelanda è stato di 1.012.500 dollari neozelandesi e 3.049.135 dollari negli Stati Uniti (di cui 31.592 nel weekend di apertura).[10][16]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film ebbe un buona accoglienza critica risultando nella lista dei dieci migliori film dell'anno redatta dal settimanale Time[6] e ricevendo al festival di Venezia consensi da parte di David Lynch, presidente della giuria di quell'edizione, e da Quentin Tarantino il quale affermò che Creature del cielo era esattamente il risultato che voleva ottenere con Assassini nati (Natural Born Killers) se Oliver Stone avesse rispettato la sceneggiatura da lui scritta, senza apportare alcuna modifica. Entrambi i film trattano, seppur con diverse sensibilità, la violenza e la follia.[17]

Inoltre la nomination ricevuta agli oscar nella categoria miglior sceneggiatura originale diede al regista e co-sceneggiatore Peter Jackson notorietà anche nell'ambiente hollywoodiano.[2]

Morando Morandini sull'omonimo dizionario giudica il film con due stelle e mezzo commentando: «la sceneggiatura è documentata con puntiglio e cerca di visualizzare il mondo fantastico in cui le due ragazze ambientavano le loro storie [...] ma è contraddetta da una regia motorizzata, effettistica, truculenta.»[18]

Promozione[modifica | modifica wikitesto]

Slogan[19][modifica | modifica wikitesto]

  • «The true story of a crime that shocked a nation.»
«La storia vera di un crimine che ha scioccato la nazione.»
  • «Not all angels are innocent.»
«Non tutti gli angeli sono innocenti.»
  • «From a secret world no one could see... came a crime no one could believe.»
«Da un mondo segreto che nessuno ha potuto vedere... è nato un crimine a cui nessuno ha potuto credere.»

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Venice Film Festival (1994), Imdb. URL consultato l'8 maggio 2012.
  2. ^ a b c d Bordoni-Marino, 2002, p.51.
  3. ^ (EN) Heavenly Creatures (1994) - Connections, Imdb. URL consultato il 10 maggio 2012.
  4. ^ a b Bordoni-Marino, 2002, pp.52-53.
  5. ^ intervista di Scott Murray, Peter Jackson, Heavenly Creatures, Cinema Papers, supplemento Nuova Zelanda, allegato al n° 97/98, aprile 1994, pp 21-22.
  6. ^ a b c d e f (EN) Heavenly Creatures (1994) - Trivia, Imdb. URL consultato il 9 maggio 2012.
  7. ^ (EN) Heavenly Art Gallery, Fourth World - The Heavenly Creatures Website. URL consultato il 12 maggio 2012.
  8. ^ a b Bordoni-Marino, 2002, p.52.
  9. ^ a b (EN) Awards for Heavenly Creatures (1994), Imdb. URL consultato il 9 maggio 2012.
  10. ^ a b (EN) Box office / business for Heavenly Creatures (1994), Imdb. URL consultato l'8 maggio 2012.
  11. ^ (EN) Filming locations for Heavenly Creatures (1994), Imdb. URL consultato l'8 maggio 2012.
  12. ^ Bordoni-Marino, 2002, pp.51-52.
  13. ^ (EN) Release "Heavenly Creatures" by Peter Dasent, MusicBrainz. URL consultato il 17 giugno 2012.
  14. ^ (EN) Heavenly Creatures (Music From The Motion Picture Soundtrack), su Discogs, Zink Media.
  15. ^ a b (EN) Release dates for Heavenly Creatures (1994), Imdb. URL consultato l'8 maggio 2012.
  16. ^ a b (EN) Heavenly Creatures (1994), Box Office Mojo. URL consultato il 10 maggio 2012.
  17. ^ Irene Bignardi, Ragazze diaboliche, in la Repubblica, 4 aprile 1995.
  18. ^ Morando Morandini, Il Morandini - Dizionario dei film, 2011, p. 359.
  19. ^ (EN) Taglines for Heavenly Creatures (1994), Imdb. URL consultato l'8 maggio 2012.
  20. ^ Bates, James W.; Gimple, Scott M.; McCann, Jesse L., Richmond, Ray; Seghers, Christine, Simpsons World The Ultimate Episode Guide: Seasons 1–20, 1ª ed., Harper Collins Publishers, 2010, pp. 976-977, ISBN 978-0-00-738815-8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Bordoni, Matteo Marino, «Il nostro primo pensiero quotidiano era come uccidere mia madre»: Creature del cielo, in Peter Jackson, Truccazzano (Milano), Il Castoro Cinema, aprile 2002, pp. 51-74, ISBN 88-8033-225-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema