Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi

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Leone X tra i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi
Leone X tra i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi
Autore Raffaello
Data 1518
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 155,2 cm × 118,9 cm 
Ubicazione Galleria degli Uffizi, Firenze
Dettaglio
Dettaglio

Il Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi è un dipinto a olio su tavola (155,2x118,9 cm) di Raffaello Sanzio, databile al 1518 e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il grande ritratto del papa venne inviato a Firenze nel 1518 per rappresentare il pontefice, impossibilitato a spostarsi, alle nozze del nipote Lorenzo duca di Urbino con la nobildonna francese Madeleine de La Tour d'Auvergne (parente del re di Francia Francesco I), dalla cui unione nacque Caterina de' Medici[1]. Il ritratto venne sistemato in Palazzo Medici e le fonti lo ricordano "sopra alla tavola dove mangiava la Duchessa et li altri signori, in mezzo, che veramente rallegrava ogni cosa"[2].

Vasari ne fece una descrizione di stupefatta ammirazione, che ben rievoca l'impressione che l'opera fece presso i contemporanei: incantava l'acuta descrizione degli oggetti, la resa minuziosa dei dettagli preziosi e soprattutto "i lumi delle finestre, le spalle del papa e il rigirare delle stanze" riflessi nel pomello della poltrona[2].

Ne furono fatte varie copie, tra cui una del Vasari stesso nel 1536; lo storico aretino riporta anche una storia secondo cui una copia di Andrea del Sarto (oggi a Napoli) venne spedita al posto dell'originale a Federico II Gonzaga, che l'aveva ammirato in casa di Ottaviano de' Medici e tanto aveva insistito per avere l'opera con Clemente VII; in realtà si pensa si tratti di un falso racconto, poiché dal carteggio si evince che il marchese non ricevette il dipinto prima del 1525[3].

Nel 1589 è inventariato agli Uffizi e dal 1799 al 1816 finì in Francia tra le prede napoleoniche[3].

L'ultimo restauro risale al 1995[4].

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Con questo ritratto ufficiale, Raffaello proseguì nell'opera di rinnovo della tradizione già avviata con il Ritratto di Giulio II. Il papa, vestito col camauro, la mozzetta e una veste di velluto bordata di pelliccia e riccamente decorata, è infatti seduto a un tavolo coperto da un drappo rosso sulla sedia camerale sul cui pomello si vede un riflesso della finestra e della stanza. La composizione si svolge in diagonale, anziché di profilo o frontalmente come di solito, e il papa non è ritratto in maniera impostata, ma intento alla lettura, appena sospesa, di un prezioso manoscritto miniato (un libro d'ore), lente d'ingrandimento alla mano, vicino a una campanella riccamente ornata a casello, usata per chiamare i servitori e i cortigiani. Gli oggetti sul tavolo alludono senza dubbio ai gusti raffinati del Papa mecenate. Pochi accenni spaziali mostrano un pilastro della stanza, con cornici spezzate[2].

Dietro di lui stanno due cardinali cugini, Giulio de' Medici (futuro Clemente VII, a sinistra) e Luigi de' Rossi (a destra), in assenza di azione che accentua il carattere "storico" della rappresentazione[3]. Queste due figure, aggiunte in un secondo momento (come testimonia l'assenza di disegno sottostante), sono solitamente riferite a un aiuto di bottega, magari Giulio Romano: il ritratto acquisì quindi poco dopo anche il valore di esaltazione dinastica. Essi dimostrano una notevole familiarità, col gesto del cardinal de' Rossi che poggia le mani sullo schienale della sedia e guarda direttamente lo spettatore, come se ne percepisse la presenza; gli altri sguardi invece divergono, quasi ad amplificare lo spazio su molteplici direttrici[2].

Il ritratto del papa è altamente individuato nella fisionomia, come il volto tondo e dal mento gonfio, il naso grande e arcuato, lo sguardo intenso, rivolto a un punto indefinito nella stanza, i solchi ai lati della bocca, sulla fronte le leggere occhiaie, oltre alla leggera ricrescita della barba[5].

Il punto di vista è leggermente rialzato e il taglio del tavolo dai bordi del dipinto creano un effetto particolarmente innovativo, che evidenzia le direttrici diagonali: l'effetto è quello di uno spazio aperto che prosegue in tutte le direzioni, coinvolgendo al massimo lo spettatore che si trova vivamente partecipe alla scena[2].

I colori si basano su una stupenda "sinfonia dei rossi", dal purpureo del copricapo di velluto, alle sete cardinalizie dai toni accesi, fino allo scarlatto del drappo lanoso sul tavolo e alla tinta sanguigna delle frange e della stoffa sulla sedia[2].

L'atmosfera pacata ma allusiva al potere papale e allo splendore della sua corte e l'armonia dell'intera composizione fanno di questo dipinto una delle opere più significative e ammirate degli ultimi anni dell'artista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Zapperi: Il ritratto di Leone X di Raffaello. Roma, Firenze e la politica medicea in "Bollettino d'arte" n. 139, 2009, pagg. 59-69.
  2. ^ a b c d e f Galleria degli Uffizi, cit., pagg. 169-171.
  3. ^ a b c De Vecchi, cit., pag. 118.
  4. ^ Fossi, cit., pag. 422.
  5. ^ Franzese, cit., pag. 128.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi, Raffaello, Rizzoli, Milano 1975.
  • Paolo Franzese, Raffaello, Mondadori Arte, Milano 2008. ISBN 978-88-370-6437-2
  • AA.VV., Galleria degli Uffizi, collana I Grandi Musei del Mondo, Roma 2003.
  • Gloria Fossi, Uffizi, Giunti, Firenze 2004. ISBN 88-09-03675-1
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

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