Henri Matisse

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Henri Matisse nel 1933

Henri Émile Benoît Matisse (Le Cateau-Cambrésis, 31 dicembre 1869Nizza, 3 novembre 1954) è stato un pittore, incisore, illustratore e scultore francese.

Firma di Matisse

Matisse è uno dei più noti artisti del ventesimo secolo, esponente di maggior spicco della corrente artistica dei Fauves.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza ed educazione[modifica | modifica wikitesto]

Nato il 31 dicembre 1869 a Le Cateau-Cambrésis (Nord-Pas-de-Calais), in Francia, crebbe a Bohain-en-Vermandois, nella Francia Nord-orientale, dove i suoi genitori gestivano un commercio di sementi.[2] Era il primogenito della famiglia. Nel 1887 si trasferì a Parigi per studiare legge, lavorando come impiegato statale, dopo aver ottenuto la qualifica. Cominciò a dipingere nel 1889,[3] durante la convalescenza seguente ad un attacco di appendicite. Scoprì così "una sorta di Paradiso", come disse in seguito.

Decise di diventare un artista, con grande disapprovazione del padre. Nel 1891, a Parigi, cominciò a studiare arte all'Académie Julian,[2] divenendo studente di William-Adolphe Bouguereau e Gustave Moreau. Inizialmente dipinse nature morte e paesaggi, secondo la tradizione fiamminga, ottenendo un discreto successo. Nel 1896 espose 5 dipinti al salone della Société Nationale des Beaux-Arts e lo stato francese ne acquistò due. Nel 1897 e 1898 visitò il pittore John Peter Russell sulla Belle Île, al largo delle coste della Bretagna. Russell lo introdusse all'Impressionismo e ai lavori di Van Gogh (buon amico di Russell, ma assolutamente sconosciuto al tempo). Lo stile di Matisse cambiò completamente, e successivamente il pittore avrebbe detto:

« Russell fu il mio maestro, e Russell mi insegnò la teoria del colore. »

Influenzato dai lavori dei post-impressionisti Paul Cézanne,[2] Gauguin, Van Gogh e Paul Signac, ma anche dall'arte giapponese,[2] fece del colore l'elemento cruciale dei suoi dipinti. Molti dei suoi quadri realizzati tra il 1899 e il 1905 fanno uso del Pointillisme, praticato da Signac. Nel 1898 andò a Londra a studiare i dipinti di William Turner.

Nel 1894 ebbe una figlia, Marguerite, dalla modella Caroline Joblau. Nel 1898 sposò Amélie Noelie Parayre; ebbero altri due figli, Jean (nato nel 1899) e Pierre (nato nel 1900), che crebbero assieme a Marguerite. Marguerite fece spesso da modella a Matisse. Matisse morì per un attacco cardiaco nel 1954, all'età di 84 anni. È sepolto nel cimitero del Monastero di Cimiez a Nizza.

Archittetura e dipinti nella Cappella di Vence[modifica | modifica wikitesto]

Proprio in un monastero Matisse, ormai ammalato e ridotto sulla sedia a rotelle, ospite delle suore domenicane del monastero de Vence (Francia), accettò di progettare e realizzare la Cappella di Vence, che egli abbellì con pitture subito diventate famose e molto visitate.

Nell’occasione di quest’opera, in cui la sensibilità dell’aŭtore appare accresciuta dalla scoperta dell’anima spirituale di ogni creazione artistica, scriveva: “L’artista o il poeta possiedono una luce interna che trasforma gli oggetti per farne un mondo nuovo, sensibile, organizzato, un mondo vivo che è in sé segno infallibile della divinità.” (Marie-Thérèse Pulvenis de Séligny – Avvenire del 17 settembre 2013).

Fauvismo[modifica | modifica wikitesto]

La sua prima esposizione avvenne nel 1904,[2] senza grande successo. Nel 1905 si trasferì nel sud della Francia, per lavorare con André Derain;[3] un'esperienza durante la quale si accentuò la sua tendenza ad enfatizzare fortemente il colore. I dipinti di questo periodo sono caratterizzati da forme appiattite e linee controllate, con l'espressione che domina sui dettagli.

Al Salon d'Automne del 1905, diversi artisti presentarono quadri dai colori violenti, spesso dissonanti, per esprimere emozioni, senza riguardo per il colore naturale del soggetto. Matisse mostrò Finestra aperta e Donna col cappello.[2] Gli artisti vennero presto denominati Fauves (fiere, bestie selvagge).[3] Matisse fu riconosciuto come uno dei suoi maggiori esponenti; altri membri erano Derain,[1] Georges Braque,[4] Raoul Dufy[4] e Maurice de Vlaminck.[1] Il pittore simbolista Gustave Moreau fu il maestro ispiratore del movimento:[3] professore alla École des Beaux-Arts di Parigi, spinse i suoi studenti a pensare al di fuori del solco della tradizione, per seguire le proprie visioni.

I lavori di Matisse, tuttavia, incontrarono al tempo dure critiche.

Il declino del movimento Fauves dopo il 1906 non rallentò tuttavia l'ascesa di Matisse; la maggior parte delle sue opere più celebri vennero infatti dipinte tra il 1906 e il 1917, quando era parte attiva del grande insieme di artisti che lavoravano a Montparnasse; sebbene egli non vi entrasse appieno, con le sue sembianze conservatrici e i suoi costumi borghesi restrittivi.

Matisse ebbe un lungo rapporto col collezionista d'arte russo Sergei Shchukin. Proprio per Shchukin realizzò La danza, spesso citato fra i suoi capolavori.[3] Dipinse anche una seconda versione del quadro, ora nella collezione del MoMA di New York.

Gertrude Stein, l'Académie Matisse, e le sorelle Cone[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al 1904 Matisse incontrò Pablo Picasso, di 12 anni più giovane. I due divennero grandi amici, nonché artisticamente rivali. Matisse e Picasso si incontrarono per la prima volta nel salotto parigino di Gertrude Stein e della compagna Alice B. Toklas. Durante la prima decade del ventesimo secolo Gertrude Stein, assieme ai fratelli Leo e Michael Stein, e alla moglie di Michael, Sarah, fu un'importante collezionista e sostenitrice del lavoro di Matisse. Anche le sorelle Cone, amiche di Gertrude Stein, divennero le principali sostenitrici di Matisse e Picasso, collezionando centinaia dei loro dipinti, ora esposti all'interno della Cone collection al Museum of Art (Baltimora).

Tra il 1911 e il 1917 operò a Parigi l'Académie Matisse, voluta dagli amici di Matisse, una scuola privata senza fini di lucro, nella quale Matisse educava i giovani artisti.

Tomba di Matisse a Nizza

Dopo Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1917 Matisse si trasferì a Cimiez, in Costa Azzurra, un sobborgo di Nizza. I lavori della decade seguente questo trasferimento mostrano un rilassamento e un ammorbidimento del suo approccio. Questo ritorno all'ordine è tipico di buona parte dell'arte seguente la Prima guerra mondiale, ed è paragonabile al neoclassicismo di Picasso o Stravinsky, e al ritorno al tradizionalismo di Derain. Le sue odalische orientaleggianti sono caratteristiche di questo periodo; per quanto popolari, alcuni critici contemporanei trovano questi lavori superficiali e decorativi.

Dopo il 1930 un nuovo vigore e una coraggiosa semplificazione appare nel suo lavoro. Il collezionista statunitense Albert C. Barnes lo convinse a produrre un ampio murale per la Barnes Foundation di Filadelfia, La danza II, completato nel 1932.

Matisse e sua moglie si separarono nel 1939. Nel 1941 gli fu diagnosticato un cancro all'intestino e, sopravvissuto ad un delicato intervento chirurgico, iniziò ad usare la sedia a rotelle. Con l'aiuto degli assistenti realizzò dei grandi collages, chiamati gouaches découpés.

Nel 1947 pubblicò Jazz, un libro in edizione limitata[senza fonte], contenente stampe a colori di collage, accompagnati dai suoi pensieri.[3] Negli anni quaranta lavorò anche come artista grafico e produsse illustrazioni in bianco e nero per diversi libri, tra cui l'Ulisse di James Joyce.

Nel 1951 finì un progetto quadriennale, consistente nella progettazione dei decori interni, delle vetrate e delle decorazioni murali in ceramica per la Chapelle du Rosaire a Vence, in Francia.[3]

Matisse morì per un attacco cardiaco nel 1954, all'età di 84 anni. È sepolto nel cimitero del Monastero di Cimiez a Nizza.[3]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Matisse usava partire dalla raffigurazione della realtà, trasformandola poi in forme semplificate e appiattite attraverso l’accostamento di colori primari e secondari puri, accesi, luminosi, privi ormai di riferimento alla descrizione naturale.[4] La sua attività pittorica si svolse per decenni, nel suo quieto ambiente familiare, lontano dai clamori della vita mondana. Svolse la sua ricerca portando il suo stile ad un affinamento progressivo che toccò le soglie dell’astrattismo,[4] senza l'intenzione di volerle oltrepassare[senza fonte]. Si avvicinò all'astrazione soprattutto con la tecnica del collage su carta, con figure semplificate, dalle campiture omogenee, che producevano effetti dinamici e un vivace contrasto con lo sfondo. La sua serie di Nudi Blu rappresenta il principale esempio della tecnica denominata "dipingere con le forbici"; erano composizioni figurative a collage, a uno o più colori, per i quali usava cartoncini leggeri, sia per lo sfondo sia per il disegno. Tracciava prima a matita l’intero disegno sul foglio e poi preparava le figure colorate da incollare. Semplificava le figure e le riavvicinava lasciando piccoli margini bianchi.

La luce del sud gli aveva insegnato ad apprezzare la forza del colore e ad usarla in funzione espressiva. I gialli venivano accostati al violetto, il rosso al verde, il blu all’arancio; la ricerca di Matisse riguardava l'accostamento tra i colori, il loro accordo o contrasto, non il colore in sé. Il colore era distribuito con veemenza sulla tela e con un’immediatezza tale da non coprirla totalmente. Ai colori primari accostava i colori complementari con l’evidente intento di rafforzarne il contrasto timbrico. Ne risultava un insieme molto vivace con un evidente gusto per la decoratività.

La forte valenza decorativa era accentuata dalla semplificazione delle forme e dalla bidimensionalità. Dopo un viaggio in Algeria nel 1906 Matisse trascorre due lunghi soggiorni in Marocco nel 1912 e 1913; l'interesse per l'arte islamica, con il suo rifiuto per la figurazione e le sue superfici ritmiche e ripetitive, contribuiva ad allontanarlo dalla tradizione occidentale, a cui solo lo legava certa estrema sintesi dei "primitivi" italiani.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Considerazioni di Matisse sulla propria arte[modifica | modifica wikitesto]

"Ho lavorato per arricchire la mia intelligenza, per soddisfare le differenti esigenze del mio spirito, sforzando tutto il mio essere alla comprensione delle diverse interpretazioni dell'arte plastica date dagli antichi maestri e dai moderni." Henry Matisse.

(Notes d'un peintre in "La Grande Revue", 25 dicembre 1908.)

"...Ciò che perseguo sopra ogni cosa,è l'espressione... L'espressione per me, non risiede nella passione che apparirà improvvisa su un volto o che si affermerà con un movimento violento. È tutta la disposizione del mio quadro: il posto che occupano i corpi,i vuoti che sono intorno ad essi, le proporzioni, tutto ciò ha la sua importanza.La composizioni è l'arte di sistemare in modo decorativo i diversi elementi di cui la pittura dispone per esprimere i propri sentimenti... Un'opera comporta un'armonia d'insieme; qualsiasi particolare superfluo prenderebbe , nello spirito dello spettatore,il posto di un particolare essenziale. La composizione,che deve puntare all'espressione si modifica con la superficie da coprire.

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Henri Matisse nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Musei in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Musei all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Rossella Toppino, Marco Gatti, Tommaso Lucchelli, Michele Magni, Enciclopedia dell'arte Zanichelli, Zanichelli, 2011, pp. 693-694.
  2. ^ a b c d e f Michael LaClotte, Jean-Pierre Cuzin, Dizionario dell pittura e dei pittori - K-N (terzo volume), Larousse-Einaudi, 1992, pp. 546-550.
  3. ^ a b c d e f g h Maria Cristina Maiocchi, Matisse e i fauves, Il sole 24 ore, 2007, pp. 9-10, 23-24, 320-322.
  4. ^ a b c d Renato de Fusco, Storia dell'arte contemporanea, Editori Laterza, 1983, pp. 90-95.

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