Fuseum

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Fuseum
Ingresso Fuseum.jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàPerugia
Indirizzo1R, strada dei Cappuccini
Caratteristiche
TipoArte contemporanea
DirettoreGianmaria Fontana di Sacculmino
Sito web

Coordinate: 43°08′05.76″N 12°20′46.75″E / 43.134932°N 12.346319°E43.134932; 12.346319

Il Fuseum è la casa museo che raccoglie le opere dell'artista Brajo Fuso. Si trova a Perugia, in strada dei Cappuccini, si accede al Fuseum direttamente da strada dei Cappuccini 1R, nelle vicinanze del quartiere di San Marco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Etimologicamente “Fuseum” deriva dalla fusione tra la parola latina “museum” e il cognome ”Fuso”: è l'originale museo personale voluto da Brajo Fuso e realizzato a partire dal 1960 con l'incoraggiamento della moglie Bettina. Si tratta di un complesso architettonico artistico-museale costituito da 13.500 m² di terreno adibito a parco d'arte, in un bosco di lecci e corbezzoli popolato di sculture e opere realizzate con i più svariati materiali: lamiera, ferro, cemento, alluminio, vetro, ceramica, plastica. Il Fuseum nasce contemporaneamente come contenitore e come contenuto: è stato destinato dall'artista a ospitare nella Galleria le sue opere; il parco stesso, con le sue composizioni e le particolari conformazioni architettoniche delle costruzioni progettate e realizzate spesso anche materialmente dallo stesso Brajo Fuso, la maniera in cui tutto è sorto “in progress” nell'arco di un ventennio, fanno pensare ad un organismo autonomo, al punto da costituire, nell'insieme, una grande opera d'arte all'aperto, anche se le varie componenti hanno tutte una loro autonomia. Nel febbraio del 1980, dopo che l'artista perugino decise di non trasferire la sua produzione artistica in Francia, come gli fu ripetutamente richiesto dal critico, poeta ed artista André Verdet, il Fuseum venne donato da Brajo Fuso stesso assieme alla moglie Bettina, al Sodalizio di San Martino, antica istituzione perugina di assistenza agli anziani operante a Perugia fin dal 1574.

L'ente proprietario, nell'anno 2008, ne ha affidato curatela e direzione artistica alla Fondazione Ecomuseo Colli del Tezio onlus, presieduta da Gianmaria Fontana di Sacculmino.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il Fuseum, nel suo insieme, è così costituito:

Garigiostro[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un locale adiacente alla Galleria oggi destinato alla ricezione. Il termine deriva dalla passione di Brajo Fuso per la creazione di neologismi, in questo caso, ai tempi di Fuso il locale era adibito a garage per la sua auto.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della galleria

È il nucleo espositivo del Fuseum costituito da padiglioni rettangolari dai tetti bassi, fatti con blocchi di cemento che seguono l'inclinazione della collina alla quale si appoggiano. La Galleria è improntata ad un'estrema semplicità: è formata da undici labirintiche salette, oltre al Coccibus e al Pittocromo, segnalate da lui stesso con le lettere dell'alfabeto dalla A alla M, e raccoglie una selezione di circa 170 tra le opere più significative e rappresentative della poetica dell'artista, coprendo tutti i periodi e i temi trattati da Brajo a partire dalle prime esperienze illustrative e descrittive degli anni '40, fino agli ultimissimi lavori portati a termine poco prima della sua scomparsa nel 1980. I titoli delle sue creazioni - sacchi, legni, cromoggetti, plastiche - riflettono il principale materiale usato che prende il sopravvento nell'opera.

Coccibus[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono sistemate ceramiche dalle forme particolarissime che testimoniano la passione di Brajo Fuso, nata nel 1943, per questa materia che modellerà fino al 1968, forgiando originali creazioni artistiche dalla suggestione quasi surrealista: vasi dalle forme eterodosse, lampade, candelabri vivacemente colorati o trattati semplicemente in bianco e nero, fino ad inventare con le “metalloceramiche” un connubio tra ceramica e metallo.

Pittocromo[modifica | modifica wikitesto]

È la sala dove Brajo Fuso dava vita alle sue creazioni artistiche una volta che si allontanava dall'abitazione di Perugia posta all'ultimo piano di Palazzo Cesaroni (attuale sede del Consiglio Regionale dell'Umbria). Il Pittocromo conserva i materiali con cui creava le sue opere, dai barattoli ai tappi, dalle vernici ai tubetti di colore, dalle polveri ai pennelli. L'armadietto dipinto da Fuso conserva nel suo interno alcuni oggetti personali, mentre la bacheca aperta mostra gran parte degli utensili necessari per realizzare i suoi assemblaggi.

Brajta[modifica | modifica wikitesto]

Interno della Brajta

È una piccola costruzione di poche decine di metri quadrati, che costituiva il rifugio estivo di Brajo e Bettina Fuso; l'abitazione principale era in Perugia centro, all'ultimo piano di Palazzo Cesaroni dove i coniugi Fuso avevano dato vita ad uno dei più vivi salotti culturali della città, ospitando esponenti della cultura romana da Renato Guttuso (che farà un celebre ritratto di Bettina) a Giulio Carlo Argan, da Cesare Zavattini a Giuseppe Ungaretti, da Felice Casorati a Mario Mafai, da Gianna Manzini a Enrico Falqui e a Massimo Binazzi, per citare solo alcuni nomi.

All'interno della Brajta vi sono ancora i tavoli, le panche, le sedie dipinte da Brajo e i cassettoni-letto da lui decorati. Nel giardino ovale antistante la Brajta si possono ammirare alcune grandi opere in cemento intitolate “Gli Olimpionici” che Fuso realizzò nel 1960 per celebrare le Olimpiadi di Roma.

Sala Bettina[modifica | modifica wikitesto]

La galleria dedicata da Fuso all'esposizione delle opere della moglie Elisabetta Rampielli, valente pittrice espressionista e figurativa, che frequentò l'Accademia di Belle Arti come allieva di Arturo Checchi. La sala Bettina, disposta su due piani, oltre ad essere un luogo espositivo per mostre di giovani artisti, come da volontà testamentarie di Fuso, è anche adibita a “salotto culturale” ed ospita dibattiti, conferenze, incontri culturali, proiezioni, letture e molteplici eventi legati alla cultura.

Scribarius[modifica | modifica wikitesto]

Il piccolo locale che Fuso utilizzava per elaborare i suoi scritti.

Il Parco d'arte: strutture ed opere[modifica | modifica wikitesto]

È un bosco-giardino unico nel suo genere, attraversato da una rete di sentieri e costellato di grandi opere realizzate con materiali di recupero cari a Brajo Fuso: pezzi di ferro, marmo, alluminio, latta, cemento, vetro, legno, plastica, ceramica e così via.

La forma astratta delle opere è a volte costruita con elementi ben riconoscibili quali tubi, ruote di bicicletta, differenziali di auto, radiatori di treno che l'artista ha metamorfosato in forme artistiche. Nascono, così, numerose composizioni disseminate all'interno del bosco di lecci chiamate Il vomere, La ruota, La dentata, L'istrice, Il ramarro, Tubolari, Vespagiraffa, Cerchiocerchioni.

Tutto costituisce ornamento architettonico-artistico allo spazio naturale come le Sculturemobili appese agli alberi che, mosse dal vento, producono gradevoli suoni o le Pratosculture realizzate usando bottiglie di vetro capovolte fissate nel terreno. All'interno del parco, è visibile anche un laghetto chiamato la Troscia; troviamo inoltre un piccolo anfiteatro a gradinate detto Bociarius davanti al quale sono sistemate delle sculture in alluminio degli inizi degli anni Sessanta. L'anfiteatro ospita eventi teatrali, musicali e coreutici durante i mesi estivi.

Braizoo[modifica | modifica wikitesto]

L'eclettismo e la vena umoristica di Brajo lo portano a rappresentare un simpatico e originale zoo con un gran numero di animali realizzati in lamiera, ferro, cartapesta e gesso. Trovano posto la giraffa, alcuni fenicotteri, la gru, bruchi, pinguini, salamandre, che convivono con animali più domestici.

Direzione[modifica | modifica wikitesto]

Il Fuseum è stato chiuso per lungo tempo dopo la morte dell'Artista; dal 2008 la gestione è stata affidata alla Fondazione Ecomuseo Colli del Tezio onlus, presieduta da Gianmaria Fontana di Sacculmino, che ne è conservatore e direttore artistico.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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