Cretoxyrhina mantelli

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Cretossirina
Stato di conservazione: Fossile
Cretoxyrhina mantelli
dalla Scaglia rossa del Monte Loffa
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Chondrichthyes
Famiglia Cretoxyrhinidae
Genere Cretoxyrhina
Specie C. mantelli
Nomenclatura binomiale
Cretoxyrhina mantelli
Agassiz, 1843
Nomi comuni
  • Cretossirina
  • Squalo ginsu

Lo squalo ginsu o cretossirina (Cretoxyrhina mantelli Agassiz, 1843) era un grosso squalo preistorico, vissuto nel Cretaceo superiore. Resti della specie sono stati trovati in molte parti d'Europa e negli Stati Uniti (Kansas e Texas). Fu scoperto nel 1843 da Louis Agassiz in Francia e descritto nel monumentale Recherche sur les Poissons fossiles (Ricerca sui Pesci fossili), un trattato di 1.420 pagine. Si estinse 90 milioni di anni fa.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Simile all’odierno squalo bianco, questo pesce poteva raggiungere una lunghezza di 5,5 metri e possedeva un corpo robusto e potente. Al contrario di molti squali fossili, la cretoxirina è conosciuta grazie a diversi scheletri quasi completi. I suoi denti raggiungevano i 5 centimetri di lunghezza, erano ricurvi e crenulati, con uno spesso rivestimento di lamella (al contrario degli odierni squali). Questo squalo doveva essere uno dei massimi predatori dei mari del Cretaceo superiore insieme ai mosasauri: resti fossili di denti di cretoxirina sono stati rinvenuti insieme a scheletri del mosasauro Tylosaurus, a dimostrazione del fatto che lo squalo si nutriva dei mosasauri o era con essi in competizione nella ricerca di cibo.[1] Si nutriva anche di Plesiosauri,[2] Xiphactinus,[3] e tartarughe protostegidae.[4]

Denti fossili di C. mantelli provenienti da Israele

Ritrovamenti[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'iniziale scoperta del 1843 in Europa, un abbondante quantitativo di resti fossili è stata rinvenuto in Kansas, che a quel tempo era ricoperto da un mare poco profondo che si estendeva per tutti gli Stati Uniti centrali. Questi reperti includono anche un esemplare della lunghezza di oltre sei metri.[5]
Kenshu Shimada, un paleontologo nippo-americano, basandosi sui resti ritrovati nel Kansas ritiene che Cretoxyrhina mantelli occupasse nella scala dei predatori di quel tempo il ruolo oggi occupato dallo squalo bianco (Carcharodon carcharias), con cui condivideva la struttura corporale.[6] La morfologia della pinna caudale indica che questo squalo doveva essere in grado di nuotare piuttosto velocemente.[6]

Vertebre e denti di Cretoxyrhina mantelli, Sant'Anna d'Alfaedo (Verona)

Numerosi fossili di Cretoxyrhina sono stati ritrovati anche in Italia: nel giacimento di Monte Loffa, nel comune di Sant'Anna d'Alfaedo (Verona) sono venuti alla luce anche scheletri quasi completi, lunghi oltre 5,5 metri. Uno di questi esemplari, rinvenuto nel 1975, conta di 155 vertebre e di numerosi denti, sparsi nella regione del capo; i denti più grandi sono lunghi circa 6 centimetri. Un altro fossile interessante mostra un esemplare di Cretoxyrhina accanto a un esemplare di Protosphargis, un'antica tartaruga marina.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rothschild, B. M., Sharks eating mosasaurs, dead or alive? in Netherlands Journal of Geosciencesvolume 21, nº 4, 2005, pp. 335–340. URL consultato il 2 ottobre 2009.
  2. ^ Everhart, M. J., Bite marks on an elasmosaur (Sauropterygia; Plesiosauria) paddle from the Niobrara Chalk (Upper Cretaceous) as probable evidence of feeding by the lamniform shark, Cretoxyrhina mantelli, PalArch Foundation, 2005. URL consultato il 2 ottobre 2009.
  3. ^ Shimada, Kenshu, Paleoecological relationships of the Late Cretaceous lamniform shark, Cretoxyrhina mantelli (Agassiz) in Journal of Paleontology, 1997. URL consultato il 2 ottobre 2009.
  4. ^ Shimada, Kenshu, Hooks, G. E., SHARK-BITTEN PROTOSTEGID TURTLES from the UPPER CRETACEOUS MOOREVILLE CHALK, ALABAMA in Journal of Paleontology, 2004. URL consultato il 2 ottobre 2009.
  5. ^ Mike Everhart, A GIANT GINSU SHARK (Cretoxyrhina mantelli Agassiz) From Late CRETACEOUS Chalk of KANSAS.
  6. ^ a b Shimada, Kenshu, Cumbaa, S. L., Rooyen, D. V., Caudal Fin Skeleton of the LATE CRETACEOUS LAMNIFORM SHARK, CRETOXYRHINA MANTELLI, from the NIOBRARA CHALK OF KANSAS, New Mexico Museum of Natural History, 2006. URL consultato il 2 ottobre 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]