Maserati Biturbo

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Maserati Biturbo
Maserati Biturbo front 20080419.jpg
Maserati Biturbo
Descrizione generale
Costruttore Italia  Maserati
Tipo principale Coupé
Altre versioni Berlina
Cabriolet
Produzione dal 1982 al 1996
Sostituisce la Maserati Merak
Sostituita da Maserati Ghibli (1992)
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.153 mm
Larghezza 1.712 mm
Altezza 1.305 mm
Altro
Assemblaggio Modena
Stile Pierangelo Andreani
Note dati tecnici
riferiti alla coupé
Maserati Biturbo rear 20080419.jpg

La Maserati Biturbo è un'autovettura prodotta dalla Maserati tra il 1982 ed il 1996.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

Voluta da Alejandro De Tomaso, che aveva acquisito la proprietà della Casa del Tridente nel 1976 dalla Citroën, la Biturbo doveva essere il modello dei grandi numeri: grazie al prezzo competitivo (poco più di 22 milioni di Lire al lancio) era prevista una produzione di almeno 5 000 esemplari all'anno. L'obiettivo non fu mai raggiunto anche a causa dei problemi di affidabilità generati dall'incompleto sviluppo della vettura per accelerarne i tempi di commercializzazione. In Nordamerica, ci furono casi di Biturbo che presero fuoco (gli anelli di gomma sintetica che sostenevano il sistema di scarico, surriscaldandosi iniziavano ad emettere fumo e bruciare) ed una spericolata politica commerciale (poche settimane dopo il lancio il prezzo fu portato di colpo a oltre 26 milioni di Lire), raffreddarono le vendite. Oltre tutto le vistose finiture interne non erano, almeno inizialmente, sempre di qualità eccelsa.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Caratterizzata da una classica ed elegante linea coupé a 3 volumi (la cui paternità è della progettazione interna di Pierangelo Andreani, Capo Stile Maserati, per quanto influenzata da Giugiaro, disegnatore della Quattroporte del 1979 a cui la Biturbo si ispira[1]) da una impostazione tecnica classica (motore anteriore longitudinale, trazione posteriore, sospensioni anteriori a ruote indipendenti, retrotreno a bracci oscillanti e impianto frenante con dischi davanti e dietro), la "Biturbo" venne lanciata nel 1982.

Il motore, un V6 bialbero alimentato a carburatori derivava da quello della Merak, da cui differiva per il numero di valvole (3 per cilindro anziché 2) e per il sistema di sovralimentazione composto da 2 turbocompressori (uno per bancata). La cilindrata era di 2491 cm³ per i mercati esteri e 1996 cm³ per l'Italia (ove vigeva un regime di Iva al 38% estremamente penalizzante per le cilindrate oltre i due litri), ma la potenza rimaneva abbastanza simile: 192CV per le 2500 e 182 CV per le 2000.

Maserati Biturbo Spyder

Per far fronte alla produzione prevista (35 esemplari al giorno) solo motore e sospensioni venivano assemblate alla Maserati di Modena; il resto della vettura era prodotta alla Innocenti di Milano Lambrate. Nel 1984 venne presentata la Biturbo S, con motore 2 litri potenziato (grazie all'adozione di un intercooler che permetteva di aumentare la pressione dei turbocompressori) a 205 CV, 4 freni a disco, interni con diverse finiture (tessuto Missoni per i sedili, diversa strumentazione) e livrea più sportiva (mascherina a nido d'ape nera, cornici dei vetri brunite, cerchi fucinati, prese d'aria sul cofano motore, alettone posteriore, paraurti e fascioni laterali neri con minigonne, inoltre sempre nello stesso anno fu introdotto su tutte le versioni un sistema di gestione delle turbine denominato M.A.B.C. acronimo di Maserati Automatic Boost Control, che servì a limitare gli eccessi di pressione nelle turbine. Nel 1985 vennero presentate anche le Biturbo 425 e le Biturbo Spyder. La prima era la variante berlina a 4 porte basata sul pianale della coupé allungato, mentre la seconda una spider 2 porte basata sul pianale accorciato. Entrambe erano mosse da V6 biturbo di 2,5 litri da 192 CV. Pochi mesi dopo vennero rese disponibili, solo per l'Italia, le Biturbo 420 e Biturbo Spyder 2.0, mosse dal V6 con cilindrata ridotta a 1996 cm³ e potenza di 182 CV. Nel 1986 venne introdotta anche la Biturbo 420 S (con varianti estetiche simili alla coupé S) e motore da 205 CV.

Nel 1987 tutti i motori adottarono l'alimentazione a iniezione elettronica Multipoint, ottenendo una maggior regolarità di funzionamento nonché un leggero incremento di potenza, perdendo tuttavia la rabbiosità nell'erogazione tipica dei motori a carburatore: 187 CV per le Biturbo 2.0i (coupé e Spider) e Biturbo 420i, 220 CV per le Biturbo 2.0 Si che adottarono anche dei cerchi più larghi sempre dello stesso diametro (7jx14) e Biturbo 420 Si e 196 CV per le Biturbo 2.5i (coupé e Spider) e Biturbo 425i. Nel 1988 un restyling rivoluzionò la gamma. Tutte le versioni adottarono un frontale più morbido, nuovi paraurti, diversi cerchi, nuovi interni (con modifiche a plancia, sedili, pannelli porta) e finiture notevolmente migliorate. Rivisti o inediti i motori: alla base si poneva il V6 biturbo di 1996 cm³ tre valvole per cilindro a iniezione da 223 CV, che muoveva le Biturbo 222 (coupé), Biturbo 422 (berline) e le Spider 2.0i. Lo step superiore era rappresentato dalla versione a 4 valvole per cilindro del V6 2 litri (245 CV), che spingeva le Biturbo 2.24V e Biturbo 4.24V (caratterizzate come le precedenti S, di cui prendevano il posto nella gamma). Al vertice un nuovo V6 quattro valvole di 2790 cm³ da 250 CV, riservato alle 430i, "228" e Spider 2.8i. Le uniche Biturbo dotate di ABS erano la berlina 4.18v prodotta in 77 esemplari dal 1991 al 1992 (in pratica una 422 con frontale e posteriore della 4.24v ma con un solo doppio scarico a destra.) e le ultime 430 (sia 18 che 24v).

Nel 1989 la Maserati passò da De Tomaso alla Fiat.

Nel 1991 la gamma delle coupé 2 porte s'ampliò con l'introduzione della Racing, estrema evoluzione dell'originaria Biturbo, prodotta in serie limitata di soli 230 esemplari. La nuova sportiva era spinta da una versione evoluta del V6 24 valvole, portato a 285  CV di potenza. La Racing anticipò nelle linee la Biturbo 224 restyling, in quanto quest'ultima adottava il frontale modificato con mascherina più bassa e fari poliellissoidali, i nuovi cerchi a razze (poi adottati anche dalla Shamal e dalla prima serie della Ghibli II) e, in alcuni casi, la fanaleria posteriore brunita, montata esclusivamente sulle Racing di colore nero. Due erano i colori disponibili: Rosso e, appunto, Nero, con interni Neri o Ghiaccio privi delle guarnizioni in Radica prerogativa della serie Biturbo e sostituiti da modanature in carbonio.

Oggi, nonostante non ne siano rimasti in circolazione molti esemplari, le quotazioni della Biturbo restano ancora piuttosto basse, a causa, soprattutto, degli alti costi di manutenzione, nonché della difficoltà di approvvigionamento dei ricambi, peraltro spesso costosi. Va rilevato, però, che negli ultimi tempi quasi tutti i modelli hanno visto, chi più, chi meno, aumentare il proprio valore, anche del doppio.

La Biturbo venne sostituita dalla Maserati Ghibli nel 1992, quest'ultima non era altro che una profonda evoluzione basata sulla stessa Biturbo con numerosi componenti ereditati della Racing.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La Biturbo su europeancarweb

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