I racconti di Hoffmann
| I racconti di Hoffmann | |
|---|---|
Stampa rappresentante alcune scene dell'opera. |
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| Titolo originale | Les Contes d'Hoffmann |
| Lingua originale | francese |
| Genere | opéra comique |
| Musica | Jacques Offenbach (Spartito online) |
| Libretto | Jules Barbier |
| Atti | 5 |
| Epoca di composizione | 1880 |
| Prima rappr. | 10 febbraio 1881, postuma |
| Teatro | Opéra-Comique (Parigi) |
| Versioni successive | |
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numerose versioni contrastanti |
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| Personaggi | |
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I racconti di Hoffmann (titolo originale: Les Contes d'Hoffmann) è un'opera fantastica in cinque atti di Jacques Offenbach su libretto di Jules Barbier, tratto da una pièce scritta nel 1851 assieme a Michel Carré.
È la seconda opera composta da Offenbach, compositore dedito al genere dell'operetta, che tuttavia morì prima di completarne la strumentazione, terminata in seguito da Ernest Guiraud. La prima rappresentazione assoluta avvenne all’Opéra-Comique di Parigi il 10 febbraio 1881.
Indice |
Fonti letterarie [modifica]
La pièce di Michel Carré e Jules Barbier, così come il libretto dell’opera, sono ispirati principalmente a tre racconti dello scrittore e compositore romantico E.T.A. Hoffmann:
- Atto II (Olympia) : Der Sandmann (in italiano, L'uomo della sabbia), il primo racconto dei Notturni (1817) ; il protagonista Nathanael, innamoratosi di Olympia che alla fine scoprirà essere un automa, deve fronteggiare il fisico Spalanzani e la figura « diabolica » dell’ottico Coppelius. Il racconto è portato ad esempio nel saggio Il perturbante di Sigmund Freud[1] e ha ispirato anche il balletto Coppélia di Léo Delibes.
- Atto III (Antonia) : Rath Krespel (o Il consigliere Krespel), tratto dalla prima parte de I confratelli di Serapione (1819) ; tragica storia d’amore tra la cantante Antonia e il « compositore B. ».
- Atto IV (Giulietta) : Abenteuer in der Silvesternacht (in italiano Le avventure della notte di S. Silvestro), estratto dalle Fantasie alla maniera di Jacques Callot (1814), in particolare dal quarto capitolo: La storia del riflesso perduto (Die Geschichte vom verlorenen Spiegelbild) ; il protagonista Erasmus Spikher incontra Peter Schlemihl, eroe del romanzo di Adelbert von Chamisso, Storia straordinaria di Peter Schlemihl (1813).
Si possono però trovare riferimenti anche ad altre opere di Hoffmann. Ad esempio la "canzone di Kleinzach", intonata dal protagonista nel primo atto, è un ritratto grottesco dell’eroe del romanzo breve Klein Zaches, genannt Zinnober (Il piccolo Zaccheo detto Cinabro); Pittichinaccio, spasimante di Giulietta nell’atto a lei dedicato, è ispirato all’omonimo personaggio del racconto Signor Formica (I confratelli di Serapione, quarta parte). Infine il capitolo delle Fantasie alla maniera di Jacques Callot consacrato al Don Giovanni di Mozart, nel quale la cantante che interpreta Donna Anna muore per aver troppo cantato, è fonte di ispirazione sia per Stella (atti I e V) che per l’epilogo del terzo atto.
I librettisti hanno unito queste differenti storie di Hoffmann utilizzando lo scrittore stesso, protagonista dell’opera, come anello di congiunzione.
Trama [modifica]
L'azione si sviluppa in diverse città durante i primi anni del XIX secolo. Il prologo e l'epilogo sono ambientati a Norimberga; gli atti II, III e IV si svolgono rispettivamente a Parigi, Monaco e Venezia.
Atto I: Prologo [modifica]
Nella taverna di mastro Luther, situata in prossimità del teatro dell'opera di Norimberga, una famosa cantante di nome Stella interpreta il Don Giovanni. La donna ha risvegliato l'amore di due personaggi: Hoffmann, un poeta la cui passione per la cantante l'ha portato ad abusare dell'alcol, e il consigliere municipale Lindorf, un uomo sposato che la corteggia.
Mentre i clienti ordinano le loro consumazioni, entra in scena Lindorf. Il consigliere ha corrotto Andrea, un servitore di Stella, perché gli consegni una lettera che la cantante ha inviato a Hoffmann, con la chiave delle sue stanze. In questo modo, il consigliere potrà sostituirsi al poeta.
Luther, il taverniere, entra seguito da vari camerieri e si accinge a riordinare una parte della locanda prima che arrivino gli studenti. Questi fanno il loro ingresso cantando, diretti da due di loro, Hermann e Nathaniel. Gli studenti chiedono a Luther di Hoffmann, che giunge proprio in quel momento accompagnato dal suo fedele amico Nicklausse.
Il compagno del poeta paragona la storia amorosa di Hoffmann con quella di Don Giovanni, alludendo al testo dell'aria di Leporello "Notte e giorno faticar". Il poeta sembra pensieroso al cospetto delle persone riunite, però, cedendo alle richieste dei suoi amici, decide di intrattenerli cantando un'aria comica su un nano di nome Kleinzach.
Tuttavia, durante la narrazione, lo spirito romantico dello scrittore lo porta ad allontanarsi da quel soggetto per trattare dell'amore. Poco dopo Hoffmann si incontra con Lindorf, che si burla del poeta. Questi, però, crede di riconoscere nel consigliere le forze del male che sempre l'hanno tormentato.La tensione fra i due personaggi sfocia in un reciproco scambio di insulti.
Dopodiché, Hoffmann torna a conversare con gli studenti e inizia a raccontare loro le sue esperienze con tre amori del passato, Olympia, Giulietta e Antonia, le cui caratteristiche si trovano riunite in Stella.I giovani si dispongono ad ascoltare il poeta trascurando l'avvertimento di Luther, che li informa che il sipario si sta alzando per il successivo atto dell'opera.
Atto II [modifica]
L'atto II è dedicato a Olympia e si svolge a Parigi.
Il fisico e inventore Spalanzani si inorgoglisce della sua creazione, una bambola meccanica chiamata Olympia. Entra in scena Hoffmann, che è stato suo allievo ed è perdutamente innamorato della fanciulla, credendo che si tratti di una donna vera. L'inventore dà istruzioni al suo assistente Cochenille e lascia Hoffmann da solo.Il poeta è rapito dalla visione, attraverso una tendina, della bella Olympia, che sembra addormentata.
Appare quindi Nicklausse, che rivela al suo amico che l'unico interesse di Spalanzani è la scienza, e aggiunge che l'inventore costruisce bambole, fra cui la stessa Olympia, che sembrano vere. Tuttavia, il contrariato Hoffmann si rifiuta di credere a questa affermazione.
Entra in scena Coppelius, un rivale di Spalanzani. Dopo aver fatto pubblicità alle proprie invenzioni, il curioso scienziato vende a Hoffmann alcune lenti che consentono una visione ideale degli oggetti.In questo modo il poeta potrà godere, con i suoi nuovi occhi, di una visione ancora più perfetta della bella Olympia.
Senza che Hoffmann se ne accorga, torna Spalanzani, al quale Coppelius chiede di saldare il debito per la fabbricazione degli occhi di Olympia.Il creatore della bella automa consegna al suo rivale un assegno.
Cominciano ad arrivare gli invitati alla festa organizzata da Spalanzani per presentare la sua creazione. Fra questi vi sono anche Hoffmann e Nicklausse, desiderosi di vedere Olympia. Finalmente lo scienziato presenta, con grande piacere del poeta, la fanciulla e annuncia che lei andrà ad interpretare un'aria di coloratura. Nel bel mezzo della presentazione dell'automa, Spalanzani deve avvicinarsi precipitosamente a lei per ricaricare il suo meccanismo e impedire che si interrompa la finzione.
Però l'estasiato Hoffmann non sembra rendersi conto di quest'ennesima prova dell'artificialità della sua amata. Quando Olympia ha terminato la sua aria, il poeta cerca di invitare a cena la bambola meccanica, ma il suo creatore inventa una scusa. Lungi dal rinunciare ai suoi propositi, e mentre il resto degli invitati si dirige verso la sala da pranzo, il poeta dichiara il suo amore all'automa. Tuttavia, quando prende fra le sue la mano della fanciulla, Olympia si alza e, dopo essersi mossa in varie direzioni, esce dalla sala. Torna in quel momento Nicklausse, che insiste con il suo amico sulla natura meccanica dell'oggetto dei suoi desideri: anche questa volta, Hoffmann si rifiuta di ammetterlo.
Entra quindi Coppelius, che ha verificato che l'assegno che gli ha dato Spalanzani non è coperto. Con l'obiettivo di vendicarsi, il rivale del fabbricante di automi, si nasconde nella stanza di Olympia.Al ritorno degli invitati, ha inizio il ballo. Hoffmann comincia a danzare con Olympia, ma la sua compagna meccanica volteggia sempre più velocemente, con grande sorpresa del poeta, finché il suo inventore si vede obbligato a darle un colpetto sulla spalla per farla smettere.
Da parte sua, Hoffmann perde gli occhiali, mentre la fanciulla si allontana dalla stanza senza smettere di danzare. Una volta sparita dalla vista si ode un grande fracasso provenire dalla sua stanza: Coppelius ha compiuto la sua vendetta e ha distrutto Olympia, con grande orrore di Hoffmann, che finalmente si rende conto di essersi innamorato di una donna meccanica. Gli invitati si burlano del poeta afflitto, mentre Spalanzani e Coppelius si insultano a vicenda.
Atto III [modifica]
L'atto III ha come titolo il nome del nuovo amore di Hoffmann, Antonia, e si svolge a Monaco.
Appare in scena l'amata del poeta, che canta, seduta al clavicembalo, un'aria triste. Giunge il liutaio Crespel, suo padre, che rimprovera la figlia di non avere mantenuto la promessa: la giovane ha giurato di non cantare, poiché ha ereditato dalla madre non solo una bella voce, ma anche la tubercolosi. Antonia assicura al padre che non canterà più ed esce di scena. Sicuro che le insistenze del pretendente della figlia, Hoffmann, ne avrebbero debilitato la salute, Crespel prende una decisione: ordina al suo servitore sordo, Franz, che il poeta faccia visita alla giovane inferma.
Dopo un numero comico del servitore, arrivano Hoffmann e Nicklausse, che non trovano alcuna resistenza da parte del servo per entrare in casa di Crespel. Ha luogo quindi l'incontro fra il poeta e la giovane malata: Hoffmann dà l'avvio al duetto amoroso ed entra in scena Antonia, che si getta appassionatamente fra le sue braccia. Una volta che Nicklausse ha abbandonato la scena, la donna rivela a Hoffmann che il padre le ha proibito di cantare a causa della sua malattia. Tuttavia, il suo innamorato la incoraggia a sedersi al pianoforte e a intonare con lui il loro duetto amoroso.
Alla fine del pezzo, la giovane si sente male e, avvertendo il sopraggiungere del padre, si affretta a rifugiarsi nella sua camera mentre Hoffmann decide di nascondersi. Torna Crespel al quale il servitore Franz ha annunciato l'arrivo del dottor Miracle; tuttavia il padre di Antonia non desidera che il dottore visiti sua figlia, temendo che ciò aggravi le sue sofferenze, così come era stato per la sua defunta moglie.
Per mezzo delle arti magiche, Miracle fa la diagnosi della malattia di Antonia e desidera far cantare la giovane ma Crespel, in preda all'indignazione, scaccia il medico da casa sua. Quando Antonia torna in scena, si trova da sola con Hoffmann che, prima di andarsene, chiede all'amata di abbandonare per sempre il sogno di diventare cantante; la giovane promette di non cantare più.
Appena Hoffmann si allontana riappare Miracle che loda la bellissima voce di Antonia e la convince che la attende un futuro straordinario come cantante professionista; confusa, Antonia, si avvicina al ritratto della madre. Con sua grande sorpresa, il ritratto prende vita e le consiglia di cantare, mentre il losco dottor Miracle impugna con entusiasmo un violino. Alla fine, il medico sparisce sotto il pavimento, il ritratto torna ad assumere il suo aspetto normale e la povera Antonia cade a terra, agonizzante.
Crespel torna appena in tempo per dare l'estremo saluto alla figlia. Arriva in quel momento Hoffmann, che il liutaio accusa di essere la causa della morte della figlia. Il poeta chiede a Nicklausse di chiamare un medico. Stranamente torna il dottor Miracle, che alla fine constata la morte di Antonia.
Atto IV [modifica]
L'atto IV è dedicato a Giulietta ed è ambientato a Venezia.
L'azione si svolge in un grande palazzo, dal quale si vede il Canal Grande.Nicklausse e una cortigiana di nome Giulietta cantano la celebre barcarola alla presenza di numerose persone. Quando finisce, Hoffmann intona un brindisi e lo dedica alla cortigiana della quale è perdutamente innamorato. Giulietta presenta Hoffmann a altri due suoi ammiratori, Schlemil, con il quale la giovane ha una relazione, e Pitichinaccio, e propone loro di giocare una partita a carte.
Rimasti soli, Nicklausse consiglia a Hoffmann di non commettere sciocchezze, spinto dalla passione per Giulietta, ma l'avventato scrittore decide di non prestare attenzione agli avvertimenti dell'amico. Quando entrambi i personaggi hanno abbandonato la scena compare Dapertutto, uno stregone che si serve di Giulietta per manipolare la volontà delle sue vittime. Lo strano personaggio, che è già riuscito a rendere schiavo dei suoi poteri Schmeil, adesso vuole impadronirsi di Hoffmann.
Dapertutto esibisce sul palcoscenico il diamante con il quale circuirà Giulietta perché segua i suoi ordini. In quel momento entra in scena la cortigiana, alla quale lo stregone chiede di sedurre Hoffmann allo scopo di rubargli l'anima catturando il suo riflesso in uno specchio. Una volta che il malefico personaggio è uscito di scena, torna Hoffmann, che dichiara appassionatamente il suo amore per Giulietta. Seguendo gli ordini dello stregone, la sua amata gli fa sapere che i suoi sentimenti sono corrisposti e lo mette in guardia dal carattere geloso del suo amante, Schmeil.
Dopodiché invita il poeta a guardarsi in uno specchio per conservare la sua immagine riflessa una volta che se ne sarà andato; Hoffmann, un po' sconcertato, acconsente al suo volere. Tornano in scena Schmeil, Pitichinaccio, Nicklausse e Dapertutto in compagnia di altri personaggi e lo stregone mostra a Hoffmann uno specchio. Il poeta si accorge con orrore che nello specchio non viene riflessa la sua immagine e manifesta i suoi sentimenti contrastanti nei confronti di Giulietta, che ama e odia al tempo stesso.
In seguito Hoffmann chiede a Schmeil la chiave della stanza della cortigiana, ma tale richiesta fa scoppiare una violenta lite fra i due che si conclude con la morte di Schmeil per mano di Hoffman, che usa la spada di Dapertutto per commettere il crimine. Dopo essersi impossessato della chiave di Giulietta corre verso casa sua, per tornare subito indietro perché si accorge che la giovane sta arrivando in gondola lungo il canale. Il sopraggiungere della cortigiana da un risultato sorprendente: lungi dall'accettare l'amore di Hoffmann, Giulietta sceglie il terzo dei suoi pretendenti, Pitichinaccio. Hoffmann, desolato, si allontana in compagnia del suo inseparabile Nicklausse.
Atto V: Epilogo [modifica]
L'epilogo si svolge ancora una volta a Norimberga, nella taverna di Luther.
Hoffmann ha terminato il suo racconto e Lindorf, vedendolo completamente ubriaco, pensa di avere ormai partita vinta. Nel vicino teatro dell'Opera, intanto, la rappresentazione del Don Giovanni è finita tra gli applausi ed anche nella taverna tutti brindano al successo di Stella.
Luther prepara il punch, mentre gli studenti riprendono uno dei cori del primo atto. La prima donna fa la sua entrata nel locale e si dirige subito verso Hoffmann ma il poeta è in uno stato tale di ubriachezza che non può impedire a Lindorf di accompagnare la diva.
Hoffmann canta un'ultima strofa della storia di Kleinzach, prima di crollare su di un tavolo. Rimasto solo, ha una visione nella quale gli appare la musa della poesia che gli consiglia di dedicarle tutta la sua vita; il poeta acconsente stregato. In lontananza le voci degli studenti, che brindano di nuovo.
Alla ricerca della versione originale [modifica]
Offenbach muore il 5 ottobre 1880, prima di vedere rappresentata la sua ultima composizione, in corso di allestimento, che verrà rappresentata per la prima volta il 10 febbraio 1881 all'Opéra-Comique di Parigi. Il manoscritto verrà smembrato fra diversi proprietari e disperso in più luoghi.
In occasione della prima rappresentazione, il direttore dell'Opéra-Comique Léon Carvalho effettua numerosi tagli, in particolare sopprimendo l'atto quarto, o atto di Venezia, per eccessiva lunghezza e difficoltà sceniche; i dialoghi parlati vengono sostituiti con recitativi di Ernest Guiraud. Fortunatamente, il manoscritto di Offenbach contenente le parti soppresse viene messo in una scatola salvandosi, a quanto pare, dall'incendio dell'Opéra-Comique avvenuto nel 1887.
Nel 1904 l'opera viene riproposta all'Opéra di Monte Carlo, dove il direttore Raoul de Gunsbourg effettua proprie modifiche integrando l'atto quarto dopo il secondo atto ed aggiungendo sue composizioni (aria di Dappertutto «Scintille, diamant», settetto su tema della barcarola, «Perte du reflet») seppur basate su musica di Offenbach.
Negli anni ottanta del XX secolo viene ritrovato il manoscritto dell'atto quarto presso un castello di Cormatin, residenza di Raoul de Gunsbourg, che si era procurato le parti soppresse da Carvalho in vista della rappresentazione del 1904 a Monte-Carlo.
Nel 1984 il manoscritto dell'atto IV viene venduto all'asta a Londra; lo acquista un miliardario statunitense che lo cederà all'Università Yale. Il musicologo Michael Kaye, che ha accesso al manoscritto e ne detiene una fotocopia, prepara una nuova versione integrando l'atto quarto e ripristinando la sequenza originale.
Nel 1987 Joseph Heinzelmann scopre, presso l'Archivio Nazionale Francese, il libretto dell'opera che venne consegnato alla censura statale per l'approvazione in occasione della rappresentazione del 1881. Il musicologo Jean-Christophe Keck, confrontando il libretto con la copia dell'atto quarto, deduce l'esistenza di un finale dell'atto ma mancante nel manoscritto depositato all'Università Yale.
Le parti mancanti del finale quarto (24 pagine) vengono successivamente ritrovate sempre presso il castello di Cormatin e vengono acquistate da un amico di Keck; a seguito della sua morte, il manoscritto diventa però inaccessibile fino a quando lo Stato Francese decide – nel 2002 – di metterlo all'asta. Per euro 160.000, Keck lo acquista.
Nel 1999, l'editore musicale Schott Musik International pubblica una nuova versione della partitura, comprendente sia l'atto quarto sia il finale quarto, ottenuto tramite fotocopia. Questa partitura verrà utilizzata per varie rappresentazioni in Europa e negli Stati Uniti.
Nel febbraio 2003 Marc Minkowski dirige al Théâtre Municipal di Losanna, con la regia di Laurent Pelly, Les Contes d'Hoffmann, cercando, in collaborazione con il musicologo Keck, di attenersi il più possibile alla versione prevista da Offenbach. I ruoli di Olympia, Antonia, Giulietta e Stella vengono sostenuti tutti da Mireille Delunsch, mentre Laurent Naouri canta tutte le parti di Lindorf, Coppelius, Dr. Miracle e Dapertutto. Il ruolo di Hoffmann è sostenuto da Marlin Miller.
Versioni [modifica]
- Versione Choudens, in 5 atti - Fu la riferenza per almeno un secolo, ma non include varie pagine originali (aria di Nicklausse, aria di Coppelius e altri) e contiene parti differenti dal manoscritto. Inoltre la casa d'edizione Choudens propose più versioni sin dal 1881.
- Versione Gunsbourg (1907) – Rispecchia la rappresentazione del 1904 a Monte-Carlo e si impone, negli anni, come la versione più autentica.
- Versione Felsenstein (1958) e versione Bonynge (1972) sono successivi tentativi di ritornare all'originale.
- Versione Oeser (Vienna, 1976), in 3 atti con prologo ed epilogo – Considerata la prima edizione critica, realizzata a seguito del ritrovamento di vari manoscritti, più scrupolosa rispetto alla versione Choudens. Non risolve tuttavia tutte le questioni aperte. Il ruolo di Nicklausse assume spessore musicale e psicologico mentre i ruoli malefici sono previsti per un solo interprete così come quello dei differenti amori.
- Versione Kaye (1992) – Integrazione dell'atto quarto alla sua originale posizione e ricostruzione in base al libretto consegnato alla censura per la rappresentazione del 1881.
- Versione Schott (1999) – Integrazione del finale quarto, basato su fotocopie dell'originale.
- Versione Keck, in 5 atti – Rispecchia la rappresentazione del 2003 a Losanna e costituisce, al momento, la versione che meglio si avvicina all'originale di Offenbach.
Offenbach sembra dunque avere terminato la composizione dell'opera lasciando incompleta l'orchestrazione. Da notare che parti del manoscritto, relativi al primo e al secondo atto, non sono state ritrovate rendendo ancora difficoltoso distinguere l'originale previsto da Offenbach da parti non autentiche, soprattutto per quanto riguarda l'orchestrazione.
Infine, essendo la prima rappresentazione avvenuta postuma, non si potrà mai sapere quale sarebbe stata la versione ufficiale che Offenbach avrebbe proposto al pubblico in quell'occasione, essendo costume apportare modifiche nel corso delle prove.
La barcarola [modifica]
Tra le arie più famose dell'opera c'è sicuramente la barcarola che apre l'atto veneziano: "Belle nuit, ô nuit d'amour". Curiosamente l'aria non fu composta da Offenbach pensando a Les contes d'Hoffmann, ma come "canzone degli Elfi"’ per l'opera Die Rheinnixen (Le fate del Reno), rappresentata per la prima volta a Vienna l'8 febbraio 1864. Fu Ernest Guiraud, incaricato di terminare l'orchestrazione alla morte del collega, a decidere di inserire la barcarola nella nuova opera.
"Belle nuit, ô nuit d'amour", oltre ad aver ispirato al compositore inglese Kaikhosru Shapurji Sorabji una "Passeggiata veneziana sopra la Barcarola di Offenbach" (1955–56) e "Tonight Is So Right For Love" ad Elvis Presley (1960), è stata utilizzata in molti film, fra i quali Titanic (1997) e La vita è bella (1997).
Incisioni discografiche [modifica]
| Anno | Cast (Hoffmann, Olympia, Giulietta, Antonia, Nicklausse, Lindorf, Coppelius, Dapertutto, Dr Miracle) | Direttore |
|---|---|---|
| 1964 | Nicolai Gedda, Gianna D'Angelo, Elisabeth Schwarzkopf, Victoria de los Angeles, Jean Christophe Benoît, Nicolai Ghiuselev, George London, Ernest Blanc, George London | Andre Cluytens |
| 1972 | Stuart Burrows, Beverly Sills, Beverly Sills, Beverly Sills, Susan Marsee, Norman Treigle, Norman Treigle, Norman Treigle, Norman Treigle | Julius Rudel |
| Placido Domingo, Joan Sutherland, Joan Sutherland, Joan Sutherland, Huguette Tourangeau, Gabriel Bacquier, Gabriel Bacquier, Gabriel Bacquier, Gabriel Bacquier | Richard Bonynge | |
| 1989 | Placido Domingo, Edita Gruberova, Edita Gruberova, Edita Gruberova, Claudia Eder, Andreas Schmidt, Gabriel Bacquier, Justino Diaz, James Morris | Seiji Ozawa |
| Francisco Araiza, Eva Lind, Cheryl Studer, Jessye Norman, Anne Sofie von Otter, Samuel Ramey, Samuel Ramey, Samuel Ramey, Samuel Ramey | Jeffrey Tate | |
| 1996 | Roberto Alagna, Natalie Dessay, Sumi Jo, Leontina Vaduva, Catherine Dubosc, José van Dam, José van Dam, José van Dam, José van Dam | Kent Nagano |
Bibliografia [modifica]
- Programma di sala della rappresentazione dell'opera al Théâtre Municipal di Losanna, 2003.
- Guide de l'opéra, Fayard, 1986.
- Le manuscript disparu: une histoire des «Contes d'Hoffmann», documentario di Gérald Caillat, 2004, Francia.
Note [modifica]
- ^ Luigi Forte, introduzione a L'uomo della sabbia e altri racconti, Milano, Mondadori, 1985, pag. 11 e 12.
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su I racconti di Hoffmann
Collegamenti esterni [modifica]
- Sito sulle differenti versioni dell'opera
- Jean-Christophe Keck
- Libretto in italiano (traduzione di Graziella Mainardi Granata), dal Fondo Ghisi della Facoltà di Musicologia dell'Università di Pavia
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