Casa dei Vettii
| Casa dei Vettii | |
|---|---|
| Civiltà | Romani |
| Utilizzo | Domus |
| Epoca | II secolo a.C. - I secolo |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Pompei |
| Dimensioni | |
| Superficie | 1 124 m² |
| Scavi | |
| Date scavi | 1894 |
| Organizzazione | 1894-1985 |
| Archeologo | Antonio Sogliano |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Scavi archeologici di Pompei |
| Ente | Parco archeologico di Pompei |
| Visitabile | Sì |
| Sito web | pompeiisites.org/sito_archeologico/casa-dei-vettii/ |
| Mappa di localizzazione | |
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La casa dei Vettii è una casa di epoca romana dell'antica Pompei; è ubicata nella regio VI, insula 15, civico 1.[1]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Epoca romana
[modifica | modifica wikitesto]La costruzione della casa risale al II secolo a.C.,[2] in piena età sannitica;[3] di questa fase originaria rimangono poche tracce come i capitelli cubici all'ingresso e l'impluvio in tufo dell'atriolo.[4]
Nel I secolo la dimora fu oggetto di restauri, probabilmente in coincidenza con l'acquisto da parte dei Vettii, dai quali la casa prende il nome.[4] I proprietari erano Aulo Vettio Conviva e Aulo Vettio Restituto,[3] i cui nomi figurano su anelli-sigillo in bronzo ritrovati nell'atrio, nei pressi della cassaforte posta a sinistra dell'atrio:[1][5] quello di Conviva reca inciso un caduceo accanto al nome, mentre quello di Restituto un'anfora,[6] dettaglio che lascia supporre che i due fossero commercianti di vino;[2] i loro nomi compaiono inoltre in un titulus pictus dipinto sul muro esterno della casa.[6] Sogliano scrive:
Riguardo al rapporto di parentela tra i due proprietari, si è ipotizzato che potessero essere fratelli, sebbene tale tesi non sia del tutto accreditata, così come rimane incerta la condizione di liberti per entrambi, nonostante sia certo che almeno uno di loro lo fosse.[6] Tra le varie ipotesi, è possibile che fossero entrambi schiavi affrancati da un padrone di nome Aulo Vettio, oppure che uno fosse il liberto dell'altro:[8] si può infatti supporre che Conviva fosse il padrone, in quanto citato nelle tavolette cerate di Lucio Cecilio Giocondo per aver versato una summa honoraria per le opere pubbliche di Pompei,[8] dimostrandosi certamente benestante,[9] mentre Restituto fosse il liberto, poiché rivestì la carica di augustale,[6][5] ambita tra gli ex schiavi, e, tramite il simbolo dell'anfora sul sigillo, gestiva probabilmente gli affari del suo ex padrone.[8] Nella casa, inoltre, abitava presumibilmente una donna di origine greca, Eutychis, il cui nome compare in un graffito situato nei pressi delle fauci; da tale iscrizione si intuisce che ella svolgesse l'attività di prostituta all'interno di un ambiente della casa decorato con pitture a tema erotico.[10]
A seguito dell'acquisto della casa da parte dei Vettii, questa venne completamente restaurata: un secondo restauro si rese necessario a seguito del terremoto del 62, come testimoniato dall'impiego di tecniche edilizie tipiche di quel periodo.[3][11][4] Sostanzialmente gli interventi riguardarono principalmente l'apparato decorativo: tutte le pitture furono infatti realizzate in quarto stile, sebbene in due momenti distinti, con le decorazioni più antiche situate nelle due alae e sulla parete sud dell'atrio, vicino alla cassaforte;[2][12] gli affreschi di maggior pregio furono eseguiti dalla cosiddetta officina dei Vettii, mentre quelli meno sfarzosi sono attribuibili all'officina di via Castricio.[2][13] Nel 79 d.C., mentre era ancora abitata, come testimoniano le pentole e gli attrezzi rinvenuti nelle cucina, la casa fu sepolta sotto una coltre di materiale piroclastico durante l'eruzione del Vesuvio.[12]
Scavi archeologici
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La dimora venne riportata alla luce tra l'agosto del 1894 e il giugno del 1895,[14][15] durante la direzione di Giulio De Petra;[16] le indagini archeologiche furono affidate ad Antonio Sogliano e la casa divenne una delle principali attrazioni del sito.[14] Al momento dello scavo, l'edificio risultava già ampiamente depredato, come dimostrato dalle brecce nelle mura praticate dai saccheggiatori in epoche passate e dai scarsi ritrovamenti di suppellettili al suo interno, forse già nel periodo immediatamente successivo all'eruzione.[1][11][12] Seguendo le tracce delle antiche murature, fu la prima a essere ricostruita nelle sue coperture,[16][17] così da mostrare ai visitatori l'aspetto originario di una casa romana: furono quindi lasciati in situ sculture, arredi e pitture.[14] Quest'ultime vennero trattate con paraffina liquida per favorirne la conservazione[18][19] e, in attesa del completamento dei tetti, furono protette con teli;[20][21] inoltre, i frammenti di pittura staccata vennero ricomposti tramite l'uso di malta[22] e grappe in ferro,[23] rimosse poi tra il 1908 e il 1909,[16] procedendo solo in minima parte al rifacimento diretto di alcune porzioni degli affreschi.[18][24] La casa venne inaugurata il 19 marzo 1896 alla presenza del ministro della pubblica istruzione Guido Baccelli;[14] a testimonianza dell'evento fu posta una lapide all'interno dell'oecus Q, la quale recita:
Fu proprio per volere del ministro che si procedette alla ricostruzione integrale:[1] fino a quel momento, infatti, non erano state realizzate che semplici tettoie, vetri mobili, tende o pareti provvisorie a protezione degli affreschi, a cui seguirono coperture realizzate con travi in legno e tegole di terracotta.[26][16] Oltre alle strutture, venne sistemato il giardino con il suo arredo marmoreo originale e il riposizionamento delle essenze vegetali.[20] Tra il marzo 1895 e il 1896, Luigi Bazzani realizzò una serie di acquerelli che ritraevano i soggetti delle pitture, spaziando da vedute d'insieme alla riproduzione fedele di intere pareti affrescate:[26] tali opere sono conservate presso la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma e il Victoria and Albert Museum di Londra.[13] Tra il 1906 e il 1909 furono inoltre sistemati gli ambienti dotati di piano superiore, provvedendo principalmente alla protezione dei solai per salvaguardare le stanze sottostanti: tuttavia, a causa della mancanza di dati certi sulle altezze originali, il secondo piano non venne ricostruito integralmente.[27] Nello stesso periodo, per contrastare l'umidità che minacciava gli affreschi, furono create delle camere d'aria nelle fondazioni dell'oecus Q[18] e si procedette alla sostituzione di intere pareti su cui vennero poi ricollocati gli affreschi originali.[28]

Le coperture della casa furono completate tra il 1926 e il 1927 sotto la direzione di Amedeo Maiuri, periodo in cui anche l'impluvio venne rivestito di marmo;[28][18][29][30] il direttore descriveva così l'intervento:
Fino alla fine degli anni 1940 la casa non fu interessata da restauri di rilievo: si provvide principalmente a contrastare l'umidità inserendo dei fogli di piombo tra la muratura e gli affreschi,[19] che venivano temporaneamente staccati e poi risaldati tramite malta cementizia;[18][32] vennero inoltre aggiunte recinzioni metalliche e vetri protettivi per salvaguardare le opere dal contatto con i visitatori.[21]
Durante la seconda guerra mondiale, la dimora non fu risparmiata dai bombardamenti che colpirono l'area archeologica: in particolare, nella notte del 16 settembre 1943, fu centrato l'angolo nord-est del peristilio, causando il cedimento del pavimento, la perdita di parte del muro perimetrale, l'abbattimento di tre colonne e la distruzione parziale di alcune pareti affrescate, e parte del gineceo.[28][33] I danni di guerra, come ricordato da una targa posta tra il peristilio e il gineceo,[34][35] vennero riparati tra il 1944 e il 1945.[28]
Tra il 1954 e il 1958 l'edificio fu oggetto di un intervento di restauro che interessò le coperture dell'atrio e del peristilio, dove le travi lignee originarie vennero sostituite con strutture in cemento armato;[28][36][33] tale materiale fu impiegato anche per la ricostruzione di diverse murature e delle colonne.[26] Nel 1980 la struttura riportò dei danni a causa del terremoto dell'Irpinia, ai quali si aggiunsero costanti problemi di infiltrazioni causati proprio dal deterioramento del cemento armato.[37] Questa situazione di instabilità rese necessario il puntellamento delle pareti e l'installazione di coperture provvisorie in lamiera.[26] Sebbene tra gli anni 1990 e l'inizio degli anni 2000 si eseguirono alcuni interventi conservativi focalizzati sugli apparati decorativi, che in certi casi comportarono il distacco degli affreschi,[37] le condizioni generali della struttura ne determinarono la chiusura totale al pubblico nel 2002.[38]

Una prima fase di recupero si concentrò sul ripristino delle coperture dell'atrio e degli ambienti limitrofi:[39] in particolare, tra settembre e dicembre 2016, furono ultimati i lavori di adeguamento e collaudo strutturale.[40][41] In tale occasione vennero ricollocati nell'atrio sia la cassaforte in ferro e bronzo, preventivamente restaurata dall'istituto centrale per il restauro e protetta da una teca in vetro, sia una statua di Priapo precedentemente rinvenuta in frammenti.[40][42] Il 23 dicembre 2016, alla presenza del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del ministro della cultura Dario Franceschini, la dimora fu parzialmente riaperta alle visite.[43][44] Successivamente, la struttura fu nuovamente interdetta al pubblico per consentire il completamento definitivo delle coperture,[45] il restauro integrale degli apparati pittorici[46] e il ripristino del giardino con il relativo corredo scultoreo;[40] i cui cantieri vennero avviati nell'agosto 2020.[31] Nel corso dei lavori, per risolvere i problemi di infiltrazioni e umidità, le precedenti coperture in cemento furono sostituite da nuove travi in legno e acciaio e tegole di terracotta;[40][47][45] in alcuni vani vennero inoltre ricostruiti i controsoffitti,[47] seguendo le evidenze archeologiche delle antiche volumetrie, mentre gli ambienti aperti furono protetti per impedire il dilavamento meteorico.[40][42] Gli interventi di restauro sugli apparati decorativi inclusero la pulitura di pitture e stucchi, con la rimozione dei precedenti strati protettivi a base di cera o cemento,[48] e il ripristino degli arredi in marmo[29] e bronzo, in alcuni casi sostituiti da copie fedeli per ragioni conservative.[49] Parallelamente, si procedette alla manutenzione dei pavimenti musivi, usurati dal calpestio, rimuovendo le vecchie passerelle metalliche destinate ai flussi turistici.[2][50] Le indagini condotte nel giardino permisero di individuare l'antico sistema idraulico e di giochi d'acqua, composto da fistulae in piombo e canalizzazioni in cocciopesto;[51] in quest'area si intervenne anche sugli elementi in ghisa utilizzati per il sostegno delle tende[51] e su tutti i reperti lapidei, protetti con l'applicazione di prodotti a base di polisilossani per migliorarne la resistenza agli agenti atmosferici.[29] L'ammodernamento tecnologico della struttura previde l'installazione di un nuovo impianto di illuminazione a LED, studiato per non danneggiare i pigmenti pittorici,[52], un impianto di videosorveglianza[53], e il posizionamento di tegole fotovoltaiche integrate e visivamente identiche a quelle tradizionali, garantendo l'autonomia energetica dell'edificio.[54] Al termine degli interventi, la dimora è stata riaperta integralmente al pubblico il 10 gennaio 2023[39] alla presenza del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, del direttore generale del musei Massimo Osanna e del direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel.[55]
Descrizione
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La casa dei Vettii occupa una superficie complessiva di circa 1 100 metri quadrati, collocandosi in una posizione d'angolo tra il vicolo dei Vettii, dove è situato l'ingresso principale, e il vicolo del Labirinto, che ospita invece un accesso secondario.[34] L'articolazione dello spazio interno si apre con un vestibolo d'ingresso che immette direttamente nell'atrio principale, sul quale si affacciano diversi cubicoli e ambienti di soggiorno oltre a diramarsi i passaggi verso un secondo atrio, fulcro della zona di servizio comprendente la cucina, e verso ulteriori vani funzionali collegati all'uscita secondaria.[11] Attraverso l'atrio si accede inoltre al peristilio, attorno al quale sorgono tra l'altro due oeci, due triclini, l'accesso a un gineceo e un ambiente privo di decorazioni, nel cui muro di fondo, nel febbraio del 1954, fu aperto un varco che comportò la distruzione di una latrina per agevolare il flusso d'uscita dei visitatori, mentre i lati meridionale e occidentale dello stesso peristilio coincidono con i muri perimetrali della struttura.[11] L'immobile disponeva originariamente anche di un piano superiore, i cui ambienti, tra loro non comunicanti, risultavano accessibili mediante due distinte rampe di scale dislocate all'interno della pianta.[11][56]
Area dell'atrio
[modifica | modifica wikitesto]Il vano d'ingresso, caratterizzato sul fronte stradale da due capitelli cubici,[57] si suddivide nel vestibolo, identificato comunemente come ambiente A, il quale ospitava un monumentale portone centrale affiancato sul lato destro da una porta di minori dimensioni, presumibilmente utilizzato nel quotidiano;[4] di questi si conservano esclusivamente le soglie in pietra.[57][58] Dal vestibolo si passa nelle fauci B, le cui pareti offrono una decorazione pittorica a fondo scuro con riquadri centrali raffiguranti galli combattenti, una pecora con borsa di denari e caduceo, elementi riconducibili al culto di Mercurio, e due cervi al cospetto di un idolo su piedistallo;[59] sullo stipite destro del medesimo ambiente si trova l'affresco di Priapo,[10][60] ritratto con un grosso fallo avente la duplice funzione apotropaica contro il malocchio e di auspicio per la prosperità domestica.[13][61] La pavimentazione è in lavapesta con l'inserto di tessere bianche.[62] Su una porzione di parete intonacata in bianco, inoltre, si conserva un graffico riferito a una prostituta attiva all'interno della dimora, il cui testo recita:
«Eutychis, greca, di ottime maniere, per due assi[61]»

L'atrio C presenta una conformazione di tipo tuscanico,[63] caratterizzata al centro da un impluvium e da un compluvium dotato di grondaie in terracotta sagomate a testa di leone:[64] al momento dello scavo solo l'angolo nord-ovest dell'impluvium venne ritrovato con resti di marmo.[29][62] All'interno dell'ambiente si trovavano due casseforti collocate su basamenti in muratura per preservarle dall'umidità:[61] quella sulla parete sud, nei pressi dei quali furono scoperti i due sigilli che hanno dato il nome alla casa, si conserva parzialmente ed è stata rinvenuta vuota, con la struttura è in legno rivestito di ferro, con decorazioni e chiodature in bronzo,[61] mentre di quella sulla parete opposta sono stati ritrovati delle serrature e dei chiodi.[62][65][66] L'apparato pittorico mostra una zoccolatura gialla decorata da riquadri rossi, nei quali compaiono rappresentazioni di fanciulli intenti a compiere atti sacrificali dedicati ai penati della casa, come quello di nutrire volatili da cortile o l'impiego di suppellettili da banchetto;[13][61] tra i soggetti, un fanciullo è raffigurato nell'atto di sollevare il coperchio di una lampada, identificata in passato in modo errato come una cista cilindrica, allo scopo di fare luce al termine di un convito.[13] Il fregio soprastante è a fondo nero e illustra amorini che giocano con attributi divini: nello specifico, ai lati della porta d'ingresso si osservano amorini su bighe trainate da delfini,[67] sui pilastri disposti tra gli ambienti D ed E e tra K e V sono visibili amorini combattenti in groppa a caproni, sui pilastri compresi tra le stanze G e I e tra F e H si trovano amorini su carri, dei quali uno reca attributi legati a Mercurio[68] e l'altro riferibili a Dioniso, mentre i pilastri che separano l'atrio dal peristilio ospitano amorini che rimandano alla Venere marina, entrambi provvisti di redini e frusta, intenti a cavalcare rispettivamente un granchio e un'aragosta.[61] La zona mediana della parete mostra un fondo giallo ornato da candelabri dalle forme variegate.[62] Dietro la cassaforte situata sul lato destro era originariamente collocato un quadro, ipotizzato come un sacrificio a Fortuna,[61] del quale si conserva unicamente l'angolo inferiore destro, dove si riconoscono il piede di una figura femminile e parte di un amorino;[13] la composizione si chiude nella porzione inferiore centrale con un cesto riempito di vasi, affiancato da due figure alate, una delle quali regge un kalathos colmo d'uva mentre l'altra provvede a svuotarlo, e da una sottostante scena di caccia che mostra dei cani nell'atto di assalire un cinghiale e un cervo.[61][69] Il pavimento è in lavapesta con l'inserto di tessere bianche.[62]
Ai lati dell'ingresso principale sono collocati i cubicoli K, situato sulla destra, e D, posizionato sulla sinistra. Il cubicolo K è caratterizzato da una zoccolatura di colore rosso, sormontata da una zona mediana a fondo bianco che risulta suddivisa in pannelli per mezzo di linee rosse arricchite da motivi vegetali; al centro di questi riquadri si trovano dipinti piccoli quadretti raffiguranti uccelli e frutta, mentre la zona superiore ripropone la medesima impostazione decorativa dell'area mediana.[62][70] Il pavimento è in malta con l'aggiunta di frammenti di travertino.[62]
Il cubicolo D possiede uno zoccolo rosso[71] intervallato da riquadri gialli a finto marmo e una zona mediana anch'essa a fondo giallo, la quale ospita un quadro al centro di ogni parete: sulla parete sinistra è Arianna abbandonata a Nasso da Teseo, sulla parete destra è raffigurato Ero e Leandro,[72][73] superficie in cui sono ancora visibili le martellature originariamente funzionali al consolidamento dell'intonaco,[61] mentre il dipinto della parete di fondo costituisce un esempio di restauro e conservazione di una pittura precedente alla fase di ridecorazione dell'abitazione, che veniva assicurata alla muratura tramite chiodi posti lungo il bordo,[61] sebbene l'opera non sia più visibile.[13] La decorazione prosegue con un fregio raffigurante fauna marina,[13] nel quale si riconoscono specie quali dentici, triglie, labridi e un'aragosta;[61] lateralmente, in prossimità dello stipite sinistro, è raffigurata una gallina con le zampe legate, mentre sul lato destro è dipinto un piatto contenente dei cibi appoggiato sopra un vassoio di bronzo.[13] La fascia superiore dell'ambiente ha un fondo bianco decorato con elementi architettonici, uccelli, scene venatorie e figure in volo.[74] La pavimentazione è realizzata in mosaico a tessere nere, all'interno del quale l'inserimento di tessere bianche compone una serie di motivi geometrici.[62]

L'oecus E è caratterizzato da una pavimentazione risalente al I secolo realizzata in cocciopesto, arricchita dall'inserimento di tessere in marmo policromo di forma rettangolare, rotonda e quadrata che compongono una decorazione centrale simile a un tappeto.[62] Le pareti dell'ambiente presentano una zoccolatura inferiore di colore giallo con grifoni, ippocampi e ghirlande, sormontata da una zona mediana a fondo bianco:[62][75] sulla parete d'ingresso è raffigurato Ciparisso che sta per trasformarsi in un cipresso,[72][76] mentre la parete ovest risulta priva del quadretto centrale, rimosso in epoca antica o asportato clandestinamente prima dell'avvio degli scavi archeologici ufficiali,[77] sebbene si siano conservati i due medaglioni laterali.[13] La parete sud ospita al centro la rappresentazione della Lotta tra Pan e Amore,[72] sulla parete est, in modo analogo a quanto riscontrato in quella opposta, rimangono visibili i due medaglioni laterali, mentre il dipinto centrale è andato presumibilmente distrutto a causa dell'apertura di una breccia nella muratura effettuata durante le esplorazioni non ufficiali.[13] La zona superiore, anch'essa a fondo bianco e ripartita in scomparti, mostra una decorazione con motivi animali ed elementi architettonici, completata dalle raffigurazioni di Giove seduto[78] al centro della parete ovest, di Leda con il cigno sulla parete sud[79] e di ulteriori figure umane.[72][13]
Il cubicolo F dispone di una zoccolatura inferiore di colore rosso decorato con piante, sormontata dalle zone mediana e superiore che hanno entrambe un fondo bianco suddiviso in scomparti.[62] Al centro dell'area mediana sono raffigurate Vittorie alate e amorini, mentre l'intero apparato decorativo dell'ambiente, anche nella parte superiore, viene completato dall'inserimento di elementi sia vegetali, come ghirlande, sia architettonici; la pavimentazione è in malta con pezzi di travertino.[62][80]

Sulla parete di fondo dell'atrio, oltre al passaggio che immette direttamente nel peristilio M, si aprono lateralmente due alae, denominate H, disposta a sinistra, e I, situata a destra. L'ala H era originariamente dotata di una finestra che affacciava sul peristilio e comunicava con il oecus N attraverso una porta, ma entrambe le aperture furono successivamente murate per riconvertire l'ambiente in un armadio.[81] L'apparato decorativo propone una zoccolatura inferiore di colore nero con piante, mentre la zona mediana, conservata esclusivamente lungo le pareti est e sud, è contraddistinta da riquadri gialli con quadretti centrali che raffigurano rispettivamente uccelli sul lato orientale e galli combattenti su quello meridionale,[81][79] in entrambi i casi affiancati da medaglioni laterali con volti.[82] La porzione superiore della decorazione sopravvive soltanto sulla parete sud, caratterizzata da un fondo bianco con candelabri gialli, bende e ghirlande, mentre la parete ovest è interamente intonacata in bianco.[62] La pavimentazione è in cocciopesto con tessere bianche disposte a file.[62]
L'ala I riproduce sia la pavimentazione che il medesimo schema ornamentale dell'ambiente speculare, mostrando sulla parete nord un quadretto centrale con galli combattenti[81] affiancato da un medaglione laterale in cui è la testa di Medusa, e sulla parete est una raffigurazione di uccelli accompagnata da medaglioni laterali con la testa di Sileno.[79][83] Dal punto di vista architettonico, l'ala I ha la parete ovest aperta direttamente verso il peristilio,[83] mentre la parete nord è provvista di una porta di collegamento con il triclinio P.[62][84]
Il cubicolo G, oltre alla pavimentazione simile, riproduce il medesimo schema ornamentale descritto per il cubicolo K, offrendo una zoccolatura inferiore di colore rosso con piante e le zone mediana e superiore a fondo bianco suddivise in pannelli tramite linee rosse con l'aggiunta candelabri, edicole, ghirlande e bende: la peculiarità di questo ambiente risiede nei quadretti inseriti al centro dei pannelli della zona mediana, i quali ritraggono raffigurazioni di uccelli e di vasi.[85] Lungo la parete nord, una bassa base in muratura è stata identificata come lo spazio riservato forse a un letto;[62] nell'ambiente sono stati ritrovati due lucerne in bronzo, un vaso in ceramiche e un'anfora in bronzo.[62]
Quartieri servili
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Sul lato sinistro dell'atrio è collocato il corridoio 3, con zoccolatura rosa e parte superiore bianca, all'interno del quale è posizionata la scala che originariamente conduceva al piano superiore dell'edificio;[86] il pavimento è in lavapesta con l'inserto di pietre colorate.[62] Nel vano sottoscala, in una nicchia a forma di mezzaluna,[62] sono stati rinvenuti il 12 dicembre 1894 diversi reperti in bronzo e due briglie per cavallo, una con il morso e l'altro con impresso il marchio di fabbrica di Pilonius Felix:[79][87] la dimora era infatti dotata di una stalla, identificata dagli archeologi con l'ambiente 4, alla quale si accedeva direttamente dall'ambiente 2 e al cui interno fu ritrovato lo scheletro di una cavallo, oltre a oggetti in bronzo tra cui un bracciale.[62] Il vano 2 ospita l'ingresso secondario della casa lungo il vicolo di Mercurio e veniva probabilmente utilizzato come bottega commerciale:[79] la zoccolatura delle pareti è in rosa e la parte superiore in intonaco bianco, con la pavimentazione in lavapesta con frammenti di terracotta;[62][88] al cui centro sono collocate tre scene a carattere erotico di modesta qualità esecutiva,[89][20] in un piccolo vano situato a sinistra della porta d'ingresso, con pareti intonacate, era ubicata una latrina,[79] andata perduta a seguito dell'apertura di una porta negli anni 1950, sostituta da gradini per permettere l'uscita dei visitatori dalla casa.[11][62] Dietro la struttura della scala si trova un ambiente inaccessibile, originariamente adibito a pozzo di epoca sannitica, il quale, dopo essere caduto in disuso, fu interamente colmato con materiale di risulta.[79][90]
Sul lato destro dell'atrio è l'accesso all'atriolo V, spazio attorno al quale si articola il quartiere servile della dimora. Questo ambiente è caratterizzato da pareti con zoccolatura rosa e il resto intonacato in bianco e, al centro, è un impluvium realizzato in tufo;[4][79][91] la pavimentazione è in cocciopesto.[62] All'interno del vano si conserva un larario in stucco modellato a forma di tempietto,[92] con semicolonne corinzie poste a inquadrare una nicchia; la struttura è completata da una cornice ad archetti e da un timpano decorato con rilievi in stucco raffiguranti oggetti legati alla sfera del culto, ossia una patera, un bucranio e un coltello sacrificale;[79][93] la decorazione pittorica al centro del larario è la figura del Genio affiancata lateralmente da due Lari, mentre la sezione inferiore ospita la raffigurazione di un serpente agathodemone.[72][94][79][95][93] Nell'ambiente, dove vennero ritrovati una tazza in ceramica, quattro monete in bronzo e un rasoio in ferro,[62] sono inoltre visibili i resti di una scala che conduceva al piano superiore e sulla parete d'ingresso è documentata un'iscrizione di natura ingiuriosa rivolta a uno schiavo, successivamente cancellata già dagli antichi[93], che recita:

All'interno della cucina W, in corrispondenza del banco di cottura in muratura, le indagini archeologiche hanno permesso il rinvenimento di due treppiedi e una graticola entrambi in ferro, cinque pentole e un vaso in bronzo e diversi pezzi, come brocche e vasi, in ceramica;[96][20] nel medesimo ambiente è stato recuperato il torso di una statua di Priapo,[89] i cui resti complementari, ovvero la testa frammentata in due parti, il pilastrino provvisto di unguentario e il fallo traforato con funzione di fontana, sono stati invece identificati all'interno dell'ambiente R e la statua in marmo di un Satiro.[79][62] La pavimentazione è in lavapesta con l'inserto di pietre colorate e le pareti sono rivestite da intonaco grezzo.[62]
La stanza X' viene invece identificata come il luogo in cui presumibilmente esercitava la prostituta Eutychis.[10][20] L'apparato ornamentale del vano è costituito da pareti, eccetto la parte superiore non decorata, a fondo bianco suddivise in riquadri per mezzo di sottili linee rosse,[97] al cui centro sono collocate tre scene a carattere erotico di modesta qualità esecutiva,[89][20] le quali tra il 1940 e il 1957, per prevenire i problemi legati all'umidità, furono staccate, fatte aderire su una base in piombo e ricollocate nella loro posizione originaria;[33][35] a protezione dal malocchio, in prossimità di una nicchia, è inoltre dipinta una civetta.[79] Il pavimento è in lavapesta con l'aggiunta di pietre colorate, mentre alcuni fori nella muratura fa supporre che siano stati degli alloggi per le travi su cui poggiava un mezzanino.[62]
Gli attigui ambienti X, Y e Z erano adibiti a funzioni di servizio e includono pareti rifinite grossolanamente a stucco e la pavimentazione è in cocciopesto,[62] eccetto quella dell'ambiente Z in lavapesta.[62] L'ambiente J, ricavato nel sottoscala e con pareti intonacate in rosa, era un deposito: possiede due ripiani sulle pareti est e nord, e al di sotto della scala è un armadio a muro all'interno della quale furono rinvenuti una conchiglia in bronzo dalla funzione di forma da pasticceria, una lucerna e un catenaccio.[62]
Peristilio
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Il peristilio M, caratterizzato da una pianta rettangolare, è stato uno dei primi ambienti della struttura a essere restaurati dopo la scoperta. Lo spazio è definito da un colonnato composto da diciotto colonne rivestite in stucco[92] e con capitello composito[98] decorato con foglie d'acanto e palme[99] che circonda un giardino centrale:[100] sulle colonne poggiava un architrave decorato con stucchi policromi a rilievo che riproducevano ghirlande e festoni; l'elemento, recuperato in frammenti e successivamente restaurato, è custodito all'interno del Museo archeologico di Stabia Libero D'Orsi a Castellammare di Stabia.[101] Durante i lavori di scavo eseguiti il 13 marzo 1895, presso il lato nord dell'ambiente è stato rinvenuto un sigillo in bronzo negli strati superiori del materiale piroclastico, il quale reca inciso il nome di P. Crusti Fausti e una foglia d'edera e si ipotizza appartenesse a uno degli occupanti del piano superiore.[12] Lungo le pareti, l'apparato pittorico vanta una zoccolatura in nero arricchita da elementi vegetali, una zona mediana con pannelli neri bordati in rosso,[102] al cui centro sono inserite diverse raffigurazioni quali figure volanti, nature morte,[103] Menadi e satiri:[104] in particolare, sulla parete meridionale, è un poeta seduto che stringe un rotolo di papiro, identificato come Epicuro, l'autore preferito del proprietario, o come la rappresentazione intellettuale del padrone di casa;[105] nello spazio compreso tra gli ambienti P e I è invece dipinta la figura di Urania.[103][105][106][107] La parte superiore è bianca decorata con maschere, grifoni, bende e ghirlande.[62] Il pavimento è in lavapesta con l'inserto di file di tessere bianche.[62]
Al centro del peristilio si sviluppa il giardino: durante gli scavi compiuti tra il 1894 e il 1895, oltre al recupero quasi integrale del corredo scultoreo di fontane marmoree e bronzee a tema dionisiaco e naturalistico,[49] al di sotto dello strato piroclastico sono stati individuati i perimetri originari delle aiuole, che sono state conseguentemente ripristinate.[42][100] Le aiuole sono quattro e risultano disposte in modo speculare, separate da un vialetto principale lungo l'asse nord-sud e da un secondo percorso di minori dimensioni lungo l'asse est-ovest.[108] Subito dopo la scoperta, l'area verde è stata integrata con essenze non pertinenti e storicamente sconosciute in epoca romana,[109] quali la yucca,[110] la rosa e la canna d'India.[111] A partire dal 1905, sotto la direzione di Antonio Sogliano, si è provveduto alla piantumazione di specie autoctone, rintracciate anche nelle raffigurazioni della zoccolatura del peristilio,[112] come l'edera, il pungitopo e varie piante da fiore.[113] Negli anni successivi la varietà botanica è stata ampliata con l'introduzione di acanto, papiro, margherite e mirto;[114][115] dopo un periodo di abbandono coinciso con la chiusura della casa, il giardino è stato ripristinato secondo i criteri filologici di Sogliano tramite gli interventi di restauro conclusi nel decennio dei primi anni 2020,[51][114], con l'aggiunta margherite, rose, ginepro, edera, santolina e ruscolo.[108] In concomitanza con la prima sistemazione del giardino nel 1905, gli arredi marmorei hanno ritrovato la loro collocazione e i sistemi idrici delle fontane sono stati rimessi in funzione; in età antica, al momento dell'eruzione del 79, l'acqua confluiva nel giardino direttamente dall'acquedotto[114] che arrivava nell'angolo sud-est del portico, mentre le bocche delle cisterne sono state rinvenute sigillate, a testimonianza del fatto che l'acqua piovana non veniva più raccolta.[105] L'apparato delle fontane, probabilmente non in funzione al momento dell'eruzione, dislocate principalmente tra gli intercolunni e al centro dello spazio verde, comprendeva originariamente dodici elementi,[106][116] nello specifico sette sculture in marmo, due in bronzo, due esemplari frammentari identificati come Priapo e Pan, e un'ultima statua interamente perduta.[100][117] Quattro delle sculture posizionate all'estremità nord del giardino sono state asportate durante un furto nel 1978 e in seguito recuperate in frammenti: successivamente tutte le opere originali sono state rimosse per motivi di tutela e sostituite da copie posizionate al termine dei restauri del 2020.[42][49] Le sculture, originariamente collocate su colonne intonacate a finto marmo, erano dotate di condutture interne per l'erogazione dell'acqua, la quale fuoriusciva direttamente dalla figura o da attributi quali animali e vasi.[100] Partendo dall'angolo nord-ovest si incontra la statua di Paride, che conserva tracce della policromia originale e reca in mano un agnello e un pedum;[100] proseguendo lungo il lato settentrionale si trovavano due puttini in bronzo che versavano acqua rispettivamente da un grappolo d'uva e da un'anatra,[103][100][106] mentre l'angolo nord-est ospita un satiro con la testa coronata da rami di pino e un'anfora sulla spalla, la cui acqua ricadeva in un bacino circolare.[100] Presso l'angolo sud-ovest è collocato un bambino adagiato al suolo che trattiene un coniglio per le orecchie; lungo il portico meridionale, in corrispondenza delle colonne, sono disposti un satiro con un otre e un Dioniso nudo che sostiene una brocca e sul lato occidentale si trovano due amorini con le mani legate dietro la schiena.[100] Al centro dello spazio verde si ergono due colonnine decorate con foglie d'edera e sormontate da erme bifronti, raffiguranti l'una Bacco e Arianna e l'altra un sileno e una Menade.[103][118][105] Ulteriori sculture riconducibili al programma decorativo del giardino sono state rinvenute in frammenti in altri ambienti della casa, come un Priapo itifallico di età augustea con mitra sul capo e orecchie appuntite, recuperato tra la cucina e l'ambiente R, e una di Pan o Teseo con clava,[103] la cui testa originaria è stata sostituita da quella di un satiro.[119] L'arredo del giardino è completato al centro da due vasche rettangolari con funzione di fontana, a cui si aggiungono un bacino rettangolare sostenuto da due piedistalli sul lato settentrionale e una vasca circolare sul lato opposto.[49] L'insieme decorativo comprende infine diverse mense marmoree di varie fogge,[120] tra le quali si distingue un esemplare con sostegni scolpiti a forma di teste leonine.[121][122] All'interno di una cisterna fu anche ritrovato un blocco di marmo su cui erano scolpiti quatto cagnoli.[103][123]
Area orientale del peristilio
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Lungo la parete orientale del peristilio si aprono due triclini e un vano di servizio. Il triclinio P si compone di un apparato pittorico caratterizzato da una zoccolatura che imita il marmo[81] e da una zona mediana ripartita in tre scomparti sulle pareti laterali e un unico scomparto centrale sulla parete di fondo; ciascuno degli scomparti centrali ospita al centro un quadro mitologico racchiuso entro un rettangolo rosso: sulla parete sinistra è raffigurato Dedalo mostra a Pasifae la vacca di legno,[124] sulla parete di fondo Issione, presente Giunone, è legato da Vulcano sulla ruota,[76] e sulla parete destra Epifania di Dioniso ad Arianna.[72][81][125] I due riquadri laterali sulle pareti destra e sinistra sono a fondo bianco e accolgono al centro figure in volo, mentre le porzioni laterali della parete di fondo sono ornate da prospettive architettoniche e maschere teatrali.[126] Negli interspazi che separano i tre pannelli delle pareti laterali, la fascia inferiore è dipinta in azzurro, la sezione centrale ospita un quadretto con scene navali e la parte superiore esibisce un fondo bianco decorato con motivi architettonici, maschere e animali volanti.[126] In corrispondenza della porta che conduce all'ala I è collocato l'affresco raffigurante un satiro e un Ermafrodito.[81][127] La zona superiore delle pareti è suddivisa in scomparti bianchi arricchiti dall'inserimento di figure umane. Il pavimento era forse in malta.[62]
L'oecus N include una decorazione pittorica caratterizzata nella zoccolatura da rettangoli rossi con delfini e palmette, intervallati da quadrati gialli posti in corrispondenza delle basi delle colonne dipinte, le quali ripartiscono la zona superiore, che risulta divisa in tre scomparti sulle pareti laterali e formata da un unico pannello sulla parete di fondo.[128] Al centro dei pannelli principali di ciascuna parete è inserito un quadro mitologico: sul lato sud è raffigurato Supplizio di Dirce, su quello est Penteo dilaniato dalle baccanti e su quello nord Ercole bambino strozza i serpenti.[72][129][81][105][130] I pannelli laterali delle pareti sud e nord e le porzioni ai lati del quadro sulla parete di fondo sono ornati da prospettive architettoniche e pergolati, sotto i quali sono dipinti animali inscritti entro rettangoli.[128] Della zona superiore, a fondo bianco, si conservano solo scarsi frammenti.[128][131] Il pavimento è in malta.[62]
L'ambiente O, forse un deposito, risulta privo di apparato decorativo, con parete intonacate in bianco e pavimento in cocciopesto; sulla parete di fondo un'apertura praticata nel secondo dopoguerra per agevolare l'uscita del flusso dei visitatori. Al suo interno sono state rinvenute delle anfore recanti iscrizioni con i nomi di diversi proprietari di vigneti, oltre a un esemplare destinato a contenere un vino miscelato con miele.[62]
Area del salone degli Amorini
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Lungo il lato nord nel peristilio, precisamente nell'angolo nord-ovest si trova l'ambiente R, identificato come un oecus o un triclinio, anche se nell'ultima fase era stato adibito a deposito, che è privo di apparato decorativo, con pareti parzialmente intonacate,[104] mentre la pavimentazione è in malta in cui sono inserite pietre colorate;[62] oltre a una porta sul lato est che lo collega al salone Q, sulla parete di fondo è visibile un'apertura praticata per facilitare lo sgombero delle macerie in seguito ai danni causati dai bombardamenti del 1943.[104] Al suo interno, durante gli scavi, vennero ritrovate resti di statue, otto cerniere appartenenti a una cassa, una tazza di ceramica e due bottiglie in vetro.[62]
Sullo stesso lato sorge il salone Q, un ampio oecus noto anche come salone degli Amorini per via dei soggetti che ornano il fregio della predella. Nelle prime fasi dello scavo, l'ingresso della stanza fu protetto da una porta lignea traforata per consentire l'illuminazione in penombra dell'ambiente;[132] tra il 1907 e il 1908 venne inoltre realizzata un'intercapedine tra la muratura e gli intonaci dipinti per preservare le superfici dall'umidità.[18][133] La pavimentazione, rinnovata poco prima dell'eruzione del 79, è costituita da un mosaico bianco con bordura nera che, in corrispondenza della soglia d'ingresso, assume un motivo a meandro.[125] L'apparato pittorico presenta una zoccolatura a fondo nero e, nei riquadri posti in corrispondenza delle divisioni che ripartiscono i pannelli superiori, figure di Amazzoni, una Menade e un satiro: al di sopra delle quattro Amazzoni, all'interno di pinakes, sono inserite scene dedicate al mito di Diana, quali Agamennone irrompe nel santuario di Diana per uccidere la sacra cerva,[134] Apollo vincitore del serpente Pitone[135] e, a sinistra, Oreste e Pilade in Tauride davanti al re Toante[136] e Ifigenia;[72][137] sopra le restanti figure sono raffigurate delle psychai intente a raccogliere fiori.[138] La predella a fondo nero ospita un fregio continuo con amorini impegnati in diverse attività artigianali e commerciali;[72] procedendo dall'ingresso verso destra si susseguono:

- amorini impegnati nel tiro al bersaglio;[103][138]
- amorini che confezionano ghirlande floreali, con un carico di rose trasportato da un caprone e la successiva vendita di corone appese a un lungo rastrello;[103][138]
- amorini profumieri che azionano una pressa per l'estrazione dell'olio mediante lunghi martelli, mentre una psyche mescola un recipiente posto sul fuoco e, presso un bancone con rotolo forse per i conti o con le ricette dei profumi, e bilancia, un cliente testa l'essenza sul dorso della mano;[103][138]
- amorini alla guida di quattro bighe trainate da antilopi in una gara in cui le mete sono indicate da tre alberi;[103][138]
- amorini fabbri e monetieri che forgiano metalli battendo su incudini vicino a un forno quadrato sormontato da una testa di Vulcano, con un bancone per l'esposizione delle merci e una cliente in attesa;[103][138]
- amorini lavandai intenti a cardare i tessuti, calpestarli all'interno di vasche di lavaggio e ispezionare le stoffe in controluce;[103][138]
- amorini partecipanti a un banchetto in onore di Vesta, scena verosimilmente legata alla corporazione dei panettieri, di cui è protettice, con quattro commensali sdraiati attorno a un vassoio biansato e vasellame metallico e, alle loro spalle, un asino, animale impiegato per la macinazione del grano;[103][138]
- amorini vendemmiatori occupati nella raccolta dell'uva da viti sostenute ad alberi e nella successiva spremitura tramite un torchio analogo a quello documentato nella villa dei Misteri;[103][105]
- amorini in corteo dionisiaco attorno a Bacco, che avanza su un carro trainato da caproni, preceduto da un Pan itifallico che suona la doppia tibia e da un amorino danzante con un cratere sulla spalla;[103][105]
- amorini osti impegnati nella mescita e nella vendita del vino a un avventore.[72][103][105]
La zona mediana delle pareti dispone di una decorazione a fondo nero[103] in cui si inseriscono, intervallati da candelabri dipinti, pannelli in rosso cinabro,[125] distribuiti nel numero di tre sulla parete di fondo e cinque su ciascuna parete laterale. Al centro dei pannelli erano originariamente collocati quadri mitologici, talvolta assenti poiché non ancora eseguiti al momento dell'eruzione o perché realizzati su supporti lignei indipendenti inseriti nella muratura, poi deperiti, come attestato dai chiodi di fissaggio rinvenuti sulla parete di fondo.[125][139] Tra i soggetti conservati si riconoscono: Nettuno e Anfitrite sulla parete occidentale; Apollo e Dafne a sinistra[140] e Dioniso e Arianna a destra sulla parete settentrionale;[72] Perseo e Andromeda[141] insieme a una seconda coppia non identificata, forse Marte e Venere, sulla parete orientale; Sileno ed Ermafrodito in prossimità dell'ingresso, sul lato sinistro.[103][125][25] La partizione superiore, conservata solo in modo frammentario, dispone di un fondo bianco sul quale si sviluppa un corteo bacchico inserito tra vedute architettoniche prospettiche, popolato da figure di poeti tra Muse, Menadi e satiri musicanti.[142] L'unico elemento ritrovato al momento degli scavi fu un cucchiaio in bronzo.[62]
Area del gineceo
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Sulla stesso lato nord del peristilio si sviluppa un quartiere tradizionalmente identificato come un gineceo, il cui nucleo è costituito dall'ambiente S, un giardino porticato provvisto di cinque colonne e di ampie finestre.[125] Le pareti, eccetto quella dell'ovest intonacata in rosa, è contraddistinto da una zoccolatura rossa con piante, una zona mediana con pannelli rossi intervallati da fasce nere e bianche e una parte superiore decorata con prospettive architettoniche; la parete nell'angolo sud-est del portico è collocata la bocca di una cisterna.[143][144] Al suo interno furono ritrovati un anfora e un peso in piombo.[62]
Sull'ambiente S si aprono due vani, costituiti dal triclinio T e dal cubicolo U, a loro volta collegati tra loro da una porta: tutti gli ambienti hanno pavimento in malta. Il triclinio T conserva l'apparato pittorico lungo la parete orientale e quella di fondo: la decorazione si articola con zoccolatura nera con piante e ghirlande e pannelli centrali a fondo nero che accolgono al centro scene mitologiche, nello specifico Ulisse riconosce Achille tra le figlie di Licomede sulla parete est,[145] ed Ercole sorprende Auge nell'atto di lavare il peplo di Minerva sulla parete meridionale;[72][125][146] completano le decorazioni della zona mediana, ai lati dei riquadri principali, alcuni medaglioni con le Stagioni.[62][147] Nella pavimentazione in malta si registra inoltre il reimpiego di un elemento marmoreo recante l'iscrizione "PRIVA".[103][148]
Il cubicolo U ha pareti con zoccolo bianco e giallo e parte mediana a fondo bianco scandite da sottili linee rosse che delimitano i singoli scomparti, al cui centro sono inserite raffigurazioni di amorini e figure volanti.[147] La medesima impostazione decorativa caratterizza la zona superiore della stanza, dove si riscontra la presenza di motivi figurati con grifoni, sfingi alate e pavoni.[62][147]
Piano superiore
[modifica | modifica wikitesto]Le stanze del piano superiore, a cui si accedeva attraverso due scale, dovevano aprirsi, non collegate tra loro,[11] intorno all'area del atrio V e al di sopra delle stanze D e K;[149] proprio in prossimità di questi due ambienti è stato ritrovato il contenuto di quello che è sembrato essere un armadio come confermato da ventitré cerniere in osso e che consisteva in una brocca e un vaso in ceramica, una catenina d'oro, uno specchio, un vaso e un cucchiaio d'argento, un anello in bronzo, undici perline in vetro, un peso in piombo e bottiglie in vetro.[62]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 Sodo e Zuchtriegel, p. 11.
- 1 2 3 4 5 Sodo e Zuchtriegel, p. 9.
- 1 2 3 Touring, p. 530.
- 1 2 3 4 5 De Vos, p. 168.
- 1 2 De Vos, p. 167.
- 1 2 3 4 Sodo e Zuchtriegel, p. 26.
- ↑ Sogliano, p. 388.
- 1 2 3 Sodo e Zuchtriegel, p. 27.
- ↑ De Vos, pp. 167-168.
- 1 2 3 Sodo e Zuchtriegel, p. 30.
- 1 2 3 4 5 6 7 Sodo e Zuchtriegel, p. 31.
- 1 2 3 4 (EN) Casa dei Vettii - Links for this house, su stoa.org. URL consultato il 3 giugno 2026 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Sodo e Zuchtriegel, p. 32.
- 1 2 3 4 Sodo e Zuchtriegel, p. 8.
- ↑ Sogliano, p. 233.
- 1 2 3 4 Sodo e Zuchtriegel, p. 53.
- ↑ Gallo, p. 195.
- 1 2 3 4 5 6 Sodo e Zuchtriegel, p. 54.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, p. 57.
- 1 2 3 4 5 6 Sodo e Zuchtriegel, p. 35.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, p. 62.
- ↑ Prisco, Guglielmi, Mazzeschi e Barnaba, p. 46.
- ↑ Prisco, Guglielmi, Mazzeschi e Barnaba, p. 50.
- ↑ Gallo, pp. 195-197.
- 1 2 (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Room of the Cupids or Cherubs (PPM – room q) - Part: 1, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- 1 2 3 4 Sodo e Zuchtriegel, p. 18.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, pp. 35-36.
- 1 2 3 4 5 Sodo e Zuchtriegel, p. 36.
- 1 2 3 4 Sodo e Zuchtriegel, p. 61.
- ↑ Prisco, Guglielmi, Mazzeschi e Barnaba, p. 56.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, p. 42.
- ↑ Prisco, Guglielmi, Mazzeschi e Barnaba, p. 54.
- 1 2 3 Sodo e Zuchtriegel, p. 55.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, p. 44.
- 1 2 Prisco, Guglielmi, Mazzeschi e Barnaba, p. 55.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, pp. 43-44.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, p. 56.
- ↑ Riaperta a Pompei la casa dei Vettii: era chiusa ai visitatori dal 2002, su huffingtonpost.it, 10 gennaio 2023. URL consultato il 26 maggio 2026.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, p. 74.
- 1 2 3 4 5 Sodo e Zuchtriegel, p. 19.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, p. 76.
- 1 2 3 4 Sodo e Zuchtriegel, p. 38.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, pp. 36-38.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, p. 75.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, pp. 76-79.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, pp. 58-59.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, p. 48.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, p. 47.
- 1 2 3 4 Sodo e Zuchtriegel, p. 72.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, p. 60.
- 1 2 3 Sodo e Zuchtriegel, p. 49.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, p. 89.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, p. 93.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, pp. 90-91.
- ↑ LA CASA DEI VETTII riapre al pubblico dopo 20 anni: grande bellezza e triviale realtà nella casa simbolo di Pompei, su pompeiisites.org, 10 gennaio 2023. URL consultato il 26 maggio 2026.
- ↑ Sogliano, pp. 384-385.
- 1 2 (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 1, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- ↑ Sogliano, p. 236.
- ↑ De Vos, pp. 168-169.
- ↑ Sogliano, p. 237.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 De Vos, p. 169.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 (EN) Information concerning the rooms in Casa dei Vettii, su stoa.org. URL consultato il 3 giugno 2026 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2016).
- ↑ Sogliano, p. 238.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 2, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 3, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- ↑ Sogliano, pp. 251-252.
- ↑ Sogliano, pp. 241-242.
- ↑ Sogliano, p. 248.
- ↑ D'Amelio e Sogliano, p. 6.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 5, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- ↑ Sogliano, p. 252.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Touring, p. 531.
- ↑ Sogliano, p. 253.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 4, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 6, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, p. 23.
- ↑ D'Amelio e Sogliano, p. 3.
- ↑ Sogliano, p. 263.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 De Vos, p. 170.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 8, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 Sodo e Zuchtriegel, p. 33.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 9, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- 1 2 Sogliano, p. 267.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 10, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Entrance, Vestibule and Atrium - Part: 11, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- ↑ Sogliano, p. 264.
- ↑ Sogliano, pp. 264-265.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.27 Pompeii. Back entrance of VI.15.1 Casa dei Vettii or House of the Vettii. Probably stables. Excavated 1894, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- 1 2 3 Touring, p. 532.
- ↑ Sogliano, p. 265.
- ↑ Sogliano, pp. 267-268.
- 1 2 Sodo e Zuchtriegel, p. 59.
- 1 2 3 4 Sogliano, p. 268.
- ↑ Sodo e Zuchtriegel, pp. 34-35.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Service area with atriolo "v" with lararium, kitchen "w", and rooms "x", "x' ", "y", "z" - Part: 2, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- ↑ Touring, pp. 531-532.
- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Service area with atriolo "v" with lararium, kitchen "w", and rooms "x", "x' ", "y", "z" - Part: 1, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
- ↑ D'Amelio e Sogliano, p. 4.
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- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Exedra situated to north-east of peristyle (PPM – room p) - Part: 3, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
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- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Exedra situated to the south-east of Peristyle (PPM – room q) - Part 3, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
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- ↑ (EN) Jackie Dunn e Bob Dunn, VI.15.1 Pompeii. House of the Vettii or Casa dei Vettii or Domus Vettiorum. Excavated 1894-1895. Linked to VI.15.27. Gynaeceum, the portion of the house reserved for women - Part: 1, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 5 giugno 2026.
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Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Napoli e dintorni, Milano, Touring Club Editore, 2008, ISBN 978-88-365-3893-5.
- Anna Maria Sodo e Gabriel Zuchtriegel, Il restauro della casa dei Vettii, Napoli, Arte'm, 2025, ISBN 978-88-569-0934-0.
- Antonio Sogliano, La casa dei Vettii in Pompei, in Monumenti Antichi dell'Accademia Nazionale dei Lincei, VIII, Milano, Ulrico Hoepli, 1898, pp. 233-388, ISSN 0391-8084.
- Gabriella Prisco, Le prime fasi del restauro della casa dei Vettii a Pompei, tra tradizione e innovazione, in Confronti. Quaderni di Restauro Architettonico, anno VII-IX, Napoli, Arte'm, 2018-2020, pp. 194-200, ISSN 2279-7920.
- Pasquale D'Amelio e Antonio Sogliano, Nuovi scavi di Pompei, Casa dei Vettii: appendice ai dipinti murali, Napoli, Richter & Co., 1899, ISBN non esistente.
- Gabriella Prisco, Antonio Guglielmi, Doretta Mazzeschi e Caterina Barnaba, Per la storia del restauro della casa dei Vettii in Pompei: una nuova applicazione del diagramma di flusso stratigrafico, in Bollettino ICR - Nuova serie, vol. 8-9, Firenze, Nardini Editore, 2004, pp. 46-75, ISSN 2611-0385.
- Arnold De Vos, Mariette De Vos, Pompei, Ercolano, Stabia, Roma, Casa editrice Giuseppe Laterza & figli, 1982, ISBN 88-420-2001-X.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (MUL) Sito ufficiale, su pompeiisites.org.
- (EN) House of the Vettii, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (DE) Casa dei Vettii, su Arachne.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 234361186 · LCCN (EN) sh00008631 · GND (DE) 4844346-3 · J9U (EN, HE) 987007294552605171 |
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