Palazzo Jacopo da Brescia

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Il Palazzo Jacopo da Brescia fu un importante edificio rinascimentale di Roma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Jacopo da Brescia in una foto del 1936

Il palazzo fu costruito, forse su edifici preesistenti, per il committente Jacopo o Giacomo di Bartolomeo da Brescia, medico di Leone X, tra il 1515 e il 1519. La sua progettazione viene concordemente attribuita a Raffaello. Si trovava a Roma nel rione di Borgo, sul Borgo Nuovo (via Alessandrina), in angolo con Via dell'Elefante (la prosecuzione di Borgo sant'Angelo), nei pressi di piazza Scossacavalli, in un lotto di forma irregolare.[1] Fu demolito per i lavori di realizzazione di via della Conciliazione nel 1936.[2] Nel 1937 fu elevata una rievocazione della facciata del palazzo, con materiale originale, non lontano dal sito originario.

Caratteri stilistici[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio ha come modello il vicino Palazzo Caprini, anch'esso scomparso, archetipo del palazzo romano, progettato da Bramante ed abitato dallo stesso Raffaello. La facciata presentava cinque campate con il piano terreno, destinato a botteghe, trattato come un basamento bugnato di peperino a fasce orizzontali e soprastante ammezzato. Il piano nobile, illuminato da finestre ad edicola, era invece scandito da lesene doriche con soprastante trabeazione, così come il soprastante piano attico. I piani superiori presentano uno dei primi esempi a Roma di utilizzo di una cortina di laterizio a vista (accostato in questo caso alle membrature di peperino), in un edificio rappresentativo[3].

Lo stretto fianco sul Borgo Sant'Angelo fu risolto da Raffaello con una serliana di cui fu uno dei primi utilizzatori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L. Gigli, A. Zanella, Guide rionali di Roma. Borgo - II. Fratelli Palombi Editori, Roma. p. 99
  2. ^ Ch. L.Frommel, I palazzi di Raffaello: come si abitava a viveva nella Roma del primo Cinquecento Milano, 2003, pp. 240-255
  3. ^ Emanuela Montelli, Note su alcune tecniche costruttive impiegate per l'esecuzione di accurati paramenti laterizi nel cantiere romano cinquecentesco, in "Quaderni dell’Istituto di Storia dell’Architettura", fasc. 32,2000.