Tutto su mia madre

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Tutto su mia madre
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Incipit del DVD
Titolo originale Todo sobre mi madre
Lingua originale spagnolo
Paese di produzione Spagna, Francia
Anno 1999
Durata 101 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico, commedia
Regia Pedro Almodóvar
Soggetto Pedro Almodóvar
Sceneggiatura Pedro Almodóvar
Produttore Agustín Almodóvar, Michel Ruben
Fotografia Affonso Beato
Montaggio José Salcedo
Effetti speciali Antonio Molina
Musiche Alberto Iglesias
Scenografia Antxòn Gòmez
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Tutto su mia madre (Todo sobre mi madre) è un film del 1999 scritto e diretto da Pedro Almodóvar.

Presentato in concorso al 52º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la miglior regia.[1]

Il film è uscito nei cinema italiani il 17 settembre 1999.

Le riprese si sono svolte dal 5 ottobre 1998 al 28 novembre dello stesso anno.[2]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film inizia a Madrid, con la morte di Esteban, figlio diciassettenne della protagonista Manuela. Quella sera erano andati entrambi a vedere lo spettacolo teatrale Un tram chiamato desiderio. Alla fine della rappresentazione Manuela ed Esteban avevano atteso all'uscita Huma, la prima attrice, per un autografo. Ma quella notte pioveva a dirotto e la donna, una volta uscita dall'edificio s'era infilata subito in macchina ed era fuggita via. Allora Esteban aveva tentato di rincorrere il veicolo, ma era stato investito ad un incrocio.

Dopo la morte del figlio, Manuela decide di partire per Barcellona alla ricerca del padre di Esteban. La donna aveva da sempre nascosto al figlio l'identità del padre, cosicché il ragazzo aveva sempre covato nel cuore il desiderio di conoscerlo e incontrarlo. Così, come per soddisfare l'ultimo desiderio del figlio, Manuela va alla ricerca del suo ex compagno, un transessuale che vive a Barcellona e si fa chiamare Lola.

Arrivata nella città, la madre ritrova subito una sua vecchia e cara amica, Agrado, anche lei transessuale, che per vivere si prostituisce. Da quel momento in poi gli avvenimenti e le storie dei vari personaggi si sovrappongono in modo vorticoso. Manuela conosce Rosa, una suora destinata ad andare in missione, che si ritrova però sieropositiva e incinta. Il padre del bambino, con grande sorpresa e dolore di Manuela, è ancora Lola. Agrado, grazie a Manuela, lascia il marciapiede per lavorare da Huma, come assistente tuttofare. Manuela, infatti, era riuscita a conoscere Huma e a raccontarle la storia di Esteban.

Anche Huma aveva avuto una storia travagliata: era in ansia per Nina, un'attricetta tossicomane, con cui aveva intessuto una storia d'amore. Rosa partorirà quindi un bimbo, a cui darà il nome di Esteban, e che affiderà a Manuela prima di morire. Al funerale di quest'ultima finalmente compare Lola. Debilitata dall'HIV, subisce il carico dei suoi errori, fra cui la consapevolezza d'essere padre di un figlio ormai morto e di uno appena nato.

Sintesi[modifica | modifica sorgente]

Quello che emerge dal film è lo spessore umano dei personaggi principali, che sono tutte donne. C'è il personaggio principale di Manuela che affronta con coraggio la perdita del figlio e, come per soddisfare un suo ultimo desiderio, va alla ricerca del padre. La figura di Rosa, dipinta come un'anima candida, che ha immolato la sua intera vita per il prossimo, fino a quando non s'innamora di Lola che l'abbandonerà come ha fatto con Manuela. Infine Agrado. La figura di Agrado assume vita propria sia come icona del vero e della sua ricerca, sia come simbolo di un "godimento" solidale, finalizzato principalmente all'annientamento del dolore, insito nella vita di ognuno. In un suo monologo dichiara che il suo nome d'arte racchiudeva in sé il suo più grande desiderio: quello di alleviare le sofferenze altrui, ovvero rendere la vita d'ogni persona con cui entrava in contatto, più "gradevole" (da qui il nome Agrado). Durante il film, si respira un clima insolito e, nel contempo, rasserenante. Un'atmosfera inusuale, in cui ogni eccesso (o evento che nella vita comune, verrebbe interpretato come tale) è oggetto di livellamento e armonizzazione. Un "modus vivendi" in cui i personaggi principali accettano ogni avvenimento più tragico con la più ovvia naturalezza e spontaneità. La donna (o le donne di questo film) è raffigurata come un essere saggio e compiuto che è ben consapevole del senso e della portata vera della vita. Tutte queste donne piangono, soffrono e si disperano; ma nello stesso tempo ridono, scherzano e continuano a sognare. Comprendono tutto e tutto perdonano. Come fa Agrado, all'inizio del film, quando viene assalita da un suo cliente. Prima si difende, graffiandolo con le unghie e insultandolo per poi, a pericolo scampato, indicargli una sua amica per farlo medicare. Queste donne conoscono la sostanza della vera umanità e della tolleranza. Uno stile di vita superiore alla norma, che ravvisa il risentimento e la sofferenza, ma che impedisce a quest'ultimi di incancrenirsi e trasformarsi in rancore e odio. Sono donne umili che, alla fine del loro percorso evolutivo, non giudicano e non condannano. Sono donne che amano la vita e che sono disposte solamente a vivere. E vivere riesce loro nel migliore dei modi: lo fanno senza zavorre, con la stessa leggerezza e la stessa intensità dei fuochi d'artificio.

Non ci sono uomini in questo film o, meglio, non ci sono personaggi maschili di spessore. Forse l'unico personaggio che può essere considerato maschile è Lola. Un uomo che vive e che ama, ma che lo fa in modo immaturo. Una figura che si fa trascinare dal suo destino, solo per apprezzarne il lusso e il gusto; che si rifiuta però di fare i conti con le conseguenze delle sue azioni. Un uomo vile, che non ha neppure il coraggio di affrontare in pubblico il funerale di Rosa ma che si accontenterà di viverlo da lontano e in disparte dai gradini di un colle. Un'altra figura maschile, sebbene solo abbozzata, è il padre di Rosa, affetto però da demenza senile. Nella sostanza quindi, un uomo che non ha memoria della vita.

Il concetto di donna-madre quindi viene qui assurto a obiettivo supremo cui sia uomini sia donne possono aspirare. Solamente una donna o un uomo che (secondo quanto esposto sopra) possa essere definito "donna", saprà veramente cosa significhi vivere e potrà essere madre. Potrà, cioè, vivere "senza zavorre" ed elargire esempi di vita vera.

Emblematica è la dedica con cui il regista chiude il film:

« A Bette Davis, Gena Rowlands, Romy Schneider… A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, agli uomini che recitano e si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre »

In questo film, la trasgressione viene letta e reinterpretata in modo innovativo e audace. Ogni eccesso viene rilevato, studiato e mostrato al pubblico non più come effetto ultimo di un disturbo, o squilibrio. Viene descritto e raccontato nell'istante stesso della sua genesi. In questo modo, partendo dalle cause (e non più dagli effetti) che hanno dato vita a quel comportamento, le conseguenze appaiono più naturali e consonanti con il fondo dell'identità individuale in oggetto. Almodóvar ribalta, soprattutto con il personaggio di Agrado, il modo di leggere e interpretare sia le diversità che i cosiddetti "eccessi". Redimendo gli outlier di qualunque dimensione esistenziale, attraverso un'umanizzazione della trasgressione tout-court e una riabilitazione del vecchio adagio, secondo cui, "non bisogna mai giudicare, ciò che non si riesce a comprendere nella sua interezza".

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La scena dell'incidente richiama la sequenza analoga di Opening Night di John Cassavetes (1977) in cui la diciassettenne Nancy alla fine d'uno spettacolo attira l'attenzione dell'attrice che ammira: dopo un rapido saluto quest'ultima, sorpresa da una forte pioggia, salta in macchina rincorsa dalla giovane fan. Mentre Nancy fa gli ultimi cenni al veicolo che s'allontana è travolta da un'automobile che sopraggiunge a forte velocità e che l'uccide sul colpo.
  • Il titolo è un riferimento al film Eva contro Eva del 1950 il cui titolo originale è "All About Eve" (Tutto su Eva) All'inizio del film infatti Manuela e il figlio guardano in tv proprio questo film.
  • È citato a più riprese Un tram che si chiama desiderio, che Huma e Nina stanno recitando sia nelle sequenze di Madrid che in quelle di Barcellona e che, in una messa in scena di dilettanti, aveva causato il primo incontro fra Manuela e Esteban in Argentina.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Awards 1999, festival-cannes.fr. URL consultato il 5 luglio 2011.
  2. ^ Box office / incassi Tutto su mia madre (1999), Internet Movie Database. URL consultato l'8 aprile 2013.

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