Pinacoteca comunale (Deruta)

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Pinacoteca comunale
Palazzo-dei-consoli-deruta.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Deruta
Indirizzo Piazza dei Consoli
Caratteristiche
Tipo Arte, pinacoteca

La Pinacoteca comunale di Deruta ha sede nel palazzo dei Consoli la cui costruzione risale al Trecento. Inaugurato all'inizio del '900, riaperto al pubblico dopo alcuni lavori di restauro il 2 giugno 1975, il museo custodisce opere raccolte in tempi diversi.

La sede[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo dei consoli è una sobria architettura trecentesca con portale e bifore ogivali. È probabile che l'edificio abbia subito riduzioni ai lati, ma da quanto risulta dagli affreschi del Perugino e di Bartolomeo Caporali comunque le sue dimensioni non erano molto estese. In esso avevano sede gli anteposti di Deruta, l'archivio e il carcere. Il palazzo fu restaurato nel 1760 e modificato nel coronamento da Pietro Carattoli. Nello spazio interno furono ricavate due stanze in funzione di abitazione del giudice locale.

L'atrio[modifica | modifica wikitesto]

Nell'atrio del palazzo comunale sono conservati vari reperti archeologici e frammenti architettonici di epoca medievale e rinascimentale, dei quali però non è nota la provenienza o il luogo di ritrovamento. Di particolare interesse sono una bifora trecentesca, forse appartenente a un'ala demolita del palazzo, una stele frammentaria con iscrizione dedicatoria all'imperatore Adriano, un' anfora romana in terracotta, una colonna sormontata da un capitello, una statua priva di testa raffigurante il Dio Tiberino, una lastra altomedievale con motivi decorativi animali e vegetali e un prospetto di tabernacolo del XVI sec. in pietra serena. L' ingresso all'atrio è libero. A sinistra si trova l'ingresso alla pinacoteca da dove incomincia il percorso espositivo.

Il percorso espositivo[modifica | modifica wikitesto]

Al primo piano sono esposte opere provenienti dalle chiese di Deruta e dall'ex ospedale di San Giacomo, tra cui la Madonna dei Consoli e il Gonfalone di Sant'Antonio Abate, di Nicolò Alunno e l'affresco staccato Padre Eterno con i santi Rocco e Romano di Perugino, proveniente dalla chiesa di San Francesco. Notevole anche un messale francescano risalente al XIII secolo.

Al secondo piano è custodita la Collezione Lione Pascoli, donata la comune di Deruta nel 1931. Tra i dipinti, raccolti fin dal Settecento, spiccano alcune opere di Giovan Battista Gaulli, Antonio Amorosi, Francesco Trevisani, Guido Reni, Sebastiano Conca e Pieter van Bloemen.

Primo piano[modifica | modifica wikitesto]

Biglietteria[modifica | modifica wikitesto]

Nella biglietteria si conservano due affreschi con la Crocifissione e Sant'Antonio abate e Santa Caterina d'Alessandria provenienti dalla chiesa dei Defunti di Ripabianca. Di questa chiesa ormai demolita ne resta il solo campanile. All'interno della chiesa si trovava infatti un vero e proprio ciclo votivo di affreschi realizzati da un pittore del XV sec. dal gusto fortemente locale. Gli altri affreschi staccati dalla chiesa non sono visibili al pubblico. Oltre a questi due affreschi, nella sala si trovano altri affreschi staccati provenienti, presumibilmente dalla forma, da una nicchia dalla chiesa dell'ospedale di San Giacomo di Deruta. Sono stati eseguiti da un pittore anonimo dell'ambito della scuola del Perugino e rappresentano il Padre Eterno e angeli, la Madonna col Bambino tra i santi Giacomo e Cristoforo, San Rocco e San Romano.

Sala della Madonna dei Consoli[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala sono conservate alcune opere provenienti dalla Chiesa di San Francesco tra cui la Madonna dei Consoli di Nicolò Alunno, il Missale fratum minorum del Maestro di messali Deruta-Salerno e due Stendardi processionali con trigramma bernardiniano di un anonimo umbro del XV secolo. La Madonna dei Consoli fu firmata e datata da Nicolò Alunno, 1457 su commissione del vasaio Jacobus Rubei de Deruta.

Sala dell'affresco del Perugino[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala è conservato l'affresco staccato Padre Eterno con i santi Rocco e Romano del Perugino proveniente dalla Chiesa di San Francesco. Precedentemente attribuito a Fiorenzo di Lorenzo, questo affresco venne eseguito dal giovane Perugino in occasione della peste che si abbatté su Deruta nel 1477-1478. Qui si vede ancora come l'artista usa un linguaggio di grande vigore formale, evidente nei volti dai tratti fortemente connotati da un marcato chiaroscuro.

Sala del Gonfalone di Sant'Antonio abate[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala sono conservate le opere provenienti dalla Chiesa di Sant'Antonio abate come il Gonfalone di Sant'Antonio Abate di Nicolò Alunno e una riproduzione della nicchia con la Madonna della Misericordia tra i santi Francesco e Bernardino di Bartolomeo Caporali. Questo dimostra che la Confraternita di sant'Antonio era abbastanza ricca da potersi permettere dipinti dal calibro di Bartolomeo Caporali, Nicolò Alunno e Giovanni Battista Caporali.

Secondo Piano[modifica | modifica wikitesto]

Collezione Pascoli[modifica | modifica wikitesto]

Sala dei ritratti[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica della prima sala della Collezione Pascoli.

In questa sala sono conservate varie tele raffiguranti prevalentemente ritratti. I dipinti sono prevalentemente da Antonio Amorosi, infatti Lione Pascoli possedeva molti suoi quadri.

Sala delle nature morte e dei paesaggi[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica della seconda sala della Collezione Pascoli.

In questa sala sono conservate tele che rappresentano paesaggi e nature morte.

Sala dei dipinti sacri[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica della terza sala della Collezione Pascoli.

In questa sala sono conservate tele che rappresentano temi sacri tra cui due bozzetti per i pennacchi della cupola della Chiesa del Gesù di Roma di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio molto stimato da Lione Pascoli tanto da chiamarlo, nel retro delle tele, "insigne", "omo eccellentissimo" e "famoso".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Federico Mancini, Pinacoteca Comunale di Deruta, Mondadori Electa, 1992
  • Francesco Federico Mancini, Deruta e il suo territorio, 1980

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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