Spe salvi

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Spe salvi
Lettera enciclica di Papa Benedetto XVI
Stemma di Papa Benedetto XVI
Anno 30 novembre 2007
Anno di pontificato III
Traduzione del titolo Salvati nella Speranza
Argomenti trattati La speranza come salvezza
Numero di pagine 101
Enciclica papale nº II di III
Enciclica precedente Deus Caritas Est
Enciclica successiva Caritas in veritate
(LA)
« Spe Salvi facti sumus. »
(IT)
« Nella speranza siamo stati salvati. »
(San Paolo Apostolo, Lettera ai Romani 8, 24; citato nell'incipit di Spe salvi.)

Spe salvi (in italiano Salvati nella Speranza) è la seconda enciclica di papa Benedetto XVI, pubblicata il 30 novembre 2007, ricorrenza di sant'Andrea Apostolo.

La presentazione è stata curata dal pro-teologo emerito della casa pontificia, cardinale Georges Cottier, e dal cardinale Albert Vanhoye, professore emerito di esegesi del Nuovo Testamento al Pontificio Istituto Biblico.

Il 25 marzo 2008 la traduzione russa dell'Enciclica è stata presentata a Mosca presso il centro culturale "Pokrovskie Vorota" dall'arcivescovo cattolico di Mosca Paolo Pezzi e il prorettore ortodosso dell'Accademia Teologica e segretario della Commissione Sinodale del Patriarcato di Mosca Vladimir Shmalij, all'interno di una serie di iniziative ecumeniche di incontro tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa.[1][2]

Il contenuto[modifica | modifica sorgente]

La seconda enciclica di Benedetto XVI è suddivisa in 50 paragrafi, numerati all’interno di otto capitoli generali.

Nell’arco dei 50 paragrafi, il Pontefice spiega cosa sia la «speranza cristiana» e come essa può salvare. Una speranza non individualista, ma comunitaria, come comunitaria è la vita cristiana perché discende direttamente dall’essere in comunione con Gesù ed attraverso di Lui con tutti i Fratelli.

Dopo un lungo viaggio, soprattutto nella storia moderna, in cui viene descritta una speranza centrata sull’uomo e sulle sue conquiste tecnologiche, il Papa stesso individua questa speranza come falsa. La vera Speranza, quella che salva, viene invece presentata come un dono della fede che proviene direttamente da Dio attraverso il Suo unico figlio Gesù.

In quest'ottica la ragione non può sovrastare la Spes, come invece sostenuto da alcuni filosofi e alcune correnti ideologiche, e l’uomo non è in grado di salvarsi da solo senza un intervento che vada oltre sé stesso, senza una Speranza che superi le sue speranze terrene. Si sostiene infatti che le speranze terrene, per loro stessa natura, una volta raggiunte siano già superate e non riescano quindi a dare quella gioia che può venire solo dall’Eterno.

I capitoli[modifica | modifica sorgente]

Dopo l’«introduzione» si apre il capitolo «La fede è speranza», di taglio scritturistico, con spazio anche per una figura quale santa Giuseppina Bakhita, esempio vivente della «speranza» cristiana.

Il capitolo seguente s’intitola «Il concetto di speranza basata sulla fede nel Nuovo Testamento e nella Chiesa primitiva»: qui sono citati san Gregorio Nazianzeno, San Tommaso d'Aquino e Lutero.

Nel capitolo «La vita eterna – che cos’è?», Benedetto XVI affronta il tema dell’aldilà, mentre nel successivo «La speranza cristiana è individualistica?» entrano in gioco teologi come Henri de Lubac o mistici come sant'Agostino d'Ippona, Bernardo di Chiaravalle e san Benedetto.

Nel capitolo «La trasformazione della fede-speranza cristiana nel tempo moderno» Ratzinger illustra l'esperimento comunista in Russia offrendo riferimenti a Bacone, Kant, Engels, Marx sul rapporto fede-ragione.

Nel capitolo «La vera fisionomia della speranza cristiana» si citano poi Lenin, di nuovo Marx e Adorno, mentre in «Luoghi di apprendimento e di esercizio della speranza» si affrontano i temi della preghiera, della sofferenza e del giudizio finale, con riferimento tra gli altri al cardinale François-Xavier Nguyên Van Thuán, al filosofo Max Horkheimer, a Dostoevskij e a Platone.

L’Enciclica si chiude con il capitolo «Maria, stella della speranza».

Critiche e reazioni[modifica | modifica sorgente]

Il giornalista italiano Antonio Socci considera questa enciclica il documento che finalmente ridà alla speranza cristiana il posto che le spetta, senza confonderla con l'"ottimismo" che sembrava averla sostituita dopo il Concilio Vaticano II.[3]

In un suo commento all'enciclica, il giornalista Luigi Amicone ha sottolineato il continuo riferimento all'esperienza:

Non c'è capitolo in cui non vi sia il rinvio all'esperienza, a un nome e un cognome particolari che sono suggerimento di un metodo generale. Che non è quello di una religione come fatto privato. Ma quello di una vita, privata e pubblica, fuori dalla menzogna e dalla paura.

Secondo Amicone, questo è segno di una volontà da parte del Papa di farsi capire anche al mondo laico, usando anche «la lingua originale dei non addetti ai lavori».[4]

L'astrofisico Marco Bersanelli, responsabile scientifico dello strumento LFI della missione spaziale Planck Surveyor, ha apprezzato la trattazione del concetto di ricerca scientifica fatta nell'enciclica:

« la [...] critica [del Papa] all’ideo­logia del progresso e della scienza è acuta. Senza mai misconoscere il va­lore della scienza in sé (che, come di­ce a un certo punto, «può contribui­re molto all’umanizzazione del mon­do e dell’umanità»), ne sottolinea l’i­nadeguatezza a quel livello dell'esperienza umana che può trovare una risposta solo in qualcosa d’infinito. [...] La ricerca scientifica e filosofica del vero nasce [...] dal percepire che non sia­mo schiavi della natura. Dice, infatti: «La vita non è un semplice pro­dotto delle leggi e della casualità del­la materia, ma in tutto e contempo­raneamente al di sopra di tutto c’è u­na volontà personale». Questo non toglie nulla al dinamismo della natu­ra e all’umanità dell’uomo »
(Postmodernità, quale speranza? Nichilismo e dominio della tecnica alla luce della «Spe salvi»: a confronto l’astrofisico Bersanelli e il filosofo Esposito. Avvenire, 9 gennaio 2008, p. 28.)

Alcuni commentatori[5][6] hanno visto nella Spe Salvi una decisa presa di posizione contro la ragione come unica guida dell'agire umano (si veda la critica dell'Illuminismo e della scienza come unica fonte di verità), nonché un tentativo di portare la Chiesa in una posizione pre-conciliare.

Nel blog del noto sacerdote No-global don Vitaliano Della Sala[7] si legge una dura e puntuale critica all'enciclica, sia per quanto riguarda la forma sia per i contenuti. In particolare, si afferma che: «A parte il linguaggio scoraggiante, l’ultima enciclica del Papa lascia perplessi per alcune affermazioni sul marxismo, sull’ateismo, sulla scienza moderna».

Massimo Cacciari sostiene invece che la Spe Salvi sia una normale lezione sul concetto di speranza che si colloca in un contesto teologico e cristiano, senza il confronto con altri pensieri. Poco profonda sarebbe invece a suo giudizio l'analisi sul marxismo.[8]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La Spe Salvi, motivo di unità tra cattolici e ortodossi, L'Osservatore Romano, 27 marzo 2008.
  2. ^ Russia, la "Spe Salvi" fa incontrare cattolici e ortodossi, L'Avvenire, 27 marzo 2008.
  3. ^ Antonio Socci: «Cosa significa la bellissima enciclica di Benedetto XVI sulla speranza»
  4. ^ "Un'enciclica per noi pagani", Tempi, n. 50, 13 dicembre 2007
  5. ^ Articolo di commento della "Spe Salvi" di Eugenio Scalfari.
  6. ^ Comunicato Stampa UAAR del 30/11/2007.
  7. ^ Blog di Don Vitaliano Della Sala sulla Spe Salvi
  8. ^ Adnkronos. Cacciari: «La "Spe Salvi" è una lezione di teologia.»

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