Casa del Menandro

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Coordinate: 40°44′59″N 14°29′24″E / 40.749722°N 14.49°E40.749722; 14.49

Pittura parietale: Menandro
Aiace insegue Cassandra che cerca rifugio presso il Palladio

La casa del Menandro (I 10, 4) è una grande domus urbana dell'antica Pompei di quasi 1800 m². È stata scavata negli anni 1926-1932 ed è un buon esempio di una domus di una famiglia benestante dell'antica Pompei. Prende il nome non dal proprietario della casa, ma dall'immagine del poeta greco Menandro, ritrovata lì.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La parte più vecchia della casa è composta da un atrio costruito nel 250 a.C. con gli spazi immediatamente circostanti ed è relativamente modesta.

Circa 100 anni più tardi la domus fu modernizzata. Per la porta d'ingresso e per il tablinum furono usati capitelli di tufo. In periodo augusteo la domus fu modificata sostanzialmente; in primo luogo fu edificato un peristilio, utilizzando lo spazio ricavato dall'abbattimento degli edifici residenziali adiacenti. Nello spazio a ponente furono ricavate delle terme. A levante si trova la parte economica della domus. Poco prima dell'eruzione furono eseguite in vari posti della casa ulteriori opere di ammodernamento. Si trovano della anfore riempite di stucco e un forno provvisorio.

Il nome dell'ultimo abitante della casa è Quinto Poppeo. Il suo nome è stato trovato in un sigillo di bronzo negli alloggi per la servitù.

Decorazione[modifica | modifica wikitesto]

La casa è decorata con pitture del quarto stile. La parete posteriore del peristilio mostra una sequenza di nicchie, e in quella centrale si trova una immagine di Menandro, che dà il nome alla casa.

Nel calidarium si trova una grande mosaico con al centro un grande acanto circondato da pesci, delfini e altri animali marini.

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

In un corridoio sotto il piccolo atrio della casa si trovava un tesoro di 118 vasi d'argento, che erano stati sistemati in un alto armadio di legno durante i lavori di restauro della casa. Nello stesso contenitore si trovavano anche pezzi d'oro e monete per un valore di 1432 sesterzi.

Atrio, pittura muraria: Laocoonte

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amedeo Maiuri: La Casa del Menandro e il suo tesoro di argenteria, Rom 1933
  • Eugenio La Rocca, M. de Vos Raaijmakers, A. des Vos: Pompeji. Lübbes archäologischer Führer. Gustav Lübbe Verlag, Bergisch Gladbach 1979, ISBN 3-7857-0228-0, S. 175-86
  • Penelope M. Allison, The Insula of the Menander at Pompeii, volumi primo, secondo e terzo, 0199263124, 9780199263127, Clarendon Press, 2006

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