Valerij Brumel'

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Valeri Brumel
Dati biografici
Nome Valerij Nikolaevič Brumel'
Nazionalità URSS URSS
Atletica leggera Athletics pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Salto in alto
Record
Salto in alto 2,28 m
Palmarès
Olympic flag.svg Olimpiadi
Argento Roma 1960 salto in alto
Oro Tokyo 1964 salto in alto
 

Valerij Nikolaevič Brumel' in russo: Валерий Николаевич Брумель? (Tolbuzhino, Siberia, 14 aprile 1942Mosca, 26 gennaio 2003) è stato un atleta russo, fra i più grandi saltatori in alto del XX secolo.

Durante la sua breve carriera ha vinto un oro e un argento olimpico, un titolo europeo e ha battuto sei volte il record del mondo portandolo da 2,22 a 2,28. A soli 23 anni, a causa di grave un incidente in moto fu costretto a ritirarsi dall'atletica. Dopo una lunga serie di interventi chirurgici e 4 anni di assenza provò a tornare alle gare senza però più riuscire a tornare alle misure precedenti.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli anni giovanili[modifica | modifica sorgente]

Brumel nasce nel 1942 nel piccolo villaggio siberiano di Tolbuzhino. I suoi due genitori, Lyudmila e Nikolay sono geologi e per il loro lavoro sono costretti a continui spostamenti. Nel 1952 la famiglia si stabilisce a Luhansk, città mineraria dell'Ucraina dove Valeri inizia ad avvicinarsi all'atletica leggera sotto la guida di Piotr Stein che lo introduce al salto in alto. I suoi miglioramenti sono continui e a 17 anni riesce a superare il muro dei 2 metri, tanto che il suo allenatore riesce a fargli ottenere una borsa di studio per l'Università di Mosca, che gli permette di abbandonare il suo lavoro in una fabbrica di prodotti alimentari di Leopoli.

A Mosca Valeri incontra Vladimir Dyachkov, il miglior allenatore russo della specialità, che gli insegna la tecnica del salto ventrale di cui Brumel sarà forse il miglior interprete. I suoi progressi sono rapidi e la primavera successiva si porta a 2,08 m, conquistando un sesto posto ai Campionati russi. Il 17 agosto a Mosca, migliorerà il suo personale di altri 9 cm fissando con 2,17 m il nuovo record europeo e guadagnandosi un biglietto per le Olimpiadi di Roma in cui all'improvviso è diventato uno dei favoriti per il podio.

Gli anni del successo[modifica | modifica sorgente]

Il podio del Salto in alto ai Giochi olimpici di Roma. (partendo da sinistra) John Thomas, Robert Shavlakadze e Valeri Brumel

A Roma l'uomo da battere è lo statunitense John Thomas, all'epoca detentore del record del mondo. Brumel riesce a saltare 2,16 ma non è sufficiente per l'oro, che andrà al georgiano Robert Shavlakadze autore della stessa misura ma con meno errori. Il favorito Thomas arriverà solo terzo con 2,14. A soli 18 anni Brumel è ormai entrato nel gotha della specialità, grazie all'eleganza del suo salto ventrale (che gli varrà il soprannome di "Lord Brumel") e alle sue straordinarie capacità di elevazione.

Il primo record del mondo arriva nel giugno 1961 a Mosca, a cui faranno seguito altri sei record nei tre anni successivi che lo porteranno a fissare il nuovo limite a 2,28 m. In questi anni Brumel dà vita a spettacolari sfide con Thomas nelle annuali sfide USA-URSS.

Nel 1964 arriva anche il primo e unico oro olimpico. Brumel si presenta a Tokyo in condizioni fisiche precarie, e stenta a qualificarsi su una pedana bagnata saltando i 2,06 m richiesti per la finale solamente al terzo tentativo. In finale però riesce a sfoderare tutta la sua classe, e batte nuovamente il rivale Thomas dopo cinque ore di battaglia. Entrambi arriveranno a 2,18, ma stavolta il minor numero di errori premia Valeri.

L'incidente[modifica | modifica sorgente]

La sera del 4 ottobre 1965 a Mosca Brumel è passeggero su una moto guidata dalla sua amica Tamara Golikova, esperta centauro che ha alle sue spalle numerose vittorie in corse motociclistiche. All'improvviso, per motivi sconosciuti, mentre stanno attraversando un viale che corre lungo la Moscova Tamara perde il controllo della moto che si va a schiantare su un albero. Lei uscirà illesa dall'impatto mentre Valeri si frattura la gamba destra, la sua gamba di stacco.

Il quadro clinico appare subito grave e Valeri rischia addirittura l'amputazione dell'arto, a causa di quattro focolai di osteomielite. Fortunatamente l'eventualità viene scongiurata ma l'atleta è costretto a muoversi con le stampelle poiché il callo osseo non si è riformato e la gamba destra è diventata tre centimetri più corta della sinistra. La sua brillante carriera sembra essersi definitivamente conclusa.

Il ritorno[modifica | modifica sorgente]

Valeri non si rassegna alla cattiva sorte e dichiara a più riprese: "Io riprenderò a saltare". Da tutte le parti della Russia e del mondo arrivano lettere di incoraggiamento che spingono lo sfortunato campione a tentare il ritorno e gli danno la forza di sottoporsi a 37 interventi chirurgici girando numerose cliniche, sino a che nel maggio del 1968 il professor Gavril Ilizarov non completa un difficilissimo intervento di allungamento della struttura ossea che gli permette di recuperare i tre centimetri persi della gamba destra.

Il suo ritorno alle gare è nel giugno 1969, con un misero (per lui) 2,03 m. Il miracolo del suo rientro riesce solo a metà, e nonostante tutti i suoi sforzi non riuscirà ad andare oltre 2,07 m rimanendo ben lontano dai suoi livelli pre-incidente. Dopo un solo anno di attività agonistica si decide a ritirarsi definitivamente.

Dopo l'atletica[modifica | modifica sorgente]

La tomba di Valeri Brumel

Dopo il ritiro, nel 1972 sposerà in seconde nozze la cavallerizza Yelena Pyetushkova argento a squadre nel dressage alle Olimpiadi di Monaco di Baviera e tre volte iridata. Si laurea in psicologia dello sport, e scrive un'autobiografia intitolata Il diritto al salto, a cui faranno seguito altri due libri e cinque pièce teatrali. La sua vicenda personale ha anche ispirato un film, Secondo tentativo. Morirà a soli sessant'anni, dopo lunga malattia, anche se in molti daranno la responsabilità al suo alcolismo[1].

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Medaglie[modifica | modifica sorgente]

Record del mondo[modifica | modifica sorgente]

Altri record personali[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Claudio Colombo, Brumel, l'uomo che sapeva volare in Il Corriere della Sera, 27 gennaio 2003, p. 47. URL consultato il 21 luglio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • 100 anni di gloria, la storia dello sport italiano e mondiale raccontata dalla Gazzetta dello sport. Vol. 10 

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]