Casina degli ippocastani

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Casina degli ippocastani
Casina dell'Ippocasatano 1 (3).JPG
Facciata, lato destro (2015)
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneUmbria
LocalitàSpoleto
Coordinate42°43′51.64″N 12°44′01.62″E / 42.73101°N 12.733782°E42.73101; 12.733782Coordinate: 42°43′51.64″N 12°44′01.62″E / 42.73101°N 12.733782°E42.73101; 12.733782
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzionesul finire del XIX secolo
UsoSpazio ricreativo
Piani2
Realizzazione
IngegnereWalther Fol
AppaltatoreLa Società Casina dell’Ippocastano s.r.l.
ProprietarioComune di Spoleto

La Casina degli ippocastani, o Casina dell'ippocastano, è una piccola costruzione in stile alpino eretta intorno al 1880; si trova immersa nei giardini pubblici del centro storico di Spoleto, nel crocevia tra via Martiri della resistenza e Viale Matteotti, davanti alla Spoletosfera.

Venne costruita per essere punto di ritrovo e di ristoro durante le attività ricreative che si svolgevano ai giardini pubblici, la cui realizzazione era iniziata nel 1876[1]. Il suo nome deriva dal tipo di alberi che maggiormente la circondano: numerosi grandi esemplari di ippocastani.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu progettata dall'ingegnere Walther Fol[2], svizzero di Ginevra, che abitava una villa da lui stesso progettata sul colle dei Cappuccini, poi divenuta villa Antonini dopo il 1890[3].

Venne edificata in luogo di una piccola edicola votiva chiamata cappella della Madonna dei sette dolori che sorgeva in prossimità di uno degli ingressi principali della città, la secentesca porta San Luca, demolita nel 1931, a ridosso delle mura medievali[4].

Fino ai primi anni trenta la Casina rimase protetta dalle mura, la cui parte superiore chiudeva il piazzale retrostante verso il colle dei Cappuccini; lungo la possente cinta si trovava una fontanella, trasferita in vicolo del Pozzo dopo la demolizione delle mura; sulla destra un parapetto murario fungeva da belvedere. Una doppia scalinata posta sul muro di sostegno la collegava al livello sottostante (l'attuale parco Chico Mendes).

Le mura furono demolite tra il 1932 e il 1935 lungo tutto il tratto di via Martiri della Resistenza, intervento che modificò notevolmente l'assetto ambientale dell'intera zona[5]. Il piazzale dietro la Casina, totalmente aperto verso le colline circostanti, mostrò un'improvvisa continuità fra città e paesaggio. Venne aggiunta nel 1933 una terza scalinata proprio sul retro.

Casina degli ippocastani con pista da ballo
Casina degli ippocastani

Nel 1936 nel piazzale antistante venne costruita una pista da ballo di forma rotonda, in pietra con due gradini d'accesso, e vennero sistemate tutte le stradine interne ai giardini[6].

Soprattutto nel dopoguerra l'attività ricreativa alla Casina, attorniata da decine di tavolinetti, si fece piuttosto intensa: i militari giunti in città con le truppe angloamericane si esibivano sulla pista in sfrenati balli americani; vi si svolgevano sfilate di moda, concerti, balli in maschera e non, serate danzanti con musica dal vivo, e non mancavano incontri organizzati con personalità del mondo della cultura e dello spettacolo.

Ha continuato ad essere un punto di ritrovo molto frequentato dagli spoletini e dai villeggianti fino agli inizi degli anni ottanta, poi il declino: lunghi periodi di chiusura, raid vandalici notturni, abbandono. Negli anni novanta il tentativo di un suo recupero grazie all'avviamento di un ristorante-pizzeria, non ha prodotto il rilancio sperato.

Nel 2003 la pista da ballo venne decorata da Sol LeWitt in occasione del Festival dei Due Mondi, ma attualmente (marzo 2015) il disegno è quasi illeggibile.

Dopo ulteriori anni di abbandono, incuria e degrado, nell'estate del 2014 la Casina degli ippocastani ha ripreso l'attività, tornando ad essere un punto di riferimento per la movida cittadina. Nell'occasione si è provveduto al ripristino della colorazione originaria delle pareti esterne.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La pista da ballo decorata da Sol LeWitt nel 2003. In lontananza Hant, scultura di Agapito Miniucchi

Il piccolo edificio è a due piani ed è fiancheggiato sul lato sinistro da un ampio bovindo con terrazza soprastante. Ha la facciata a capanna con ampi cornicioni, e tetto a spiovente, tipico degli chalet svizzeri, ornato da una cornice di legno intagliata in corrispondenza della gronda. Al piano superiore sono presenti due balconi con ringhiera di legno, uno in facciata e l'altro sul lato destro. All'interno i locali comprendono un bar-bistrò, cucina e sale ristorante. All'esterno vi sono numerosi tavoli e panchine all'ombra di grandi alberi.

Nei dintorni, fra gli ippocastani si trovano anche un cedro dell'Atlante, una sequoia sempreverde, un pino strobo, un fillirea e grandi lecci[7]. In una delle aiuole è posta una scultura del 1984 di Agapito Miniucchi, realizzata in basalto, intitolata Hant.

Storia della zona circostante[modifica | modifica wikitesto]

La zona circostante da piazza della Delegazione (oggi Libertà) al colle dei Cappuccini subì importanti mutamenti a partire dall'inizio del secolo XIX.

Casina dell'Ippocastano sul retro

La Passeggiata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1816-17 venne realizzata la Pubblica Passeggiata tra porta San Luca e il colle dei Cappuccini; parte dei lavori vennero svolti di notte per superare il divieto dei canonici di San Pietro che non volevano cedere il terreno[7]. Così l'ha descritta Achille Sansi:

«[la passeggiata] uscendo da una porta nuova, aperta presso l’antica, corre diritta sino al piede del colle dei cappuccini, e tocca con un ramo la strada romana incontro al prospetto monumentale di S. Pietro, distinta in viali chiusi da siepi di bosso, ombreggiati di acaci, catalpe, ailanti, e castagni, amene verdure, con belle viste all’intorno del Monteluco, di vaghe colline, di chine azzurre di monti lontani, fu luogo di diporto e suburbano passeggio sino ai nostri tempi»

(Achille Sansi[8])
Scalinata che dalla Casina dell'ippocastano scende al parco Chico Mendes
Muro di sostegno visto dal parco Chico Mendes

I giardini pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Un altro importante cambiamento avvenne allorché, intorno all'anno 1860, dopo un travagliatissimo iter durato circa 40 anni, la costruzione della Traversa Nazionale Interna, che aveva comportato pesanti tagli e mutilazioni nell'antico tessuto urbano, interessò l'ultimo tratto, quello compreso tra piazza della Libertà e la Passeggiata[9].

La zona era occupata in parte da un grande orto adibito a vivaio per alberature appartenente ai padri serviti del duecentesco convento di San Luca[10], e in parte da un'estesa vigna di proprietà dell'allora sindaco Giuseppe Sorchi. Per dare inizio ai lavori fu necessario procedere all'esproprio forzato dei terreni, possibile solo allo scadere del mandato del sindaco (1867), e dopo dolorose demolizioni a sinistra di palazzo Ancajani[11]. In pratica un vasto terreno agricolo interno alle mura venne in parte convertito a verde pubblico e in parte sacrificato alla viabilità.

Per ovviare al forte dislivello in corrispondenza della vigna Sorchi, fra il 1867 e il 1870 furono eretti grossi muri di terrazzamento con contrafforti che sorreggevano il piano stradale dei giardini pubblici. Gli stessi nella loro forma attuale vennero modificati negli anni trenta. Verso il lato opposto fu costruito un ponte ad arcata unica che, tagliando in due la vigna, congiungeva, ieri come oggi, piazza Carducci a palazzo Ancajani[12]. La strada così realizzata fu dotata di ampi marciapiedi nel 1935, e delimitata da balaustre di ferro alternate a pilastri in cemento[13].

Il Bosco Littorio, attuale parco Chico Mendes[modifica | modifica wikitesto]

Nel livello sottostante si deliberò di realizzare un Bosco Littorio nel 1929, secondo le disposizioni governative riguardanti tutti i comuni del regno. Veniva utilizzato durante la festa del bosco celebrata il 28 ottobre, ricorrenza della marcia su Roma. All'inizio vennero piantate piante poco adatte al terreno come leccio e pino nero che non attecchirono, pertanto vennero sostituite da ippocastani, pioppi e tigli che ancora oggi formano un bel bosco urbano attrezzato con giochi per bambini e tavoli[14].

Sotto gli alberi tra le altre attività sono presenti una scuola di musica, un campo da calcetto, uno da tennis, un bocciodromo e un bar con annesso spazio adibito ad eventi estivi musicali e non.

Dopo l'uccisione di Francisco Alves Mendes Filho nel dicembre del 1988, l'area è stata dedicata alla sua memoria.

Foto d'epoca[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lamberto Gentili, Spoleto formato cartolina. Album di storia urbana 1890-1940, Spoleto, Associazione pro Spoleto, 1986, p. 18.
  2. ^ (Parigi, 16-5-1832-Roma, il 2-3-1890). Ingegnere civile, collezionista in Italia di antichità classiche, dipinti rinascimentali e oggetti d'arte del XVI e XVIII sec. Nel 1871 donò la propria collezione alla città di Ginevra; dapprima venne custodita nel Museo Fol per poi confluire nel Musée d'art et d'histoire di Ginevra nel 1910. Cf. Dizionario storico della Svizzera
  3. ^ Giovanni Antonelli, Ricordo di Luigi Antonini, in Spoletium, Spoleto, Accademia spoletina, 1992, p. 99.
  4. ^ Lamberto Gentili, Spoleto formato cartolina. Album di storia urbana 1890-1940, Spoleto, Associazione pro Spoleto, 1986, p. 15.
  5. ^ Liana Di Marco, Spoleto: una città-cantiere durante il Ventennio. Album di storia urbana 1922-1943, Spoleto, Associazione Pro Spoleto, 1999, p. 31.
  6. ^ Liana Di Marco, Spoleto: una città-cantiere durante il Ventennio. Album di storia urbana 1922-1943, Spoleto, Associazione Pro Spoleto, 1999, p. 79.
  7. ^ a b Lamberto Gentili, Luciano Giacché, Bernardino Ragni e Bruno Toscano, L'Umbria, Manuali per il Territorio. Spoleto, Roma, Edindustria, 1978, p. 23.
  8. ^ Achille Sansi, Memorie aggiunte alla storia del comune di Spoleto (PDF), Stab. tip. e lit. di P. Sgariglia, Foligno, 1886. URL consultato il 5 marzo 2015.
  9. ^ Liana Di Marco, La "traversa nazionale interna" di Spoleto: un intervento urbanistico ottocentesco, Spoleto, Ente Rocca di Spoleto, 1982.
  10. ^ Il convento venne demolito insieme all'omonima chiesa nel 1947 per la costruzione del convitto femminile ENPAS
  11. ^ Vennero demoliti una secentesca cappellina chiamata chiesetta di San Benedetto fatta costruire intorno al 1680 da Decio Ancajani, e due archi che univano lo stesso palazzo al giardino pensile di sinistra. Cf. Liana Di Marco, La "traversa nazionale interna" di Spoleto: un intervento urbanistico ottocentesco, Spoleto, Ente Rocca di Spoleto, 1982, p. 123.
  12. ^ Liana Di Marco, La "traversa nazionale interna" di Spoleto: un intervento urbanistico ottocentesco, Spoleto, Ente Rocca di Spoleto, 1982, p. 117.
  13. ^ Liana Di Marco, Spoleto: una città-cantiere durante il Ventennio. Album di storia urbana 1922-1943, Spoleto, Associazione Pro Spoleto, 1999, p. 54.
  14. ^ Liana Di Marco, Spoleto: una città-cantiere durante il Ventennio. Album di storia urbana 1922-1943, Spoleto, Associazione Pro Spoleto, 1999, p. 120.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]