Gambero

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Il nome comune gambero identifica varie specie di crostacei acquatici appartenenti agli ordini dei Decapodi (Astacidea), degli Euphausiacea (krill), degli Stomatopoda e dei Mysida.

Il termine generico "gambero" viene utilizzato per indicare sia le specie marine sia quelle d'acqua dolce, come nella famiglia Astacidae.

Comunemente vengono chiamati gamberi o "gamberetti" i rappresentanti dei generi Alpheus, Crangon, Heteropenaeus, Palaemon, Parapenaeus, Penaeus e Periclimenes. Sono detti comunemente "gamberi rossi" le due specie marine Aristeus antennatus eomorpha foliacea, raramente Aristaeopsis edwardsiana[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo dei gamberi è suddiviso in tre parti: capo, torace e addome.

Il capo presenta l'antenna, l'antennula, due mascelle e una mandibola.

Nel torace sono presenti cinque appendici ambulacrali più tre paia di appendici modificate a massillipedi. Tre paia di questi, muniti di chele, sono utilizzati per il nutrimento. Infine nell'addome sono presenti sei paia di appendici che non hanno funzione ambulacrale, ma rappresentano invece appendici atte al movimento dell'acqua in avanti. In questo modo l'acqua viene spinta in avanti e fatta filtrare nelle branchie che si trovano su una parte delle appendici biramose del torace.

L'addome presenta sei segmenti terminanti con il telson.

Abitudini[modifica | modifica wikitesto]

Conducono un'esistenza prevalentemente notturna.

Cacciano con l'ausilio delle appendici frontali (le chele) e individuano la preda grazie alle antenne che percepiscono le vibrazioni e forniscono un'identificazione della preda.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

La femmina non può accoppiarsi prima della muta del carapace e generalmente tre volte l'anno.

La quantità di uova prodotte varia a seconda dell'età della femmina. Una volta fecondate le uova si trovano sospese sull'addome fino alla schiusa, che varia da qualche settimana a qualche mese in relazione alla temperatura dell'acqua.

L'allevamento dei gamberi nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

I gamberi vengono sia pescati sia allevati. I primi finiscono sulle nostre tavole e i secondi finiscono per diventare cibo per altri allevamenti. Il maggior produttore di gamberi allevati nel mondo è senza dubbio l'india. Ques't ultima però non li alleva secondo i parametri mondiali sull'ecosostenibilità, ma bensì, distruggendo la propria fauna marina. Ora però analizziamo meglio questa situazione. I gamberi per essere allevati devono magiare qualcosa ma dovendo diventare mangime cosa dargli da mangiare? La maggior parte del mondo ha risposto a questa domanda pensando di sfamarli secondo quello che mangerebbero in natura. Il problema sorge quando i produttori vanno a vedere i costi di tutto ciò. Infatti i gamberi allevati in questo modo vanno a costare una vera e propria fortuna (riducendo i guadagni). Così i produttori indiani pensano ad un modo meno costoso per allevarli. E purtroppo l'hanno trovato, infatti i gamberi in natura si cibano anche di carcasse, e hanno pensato bene di cibarli esclusivamente in questo modo. Ma un altro problema sorge all'orizzonte, dove trovare una tale quantità di carne? La risposta viene dal mare. Ma dare come carcasse grossi pesci come quelli che si vedono nelle pescherie verrebbe a costare una fortuna e tutto questo stratagemma sarebbe inutile. Così hanno ristretto le maglie delle reti da pesca in modo da catturare pesci più piccoli (in Italia sarebbe illegale perché tali pesci costituiscono i piccoli che da grandi diventeranno pesci adulti, perciò pescando i pesciolini si va ha minare l'intero ecosistema) ma in India tali leggi non esistono e perciò c'è una pesca incontrollata di tali pesciolini, causando un vero e proprio disastro ecologico. Tirando le somme di quello che abbiamo detto sinora, i piccoli di pecsci vengono pescati senza controllo impedendo ad essi di diventare pesci adulti e impedendo la riproduzione e la continuazione della specie. Tutto per diventare mangime per gamberi che diventeranno a loro volta mangime per tonni, salmoni da allevamento ecc.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ W. Luther, K. Fiedler, p. 112

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wolfgang Luther, Kurt Fiedler, Guida alla fauna marina costiera del Mediterraneo, Milano, Edizioni Labor.

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