Tempio della Fortuna Augusta

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Tempio della Fortuna Augusta
Tempio della Fortuna Augusta 1.JPG
Resti del tempio
CiviltàRomani
UtilizzoTempio
Epocadal I secolo a.C. al 79
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComunePompei
Scavi
Date scavidal 1823 al 1908
Amministrazione
PatrimonioScavi archeologici di Pompei
EnteSoprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia
Visitabile
Sito webwww.pompeiisites.org
Mappa di localizzazione

Coordinate: 40°45′02.46″N 14°29′03.66″E / 40.750682°N 14.484351°E40.750682; 14.484351

Il tempio della Fortuna Augusta è un tempio di epoca romana, sepolto durante l'eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovato a seguito degli scavi archeologici dell'antica Pompei: era dedicato all'imperatore Augusto[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione del Tempio della Fortuna Augusta risale al I secolo a.C., presumibilmente in un periodo compreso tra il 13 a.C., anno del termine delle campagne di conquista di Augusto[1] ed il 2 a.C., ossia quando Marco Tullio, appartenente alla famiglia dei Tulli, la stessa dalla quale discendeva Cicerone[2], concluse la sua carriera politica a Pompei[3]: la costruzione sorgeva su un terreno dello stesso Marco Tullio, il quale finanziò completamente l'opera[1], che venne edificata per sua volontà, come testimoniato da una epigrafe che così narra:

L'area del pronao e della cella
(LA)

«Marcus Tullius M.f. duovir iure dicundo tertium quinquennalis, augur, tribunus militum a populo, aedem Fortunae Augustae solo et pequnia sua.»

(IT)

«Marcus Tullius, figlio di Marcus, duoviro con potere giurisdizionale per tre volte e quinquennale, augure, tribuno militare di nomina popolare eresse il tempio della Fortuna Augusta su suolo e con danaro proprio[2]

Il Tempio della Fortuna Augusta fu quindi costruito per un puro scopo politico, venendo amministrato nei primi anni da semplici schiavi: inoltre non venne posizionato all'interno del Foro, forse perché il prezzo di un terreno in quella zona era molto alto o semplicemente perché in quell'epoca non era concepito che un edificio politico potesse affacciarsi sulla piazza principale della città[3]. Venne quindi gravemente danneggiato dal terremoto di Pompei del 62, anno in cui si ha l'ultima testimonianza, una lapide, che attesta la funzionalità[4], e poi sepolto sotto una coltre di ceneri e lapilli durante l'eruzione del Vesuvio del 79, mentre erano in corso probabilmente dei lavori di restauro; gli scavi archeologici voluti dai Borbone, riportarono alla luce il tempio nel 1823 ed altre esplorazioni furono effettuate nel 1826 e nel 1859, mentre un totale restauro fu eseguito nel 1908[5].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'area del pronao e della cella

Il tempio, dalle dimensioni ridotte e simile al vicino Tempio di Giove[2], era completamente rivestito in marmo e lastre di pietra calcarea di cui rimangono vaghe tracce; l'accesso è consentito tramite due rampe di quattro gradini ciascuna, in origine recintate da una cancellata[4], che terminano su di un pianerottolo sul quale è posizionato un altare[2], per poi proseguire con un'altra scalinata di nove gradini: questa parte della gradinata risulta essere molto rovinata rispetto alla precedente, che si pensa essere stata restaurata poco prima dell'eruzione[5].

Il pronao era formato da quattro colonne in marmo sulla facciata, di cui sono state rinvenute solo i capitelli in ordine corinzio e due laterali; si accede quindi alla cella, restaurata poco prima dell'eruzione[6], che ha sul fondo un'edicola delimitata da due lesene, all'interno della quale era posta la statua della Fortuna[1], conservata al museo archeologico nazionale di Napoli[5]: l'ambiente si completa con altre quattro nicchie che contenevano altrettante statue, di cui sono stati ritrovati di due solo dei frammenti, raffiguranti probabilmente i membri della famiglia imperiale e anche lo stesso Marco Tullio[1], mentre altre due raffiguravano una donna, con viso abraso e un uomo, ritenuto in primo momento erroneamente Cicerone[7]. All'interno del tempio sono state rinvenute quattro iscrizioni, ognuna dedicata all'imperatore in carica, in particolare ai cinque imperatori della dinastia giulio-claudia, eccetto per Claudio al quale furono offerte due basi in marmo da Lucio Stazio Fausto, uomo di origini servili[2].

Sul lato destro dell'area sacra, in un terreno di proprietà sempre di Marco Tullio, fu costruita una piccola abitazione, utilizzata dai custodi del tempio[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Il Tempio della Fortuna Augusta, su pompeiisites.org. URL consultato il 20-12-2012 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2014).
  2. ^ a b c d e f Storia e descrizione del Tempio della Fortuna Augusta, su antika.it. URL consultato il 20-12-2012.
  3. ^ a b Breve storia del tempio, su spazioinwind.libero.it. URL consultato il 20-12-2012.
  4. ^ a b Cenni sul tempio, su pompeii.org.uk. URL consultato il 20-12-2012.
  5. ^ a b c Foto e cenni del tempio, su pompeiiinpictures.com. URL consultato il 20-12-2012.
  6. ^ De Vos, p. 52.
  7. ^ De Vos, p. 54.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arnold De Vos; Mariette De Vos, Pompei, Ercolano, Stabia, Roma, Editori Laterza, 1982. ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]