Giovanni Pantaleo

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Giovanni Pantaleo (Castelvetrano, 5 agosto 1831Roma, 3 agosto 1879) è stato un monaco e militare italiano.

Frate Pantaleo

Noto per essersi unito ai Mille di Garibaldi sin da prima della battaglia di Calatafimi, seguì il generale in tutte le successive campagne. Poi si unì in matrimonio ed ebbe tre figli.

Indice

[modifica] Esordi

Nativo di Castelvetrano, di umili origini, a sedici anni, prese gli ordini francescani, da frate riformato. Studiò filosofia al convento di Salemi, a ventidue anni fu ordinato sacerdote, per poi laurearsi in teologia a Trapani ed in filosofia a Palermo. Per le qualità mostrate, per breve tempo insegnò filosofia morale al seminario arcivescovile di Palermo, salvo venirne allontanato per le sue posizioni non ortodosse.
Venne, quindi, destinato a Naro, presso la Chiesa di Santa Maria di Gesù, divenendo predicatore.

[modifica] Le operazioni nella Sicilia

[modifica] I tentativi del 1859-1860

Nel corso del 1859, quando l’opinione pubblica siciliana venne scossa dalle notizie delle vittorie franco-sarde della seconda guerra di indipendenza, egli ebbe un ruolo nella clandestina organizzazione di una sommossa siciliana contro i Borbone di Ferdinando II. Pare fosse presente alla cospirazione palermitana del 4 aprile 1860, schiacciata nel sangue dalla polizia e dalla truppa borbonica.

[modifica] La spedizione dei Mille

In ogni caso ebbe la ventura di trovarsi, poco dopo lo sbarco a Marsala dei Mille, sulla via della loro marcia verso Palermo: prima dello scontro di Calatafimi (quindi in un momento di estremo rischio ed incertezza) si unì a Garibaldi, che seguì per tutta la spedizione dei mille. Nelle settimane successive egli ebbe un ruolo non secondario nella generale mobilitazione popolare che accompagnò, in Sicilia, la spedizione: «giovò mirabilmente alle cose nostre… e non ebbe l’eguale nel sollevare i popoli e nello innamorarli alla crociata contro la tirannia»[1], «vuole spandere un’aura di religiosità sopra di noi»[2].

[modifica] La questione Romana

[modifica] Aperta dissidenza alla chiesa di Pio IX

Per le alte benemerenze guadagnate, con Regio Decreto del 12 giugno 1861, il re gli concesse la Croce di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro, ma della cosa si venne a sapere solo dopo la morte del Pantaleo. Nel frattempo Pantaleo, ancora frate, si dava un gran daffare ad organizzare una associazione di religiosi patriottici, ostili alla politica anti-unitaria e manifestamente filo-austriaca di Pio IX.

[modifica] La spedizione dell’Aspromonte

Ciò non lo distolse dal raggiungere Garibaldi in Sicilia, ove questi organizzava la spedizione del 1862, conclusa all’Aspromonte. Non presente ai fatti, egli aveva, comunque, partecipato alla organizzazione e passò diciotto giorni in carcere a Napoli a Castel dell'Ovo. Subito amnistiato, raggiunse Garibaldi, ancora prigioniero nella fortezza di Varignano, presso La Spezia: lo assistette durante l’operazione per estrarre la pallottola alla gamba e, di lì, lo accompagnò a Caprera.

[modifica] L’abbandono della veste

Negli anni successivi rese esplicito il proprio progetto scismatico, proponendo di istituire una “Chiesa del Popolo”, tanto da venire citato, nel dicembre 1864 per vilipendio della religione. Una circostanza che lo determinò ad abbandonare lo stato religioso.


[modifica] La campagna del Trentino

Nel 1866, in tempo per partecipare alla campagna di Garibaldi nel Trentino, nel quadro della terza guerra di indipendenza. Cominciò con il grado di sergente, inquadrato nel 2° Reggimento del Corpo Volontari Italiani[3], si distinse nella battaglia di Ponte Caffaro del 25 giugno e nella difesa del Monte Nota del 18 luglio conseguente alla battaglia di Pieve di Ledro. Al termine del conflitto venne promosso sottotenente, ricevendo l’encomio personale di Garibaldi.

[modifica] La campagna di Mentana

Nei mesi successivi tentò, di ottenere un incarico dal ministro della pubblica istruzione Berti. Un tentativo infruttuoso cui rimediò subito seguendo Garibaldi nella organizzazione della sfortunata impresa del 1867, che portò alla sconfitta di Mentana. Combatté come ufficiale di ordinanza a Monterotondo, poi a Mentana come aiutante di campo di Menotti.

Nel 1869 prese parte al cosiddetto “anticoncilio”, promosso a Napoli da Giuseppe Ricciardi, in opposizione al Concilio Vaticano I, indetto a Roma da Pio IX. Una posizione non particolarmente popolare, che lo costrinse, fra l’altro, ad un viaggio nella Germania, ove più vivi erano i dissensi rispetto al Concilio.

[modifica] La campagna di Digione

Nel 1870 seguì Garibaldi anche nella sua ultima impresa, nel quadro della guerra franco-prussiana. Giunto a Lione all’indomani della proclamazione della repubblica, si imbarcò il da Marsiglia per rilevare Garibaldi a Caprera, essendo di ritorno il 7 ottobre. Ne ebbe la nomina di capitano aiutante di campo e prese parte alla campagna che portò alla vittoriosa battaglia di Digione.

[modifica] Gli ultimi anni

[modifica] Il matrimonio

Il 22 giugno 1872, sposò a Lione, nella Francia ormai repubblicana, Camilla Vahè, suscitando un grande scandalo, fra amici e, tanto più, avversari politici. Dopodiché si trasferì a Napoli e, di lì, nel 1876, a Roma, ormai liberata dopo la breccia di Porta Pia. Visse con la madre, la sorella e la nuova famiglia. Dalla compagna Camilla ebbe tre figlioli (chiamati Elvezia, Clelia e Giorgio Imbriani, quest'ultimo dal nome dell'amico patriotta).

[modifica] Esito finale

Il frate, spogliato, morì nella miseria più completa a Roma il 3 agosto 1879, a soli 44 anni e venne sepolto al Cimitero del Verano.
I congiunti vennero però soccorsi da uno speciale comitato di solidarietà. Né l'aiuto venne a mancare negli anni successivi, quando ai figli ed alla vedova vennero concesse, con decreto del Ministro delle Finanze Grimaldi due rivendite di Sali e Tabacchi (una a Porto Maggiore, in Provincia di Ferrara, l’altra in Chieti), oltre che una pensione speciale.

[modifica] Note

  1. ^ Giuseppe Bandi, I Mille
  2. ^ Giuseppe Cesare Abba, da Quarto al Volturno
  3. ^ II Reggimento, II Battaglione, VII Compagnia fucilieri

[modifica] Bibliografia

  • Alexandre Dumas padre, I Garibaldini.
  • G. Accardo - A.V. Stallone, Fra' Pantaleo. Un garibaldino vissuto per la libertà, Mazzotta, Castelvetrano, 2008
  • Baccio Emanuele Maineri, Fra Giovanni Pantaleo. Ricordi e note, Tipografia Economica, Roma, 1883

[modifica] Voci correlate

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