Uno (filosofia)

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Uno in filosofia è un concetto che si rinviene lungo la sua storia in maniera esplicita in pensatori come Parmenide, Platone, Plotino, in Nicolò Cusano, nella scuola che va sotto il nome di neoplatonismo, ed infine Hegel.

A grandi linee potremmo definire il concetto di Uno come indicante in filosofia l'unità del Tutto.

Indice

[modifica] L'Uno: storia di un concetto

Il concetto di Uno prima ancora che nella storia della filosofia, tradizione di pensiero tutto sommato alquanto recente (scuola eleatica del VI secolo avanti Cristo), la troviamo già e altresì in uno dei più antichi testi sacri della tradizione di pensiero induista, i Rig Veda messi in scritto a partire dal 3500 a.C. ma risalente a tempi più remoti ancora.

[modifica] Il concetto di Uno in Plotino

Con Plotino, per la prima volta in filosofia, l'Essere non è più la realtà più astratta e e generale nota al pensiero, sopra l'Essere c'è l'Uno. Per la prima volta in filosofia, viene ammessa l'esistenza di una reltà ineffabile e impredicabile, un limite per la ragione, perché dell'Uno non si può parlare senza cadere in contraddizione. Diversamente dal pensiero e dall'essere, l'Uno non è solo qualcosa di meccanicistico, ma è Persona, dotata di volontà e libertà.

L'estasi dell'Uno che sostiene le tre ipostasi è una necessità filosifica, mentre il fattoche l'Uno contempli le sue idee e questo processo, è una libera scelta, e prova di amore.

L'Uno, diversamente dal pensiero di pensiero di Aristotele, non è nemmeno un'entità a se stante, fredda e distaccata dagli uomini. Nell'estasi, l'Uno fa dono di sè all'Anima, facendo la entrare in un'unione intima e perfetta.

Proprio perché è ineffabile e impredicabile, l'Uno è libero. L'Uno, come l'uomo, può porsi al di sopra del principio di non-contraddizione di Aristotele, violandolo. Per la prima volta nel pensiero abbbiamo una realtà con queste caratteristiche: superiore all'Essere restando libero, ineffabile e impredicabile, raggiungibile con l'estasi.

La concezione dell'Uno così come la troviamo nel pensiero filosofico di Plotino (204-270 d.C) non si presenta come la negazione del politeismo ma comunque come il Tutto che si contrappone al molteplice di cui indubbiamente anche gli dèi sono espressione.
In questa concezione dell'Uno plotiniano il concetto di estasi sta ad indicare l'unica via attraverso la quale l'uomo può fare esperienza diretta dell'Uno: un'esperienza non esprimibile a parole, che può essere compresa solo vivendola. Dell'Uno infatti non si può dire propriamente che cosa esso sia; Plotino cerca di spiegarlo dicendo piuttosto cosa esso non è. Essendo l'Uno all'origine di tutto, e quindi anche del pensiero, quest'ultimo nel risalire alla propria fonte deve negare se stesso: l'Uno non può essere ridotto a oggetto di pensiero, perché quando l'anima si identifica in Lui viene a cadere la contrapposizione dualistica tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto. L'Uno secondo Plotino è la prima ipostasi, cioè la prima realtà sussitente, situata al di là dell'Intelletto che è la condizione suprema del nostro pensare.
Per comprendere appieno la sua concezione particolare dell'Uno non si può non relazionarla al nuovo pensiero religioso del cristianesimo nascente che volgeva a consolidarsi e verso il quale il filosofo nutre un atteggiamento alquanto critico.

[modifica] L'Uno nel Cristianesimo

Sarà proprio il pensiero cristiano a raccogliere l'eredità di Plotino, interpretando però il suo "Uno" in senso pienamente monoteistico.

In particolare Sant'Agostino concepisce Dio come la meta naturale a cui la ragione aspira, e nel quale finalmente la discordanza dualistica tra soggetto e oggetto, pensiero ed essere, si riconcilia in unità.
Riprendendo lo schema delle tre ipostasi di Plotino, inoltre, i teologi cristiani videro nell'Uno la prima Persona della Trinità, l'essere ineffabile di Dio Padre che può rivelarsi solo tramite il proprio Figlio Unigenito.

Niccolò Cusano, riprendendo il neoplatonico Agostino, dirà che l'Uno è il punto supremo in cui gli opposti coincidono, e in cui non c'è più distinzione tra gli oggetti della molteplicità. L'Uno non può essere compreso razionalmente, ma solo a un livello intuitivo, pur essendo all'origine della razionalità stessa. Dio infatti è l'Unione immediata di essere e pensiero, e quindi la contrapposizione dialettica tra soggetto e oggetto, che permetteva al soggetto di cogliere esternamente quest'ultimo e di razionalizzarlo, in Lui si ricompone annullandosi. Di conseguenza, in quanto è l'assolutamente immediato, l'Uno risulta attingibile solo al di là dell'opera mediatrice della ragione, ed è totalmente trascendente.

Il concetto di Uno, così inteso come l'origine ineffabile della soggettività, venne ripreso anche dagli idealisti Fichte e Schelling.

[modifica] Il concetto di Uno in Hegel e Marx

Con Hegel infine avviene un capovolgimento della concezione neoplatonica dell'Uno: questo viene concepito non come punto di origine, ma come un punto di arrivo. L'Uno infatti viene posto da Hegel al termine del percorso dialettico della filosofia. Esso non è più l'unione immediata e originaria di essere e pensiero, ma è un'unione mediata. Gli opposti vengono fatti coincidere a un livello immanente e razionale.

Così, mentre l'Uno di Plotino restava collocato su un piano mistico e trascendente, a partire dal quale generava il divenire e si disperdeva nella molteplicità senza una ragione apparente, l'Assoluto hegeliano entra lui stesso nel divenire per rendere ragione di sé. L'Uno viene identificato con la molteplicità stessa, la quale attraverso successivi passaggi giunge alla fine a diventare consapevole di sé e a riconoscersi nell'Assoluto. Hegel infatti riteneva irrazionale affermare l'esistenza di una realtà autonoma in sé e per sé, e che questa pertanto andava posta in relazione col suo opposto. In tal modo Hegel sovvertì la logica di non-contraddizione, facendo coincidere l'Uno col suo contrario, cioè con la molteplicità.

Si può che dire la parabola storica dell'Uno finisce col tentativo di Hegel di oggettivarlo in maniera compiuta, essendo il pensiero di Marx ed Engels, notoriamente allievi di Hegel, una variante di stampo materialista riconducibile all'Hegelismo stesso anche se indubbiamente la variante marxista del pensiero di Hegel, il cui influsso sulle masse e sugli intellettuali è cambiata essendo cambiato lo scenario storico-politico date le nuove emergenze dell'ecologismo e della globalizzazione, risulta comunque a tutt'oggi la variante più rilevante per la sua portata storica nella più recente epoca di antagonismi all'industrialismo e allo sviluppo in senso imperialista del capitalismo allora appena nascente.

[modifica] Da Hegel ai giorni nostri

Dopo il grande e completo sistema filosofico di Hegel, definito da alcuni suoi interpreti e non a caso "l'ultimo filosofo", la filosofia contemporanea invece proprio a seguito dei tragici eventi storici rappresentati dalle dittature e totalitarismi di stampo sia nazi-fascista che comunista con tutti gli orrori ch'esse hanno prodotto, è divenuta alquanto allergica a questo concetto e se ne tiene alquanto distante preferendo piuttosto definirsi come "pensiero debole" o mettendosi a rimorchio di altre discipline in una posizione subordinata denotando con ciò una grande consapevolezza dei rischi che si corrono e che possono costare i cosiddetti "pensieri forti". Peraltro tuttavia questa scelta può apparire come l'abdicazione definitiva della filosofia al suo compito storico dopo 2500 anni dalla sua nascita: una sorta di fallimento della filosofia quindi.

[modifica] Bibliografia

  • W. Beierwaltes, Pensare l'Uno. Studi sulla filosofia neoplatonica e sulla storia dei suoi influssi, introduzione di G. Reale, traduzione di M. L. Gatti, ed. Vita e Pensiero, Milano 1992
  • W. Beierwaltes, Plotino: Un cammino di liberazione verso l'interiorità, lo Spirito e l'Uno, introduzione di G. Reale, traduzione di E. Peroli, ed. Vita e Pensiero, Milano 1993
  • Introduzione alla storia della filosofia di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, (1818)

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