Giovanni di Castiglia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Regno di Castiglia
Casa di Borgogna

Coat of Arms of Castile with the Royal Crest.svg

Figli
Figli
Figli
Figli

Giovanni di Castiglia (Siviglia, 1262Pinos Puente, 25 giugno 1319) fu un principe castigliano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio del re Alfonso X di Castiglia e della principessa Violante d'Aragona.

La morte del primogenito ed erede, Ferdinando de la Cerda, nel 1275 causò una crisi di successione. Secondo l'usanza, data la minore età del figlio di Ferdinando, Alfonso de la Cerda, ad essere nominato erede di Alfonso X sarebbe spettato a Sancio. Tuttavia Alfonso X aveva introdotto il diritto romano per cui a succedere sarebbero stati i figli di Ferdinando.

Il re dapprima volle soddisfare le aspirazioni del figlio Sancho ma poi, su insistenza della moglie Violante e del re Filippo III di Francia, zio del Infante de la Cerda, cercò di nominare erede Alfonso de la Cerda.

Sancho si ribellò nel 1282, appoggiato dalla maggior parte della nobiltà del regno, e venne a togliere a Alfonso X i suoi poteri, ma non il titolo di re. Giovanni sostenne in un primo momento il fratello poi l'anno dopo tornò fedele a suo padre, che intanto stava riguadagnando militarmente i suoi poteri.

L'anno 1283 si concluse, grazie anche all'intervento di Giovanni a cui era stato affidato il comando, con la sconfitta militare di Sancho che perse la città di Merida sede dei suoi sostenitori.

A Siviglia nel 1284 re Alfonso X diseredò Sancio e lasciò il trono al nipote Alfonso de la Cerda, figlio del defunto Ferdinando. Venne inoltre sancito che in caso di morte di Alfonso e dei suoi fratelli senza eredi, il regno sarebbe passato a Filippo III di Francia. Giovanni invece, dopo aver reso omaggio al nuovo re e giurato di rispettare le disposizioni di Alfonso X, sarebbe divenuto sovrano di Siviglia e Badajoz.

Le volontà di Alfonso X non vennero però rispettate e alla morte di Alfonso X il diseredato Sancho fu proclamato re di Castiglia e Giovanni lo riconobbe come tale.

L'8 giugno ad Alfaro fu ucciso Lope Díaz III de Haro, signore di Biscaglia e parente del re, nel corso di un attentato contro Sancho IV. Era presente Giovanni, che stava per morire per mano di suo fratello ma venne risparmiato per intervento della regina Maria di Molina.

Giovanni venne accusato del complotto e imprigionato nel castello di Burgos e poi in quello di Curiel de Duero dove rimase fino al 1291 quando, grazie all'intercessione di Maria di Molina venne liberato e portato nella città di Valladolid dove giurò fedeltà al re.

Nel 1292, poco dopo il suo rilascio, Giovanni si distinse per il suo intervento nella conquista di Tarifa, durante la quale rimase deturpato al volto.

Poco dopo si alleò con Juan Núñez I de Lara, signore di Lara, e con altri nobili per combattere il fratello. Temendo di tornare agli arresti fuggì in Portogallo e poi a Tangeri dove trovò la protezione del sultano merinide.

Tornò sulla penisola iberica al servizio del re di Fez per porre assedio alla città di Tarifa, difesa da Alonso Pérez de Guzmán. Dopo aver subito la sconfitta Giovanni si rifugiò nel Sultanato di Granada ospite del sultano Muhammad II al-Faqih.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 febbraio 1281 sposò nella città di Burgos Margherita, figlia di Guglielmo VII del Monferrato, dalla quale ebbe un figlio[1]:

In seconde nozze sposò Maria Diaz de Haro da cui ebbe altri tre figli:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ivrea 7

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]