Palazzo Branconio dell'Aquila

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Prospetto del palazzo in un'incisione del XVII secolo
Raffaelo, Autoritratto con un amico, forse Giovanbattista Branconio dell'Aquila

Palazzo Branconio dell'Aquila era un palazzo di Roma, situato nel quartiere del Borgo, sulla via Alessandrina, nei pressi della basilica di San Pietro in Vaticano.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Fu progettato da Raffaello Sanzio probabilmente nell'ultimo anno della sua vita, quindi intorno al 1520,[1] per l'amico Giovanbattista Branconio dell'Aquila, facoltoso consigliere del papa e orafo.

Il prospetto dell'edificio si allontanava dall'autorevole modello bramantesco di Palazzo Caprini e dallo stile misurato mostrato dallo stesso Raffaello nel Palazzo Jacopo da Brescia e forse nel Palazzo Vidoni Caffarelli, costituendo una facciata senza precedenti.[2]

L'edificio esibiva un ricco repertorio ornamentale ed una sintassi compositiva estremamente libera, che possiamo considerare come uno dei punti di partenza dell'architettura manierista e che influenzò gli sviluppi futuri dell'architettura romana, come la facciata di Palazzo Spada.[3]

Ribaltando il modello corrente, che vedeva un basamento bugnato e l'ordine al piano nobile, il pian terreno, dove si aprivano alcune botteghe, presentava colonne tuscaniche addossate alla parete che inquadravano degli archi e che erano sovrastate da una trabeazione continua; il piano nobile invece era caratterizzato dall'alternarnanza, ripresa dai Mercati di Traiano, di nicchie e finestre, quest'ultime incorniciate in una serie di edicole sormontate da timpani ricurvi e triangolari, oltre le quali correva una fascia decorata con festoni da Giovanni da Udine che conteneva un piano mezzanino. L'edificio era poi completato da un piano attico con un cornicione e triglifi. Viene meno in questo progetto la perfetta corrispondenza tra linguaggio architettonico e struttura costruttiva, per esempio ponendo il vuoto delle nicchie al piano primo con l'asse dell'ordine del piano terra.

Il palazzo fu demolito verso il 1660 per permettere la costruzione di uno slargo davanti al colonnato della piazza San Pietro (piazza Rusticucci). Conosciamo la sua conformazione da stampe precedenti alla sua distruzione, ma sono conservati anche disegni di progetto con alcune varianti che mostrano la genesi delle innovazioni linguistiche di Raffaello.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ P. Murray, L'architettura del Rinascimento italiano, Bari 2007, pp. 164-165.
  2. ^ Pier Nicola Pagliara, Raffaello Architetto, Milano 1984.
  3. ^ P. Murray, Op. cit., Bari 2007.
  4. ^ Pier Nicola Pagliara, Op. cit., Milano, 1984.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Murray, L'architettura del Rinascimento italiano, Bari 2007.
  • Pier Nicola Pagliara, in Raffaello Architetto, cat. della mostra a cura di C. L. Frommel, S. Ray, M. Tafuri, Milano 1984.

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