Complesso monumentale di Sant'Agata

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Complesso monumentale di Sant'Agata
Spoleto - Sant´ Agata.jpg
Portico dell'ex chiesa di Sant'Agata
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Spoleto
Indirizzo Via di Sant'Agata, 18/A
Caratteristiche
Tipo Archeologia
Fondatori Comune di Spoleto
Apertura 1985
Direttore Luana Cenciaioli
Visitatori 21 218[1] (2015)
Sito web

Coordinate: 42°44′00.84″N 12°44′07.62″E / 42.733568°N 12.73545°E42.733568; 12.73545

Il complesso monumentale di Sant'Agata è situato all'interno della zona archeologica di Spoleto nell'area compresa fra via di Sant'Agata e via delle Terme; è composto dall'ex monastero di Sant'Agata, dall'omonima ex chiesa adiacente e dal Teatro romano. Sono insieme luoghi espositivi, sedi di mostre temporanee, di manifestazioni e spettacoli.

Nei locali dell'ex monastero si trova il Museo archeologico nazionale di Spoleto, aperto nel 1985; in un'esposizione unitaria sono concentrate varie raccolte di reperti archeologici provenienti sia da proprietà privata, sia comunale.

Il monastero di Sant'Agata[modifica | modifica wikitesto]

Chiostro a nove arcate, primo ordine

Il monastero fu istituito nel 1396 dalle monache benedettine già residenti nell'abbazia di San Paolo "inter vineas"; diventato un luogo troppo isolato e poco sicuro a causa di lotte fra fazioni cittadine, furono costrette a trasferirsi all'interno delle mura di Spoleto, negli edifici di proprietà della famiglia Corvi avuti in eredità da una delle consorelle. Il palazzo Corvi, adiacente la chiesa di Sant'Agata, era il più antico palazzo nobiliare di Spoleto, eretto nell'XI secolo su parte della scena del Teatro romano, come la stessa chiesa; era un edificio fortificato, dotato di una grande torre che favoriva un buon controllo delle vie di accesso in città. Sono ancora visibili sui muri quattro bassorilievi, scolpiti agli angoli e uniti tra loro, rappresentanti figure di corvo, emblema della famiglia.

Le benedettine adibirono a monastero l'antica torre dotata di tre grandi ambienti con alta volta, sorretti da pilastri di spoglio; vi restarono dal 1396 fino al 1800 quando si trasferirono nella chiesa di Sant'Ansano[2].

Nel 1500 ampliarono il monastero abbattendo parte delle antiche strutture e costruendo un monumentale chiostro a due ordini composto da nove arcate su pilastri ottagonali di cotto, con basi e capitelli in pietra intagliata. Il chiostro occupò parte dell'area del teatro ormai interrato e successivamente si estese anche verso l'ambulacro.

Il vasto refettorio è ornato sul muro di fondo da una sinopia rappresentante l'Ultima cena, Orazione di Cristo nell'orto di Gethsemani di anonimo spoletino datato 1558[3].

Con la soppressione degli ordini monastici, seguita dall'Unità d'Italia, l'intero complesso subì le sorti di molteplici altri edifici cittadini: ottusa brutalità, vandalismo e una miope amministrazione locale, produssero gravi danni e perdite del migliore patrimonio architettonico e edilizio di Spoleto, nonostante le accorate voci di protesta di Achille Sansi e Paolo Campello[3].

Chiesa e monastero divennero di proprietà demaniale; dal 1870 al 1954 gli edifici furono adattati a carcere femminile. Quando venne dismesso furono avviati gli scavi per il recupero del Teatro romano, già individuato da Giuseppe Sordini nel 1891, e dell'intero complesso monumentale.

Corredi funerari di tombe risalenti alla prima metà del VI secolo a. C., scoperte nel 2004 a Piazza d'Armi

La chiesa di Sant'Agata[modifica | modifica wikitesto]

Anche la chiesa di Sant'Agata, di origine romanica, venne edificata su una parte della scena del Teatro romano. Di essa è rimasto visibile solo il portico che precedeva la facciata; è a tre fornici divisi da colonne in pietra ornate da capitelli, che sono stati riferiti all'XI secolo. Forse la chiesa è precedente, come sembrerebbero documentare altri capitelli altomedievali rinvenuti in zona[3].

Della decorazione pittorica interna, dopo l'uso profano della chiesa, nulla è rimasto, nemmeno il lavoro di un pittore come Luca Signorelli che nel 1485 venne chiamato a prestare la sua opera[3].

Fino ai primi anni ottanta la chiesa ha ospitato frammenti di un importante ciclo di affreschi e di disegni preparatori duecenteschi, distaccati nel 1964 dalla chiesa dell'ex monastero di Santa Maria inter Angelos, in località Le Palazze, presso il Giro dei condotti. Si trattava di Derisione di Cristo e di cinque sinopie: Annunciazione, Natività, Ultima Cena, Crocifissione, Giudizio finale. L'autore, interessante artista umbro influenzato dall'arte di Cimabue in Assisi, viene convenzionalmente chiamato Maestro delle Palazze, in virtù del luogo di provenienza[4]. Attualmente son conservati al Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.

La chiesa sconsacrata, a navata unica, termina con un'abside tuttora integra, nonostante le molteplici trasformazioni subite nel corso degli anni. Svolse funzioni parrocchiali per la città, prima di divenire sede della comunità benedettina.

Attualmente è utilizzata come spazio espositivo e sede di spettacoli e concerti.

Accanto alla chiesa è stata ritrovata una fistula aquaria plumbea, probabilmente di servizio al teatro, sulla conduttura l'iscrizione "Pop.Spol Potitus ser.fecit" (CIL XI, 4844)[5].

Ritratti di Augusto e di un personaggio locale

Il Museo archeologico nazionale di Spoleto[modifica | modifica wikitesto]

È una sede distaccata della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria. Si compone di 4 livelli: piano terra, piano primo, piano secondo, piano terzo. Il percorso espositivo si sviluppa su due piani (primo e terzo) e termina con la visita al Teatro romano. La collezione comprende elementi che abbracciano il periodo dal IV millennio a.C. al IV secolo d.C.

Primo piano[modifica | modifica wikitesto]

Il primo piano ospita cinque sale che affacciano su un loggiato. Vi sono esposti reperti che provengono da campagne di scavo condotte nella grotta di Pian delle Rotte, nei pressi di Campello sul Clitunno, e nella zona della Rocca Albornoziana precedentemente custoditi all'interno del Museo civico. Busti, iscrizioni, vasi, bronzetti votivi, corredi funerari ecc. documentano le fasi storiche degli insediamenti sul colle Sant'Elia: la fine del II millennio a.C. è attestata anche da reperti provenienti da scavi recenti (1982, 2008 e 2011) condotti a Piazza d'Armi; è stata scoperta un'estesa necropoli ricca di sepolture infantili, insolitamente corredate di armi, in genere riservate agli adulti guerrieri. Il sito è ancora da esplorare completamente[6]; i ricchi corredi rinvenuti, dopo un adeguato restauro, sono stati presentati nelle sale del museo nel settembre 2013, nell'ambito delle mostre intitolate: "I piccoli principi di Spoleto. Sepolture infantili dalla necropoli di Piazza d'Armi" "Gli scettri del re. Insegne di potere nella Spoleto preromana"[7].

La storia della città giunge alla fase della colonia latina, fondata nel 241 a.C., attraverso iscrizioni, ex voto e terrecotte architettoniche d'arredo in alcune chiese. Qui sono conservati i due cippi in calcare risalenti al III secolo a.C., noti come lex luci spoletina, primo esempio di norma forestale scritta in latino arcaico, a tutela dei boschi sacri dedicati a Giove. La fase municipale, 90 a.C., è illustrata da iscrizioni monumentali, frammenti di grandi statue onorarie, intonaci decorati e frammenti di mosaico.

Al secondo piano si trova la sala delle mostre temporanee.

Terzo piano[modifica | modifica wikitesto]

Ospita la sala conferenze e due sale espositive. Qui sono visibili reperti provenienti dalla Valnerina, area in stretti rapporti culturali con Spoleto, già in antichità: cinerari provenienti dalla necropoli di Monteleone di Spoleto, reperti dai santuari di Monteleone di Spoleto e di Montefranco, corredi funebri dalla necropoli greca e romana di Norcia. Ancora dalle stesse zone provengono alcuni dei reperti della collezione Canzio Sapori, medico spoletino deceduto nel 2002, che ha donato allo Stato la propria raccolta: reperti della Grotta di Castel San Felice del VII secolo a.C., cinerario della frazione Ponte (Cerreto di Spoleto), corredo funerario dalla necropoli di Colfiorito, oggetti metallici da Colle del Capitano di Monteleone di Spoleto, bronzetti e ossi lavorati provenienti da Abeto di Preci. Nel 2003 la sala è stata denominata Sala Canzio Sapori.

Teatro romano. Sulla destra retro della chiesa di Sant'Agata con abside. In fondo il chiostro a nove arcate.

Nella sezione dedicata all'illustrazione del Teatro romano sono esposte le sculture rinvenute durante gli scavi degli anni cinquanta, ritratti dal I al III secolo, tra cui uno di Augusto e uno di Giulio Cesare. Di grande interesse una statua di Aura rilavorata in età romana per rappresentare Venere e recentemente riconosciuta come un originale marmoreo greco del V secolo a.C.[8]

Teatro Romano. In alto il prospetto delle scuderie demolite di palazzo Ancajani.

Teatro romano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro romano di Spoleto.

Il teatro è parte integrante della visita del museo. In epoca medievale subì un parziale smantellamento: la scena venne sacrificata per la costruzione del palazzo Corvi e poi della chiesa di Sant'Agata. Gli scavi iniziati nel 1933, proseguiti nel 1938, e ancora i più importanti nel 1954, hanno permesso il recupero dell'intero complesso, ripristinato le gradinate e reso accessibile l'ambulacro ben conservato, così come l'orchestra e il pulpito, arricchiti da motivi di marmo variopinto. Ogni anno, durante il Festival dei Due Mondi, è utilizzato per manifestazioni e spettacoli, soprattutto di danza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati visitatori 2015 (PDF), su beniculturali.it. URL consultato il 15 gennaio 2016.
  2. ^ Dopo Sant'Agata, le religiose passarono nella chiesa di Sant'Ansano; nel 1885 occuparono alcune case nei dintorni della piccola chiesa di Sant'Alò e nel 1965 passarono al monastero Santa Lucia di Trevi, portando con loro, in ogni sede, importanti reliquiari provenienti da San Paolo "inter vineas". Cfr.: Lamberto Gentili, Luciano Giacché, Bernardino Ragni e Bruno Toscano, L’Umbria, Manuali per il Territorio. Spoleto, Roma, Edindustria, 1978. p. 56.
  3. ^ a b c d Lamberto Gentili, Luciano Giacché, Bernardino Ragni e Bruno Toscano, L'Umbria, Manuali per il Territorio. Spoleto, Roma, Edindustria, 1978, pp. 216-218.
  4. ^ Bruno Toscano, Frammenti del Maestro delle Palazze, in Spoletium, Spoleto, Accademia spoletina, 1985, pp. 21-31.
  5. ^ Achille Sansi, Degli edifici e dei frammenti storici delle antiche età di Spoleto: notizie corredate di dodici tavole in rame, Stab. tip. e lit. di P. Sgariglia, Foligno, 1869, p. 211. URL consultato il 13 luglio 2015.
  6. ^ Il tesoro nascosto di Spoleto, Cardarelli su Panorama: «Servono soldi per proseguire scavi»
  7. ^ La scoperta più recente (2015): una fibula di 4 centimetri ornata da una sfinge alata e da due teste antropomorfe rinvenuta nella tomba di una bambina-sacerdotessa. Cf.: Il tesoro ancora nascosto di Spoleto
  8. ^ Una statua greca al Museo Archeologico di Spoleto

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mariarosaria Salvatore, Museo archeologico di Spoleto: la formazione della città, dalle origini al municipio (90 a.C.): le sculture del Teatro romano, Perugia, Ministero per i beni e le attività culturali, Soprintendenza per i beni archeologici dell'Umbria, 2008, ISBN 88-900766-9-0.
  • Giovanni Curti, Sauro Di Sante Coaccioli e Stefania Gubbiotti, Il teatro romano e l'ex monastero di S. Agata. Cronaca delle trasformazioni, Spoleto, Associazione Amici di Spoleto, 2011, ISBN 978-88-87648-60-7.
  • Maria Laura Manca e Weidig Joachim (a cura di), Spoleto 2700 anni fa. Sepolture principesche dalla necropoli di Piazza d'Armi. Spoleto vor 2700 Jahren, Roma, GEL, 2014, ISBN 978-88-96330-50-0.

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