Zona d'operazioni delle Prealpi

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Zona d'operazioni delle Prealpi
Informazioni generali
Nome ufficialeOperationszone Alpenvorland
CapoluogoBolzano
Dipendente daBandiera della Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana (de jure)
Bandiera della Germania Germania (de facto)
Amministrazione
Forma amministrativaGau
GauleiterFranz Hofer
Evoluzione storica
Inizio10 settembre 1943
CausaArmistizio di Cassibile
Fine1º maggio 1945
CausaOccupazione alleata
Preceduto da Succeduto da
Provincia di Bolzano
Provincia di Trento
Provincia di Belluno
Provincia autonoma di Bolzano
Provincia autonoma di Trento
Provincia di Belluno
Cartografia

La Zona d'operazioni delle Prealpi o OZAV (acronimo di Operationszone Alpenvorland) fu una suddivisione territoriale comprendente le province italiane di Bolzano, Trento e Belluno, sottoposta all'esclusiva e diretta amministrazione militare tedesca e quindi di fatto sottratta al controllo della Repubblica Sociale Italiana, alla quale ufficialmente apparteneva. Fu istituita durante la seconda parte della seconda guerra mondiale, nel settembre del 1943, assieme alla Zona d'operazioni del Litorale adriatico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In data 10 settembre 1943, il Führer, Adolf Hitler, ordinò l'occupazione delle province da parte del Terzo Reich, andando a costituire la Operationszone Alpenvorland, ovvero la Zona operativa delle Prealpi. L'area era affidata a Franz Hofer in qualità di Gauleiter del Tirolo, carica tradotta in italiano come Commissario Supremo, il quale aveva pieni poteri, compreso quello di vita e di morte: rispondeva solo e direttamente a Hitler. Hofer era già in carica ad Innsbruck dai tempi dell'Anschluss del 1938, e le province dell'OZAV divennero in pratica un'espansione dell'ambito territoriale di sua competenza, il Reichsgau Tirol-Vorarlberg.[1]

Mappa della Repubblica Sociale Italiana. Le aree segnate in verde facevano ufficialmente parte della R.S.I. ma erano considerate zone di operazione militare sottoposte a diretto controllo tedesco.

Il 6 novembre 1943, il commissario Hofer istituì a Bolzano il "Sondergericht für die Operationszone Alpenvorland", ovvero uno speciale tribunale, che aveva competenza nel caso in cui il reo o la parte lesa fosse un cittadino appartenente al Reich.[2]

Il commissario Hofer nominò Capo della Provincia a Trento l'avvocato Adolfo de Bertolini e a Bolzano Peter Hofer,[3] poi deceduto e sostituito nel dicembre 1943 da Karl Tinzl.[4]

Nella Provincia di Belluno l'occupazione, affidata a truppe composte in buona parte da arruolati altoatesini, compreso il secondo battaglione del SS-Polizei-Regiment "Bozen", e dai trentini del Cst, il Corpo di sicurezza trentino. Nel biennio dell'Alpenvorland la provincia di Belluno visse momenti molto duri, tanto che il 10% dei prigionieri al lager di Bolzano venivano da questa provincia, oltre alle ristrettezze economiche. Rimosso Italo Foschi, il prefetto indicato dalla RSI, perché considerato troppo nazionalista, i tedeschi nominarono Capo della Provincia il suo vicario Carlo Silvetti. Alla fine della guerra Belluno conterà un migliaio di morti (di cui 86 impiccati, 127 fucilati e 11 uccisi dalle sevizie), circa trecento feriti, 1600 deportati e 7000 internati, secondi i dati dalla motivazione della Medaglia d'oro conferita alla città di Belluno per tutta la provincia il 16 marzo 1947.

Gli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Con la costituzione della Zona operativa delle Prealpi, iniziò la deportazione degli ebrei, avallata dalla politica fascista che in virtù delle leggi razziali del 1938 aveva preparato le liste della popolazione ebraica.[5] In tutta l'Italia, fu proprio in Alto Adige che si verificarono i primi arresti di ebrei e quindi la loro deportazione, e per la maggior parte transitavano per il Campo di transito di Bolzano.[6] Nel 1945, a seguito della caduta del regime nazista, il comune di Termeno era coinvolto nella fuga dei criminali di guerra Josef Mengele e Adolf Eichmann[7].

La capitolazione[modifica | modifica wikitesto]

Facilitate dalla contemporanea insurrezione partigiana, il 25 aprile 1945 le truppe alleate dilagarono in tutta la Pianura Padana. Contemporaneamente a nord, anche in Germania tutti i fronti difensivi tedeschi erano collassati. L'idea di un ridotto alpino in cui le residue forze naziste si sarebbero trincerate, e che avrebbe avuto nell'OZAV proprio il suo caposaldo, venne subito abbandonata con le morti di Mussolini ed Hitler.

Il 2 maggio 1945 le truppe angloamericane entravano a Trento, rimuovendo le autorità nazifasciste e ponendo tutta l'area sotto la propria occupazione, l'AMGOT, nonostante vi siano stati alcuni scontri tra i tedeschi e i partigiani, come ad esempio l'eccidio di Vattaro e le stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme.[8]

Le province di Trento e Belluno furono restituite al governo italiano il Capodanno del 1946 come il resto del Nord Italia: gli americani tennero invece l'Alto Adige sotto l'autorità delle Nazioni Unite fino alla firma del trattato di pace del 1947, nell'attesa di decidere se affidare il territorio all'Italia o all'Austria. In conseguenza di ciò, i sudtirolesi non votarono né per il referendum sulla repubblica, né per l'elezione della Costituente il 2 giugno 1946.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come più sopra esposto, nella concezione nazista i confini amministrativi potevano divenire irrilevanti rispetto alla suddivisione in Gau del territorio[senza fonte]. Non faceva differenza il fatto che la frontiera del Brennero fosse un limite statale e non semplicemente provinciale: l'autorità e il potere assoluto del partito nazista erano comunque considerati di ordine superiore.
  2. ^ Gerald Steinacher, Das "Sondergericht für die Operationszone Alpenvorland" 1943-1945, in Südtirol im Dritten Reich, Innsbruck, Vienna, Bolzano, Studienverlag, 2003, pp. 259-274.
  3. ^ Portava lo stesso cognome del Gauleiter Franz Hofer ma non ne era parente.
  4. ^ Su di lui Annuska Trompedeller, Karl Tinzl (1888–1964). Eine politische Biografie, Innsbruck, Vienna, Bolzano, Studienverlag, 2007, ISBN 978-3-7065-4322-4.
  5. ^ (DE) Sabine Mayr, Hannes Obermair, Sprechen über den Holocaust. Die jüdischen Opfer in Bozen – eine vorläufige Bilanz, Der Schlern. Monatszeitschrift für Südtiroler Landeskunde, n. 88-3, 2014, 4-36, ISSN 0036-6145 (WC · ACNP).
  6. ^ Cinzia Villani, Zwischen Rassengesetzen und Deportation - Juden in Südtirol, im Trentino und in der Provinz Belluno 1933-1945, Innsbruck, Wagner, 2003, ISBN 3-7030-0382-0.
  7. ^ Gerald Steinacher, "Il Signor Mengele di Bolzano": L'Alto Adige come via di fuga dei criminali nazisti (1945-1951), in Faculty Publications, Department of History, vol. 146, University of Nebraska - Lincoln, 2013 (archiviato il 18 ottobre 2016).
  8. ^ curatore Lorenzo Gardumi, Maggio 1945: «a nemico che fugge ponti d'oro»: la memoria popolare e le stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, Fondazione museo storico del Trentino, 2008, ISBN 978-887197-105-6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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