Teoria della continuità

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La teoria della continuità (abbreviazione TC o TCP) è una teoria etnolinguistica, elaborata in ambito glottologico e archeologico negli anni '90. la teoria sostiene l'esistenza di una continuità a partire dal Paleolitico.

Il concetto di base della teoria fu elaborato e proposto per la prima volta in ambito archeologico dal'archeologo belga Marcel Otte e poi sviluppato in ambito linguistico dal glottologo Mario Alinei, a partire dagli anni '90. La teoria ha tuttavia avuto un seguito molto limitato negli ambienti dei linguisti storici. Aspetti della teoria sono stati autonomamente elaborata da alcuni glottologi e linguisti (Cicerone Poghirc, Jean Le Dû) e da alcuni archeologi (Marcel Otte e Alexander Häusler). La teoria è stata accolta da Franco Cavazza[1], Xaverio Ballester[2], Francesco Benozzo[3], Gabriele Costa[4].

La teoria della continuità linguistica si basa sul concetto della dispersione neolitica, elaborato dall’archeologo inglese Colin Renfrew[5] e sulle nuove scoperte in ambito paleontologico e genetico, come la correlazione genetico-linguistica[6].


Indice

[modifica] Teoria della continuità in ambito linguistico

La teoria elaborata da Mario Alinei è contenuta nell'opera Origine delle lingue d'Europa, in due volumi, pubblicati rispettivamente nel 1996 e nel 2000: il primo approfondisce gli aspetti paleontologici legati all'evoluzione della lingua umana nel Paleolitico, mentre il secondo approfondisce gli aspetti archeologici connessi all'evoluzione delle lingue nel Mesolitico e nelle successive età dei metalli.

L'opera tratta delle origini linguistiche delle lingue scritte e dei dialetti viventi (entrambi denominati "linguemi") del continente europeo; in particolare di quelli dell'area attualmente classificata come indoeuropea e della sottoarea romanza. L'opera traccia una sintetica storia delle varie teorie linguistiche che si sono succedute nel tempo e una panoramica di quelle oggi discusse nell'ambito della ricerca.

Il lavoro si basa come presupposto fondamentale sul "principio di unità[7], che viene considerato alla base di tutte le religioni, della matematica e della stessa logica e, infine, di ogni disciplina scientifica e sapere umano.

In base a questo principio sono analizzate le ipotesi linguistiche monogenetica e poligenetica sulle origini del linguaggio umano e di tutte le sue varietà linguistiche. L'ipotesi monogenetica presuppone una prima coppia di esseri umani parlanti, quella filogenetica più coppie, sparse per il mondo, che abbiano sviluppato autonomamente la facoltà della parola; questa seconda ipotesi presuppone in ogni caso, secondo Alinei, una fase precedente, con una coppia da cui le varie coppie parlanti sarebbero derivate, che sebbene non parlante avrebbe comunque sviluppato gli apparati fisiologici, anatomici e neurologici che sono il presupposto della facoltà di parola umana. In entrambi i casi dunque, secondo Alinei, vi è sempre un'origine comune, una fase precedente che riconduce all'unità e di conseguenza tutte le lingue umane sarebbero riconducibili ad un'origine filogenetica comune. Anche la scoperta della grammatica generativa trasformazionale sarebbe una conferma della imprescindibilità di una fase evolutiva unitaria della specie umana, antecedente allo sviluppo della parola.

Compito della linguistica sarebbe di conseguenza quello di scoprire come dalla lingua umana in generale, da questo stato unitario indefinito e indeterminato, si sarebbero sviluppate le varietà linguistiche particolari o viceversa ricostruire da queste ultime l'unità che vi soggiace. In tale ottica, nessuna lingua umana particolare potrebbe essere posta come lingua madre o protolingua di altre lingue particolari; soltanto l’originaria unità universale anteriore e sempre presente, indefinita e indeterminata, costituirebbe il momento o la fase originaria, ovvero la "protolingua universale". Sarebbe invece possibile mettere il luce le fasi storiche in cui lingue umane, tra loro più vicine geograficamente e socialmente, avrebbero assunto caratteri tra loro più omogenei, tali da distinguerle da altre lingue umane più lontane, ossia individuare storicamente, geograficamente e socialmente gruppi di lingue che presentassero affinità e diversità speficiche.

Alinei considera inoltre tutte le culture litiche, evidenziate dai ritrovamenti archeologici e studiate dagli antropologi e le associa alla evoluzione preistorica delle lingue umane (in particolare per l'Eurasia, trovandovi corrispondenze tipologiche.

[modifica] Origini del linguaggio umano

In merito alle possibili “origini prime” del linguaggio umano, la teoria della continuità linguistica non prende posizione rispetto all'ipotesi monogenetica[8] o a quella poligenetica: secondo Alinei l’ipotesi su cui lavorare sarebbe: «poligenesi dell’invenzione, della formazione e dello sviluppo linguistico o monogenesi dell’invenzione con poligenesi della formazione e dello sviluppo linguistico»[9].

La teoria della continuità prende in considerazione in due ipotesi cronologiche sull’origine del linguaggio umano e per la formazione delle lingue e dialetti d’Europa: un'ipotesi "breve", nella quale l'origine del linguaggio viene fatta risalire alla comparsa dell'Homo sapiens sapiens (200.000 anni fa), e un'ipotesi lunga, secondo la quale questa origine viene fatta risalire alla comparsa dell'Homo abilis o dell'Homo erectus (2.000.000 di anni fa), specie che avevano già sviluppato le basi fisio-neurologiche per il linguaggio e forme di cultura materiale che ne presuppongono l'utilizzo almeno in forme rudimentali[10].

[modifica] Teoria della continuità e indoeuropeo

Per approfondire, vedi la voce Nostratico.

La teoria della continuità si oppone alla teoria tradizionale secondo la quale i "linguemi" che si erano sviluppati nell'età della pietra sarebbero stati cancellati, insieme alle popolazioni che li parlavano, da invasori portatori di un differente linguaggio[11]. Secondo Alinei le popolazioni definite "indoeuropee" sarebbero proprio i diretti discendenti di coloro che avevano popolato il continente europeo fin dal Paleolitico, con le prime migrazioni dell'Homo sapiens sapiens provenienti dall'Africa, mentre gli invasori indoeuropei, popolazioni di pastori e guerrieri a cavallo, secondo la teoria tradizionale recentemente aggiornata da Marija Gimbutas, sarebbero prevalentemente non indoeuropei[12].

Secondo Alinei sarebbero innegabili le affinità linguistiche fra le lingue indoeuropee e quelle semitiche e cartveliche (lingue marcatamente flessive e da connettere alle industrie litiche bifacciali, che caratterizzano l'Asia sud-occidentale) e le affinità lessicali (indipendentemente se genetiche o acquistite) ancora fra le lingue indoeuropee e lingue come il semitico, il sumero, il cartvelico e l'elamita[13].

[modifica] Evoluzione linguistica

Per la teoria della continuità, la lingua umana è piuttosto un "continuum preistorico e storico", con variazioni geografiche, etniche e sociali.

Le rappresentazioni tradizionali dello sviluppo o evoluzione in epoca preistorica e storica della lingua umana, quali i modelli "dell’albero" e "dell’onda" sarebbero secondo Alinei soltanto metaforiche e non renderebbero con precisione l'evoluzione e le reali relazioni delle lingue umane: Alinei propone di sostituirli con il modello linguistico della "sequenza stadiale socio-geografica".

Nessuno dei "linguemi" della sequenza dovrebbe essere considerato come lingua madre o matrice, perché tutti sono solo "varianti geo-storiche" di una stessa lingua unitaria[14].

I dialetti tuttora parlati sono considerati da Alinei "fossili" delle lingue parlate nella preistoria[15] e il lessico è ritenuto essere la parte più antica del linguaggio, mentre gli aspetti tipologici, grammaticli e sintattici sarebbero il risultato di processi di differenziazione più tardi rispetto a quelli di formazione lessicale[16]. I linguemi tenderebbero a conservarsi più che a mutare[17] e i cambiamenti interverrebbero solamente per intervento di forze esterne (emigrazione del parlante, immigrazioni consistenti che mutino la composizione etnica della comunità e si riflettano pertanto sulla sua lingua): Alinei ritiene che perché una lingua cambi debba cambiare il parlante e la sua comunità etnico-sociale e che non ci sia alcuna naturale spinta al cambiamento per moto interno.

Secondo Alinei esisterebbe infine una correlazione tra le varie culture preistoriche, caratterizzate da diverse industrie litiche, e lo sviluppo delle diverse varietà linguistiche nei continenti europeo, africano e asiatico[18].


[modifica] Teoria della continuità e origine dei dialetti romanzi

Secondo Alinei i dialetti comunemente definiti "romanzi" non avrebbero avuto origine nel Medioevo, ma le loro radici affonderebbero piuttosto neil primo lessico umano universale e nelle sue varie differenziazioni e sviluppi databili e localizzabili attraverso la ricerca. Tali dialetti si sarebbero mantenuti parallelamente alla diffusione del latino[19]: solo le lingue scritte ad essi corrispondenti (lingue neolatine) sarebbero state codificate in epoca medioevale, ma neppure esse deriverebbero dal latino, costituendo piuttosto la continuazione anche per iscritto di una variazione dialettale orale, parallela e per alcuni aspetti più arcaica del latino stesso[20]. Le lingue scritte conosciute dalle attestazione archeologiche sono testimonianza solo di se stesse e dei gruppi dominanti di cui sono diretta espressione, ma sono da considerarsi solo una delle diverse varianti linguistiche geografiche e sociali e dei dialetti o linguemi ad esse contigui e paralleli.

In questo contesto Alinei considera la lingua latina una variazione di un continuum linguistico stabilitosi sin dal periodo epigravettiano (24.000-10.000 a.C. circa) nella penisola italica, la costa balcanica dell'Adriatico, la costa meridionale francese e la costa orientale iberica, dove si era diffusa la cultura della ceramica cardiale. Le profonde affinità linguistiche di quest'area sarebbero dunque dovute non tanto alla successiva romanizzazione, che pure comportò una notevole influenza della variante latina con ampi scambi lessicali nei due sensi, bensì all'originario assetto linguistico preistorico[21].

Per Alinei, nell’ipotesi cronologica lunga, i gruppi linguistici e i dialetti (linguemi) oggi viventi erano nettamente separati e formati già alla fine del Paleolitico superiore e insediati nello loro sedi storiche e già internamente frammentati nel Mesolitico e Neolitico (pagina 731 del I volume) e nell’ipotesi della continuità breve, già esistenti fin dal II millennio a.C.[22].

Sulla base della teoria della continuità Alinei auspica dunque una modifica del lessico della linguistica tradizionale: il termine "latino" dovrebbe essere utilizzato esclusivamente per indicare la lingua parlata e scritta a Roma dalle élites cittadine, poi diffusasi in buona parte dell’impero romano con la romanizzazione, come lingua scritta e parlata dalle élites romanizzate, affiancata ai loro "linguemi" storici locali. Termini come "neolatino", "latino volgare", "lingue e dialetti romanzi", dovrebbero essere sostituiti con altri, in quanto essi non costituirebbero secondo Alinei né una derivazione né una continuazione del latino di Roma, né "linguemi" orali come nel concetto di latino volgare, ma piuttosto lingue e linguemi ben distinti, paralleli e autonomi nella loro essenza (struttura grammaticale e corpo lessicale) e storia (origine e formazione)[23].

Secondo i presupposti della teoria della continuità, Alinei ritiene che la storia delle variazioni e mutazioni fonetiche e fonologiche elaborate dalla linguistica tradizionale dovrebbe essere rivista: lingue e i linguemi, non dovrebbero infatti essere classificati "ad albero" secondo famiglie linguistiche, ma collocati nella "'sequenza stadiale socio geografica" elaborata dalla nuova teoria

[modifica] Note

  1. ^ Uno scritto di Franco Cavazza, docente di Storia della linguistica all’Università di Bologna è scaricabile in formato .pdf dal sito Continuitas.com
  2. ^ Uno scritto di Xaverio Ballester, indoeuropeista e docente alla facoltà di filologia, dipartimento di filologia classica, dell'Università di Valencia è [1] scaricabile in formato .pdf dal sito Continuitas.com]
  3. ^ Francesco Benozzo è ricercatore di filologia romanza all'Università di Bologna.
  4. ^ Uno scritto di Gabriele Costa , glottologo, primo assistente alla facoltà di filologia, dipartimento classico, Università di Bologna, è scaricabile in fomato .pdf dal sito Continuitas.com.
  5. ^ C. Renfrew, Archeology and Language: the IE Puzzle, 1987.
  6. ^ Luca Cavalli Sforza, Paolo Menozzi e Alberto Piazza, in History and Geography of Human Genes 1994
  7. ^ Mario Alinei, Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, p.364
  8. ^ La teoria monogenetica è sostenuta da Hermann Bengston e Merrit Ruhlen: quest'ultimo in particolare ha elaborato le "27 etimologie globali" (Testo in .pdf sulle 27 etimologie globati)
  9. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, pp. 425-430).
  10. ^ Tobias Philip V., "Paleoantropologia", in AA.VV (1993) pag. 37-60. Tobias sostiene che già nei crani fossili dell'Homo erectus sono individuabili i volumi occupati dalle aree di Broca e di Wernicke, parti del cervello deputate al linguaggio.
  11. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, II, 2000, p. 997.
  12. ^ Secondo Alinei il popolo dei Kurgan sarebbe di origine altaica. Allo stesso modo Alinei si oppone alla teoria diffusa da Colin Renfrew di una pacifica migrazione neolitica di agricoltori dalla Mezzaluna fertile, che sarebbero stati portatori del linguaggio indoeuropeo
  13. ^ Lezioni d'Indoeuropeistica di Franco Cavazza[2]
  14. ^ Secondo Alinei, il termine latino matrem, non deve essere considerato come origine dei termini italiano meridionale matre = italiano, spagnolo, portoghese madre = lombardo mader = emiliano mèder = provenzale maire = catalano, piemontese, veneto mare = francese mère = ligure mwè: M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, p. 187 e ss.
  15. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, p.732.
  16. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, pp.425-426.
  17. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, capitolo V.
  18. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, p.439 e ss. Alinei riprende quanto già elaborato da Gordon Childe (G. Childe, What Happened in History, 1954).
  19. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, p. 80 e ss.
  20. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, p. 123 e ss.
  21. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, II, 2000, p. 581.
  22. ^ M. Alinei Origine delle lingue d'Europa, I, 1996, pp. 124 e 731.
  23. ^ A queste considerazioni Alinei aggiunge inoltre quella che il lessico colto del latino è costituito da prestiti provenienti da numerose lingue dell'impero e in particolare dal greco, che a sua volta aveva attinto parte del proprio lessico colto dalle lingue semitiche mesopotamiche, alle quali deve anche il proprio alfabeto: sull'origine del lessico greco antico, vedi; P. Chantraine: Dictionnaire étymologique de la langue grecque, 1968-80, 2 voll; H. Frisk: Griechisches Etymologisches Wörterbuch, Heidelberg, 1954-72, 3 voll. J. 13; E. Boisacq: Dictionnaire étymologique de la langue grecques, (1907), Heidelberg,1938; G. Jucquois: B. Devlamminck, Compléments aux Dictionnaires étymologiques du grec ancien, I (A-K), Lovanio, 1977; sui contatti della lingua greca e delle lingue semitiche vedi inoltre: Giovanni Semerano Le Origini della cultura europea 4 voll.

[modifica] Pubblicazioni

  • Origini delle lingue d'Europa, Collezione di Testi e di Studi, I volume 1996, II volume 2000, editore Il Mulino

[modifica] Collegamenti esterni

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