Luigi Ferdinando Casamorata

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Luigi Ferdinando Casamorata (Würzburg, 15 maggio 1807Firenze, 24 settembre 1881) è stato un compositore e critico musicale italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Prima del 1849[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio dell'ispettore granducale Luigi Giacomo Casamorata, che seguì il Granduca Ferdinando III nell'esilio tedesco.[1] Già dai sette anni si trasferì a Firenze e studiò pianoforte. Nel 1825, mentre frequentava la facoltà di legge all'Università, vinse un concorso di composizione dell'Accademia di Belle Arti, a pari merito con Ferdinando Giorgetti.[1] A quel punto tentò la carriera teatrale. Compose alcuni balletti, ma i suoi tentativi di scrivere un'opera buffa furono osteggiati dagli impresari, che gli imposero di esordire con un dramma, Iginia d'Asti, salutata con favore a Pisa alla prima del 1838 ma subito fischiata a Bologna pochi mesi dopo (vedi anche la sezione Libretti).[2][3][4][5][6] Ci sono notizie di altri due tentativi drammatici, dei quali non è rimasta però alcuna traccia.[2][5] Dopo il fiasco teatrale terminò gli studi di legge (si firmò «Avv. Casamorata» per tutta la vita), ma non abbandonò mai la musica, che coltivò però più come critico che come compositore. Collaborò con la «Gazzetta musicale di Milano», «La Patria», «Il Nazionale», e «Il Costituzionale», alternando gli scritti musicali con pamphlet politici.

La disillusione risorgimentale[modifica | modifica wikitesto]

Partecipò ai moti risorgimentali del 1848, ma quando il Granduca Leopoldo II venne ripristinato sul trono, dopo l'insurrezione, nel 1849, i suoi ideali furono disillusi e da allora abbandonò il suo attivismo risorgimentale.[7] In questo clima di delusione cominciò ad alternare il giornalismo con alcuni impegni pubblico-amministrativi: fece parte del consiglio di amministrazione delle ferrovie a Livorno[5][7], fu gonfaloniere a Fiesole, e consigliere comunale a Firenze.[6]

Caratteristiche del critico[modifica | modifica wikitesto]

Fu un critico molto tradizionalista, legato a ideali formalisti: era convinto che scopo principale della musica fosse l'imitazione della natura[7], e molte volte si dilungava su cerebrali aspetti tecnici.[2] Due delle sue recensioni più famose sono quella della prima del Macbeth di Verdi alla Pergola nel 1847 (recensione molto lunga apparsa sulla «Gazzetta musicale di Milano» tra l'11 aprile e il 2 giugno 1847), in cui giudicava sì gradevole la musica, ma definiva il libretto una sequela di «corbellerie madornali»[8]; e quella della prima italiana, alla Pergola nel 1843, del Freischütz di Weber, giudicato sbilanciato tra gli strumenti a fiato e quelli a corda.[2][9]

Il dibattito sulla musica sacra[modifica | modifica wikitesto]

Partecipò attivamente alla discussione estetica riguardante la musica sacra, inaugurata dal Movimento Ceciliano (con il quale collaborò attivamente nella stesura del «Manifesto di Musica Sacra» nel 1877[5][3]), dapprima come permissivo e interessato osservatore di qualsiasi espressione di musica da chiesa, poi sempre più severo, fino quasi all'intransigenza: definì lo Stabat Mater di Rossini «non religioso».[7][6]

La promozione della musica strumentale[modifica | modifica wikitesto]

Un altro ambito che prediligeva era la promozione della musica strumentale, soprattutto tedesca[10], in Italia: organizzava concerti quartettistici e sinfonici nelle grandi sale della sua villa di Via delle Pinzochere (vicino Santa Croce)[1]; fondò una Società artistico-musicale degli strumenti a fiato nel 1864[10]; cercò in ogni modo di organizzare orchestre stabili e teatri scuola a Firenze[6][2]; e con i suoi articoli ispirò la Società filarmonica di Firenze (dal 1859 animata dal direttore d'orchestra Teodulo Mabellini) che per prima eseguì in Italia opere di Haydn, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Wagner, Gounod e Meyerbeer.[10][11]

Il Conservatorio di Firenze e la fama degli anni '60-'70[modifica | modifica wikitesto]

Le sue attività gli fecero guadagnare fama e considerazione nazionale, e nel 1859 fu chiamato con Abramo Basevi e Girolamo Alessandro Biaggi all'organizzazione delle scuole musicali fiorentine. Nel 1862 contribuì a fondare l'odierno Conservatorio di Firenze, diventandone il primo direttore (carica che mantenne fino alla morte).[7] Grazie a questo incarico divenne una sorta di autorità internazionale sulla storia della musica italiana, celebre per tutti gli anni '70: i concerti da lui organizzati a Firenze attiravano l'attenzione di artisti come Franz Liszt[12]; valenti compositori gli dedicavano i pezzi (Ferruccio Busoni gli dedicò l'op. 21 nel 1880)[13]; gli editori lo chiamavano per revisionare partiture (per esempio Giovanni Gualberto Guidi lo incaricò della pubblicazione dello Stabat Mater di Pergolesi nel 1877)[14][15]; e la sua esperienza era richiestissima per le attribuzioni di opere italiane (nel 1874 il Conservatorio di Parigi si rivolse a lui per stabilire l'autenticità di un'opera di Cimarosa)[16], e per la stesura di enciclopedie europee (dal 1877 collaborò con Arthur Pougin all'aggiornamento della Biographie universelle di François-Joseph Fétis: si occupò delle biografie degli artisti toscani).[5]

Collezionista ed esperto di musica antica[modifica | modifica wikitesto]

Una fama che si cementò quando ritrovò il Codice Squarcialupi alla Biblioteca Laurenziana.[5][6] Da allora venne considerato un esperto anche di musica antica: scrisse saggi su figure come Francesco Nigetti (l'inventore del cembalo a cinque tastiere) e padre Mauro dei Servi di Maria (teorico del Seicento); curò edizioni di manoscritti; collezionò strumenti antichi; stilò saggi su aspetti anacronistici della prassi esecutiva.[6] Alla sua morte lasciò la propria biblioteca e gli strumenti al Conservatorio fiorentino.[5] Gli strumenti donati fanno oggi parte del Museo degli Strumenti Musicali della Galleria dell'Accademia di Firenze.[17]

Lettera di Luigi Ferdinando Casamorata a Giovanni Ricordi[18]

Opere e fonti[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle tre opere teatrali che fecero fiasco, compose un paio di cantate, alcuni balletti, musica strumentale (un concerto per flauto, uno per clarinetto, 4 sinfonie, 2 ouvertures), varia produzione da camera (tra cui spiccano le rielaborazioni da temi di Rossini, Bellini, Donizetti, Meyerbeer e Hummel), diverse opere teorico-didattiche (un manuale d'armonia che pubblicò a Firenze, un corso di canto rimasto manoscritto, uno dei primi saggi di semiografia oggi perduto, un saggio sulla costruzione dell'organo che non si opponeva all'uso dell'elettricità, e una ricognizione storica sul costume teatrale)[6][5][19][2], e molta musica sacra, di cui circa 14 messe, molte però rimaste inedite.[3][6]

Autografi[modifica | modifica wikitesto]

Suoi autografi di musica sacra risultano nell'Archivio della Basilica della Santissima Annunziata, benché la mancanza di studi specifici non permetta di quantificarli con esattezza.[3] Altri autografi risultano:

  • al Conservatorio di Napoli:
    • una messa a tre voci del 1839[20]
    • un Magnificat datato 1842[21]
    • una messa a tre voci datata 1844[22]
    • il secondo quartetto d'archi del 1858[23]
    • una sinfonia del 1859[24]
    • un Ave Maria a quattro voci del 1871[25]
    • due antifone per quattro voci datate 1878[26]
  • al Conservatorio di Firenze (alcuni anche digitalizzati):
    • un quartetto per pianoforte, clarinetto, corno e fagotto[27] (fu stampato da Boosey[28]);
    • un Benedicta datato 5 marzo 1869[29]
  • all'Accademia Filarmonica di Bologna:

Copie manoscritte[modifica | modifica wikitesto]

Le copie a Firenze[modifica | modifica wikitesto]

L'istituzione che conserva la maggior parte delle copie manoscritte delle opere di Casamorata è il Conservatorio di Firenze[19], nella cui biblioteca si trovano:

  • la cantata che vinse il concorso di composizione nel 1825
  • una cantata, Beatrice, per le celebrazioni fiorentine dantesche del 1865
  • le variazioni strumentali su temi di Meyerbeer, Bellini, Donizetti e Hummel
  • i concerti per flauto e clarinetto
  • alcuni pezzi per oboe, con accompagnamento di pianoforte o orchestra
  • esercizi per l'organo datati 1874
  • i pezzi sopravvissuti dei suoi balletti
  • la musica da camera (almeno quattro quartetti e un trio)
  • i pezzi orchestrali (preludi, l'ouverture op. 2, la sinfonia n. 3)
  • studi drammatici (recitativi e cavatine, datati dal 1836 e il 1866)
  • raccolte di pezzi di autori celebri che Casamorata arrangiava (o faceva arrangiare) per gli allievi di conservatorio
  • un canto patriottico «alla Patria e al Re»
  • pochi pezzi religiosi (una messa e alcune Armonie religiose su testi di Pietro Metastasio).

Lo stato attuale degli studi non ci permette di stabilire quali di queste copie siano da ritenersi autografi, benché si possa ipotizzarne un numero consistente, poiché il numero delle composizioni recate dalle copie è conforme con la gran parte dei lavori noti di Casamorata.[5][3]

Altre copie[modifica | modifica wikitesto]

Fuori da Firenze, la diffusione manoscritta di Casamorata è affidata alla musica sacra. La mancanza di studi specifici sul posseduto musicale delle parrocchie italiane non permette di affermare con certezza con quanta capillarità fossero circolati i suoi pezzi sacri, ma la presenza di una raccolta di suoi salmi a Torino (Biblioteca del Capitolo Metropolitano)[19], di un Ave Maria a Napoli[31], di un Salve Regina a Pistoia[32], e di alcune messe nell'archivio della Concattedrale di Sant'Antimo a Piombino, ritrovato dal Centro Documentazione Musicale della Toscana[33], quindi in contesti sia centrali sia periferici, potrebbe far ipotizzare una propagazione molto estesa.

Edizioni a stampa[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicò a Firenze (soprattutto con Genesio Venturini e Angiolo Lucherini), Milano (con Giovanni Canti e Ricordi)[34][35][4] e anche con editori parigini (Delanchy)[36] e londinesi (Boosey).[28] Molte sue composizioni sacre circolarono su diffusissime riviste specializzate. La Biblioteca Palatina di Parma ha la prima edizione (circa 1831) delle Variazioni per pianoforte su un tema della Sonnambula di Bellini, stampata da Artaria (Milano) e Lucherini (Firenze)[37], opera di cui Ricordi stampò la versione per arpa.[38] Altre edizioni a stampa si segnalano al conservatorio di Firenze (l'istituzione che ne conserva il maggior numero), in quello di Milano, di Brescia, alla Biblioteca Nazionale di Firenze, all'Accademia di Santa Cecilia di Roma, all'Accademia Filarmonica e al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna, alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.[39]

Libretti[modifica | modifica wikitesto]

Il libretto della Iginia d'Asti, l'unica sua opera sopravvissuta[4], è conservato in due versioni, una edita dalla stamperia Pieraccini di Pisa in conseguenza della prima rappresentazione, e l'altra pubblicata dall'editore Della Volpe al Sassi, successivamente al fiasco di Bologna, entrambe datate 1838 (vedi il paragrafo Prima del 1849). La versione di Pieraccini è alla Biblioteca Nazionale di Firenze, alla Fondazione Cini di Venezia, e alla Biblioteca Palatina di Parma[40][41]; la versione di Della Volpe è alla Fondazione Cini, all'Archiginnasio e al Conservatorio di Bologna, alla Biblioteca Comunale Centrale di Milano, alla Biblioteca Saffi di Forlì, alla Biblioteca di Ravenna[42] e alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera.[43][44]

Edizioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

Gli editori Paideia di Brescia e Bärenreiter di Kassel hanno stampato una sua Messa completa nel 1981.[45]

Lettere[modifica | modifica wikitesto]

Una sua lettera a Ricordi del 1845 è conservata alla Biblioteca Nazionale di Francia.[18][46]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel luglio 1997, nella Brüdernkirche di Braunschweig, l'organista Hans-Dieter Karras ha registrato, insieme ad altri pezzi, una Messa completa per organo di Casamorata per l'etichetta Prospect.[47]
  • Nel 2003, l'organista Klemens Schnorr ha eseguito la stessa messa (insieme ad altri pezzi) con l'organo della Cattedrale di Saragozza per un disco distribuito dall'etichetta Motette (Harmonia Mundi) nel 2006.[48][49]
  • Nel novembre 2014, all'interno della Basilica di San Lorenzo a Firenze, gli organisti Antonio Tronci, Filippo Tronci e Gabriele Giacomelli hanno eseguito un concerto di musica per organo composta a Firenze dal Cinquecento all'Unità d'Italia, comprendente anche due pezzi di Casamorata. Il concerto è stato inciso e distribuito in compact disc dall'etichetta Tactus nel 2015.[50]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti, musicista romantico a Firenze, Roma, Società editrice di musicologia, 2015.
  2. ^ a b c d e f Claudio Sartori, voce Casamorata, Luigi Ferdinando in Enciclopedia dello spettacolo, diretta da Silvio d'Amico, redattore capo Sandro d'Amico, direttore della sezione di teatro musicale Fedele d'Amico, vol. III: Car-Daf, Roma, Le Maschere, 1954, nuova edizione Roma, Unedi, 1975, p. 155.
  3. ^ a b c d e Fabio Bisogni, voce Casamorata, Luigi Ferdinando, in Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allgemeine Enzyklopädie der Musik begründet von Friedrich Blume, a cura di Ludwig Finscher, serie I: Personenteil, vol. 4: Cam-Cou, Kassel-Basel-London-New York-Praha, Bärenreiter/Stuttgart-Weimar, Metzler, 2000, colonne 333-335.
  4. ^ a b c Casamorata pubblicò con Ricordi alcuni estratti, gli unici sopravvissuti, dell'opera Iginia d'Asti, in una stampa dedicata al suo amico Nicola Benvenuti, maestro di cappella di Pisa. Vedi gli item di questa edizione su SBN: item 1, item 2, item 3, item 4
  5. ^ a b c d e f g h i Casamorata, Luigi Ferdinando (sub voce), in Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, diretto da Alberto Basso, serie II: Le biografie, vol. 2: BUS-FOX, Torino, UTET, 1985, p. 132.
  6. ^ a b c d e f g h Clara Gabanizza, voce Casamorata, Luigi Ferdinando, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 21, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1978, consultabile on-line su Treccani.it
  7. ^ a b c d e Sergio Lattes, voce Casamorata, Luigi Ferdinando, in The New Grove Dictionary of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 5: Canon to Classic rock, London, Macmillan, 2001-2002, p. 227.
  8. ^ David Rosen, Andrew Porter (a cura di), Verdi’s «Macbeth». A Sourcebook, New York-London, Norton, 1984; Bianca Maria Antolini, La stampa periodica dell'Ottocento come fonte per la ricerca musicologica: il «Répertoire International de la Presse Musicale», in «Rivista italiana di Musicologia», XXVI/2 (1991), Lucca, LIM, 1991, pp. 347-385; Marco Beghelli, La retorica del rituale nel melodramma ottocentesco, Torino, EDT, 2003, p. 100 ssgg.; Eduardo Rescigno, Vivaverdi. Dalla A alla Z, Giuseppe Verdi e la sua opera, Milano, Rizzoli, 2012, alla voce Casamorata, Ferdinando.
  9. ^ Recensione apparsa sulla «Gazzetta musicale di Milano» del 26 febbraio 1843. Vedi Gloria Staffieri, Firenze, Teatro della Pergola: materiali per una storia dell’orchestra (dagli anni Venti dell’Ottocento all’Unità d’Italia), in «Studi verdiani», 16 (2002), Parma, Istituto di Studi Verdiani, 2002, pp. 97-136:111.
  10. ^ a b c Claudio Paradiso (a cura di), Teodulo Mabellini. Il protagonista dell'Ottocento musicale toscano, Pistoia, Brigata del Leoncino, 2005.
  11. ^ Le sinfonie di Beethoven non erano mai state eseguite a Firenze prima del 1859, cfr. Paolo Paolini, Beethoven a Firenze nell'Ottocento, in «Nuova rivista musicale italiana», V/5 (1971) e V/6 (1971), Torino, ERI, 1971, pp. 753-787 e pp. 973-1002. Casamorata e Mabellini contribuirono anche alla diffusione fiorentina degli allora mai sentiti Robert Schumann e Johannes Brahms, cfr. Mila De Santis, La ricezione di Brahms e Schumann a Firenze. Prime indagini (1840-1880), in Schumann, Brahms e l'Italia. Convegno internazionale, Roma, 4-5 novembre 1999, Roma, Accademia dei Lincei, 2001, pp. 197-223.
  12. ^ Celebrazione internazionale di Bartolomeo Cristofori promossa da Casamorata nel 1875, su ArtMus.
  13. ^ Opus 21 di Busoni dedicata a Casamorata, su SBN.
  14. ^ Stabat Mater di Pergolesi edito da Casamorata per Guidi, 1877, su SBN.
  15. ^ partiturina dello Stabat Mater di Pergolesi edito da Casamorata per Guidi, 1877, su SBN.
  16. ^ «Gazzetta d'Italia», 4 luglio 1874, Firenze, Tipografia della Gazzetta d'Italia, 1874. Cfr. Abstract dell'articolo e digitalizzazione, su ArtMus.
  17. ^ Alcuni strumenti sono descritti sul portale Europeana ai seguenti indirizzi: una viola d'amore, un salterio, una chitarra battente, una ribeca
  18. ^ a b Digitalizzazione della lettera, su Gallica.
  19. ^ a b c Cerca «Casamorata», su URFM.
  20. ^ Messa del 1839 a Napoli, su SBN.
  21. ^ Magnificat autografo di Casamorata a Napoli, su SBN.
  22. ^ Messa del 1844 a Napoli, su SBN.
  23. ^ Quartetto d'archi a Napoli, su SBN.
  24. ^ Sinfonia del 1859 a Napoli, su SBN.
  25. ^ Ave Maria a 4 voci a Napoli, su SBN.
  26. ^ Antifone autografe di Casamorata a Napoli, su SBN.
  27. ^ Quartetto autografo al Conservatorio di Firenze, su Internet Culturale.
  28. ^ a b Quartetto di Casamorata edito da Boosey, su SBN.
  29. ^ «Benedicta» al Conservatorio di Firenze, su Internet Culturale.
  30. ^ Absolve Domine autografo di Casamorata a Bologna, su SBN.
  31. ^ Ave Maria manoscritto di Casamorata a Napoli, su SBN.
  32. ^ Umberto Pineschi, Inventario Archivio Capitolare Pistoia Biblioteca Musicale, testo non pubblicato, disponibile in pdf sul sito dell'Archivio Capitolare di Pistoia: per info consulta il testo online disponibile qui e nella Sezione bibliografica pistoiese del Centro Documentazione Musicale della Toscana.
  33. ^ Scheda dell'archivio della Concattedrale piombinese, su CeDoMus.
  34. ^ Duettini per camera di Casamorata editi da Ricordi, 1847, su SBN.
  35. ^ Messa n. 5 di Casamorata edita da Ricordi nel 1870, su SBN.
  36. ^ Benedictam Dominum edito da Delanchy, su SBN.
  37. ^ Scheda della stampa, su SBN.
  38. ^ Variazione da Bellini per arpa, su SBN.
  39. ^ Musica a stampa di Casamorata, su SBN.
  40. ^ Libretto di Pieraccini alla Biblioteca Nazionale di Firenze, su SBN.
  41. ^ Libretto Pieraccini a Parma e Venezia, su SBN.
  42. ^ Libretto Della Volpe in Italia, su SBN.
  43. ^ Digitalizzazione, su Sito ufficiale della Bayerische Staatsbibliothek.
  44. ^ Item, su Europeana.
  45. ^ Scheda dell'edizione, su SBN.
  46. ^ Scheda della lettera, su Europeana.
  47. ^ Scheda della registrazione, su Sito ufficiale di Prospect.
  48. ^ Scheda del disco, su Amazon.
  49. ^ Scheda del disco, su AllMusic.
  50. ^ Scheda della registrazione, su SBN.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Masutto, I maestri di musica italiani nel secolo XIX. Notizie biografiche, Venezia, Tipografia Cecchini, terza edizione 1882, p. 37;
  • Riccardo Gandolfi, Luigi Ferdinando Casamorata, in «Ricordi Musicali Fiorentini», II (1906-1907), Firenze, Brizzi & Niccolai, 1907;
  • Adelmo Damerini, Gli albori della critica musicale italiana: L. F. Casamorata, in «La rassegna musicale», VI/1 (gennaio-febbraio 1933), Torino, Tipografia Fedetto, 1933, pp. 31-40;
  • Andrea Della Corte, La critica musicale e i critici, Torino, UTET, 1961, pp. 478-481;
  • Claudio Sartori, voce Casamorata, Luigi Ferdinando in Enciclopedia dello spettacolo, diretta da Silvio d'Amico, redattore capo Sandro d'Amico, direttore della sezione di teatro musicale Fedele d'Amico, vol. III: Car-Daf, Roma, Le Maschere, 1954, nuova edizione Roma, Unedi, 1975, p. 155;
  • Marcello De Angelis, La musica del Granduca. Vita musicale e correnti critiche a Firenze (1800-1855), Firenze, Vallecchi, 1978, passim
  • Clara Gabanizza, voce Casamorata, Luigi Ferdinando, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 21, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1978, consultabile on-line su Treccani.it;
  • Ernesto Teodoro Moneta Caglio, Contributo del Casamorata al Movimento Ceciliano italiano, in «Rivista internazionale di musica sacra», I/1 (1980), Milano, NED, 1980, pp. 18-41;
  • Casamorata, Luigi Ferdinando (sub voce), in Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, diretto da Alberto Basso, serie II: Le biografie, vol. 2: BUS-FOX, Torino, UTET, 1985, p. 132;
  • Fabio Bisogni, voce Casamorata, Luigi Ferdinando, in Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allgemeine Enzyklopädie der Musik begründet von Friedrich Blume, a cura di Ludwig Finscher, serie I: Personenteil, vol. 4: Cam-Cou, Kassel-Basel-London-New York-Praha, Bärenreiter/Stuttgart-Weimar, Metzler, 2000, colonne 333-335;
  • Sergio Lattes, voce Casamorata, Luigi Ferdinando, in The New Grove Dictionary of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 5: Canon to Classic rock, London, Macmillan, 2001-2002, p. 227;
  • Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti, musicista romantico a Firenze, Roma, Società editrice di musicologia, 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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