Prionace glauca

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Verdesca
Prionace glauca 1.jpg
Prionace glauca
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Ittiopsidi
Classe Chondrichthyes
Sottoclasse Elasmobranchii
Superordine Selachimorpha
Ordine Carcharhiniformes
Famiglia Carcharhinidae
Genere Prionace
Specie P. glauca
Nomenclatura binomiale
Prionace glauca
(Linnaeus, 1758)
Sinonimi

Vedi testo

Areale

Prionace glauca dis.png

La verdesca o squalo azzurro (Prionace glauca (Linnaeus, 1758)) è uno squalo appartenente alla famiglia Carcharhinidae che abita acque profonde temperate e tropicali in tutto il mondo. Predilige temperature più fredde[2], e può migrare attraverso lunghe distanze, ad esempio dal New England al Sudamerica. Anche se generalmente sono animali letargici, possono muoversi all'occorrenza assai velocemente. Sono pesci vivipari e sono noti per mettere al mondo anche più di 100 avannotti per volta. Si nutrono principalmente di pesci e calamari, anche se possono catturare prede più grandi. Spesso si muovono in banchi divisi per dimensione e sesso. La vita massima è ignota, ma si stima che possano arrivare ad età intorno ai 20 anni[3].

Distribuzione ed habitat[modifica | modifica sorgente]

La verdesca è uno squalo oceanico ed epipelagico che si trova in tutto il mondo in acque temperate e tropicali dalla superficie fino a profondità di 350 metri[4]. Nei mari temperati si avvicinano alla costa dove possono essere osservati dai subacquei, mentre in acque tropicali abitano acque profonde. L'areale si estende a nord sino alla Norvegia e a sud sino al Cile. Li troviamo quindi al largo di tutti i continenti, esclusa l'Antartide. Nell'Oceano Pacifico la maggior parte abitano la fascia compresa tra il ventesimo ed il cinquantesimo parallelo Nord, anche se ci sono degli spostamenti stagionali. Nella fascia tropicale sono diffusi uniformemente tra il ventesimo parallelo nord ed il ventesimo parallelo sud. Prediligono acque a temperature comprese tra 7 e 16 °C, ma sopportano anche temperature intorno ai 21. Le osservazioni nell'Atlantico hanno individuato cicli migratori in senso orario che seguono le correnti principali[2]. Era abbastanza comune nel Mar Mediterraneo, soprattutto in Adriatico, ma sempre molto al largo, mentre oggi il loro numero è in diminuzione.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Profilo della verdesca
Dorso di una verdesca
Mandibola di Prionace glauca
Particolare dei denti superiori anteriori

Questa specie è caratterizzata da corpo leggero, snello ed idrodinamico e da pinne pettorali allungate e strette, mentre le altre sono corte ed appuntite. La testa è appuntita, e la bocca è grande e provvista di forti denti triangolari. Il lobo superiore della pinna caudale misura 4 volte quello inferiore. Il dorso di questi squali è blu scuro, più chiaro sui fianchi, mentre il ventre è bianco. Alla maturità i maschi raggiungono lunghezze medie comprese tra 1,82 e 2,82 metri, le femmine invece maturano quando sono lunghe 2,2-3,3 metri[5]. Gli esemplari più grandi raggiungono i 3,8 metri. È stato avvistato un esemplare eccezionale di 6,1 metri, ma nessun altro si è nemmeno avvicinato a tali dimensioni[5]. Il corpo è snello ed allungato e le masse corporee dei maschi variano tra i 27 ed i 55 kg, mentre quelle delle femmine tra 93 e 182 kg[6][7][8] Una femmina di tre metri può pesare 204 kg, il peso record mai registrato era di 391 kg[9].

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

La riproduzione è vivipara, e la gestazione dura tra i 9 e i 12 mesi. Le femmine mettono al mondo da 4 a 135 avannotti per volta. Mentre le femmine maturano a 5-6 anni, i maschi lo fanno a 4-5. Il corteggiamento e l'accoppiamento sono cruenti: il maschio morde ripetutamente la femmina e gli esemplari possono essere suddivisi in categorie sessuali in base ai segni sul corpo. Le femmine si sono adattate a questa pratica sviluppando una pelle fino a tre volte più spessa di quella maschile[2].

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

I calamari sono una preda importante per le verdesche, ma la loro dieta include anche seppie e polpi pelagici, nonché aragoste, gamberi, granchi, un gran numero di pesci ossei, squali più piccoli, carcasse di mammiferi marini ed occasionalmente anche uccelli marini. Negli stomaci di alcuni esemplari sono stati ritrovati blubbers e carne di balena e di focena, sono inoltre noti per inseguire le reti dei pescherecci per prendere i merluzzi che vi sfuggono[2]. Le verdesche sono state osservate muoversi in gruppi per raggruppare le prede e poterle catturare più facilmente. Raramente si nutrono anche di tonni, che al contrario sono stati osservati mentre seguono le verdesche che cacciano in gruppo e si nutrono di prede abbandonate o in fuga. Va notato che invece sono stati osservati altri squali che non hanno disturbato la pratica di raggruppamento delle prede, a cui si sono disinteressati[10].

Predatori e parassiti[modifica | modifica sorgente]

Le verdesche adulte non vengono predate regolarmente, se si escludono l'uomo e le orche. Gli esemplari più giovani invece possono cader vittima di squali più grossi, come i grandi bianchi o i tigre. Questi squali ospitano numerosi parassiti. Rappresentano infatti l'organismo ospite definitivo per i cestodi dell'ordine Tetraphyllidea Pelichnibothrium speciosum. Vengono infettati quando divorano degli ospiti intermedi, probabilmente gli opah o i sauri feroci[11].

Interazioni con l'uomo[modifica | modifica sorgente]

Pesca[modifica | modifica sorgente]

Si stima che tra i 10 ed i 20 milioni di esemplari vengano uccisi ogni anno durante le battute di pesca. La carne è commestibile, ma non considerata particolarmente pregiata; viene consumata fresca, essiccata, affumicata o sotto sale ed inoltre viene utilizzata per produrre farina di pesce. La pelle viene utilizzata per produrre cuoio, le pinne per la zuppa di pinne di squalo, il fegato per l'olio[2]. Per la loro velocità e bellezza estetica, a volte sono cacciati per motivi ludici. Da non dimenticare che la Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha inserito la carne di squalo, e quindi anche di questa specie (assieme a quella di Pesce spada ed alcune altre specie di pesci predatori pelagici) tra quelle che bambini e donne incinte dovrebbero evitare di mangiare per i rischi legati alle intossicazioni da mercurio e da altri metalli pesanti.

Attacchi contro l'uomo[modifica | modifica sorgente]

Fino al 2013 sono stati registrati solamente 13 attacchi provocati all'uomo da parte di questa specie, con 4 morti[12]

In cattività[modifica | modifica sorgente]

Come la maggior parte degli squali pelagici, anche questi tendono a soffrire in cattività. Vi sono stati tentativi di confinarli in vasche circolari con pareti scivolose e piscine con profondità centrale di tre metri degradante fino a zero alle estremità con risultati contrastanti: la maggior parte degli esemplari testati sono morti dopo 30 giorni. Infatti la maggior parte dei pesci pelagici trovano difficoltà nell'evitare ostacoli e pareti. In un caso presso il parco acquatico di Sea World San Diego una verdesca sopravvisse bene fino a quando nella vasca non furono aggiunti degli squali leuca, che la divorarono. Il record di sopravvivenza in cattività per le verdesche appartiene ad un esemplare che nel 2008 fu tenuto presso l'Adventure Aquarium nel New Jersey per 7 mesi, prima di morire per un'infezione batterica[13].

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Sono stati riportati i seguenti sinonimi:[4]

  • Carcharhinus macki (Phillipps, 1935)
  • Carcharias aethiops Philippi, 1902
  • Carcharias glaucus (Linnaeus, 1758)
  • Carcharias gracilis Philippi, 1887
  • Carcharias hirundinaceus Valenciennes, 1839
  • Carcharias pugae Pérez Canto, 1886
  • Carcharinus glaucus (Linnaeus, 1758)
  • Galeus thalassinus Valenciennes, 1835
  • Glyphis glaucus (Linnaeus, 1758)
  • Hypoprion isodus Philippi, 1887
  • Isurus glaucus (Linnaeus, 1758)
  • Prionace mackiei Phillipps, 1935
  • Prionacea glauca (Linnaeus, 1758)
  • Squalus adscensionis Osbeck, 1765
  • Squalus caeruleus Blainville, 1816
  • Squalus glaucus Linnaeus, 1758
  • Squalus rondeletii Risso, 1810
  • Thalassinus rondeletti Moreau, 1881
  • Thalassinus rondelettii Moreau, 1881
  • Thalassorhinus vulpecula Valenciennes, 1839

Sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Non sono state individuate sottospecie.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Stevens, J., Prionace glauca in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.1, IUCN, 2014.
  2. ^ a b c d e Leonard J. V. Compagno, Sharks of the World: An annotated and illustrated catalogue of shark species known to date, Food and Agriculture Organization of the United Nations, 1984, pp. 521–524, 555–61, 590.
  3. ^ Sharks, Emerging Species Profile Sheets, published by the Department of Fisheries and Aquaculture, Government of Newfoundland and Labrador; undated
  4. ^ a b c (EN) Prionace glauca in FishBase. URL consultato il 20/04/2013.
  5. ^ a b FLMNH Ichthyology Department: Blue Shark. Flmnh.ufl.edu. Consultato il 19 dicembre 2012.
  6. ^ Blue Shark (Prionace glauca) – Ireland's Wildlife. Irelandswildlife.com (2011-07-21). Consultato il 19 dicembre 2012.
  7. ^ Sharks – Greenland (Somniosus microcephalus), Shortfin Mako (Isurus oxyrinchus), Blue Shark (Prionace glauca), Basking Shark (Cetorhinus maximus), and Porbeagle (Lamna nasus). fishaq.gov.nl.ca
  8. ^ Sea Angling in Ireland – Blue Shark. Sea-angling-ireland.org (2006-10-21). Consultato il 19 dicembre 2012.
  9. ^ Summary of Large Blue Sharks Prioncae glauca (Linnaeus, 1758) in progress. elasmollet.org (March 2008)
  10. ^ Fallows Monique, Blue Sharks Feeding on Anchovy Baitball, Apex Predators Blog, 29 gennaio 2013. URL consultato il 6 febbraio 2013.
  11. ^ Tomáš Scholz, Louis Euzet e František Moravec, Taxonomic status of Pelichnibothrium speciosum Monticelli, 1889 (Cestoda: Tetraphyllidea), a mysterious parasite of Alepisaurus ferox Lowe (Teleostei: Alepisauridae) and Prionace glauca (L.) (Euselachii: Carcharinidae) in Systematic Parasitology, vol. 41, nº 1, 1998, pp. 1–8, DOI:10.1023/A:1006091102174.
  12. ^ ISAF Statistics on Attacking Species of Shark
  13. ^ Blue Shark (Prionace glauca) in Captivity. elasmollet.org (2007)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]