Nazım Hikmet

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Nazım Hikmet

Nâzım Hikmet-Ran, in italiano spesso scritto Nazim Hikmet (IPA: [nɑ'zɯm hik'met]) (Salonicco, 20 novembre 1901[1]Mosca, 3 giugno 1963), è stato un poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco.

Nazim Hikmet Signature.jpg

Definito "comunista romantico" o "rivoluzionario romantico"[2], è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« La vita non è uno scherzo. / Prendila sul serio,
come fa lo scoiattolo, ad esempio, / senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là. / Non avrai altro da fare che vivere. »
(Alla vita)

Nacque il 20 novembre del 1901 a Salonicco, città parte dell'Impero Ottomano fino al 1912 (attualmente in Grecia), da una famiglia aristocratica. La sua nascita fu registrata all'anagrafe come nato nel 1902, un anno dopo l'effettiva data. Il padre, Hikmet Bey, era un diplomatico figlio di Mehmed Nazım Pascià, un console turco di origini adighè, anche autore di poesie e brevi racconti, e di Celile Hanım, nobildonna turca di remote origini tedesche.[3]

La madre, Aisha, era una pittrice turca appassionata di poesia francese, specialmente di Lamartine e Baudelaire, nipote di Mustafa Celaleddin Pascià, un politico polacco naturalizzato turco, nato con il nome di Konstantin Polkozic-Borzecki, che però cambiò in seguito alla sua conversione alla religione islamica.[3] Hikmet scrisse i suoi primi testi all'età di quattordici anni: le prime poesie ebbero per argomento un incendio della casa di fronte alla sua e il gatto della sorella. La prima pubblicazione avvenne a diciassette anni su una rivista. Il suo punto di riferimento letterario era il suo insegnante di letteratura e poesia, Yahya Kemal, oltre ad altri poeti turchi come Tevfik Fikret e Mehmed Emin.[3]

Adesione al partito comunista ed esilio[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra d'indipendenza lavorò come insegnante a Bolu, aderendo al partito nazionalista di Atatürk, ma lasciandolo poco dopo.[3] Costretto ad espatriare per motivi politici e per la sua pubblica denuncia del genocidio armeno, riparò in Russia. Attratto dalle idee socialiste, studiò poi sociologia presso l'università di Mosca (1921-1928), dove scoprì i testi di Karl Marx e della rivoluzione sovietica e divenne comunista, ateo e antimilitarista. A Mosca conobbe Lenin (al quale dedicò Comunista! Voglio dirti due parole), Esenin e Majakovskij, che ebbe su di lui un'importante influenza. Si sposa la prima volta, ma l'unione dura poco e viene annullata dopo il suo ritorno in patria, in seguito ad un'amnistia. Nel 1924 fu una delle guardie d'onore accanto alla bara di Lenin.[3]

Francobollo sovietico con ritratto di Hikmet

Il ritorno in Turchia e il primo arresto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il suo ritorno in Turchia nel 1928, Hikmet aderì al Partito comunista turco, scrisse articoli, sceneggiature teatrali e altri testi. Fu condannato alla prigione nel 1929 per affissione irregolare di manifesti politici e trascorse circa cinque anni in carcere ma venne amnistiato nel 1935.[3] In questo periodo scrisse nove libri di poesie che avrebbero rivoluzionato la lirica moderna turca con l'uso di versi liberi. Si risposa con una donna che aveva già dei figli e per mantenere la famiglia e la madre rimasta vedova lavora anche come rilegatore di libri.[3]

Carcere ed esilio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte del leader turco Kemal Atatürk (che Hikmet criticava nonostante il suo appoggio giovanile), il quale apprezzava le sue liriche non politiche, e, in qualche modo, lo aveva difeso da una repressione eccessiva, il regime si irrigidì ancora di più.[3] Nel 1938 un suo poema venne accusato di incitare i marinai alla rivolta; arrestato e processato, fu condannato a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività contro il regime, le sue idee comuniste e le sue iniziative internazionali anti-naziste e anti-franchiste. Nel frattempo divorziò dalla moglie. Alcune sue poesie di argomento politico furono proibite poiché considerate sovversive e lesive dell'onore dell'esercito, e per questo fu anche torturato e costretto a una dura detenzione, che culminò nel suo sciopero della fame di 18 giorni, che gli provocò i problemi cardiaci che l'avrebbero portato alla morte. In carcere scrisse molte altre poesie, tra cui la celebre lirica Alla vita. Scontò quasi 12 anni in Anatolia, nel carcere di Bursa, nel corso dei quali venne colpito dal primo infarto.[3]

Fu l'intervento di una commissione internazionale composta tra gli altri da Tristan Tzara, Pablo Picasso, Paul Robeson, Pablo Neruda e Jean-Paul Sartre nel 1949, a favorirne la scarcerazione nel 1950, in seguito ad una nuova amnistia. Una volta libero il governo organizza due attentati alla sua vita e tenta anche di arruolarlo nell'esercito nonostante i suoi problemi di salute. Si sposò per la terza volta con Münevver Andaç, traduttrice in lingua francese e in lingua polacca, conosciuta quando lei lo visitava in prigione, a cui dedicò diverse poesie. Da lei ebbe un figlio, Mehmet.[3]

Viene candidato nel frattempo al premio Nobel per la pace, all'equivalente sovietico (Premio Lenin) e vince il "World Peace Council prize".[3]

Nel 1951, a causa delle costanti pressioni, fu costretto a ritornare a Mosca ma la moglie e il figlio non poterono seguirlo ed egli trascorse il suo esilio viaggiando in tutta Europa.[3]

Nel suo peregrinare giunge anche a Roma, a cui dedica due poesie elogiando la bellezza delle donne e delle terrazze della città. Attraversò il Bosforo di notte, su una piccola barca, col mare agitato e rischiò di annegare, fino a che una nave bulgara, avendo ricevuto via fax una sua foto che lo indicava come ex prigioniero politico e simpatizzante comunista gradito a Mosca, lo trasse in salvo.

Nazim Hikmet (a destra) con Stephan Hermlin

Gli ultimi anni a Mosca[modifica | modifica wikitesto]

Chiese asilo politico in Polonia: perse così nel 1951 la cittadinanza turca e divenne cittadino polacco nel 1959, facendo valere le origini familiari di sua madre ma fissò la sua residenza in URSS. A Mosca gli viene assegnato un alloggio nella colonia di scrittori di Peredelkino, ma il governo turco rifiutò sempre di concedere alla moglie ed al figlio il permesso di raggiungerlo.[3] Nonostante un secondo infarto, nel 1952, Hikmet viaggiò molto in quegli anni; attraverso l'Europa, il Sud America e l'Africa. Solo gli Stati Uniti gli rifiutarono il visto, a causa dei suoi legami con i sovietici. Con la destalinizzazione e il nuovo corso di Nikita Kruscev ebbe un'ampia autonomia di movimento e di parola e si trasferì definitivamente in Unione Sovietica, a Mosca, dove scrisse anche Ma è poi esistito Ivan Ivanovic?, satira contro la burocrazia e la dittatura stalinista, che avevano corrotto l'ideale socialista.

Nel 1960 si innamorò della giovane Vera Tuljakova, e, annullato il precedente matrimonio, la sposò in quarte nozze. Morì prematuramente a quasi 62 anni il 3 giugno 1963, in seguito ad una nuova crisi cardiaca incorsa mentre usciva dalla porta di casa (il numero 6 della via Pesciànaya a Mosca, dove si era trasferito dopo il matrimonio). Una delle sue ultime poesie è dedicata alla moglie e al tema della morte.[3]. Al figlio Mehmet invece dedica una poesia carica di speranza nei confronti dell'uomo. Prima di tutto l'uomo

Hikmet è ricordato principalmente per il suo capolavoro, la raccolta Poesie d'amore, che testimonia il suo grande impegno sociale e il suo profondo sentimento poetico.[3]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Ogni 21 marzo l'UNESCO festeggia la giornata mondiale della poesia e nel 2002 venne reso omaggio a quella di Nazim Hikmet. Sempre nel 2002, per il centenario del poeta, il governo turco gli restituì simbolicamente la cittadinanza toltagli nel 1951.[4]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Premio World peace Council - 1950

Citazioni nei media[modifica | modifica wikitesto]

Nazim Hikmet viene citato nei film Le fate ignoranti del regista Ferzan Ozpetek, con Margherita Buy e Stefano Accorsi, e Hamam - Il Bagno turco con Alessandro Gassman, del medesimo regista. Nel 2011 Ozpetek firma la regia di Aida al Maggio Musicale Fiorentino e vi inserisce una citazione di una poesia di Hikmet contro la guerra, durante il pezzo della marcia trionfale con le trombe egizie.

Tomba di Hikmet, vicino a Mosca

Alcuni versi di Alla vita sono citati nella canzone Sogna ragazzo sogna (1999) di Roberto Vecchioni.

Citato nel libro "Alcatraz, i pensieri di Jack Folla" scritto da Diego Cugia.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Le poesie di Nazim Hikmet sono state tradotte in italiano da Joyce Lussu, partigiana, politica, scrittrice, traduttrice e poetessa, che ebbe anche una corrispondenza epistolare col poeta.

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Yaşamak Güzel Şey be Kardeşim (1967)
  • Gran bella cosa è vivere, miei cari , Mondadori, Milano 2011
  • Il Nuvolo innamorato e altre fiabe , Piccola biblioteca Oscar Mondadori,2011

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per l'anagrafe fu registrato come nato il 15 gennaio 1902, che egli stesso indicava come data di nascita.
  2. ^ Saime Goksu, Edward Timms, Romantic Communist: The Life and Work of Nazim Hikmet, St. Martin's Press, New York ISBN 0-312-22247-5
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Biografia
  4. ^ Poesie di Hikmet

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