Ritratto di giovane (Raffaello)

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Ritratto di giovane
Ritratto di giovane
Autore Raffaello Sanzio
Data 1504 circa
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 54 cm × 39 cm 
Ubicazione Museo di belle arti, Budapest

Il Ritratto di giovane è un dipinto a olio su tavola (54x39 cm) di Raffaello Sanzio, databile al 1503-1504 circa e conservato nel Museo di belle arti a Budapest.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è spesso associata al ritratto di Pietro Bembo eseguito da Raffaello e menzionato in una lettera del patrizio veneziano e collezionista d'arte Marcantonio Michiel del 1530, in cui la cita tra le opere viste proprio in casa del Bembo a Padova.

Già facente parte della collezione Esterházy, pervenne al museo nel 1820 con attribuzione a Bernardino Luini. Viardot (1884) assegnò per primo l'opera a Raffaello, seguito da Passavant, Morelli (1886) e Pulzky (1896).

La critica moderna ha accettato l'attribuzione al Sanzio, tuttavia con alcune riserve, in particolare di Berenson, Ortolani e Brizio, e con una datazione che si aggira attorno al 1504 o a un periodo immediatamente successivo.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il protagonista è ritratto di tre quarti a metà figura, oltre un parapetto di derivazione fiamminga (filtrata dai modi del Perugino), e fissa verso lo spettatore accennando un sorriso. Per far apparire le mani sul parapetto compie un piegamento del braccio piuttostro innaturale e nella destra tiene un foglietto arrotolato (come il personaggio nel cosiddetto Ritratto del Perugino). Indossa una berretta rossa che lascia fluire i lunghi capelli castani a incorniciare il viso; indosso ha una mantella nera su una blusa rossa e una camicia bianca, che sporge appena dal colletto.

Il parapetto è un motivo che ebbe un notevole successo fin dalla metà del quattrocento, introdotto da Jan van Eyck e ripreso in Italia da numerosi artisti: esso aveva il compito di mediare tra lo spazio del dipinto e lo spazio reale dell'osservatore, rendendo più plausibile il taglio a mezza figura.

Il paesaggio mostra uno scorcio di colline che si perdono in lontananza, secondo gli schemi della prospettiva aerea, con la veduta di un laghetto, di una strada sinuosa e di un castello arroccato su una collina.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi, Raffaello, Rizzoli, Milano 1975.

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