Teodulo Mabellini

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Teodulo Mabellini

Teodulo Mabellini (Pistoia, 2 aprile 1817Firenze, 10 marzo 1897) è stato un compositore italiano, protetto della granduchessa Maria Antonietta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Manoscritto autografo dell'ouverture della cantata Eudossia e Paolo, circolata autonomamente col titolo La persecuzione dei pagani, conservato al Conservatorio di Firenze[1][2]

La prima formazione a Pistoia e Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio di Vincenzo, uno strumentaio specializzato in strumenti a fiato.[3] Ricevette le prime lezioni musicali dal padre e dal flautista Giovacchino Bimboni (il futuro costruttore di strumenti della famiglia degli ottoni).[4] Nel 1826 fu voce bianca del Duomo di Pistoia.[4] Le cronache locali coeve lo descrivono come un geniale bambino prodigio.[5][6] Studiò privatamente con Giuseppe Pillotti (organista del duomo) e Giuseppe Gherardeschi, e già a dodici anni aveva composto musica vocale, da camera, marce militari e arrangiamenti per banda.[7] Nel 1832 il quindicenne Mabellini tenne un concerto di sue composizioni (ci è rimasta solo l'Estro armonico, il cui autografo è a Pistoia, vedi Fonti) a Pistoia e Grosseto[7], fatto che convinse i concittadini a elargire «private oblazioni»[4] per farlo iscrivere all'Istituto musicale di Firenze, dove studiò dal 1833 al 1836.[3][8] Appena diplomato trovò lavoro come maestro al cembalo del pistoiese Teatro dei Risvegliati, e collaborò a produzioni come La straniera di Vincenzo Bellini e Anna Bolena di Gaetano Donizetti.[7][9] L'ambiente operistico lo ispirò nella composizione del suo primo lavoro teatrale, Matilde di Toledo, scritto dal diciannovenne compositore in appena un mese.[7] Riuscì a farlo rappresentare al Teatro Alfieri di Firenze il 27 agosto 1836[8][4], e il suo grande successo stupì il Granduca Leopoldo II di Lorena in persona, che gratificò Mabellini di una considerevole borsa di studio mensile.[3][10][7]

Gli studi con Mercadante e il successo operistico[modifica | modifica wikitesto]

Con la borsa appena vinta si recò a Novara per studiare con Saverio Mercadante.[3] Il maestro napoletano ammirò la dedizione e il talento di Mabellini: i due rimasero in ottimi e stimati rapporti fino alla morte di Mercadante nel 1870.[6] Durante il periodo di studio, Mercadante affidò a Mabellini la riduzione per canto e pianoforte dell'opera Le illustri rivali[4], e lo portò con sé per la supervisione degli allestimenti di molti suoi lavori in altre città, soprattutto a Venezia.[7] Per ringraziare il Granduca della grande opportunità di aver potuto studiare con Mercadante, Mabellini gli dedica la cantata La partenza per la caccia nel 1839.[4] Nel 1840 andò in scena a Torino (al Teatro Carignano[4]) l'opera lirica Rolla, il più grande successo operistico di Mabellini[8], composto quasi sotto la supervisione di Mercadante.[7] Rolla ottenne il plauso del grande librettista Felice Romani e del leggendario pianista Carl Czerny, che ne ridusse i temi principali in una fantasia per pianoforte.[7] Sull'onda del successo ottenuto, Mabellini riuscì a entrare nella cerchia del grande impresario Alessandro Lanari, che da allora fino al 1857 gli garantì le migliori produzioni e compagnie del momento.[7] Forte di questo appoggio scrisse di getto Ginevra di Firenze (1841, di nuovo per il Carignano di Torino), opera che poi rimaneggiò più volte (la versione definitiva si intitola Ginevra degli Almieri), e Il conte di Lavagna, scritta al ritorno a Pistoia nel 1842 con dedica al Granduca, e rappresentata con tutti gli onori alla Pergola di Firenze nel 1843.[7]

Il fiasco dei Veneziani a Costantinopoli e la Cappella fiorentina[modifica | modifica wikitesto]

Il suo successo operistico subì un momentaneo stop con il fiasco de I veneziani a Costantinopoli a Roma nel 1844.[7] Da allora Mabellini rimase a Firenze, si sposò (con Gabriella Ferrari, figlia di farmacisti fiorentini, nel 1846), e compose la sua ultima opera seria Maria di Francia durante la luna di miele (fu rappresentata alla Pergola nel 1846), prima di accettare numerose commissioni granducali, soprattutto sacre (molte cantate per feste locali: si ricordano Eudossia e Paolo per il patrono di San Giovanni, Il ritorno per la villeggiatura del granduca a Poggio a Caiano, i Responsori per la settimana santa, e L'ultimo giorno di Gerusalemme per vari istituti ecclesiastici fiorentini), la cui qualità gli fece ottenere, nel 1847, la nomina di maestro di cappella di corte. Mabellini fu l'ultimo compositore insignito della carica (dopo la fuga degli Asburgo-Lorena del 1859, la cappella non venne più ripristinata), e obbedì al volere dei sovrani di far conoscere in Toscana opere sacre tedesche: eseguì spesso per la prima volta in Italia lavori liturgici di Mozart, Albrechtsberger, Hoffmann e Krommer.[4][7]

La Pergola e il Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Il suo lavoro alla cappella venne molto apprezzato e nel 1848 venne nominato anche direttore del Teatro della Pergola. Qui si fece apprezzare come direttore d'orchestra professionista, uno dei primi direttori puri (non strumentisti), e uno dei primi in Italia, insieme ad Angelo Mariani, a potersi definire anche concertatore-direttore.[4] Le sue scelte nell'ambito della direzione artistica continuarono la tradizione fiorentina di apertura verso gli esperimenti romantici stranieri e mise in scena molte opere di Giacomo Meyerbeer, Charles Gounod e Richard Wagner, ma, forse per ragioni politiche, non trascurò le opere di Giuseppe Verdi, per esempio mise in scena La battaglia di Legnano nel pieno della Prima guerra d'Indipendenza.[11] Nonostante l'assenza di allusioni patriottiche nelle sue opere teatrali, e gli incarichi granducali, Mabellini dimostrò altre volte uno spirito risorgimentale. Nel 1847, un anno prima dello scoppio delle rivoluzioni borghesi, che videro un profluvio di cori patriottici, scrisse L'Italia risorta, la cui composizione precede di pochi mesi la messa in musica da parte di Michele Novaro del Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e il tentativo di Giuseppe Verdi di musicare il Suona la tromba di Giuseppe Mazzini.[7]

La fine della carriera teatrale, la Società filarmonica e l'insegnamento[modifica | modifica wikitesto]

La sua attività compositiva continuò nel 1851 con una Messa da Requiem, che ebbe un vasto successo in tutta Europa, con l'opera comica Il venturiero (rappresentata a Livorno nel 1851), con il dramma sacro Baldassarre (per la Pergola, 1852), e nel 1857 con l'opera buffa Fiammetta, scritta in collaborazione con Luigi Gordigiani. Quest'opera fu però l'ultimo suo lavoro teatrale: da allora si dedicò molto di più all'organizzazione di eventi, alla direzione d'orchestra e all'insegnamento, sacrificando la sua carriera operistica. Insieme ad Abramo Basevi divenne la personalità musicale più importante della città.[3] Dal 1859 (fino al 1887) divenne insegnante di composizione nell'Istituto Musicale dove si era diplomato: tra i suoi allievi si ricordano Salvatore Auteri Manzocchi, Emilio Usiglio, Gaetano Palloni (1831-1892), Luigi e Marino Mancinelli, Guido Tacchinardi, Ettore De Champs, e Luigi Bicchierai.[3] Nel 1859 divenne direttore della Società Filarmonica, con la quale contribuì in modo determinante, spesso con prime esecuzioni nazionali[4], alla diffusione in Toscana e in Italia dei compositori classici di area austro-tedesca (Haydn, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Wagner)[3][6][12] e francese (Gounod e Meyerbeer).[4]

Il Regno d'Italia, le celebrazioni dantesche, e i Concerti popolari[modifica | modifica wikitesto]

L'annessione al Regno d'Italia, pur ispirandogli drammi di natura personale (dopo molti anni passati al suo servizio, Mabellini era legato al Granduca da una autentica amicizia), non diminuì la sua attività, anzi: scrisse molto anche per i Savoia (si ricordano le Feste fiorentine per l'arrivo di Vittorio Emanuele II a Firenze nel 1860, e l'Ave Maria per la principessa Margherita del 1867), e partecipò alla loro politica di unificazione culturale, con un picco nel periodo del trasferimento della capitale a Firenze (1865-1870). Tra i primi eventi della Firenze "italiana" ci furono le celebrazioni del sesto centenario della nascita di Dante Alighieri, nel 1865, a cui Mabellini contribuì attivamente con la cantata Lo spirito di Dante, e con la prima esecuzione della Sinfonia Dante di Giovanni Pacini, da lui diretta alla Pergola. Dal 1863 al 1880, Mabellini venne chiamato da Basevi a dirigere i Concerti popolari, durante i quali eseguì numerose opere liriche e sinfonie nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio e nel nuovo Teatro Pagliano. Ideati da Basevi, Ferdinando Giorgetti e l'editore Giovanni Gualberto Guidi, i Concerti popolari erano il culmine della loro decennale attività volta a costruire a Firenze un adeguato spazio per le grandi produzioni, con concerti spesso colossali, in grado di far avvicinare alla musica anche le masse. Il repertorio era composto non solo da conclamati successi italiani (che riportarono in scena molte opere da molto tempo assenti dalla scena lirica fiorentina, cosa molto apprezzata dal pubblico di casa, che coniò il proverbio «Bellini è morto ma Ma-bellini è vivo!»[3]), ma anche da numerosi lavori stranieri (soprattutto di Meyerbeer, ma anche di Haydn, Mendelssohn, Schubert e Weber) per venire incontro al gusto della nutrita comunità cosmpolita fiorentina, che veniva ispessendosi proprio grazie alla eco internazionale delle celebrazioni dantesche e del rinnovamento urbanistico di Giuseppe Poggi per il trasferimento della capitale.[7]

La tumulazione di Rossini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1868, Mabellini accettò la chiamata di Giuseppe Verdi per una composizione collettiva, dei più grandi compositori italiani, di un Requiem per la morte di Gioacchino Rossini. Contribuì con un Lux aeterna[13], ma il progetto verdiano rimase incompiuto, e per la tumuazione di Rossini nella Basilica di Santa Croce, pochi mesi dopo i funerali di Parigi, Mabellini eseguì il Requiem di Mozart, con seri limiti imposti dall'Arcivescovo, che proibì l'ingresso delle donne del coro (furono sostituite all'ultimo minuto da una formazione di voci bianche proveniente da Lucca).[7] A Rossini, Mabellini dedicò anche la cantata Feste rossiniane nel 1873.[7]

Autografo dello scherzo Il fiume (1870), conservato a Firenze[14][15]

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1870 e il 1871 venne considerato, insieme a molti altri compositori tra cui Giuseppe Verdi, come successore del maestro Mercadante nella direzione del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, ruolo poi andato a Lauro Rossi.[6] Nel 1874 venne licenziato dalla Società Filarmonica dopo trent'anni di attività, e fu sostituito da Jefte Sbolci. Da allora iniziò una sorta di declino per Mabellini: espresse il desiderio di comporre nuove opere, ma i librettisti lo trovavano superato dopo un'assenza dalle scene di quasi vent'anni, un sentimento che coinvolse anche gli impresari, che ripresero i suoi successi del passato con compagnie secondarie di qualità scadente, una tendenza a cui il vecchio maestro non ebbe la forza di opporsi.[7] Nel 1874 compose una Danza dei folletti e nel '78 la cantata Michelangelo Buonarroti, ma da allora trovò pochi appigli anche nell'editoria (due dei suoi editori di riferimento, il fiorentino Guidi e il milanese Lucca, proprio in quegli anni entrarono anch'essi in un declino che li portò all'assorbimento da parte di Tito Ricordi).[7] Nel 1880 donò una messa al Conservatorio di Napoli (vedi Fonti), e continuò per un po' a trovare commissioni aristocratiche (una Messa per il Duca di San Clemente del 1882, un Coro per voci bianche e pianoforte per la famiglia Demidoff del 1885), e cittadine (l'Inno all'Arte per lo scoprimento della nuova facciata del Duomo di Emilio De Fabris nel 1886[16]), prima di abbandonare ogni attività nel 1887 (a quell'anno risale la sua ultima sua composizione: una cantata su soggetto dantesco per Ugo Martini, vedi Fonti). Da allora, nonostante il suo stato di pensionato, continuò a presiedere ad alcuni esami di licenza dell'Istituto musicale fino al 1894, quando lo colpì una paralisi progressiva che lo costrinse a letto, fino alla morte nel 1897.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista teatrale, fu stilisticamente attratto dal belcanto: ammirò Vincenzo Bellini[6], del quale diresse molte riprese operistiche fiorentine, e ha avuto diversi debiti estetici con Gaetano Donizetti.[17] Un rapporto di stima reciproca lo legò a Giuseppe Verdi, comprovato dalla promozione di Mabellini di opere verdiane alla Pergola, dalla loro collaborazione alla naufragata Messa per Rossini, e dalle fantasie che Mabellini scrisse su temi verdiani per strumenti soli (vedi Fonti).[4] Per certi versi, Mabellini nutrì per Verdi una seria ammirazione, e a un certo punto volle quasi considerarsi un suo "erede"[6], prima che la sua attività direttoriale lo distogliesse dal teatro nel 1857. Per quel che riguarda la musica sacra, invece, Mabellini elaborò e portò a maturazione modalità compositive classiche: Haydn e Mozart furono il suo punto di riferimento in questo campo, e la professione direttoriale alla cappella absburgica lo mise in contatto anche con esempi stranieri (Krommer) e precedenti italiani (per esempio la produzione sacra di Benedetto Marcello e Giovanni Battista Martini). Sotto traccia si notano anche molte influenze rossiniane nelle sue messe mature.[18]

Fortuna[modifica | modifica wikitesto]

Fu molto famoso al suo tempo: la Messa da Requiem del 1851 gli fece ottenere onorificenze anche in Spagna e in Francia[6], e l'opera Rolla fu riproposta con successo per molti anni durante la sua vita. Carl Czerny continuò a gratificarlo con fortunate trascrizioni pianistiche dei temi delle sue opere.[4] La sua professione direttoriale lo rese una delle personalità più famose e apprezzate dell'epoca, anche grazie alla eco delle sue produzioni durante il periodo di Firenze capitale. Però il suo stop produttivo dopo la Fiammetta del 1857 lo fece rimanere nella retroguardia dell'ambiente teatrale, e non riuscì più a rientrare nella "serie A". In qualche modo, l'amicizia con Verdi, si risolse in una sorta di assorbimento: le vecchie opere di Mabellini, come Il conte di Lavagna, vennero fagocitate da opere analoghe di Verdi, e i drammi ancora più vecchi, scritti prima della temperie risorgimentale, furono percepiti molto presto come "fuori moda". Il pubblico avvertì che le opere di Bellini, Donizetti e Verdi, che Mabellini dirigeva con costanza, quasi si assimilavano con le sue, per stile e modalità compositiva, e quindi finì per concludere che Mabellini era privo di uno stile individuale.[8] Nel repertorio esecutivo odierno non c'è traccia delle sue composizioni, neanche di quelle che godettero di maggior fama durante la sua vita.[8] A lui è stata intitolata nel 1945 la scuola comunale di musica e danza "T. Mabellini" di Pistoia, fondata originariamente col nome di "Scuola di Violino e altri Strumenti" nel 1858.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Autografi[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Federiciana di Fano[modifica | modifica wikitesto]

L'istituzione che conserva il maggior numero di opere di Mabellini, con più di 100 composizioni autografe (opere teatrali, cantate, lavori sacri, cameristici e balletti, oltre a molti abbozzi preparatori), è la Biblioteca Federiciana di Fano.[19][20] Le portò là il nipote di Mabellini, Adolfo, direttore della biblioteca al momento della morte dello zio.[21][22] La biblioteca conserva anche un tentativo di stesura di un'autobiografia, rimasto incompiuto.[22]

Gli autografi a Pistoia[modifica | modifica wikitesto]

La figlia di Mabellini, Eudossia, donò molti manoscritti, in gran parte autografi, al municipio di Pistoia nel 1916. Quei manoscritti oggi sono conservati in due istituzioni pistoiesi:

  • L'Archivio Capitolare possiede gli autografi
    • del giovanile Estro armonico per orchestra, con la segnatura «composto in Arezzo il 16 giugno 1832»[23],
    • della Messa da Requiem del 1851, che rese Mabellini celebre anche all'estero. Fu edita dal parigino Richault nel 1853[23],
    • un Waltz per violino, flauto, clarinetto, corno, trombone e basso[24][23],
    • l'autografo dell'ultima composizione di Mabellini: la cantata su Dante per tenore, dedicata a Ugo Martini, datata 2 aprile 1887[24];
  • La Biblioteca Fonteguerriana conserva gli autografi
    • di un Bouquet Musical de Florence, contenente 12 pezzi per varie voci (dal soprano al basso) dedicate ai più grandi cantanti del periodo (per esempio Marianna Barbieri-Nini, Giulia Grisi e Napoleone Moriani), che furono pubblicati a stampa dall'editore parigino Simon Richault nel 1855 (il dodicesimo numero, intitolato Estasi, ebbe una circolazione a parte in un'edizione dell'americano Schirmer). Esemplari stampati da Richault sono conservati nei conservatori di Firenze e Roma[23],
    • del primo atto dell'opera Il conte di Lavagna. Gli altri due atti sono a Fano. L'opera fu pubblicata dalla Ricordi di Milano (che provvide anche alla vendita della versione per canto e pianoforte) e dalla Tipografia Galletti di Firenze nel 1843[23],
    • della marcia per banda militare Etruria, dedicata da Mabellini alla «Civica Pistoia» nel 1841 (i cui abbozzi sono a Fano)[23],
    • della cantata simbolica Le feste fiorentine, eseguita nel Salone dei Cinquecento nel 1860 per l'arrivo a Firenze di Vittorio Emanuele II, poi pubblicata dagli editori Lorenzi, Mariani (di Firenze) e, nella versione per canto e pianoforte, dal milanese Lucca.[23]
Bozzetto di Filippo Del Buono per la ripresa napoletana di Rolla del 1841, conservato al Conservatorio di San Pietro a Majella[25][26]

Altri autografi[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze conserva i seguenti autografi
    • lo scherzo Il fiume, datato 1870[14][15],
    • una copia autografa dell'ouverture della cantata Eudossia e Paolo, circolata in una versione a se stante col titolo La persecuzione dei pagani[1][2],
    • l'inno Sommo Iddio la cui provvida mano, dedicato «al Granduca e alla sua famiglia»[23],
    • una trascrizione autografa per pianoforte di Marce per musica militare e tamburi[23],
    • un mottetto O gloriosa virginum per coro e orchestra[23],
    • il probabile autografo della Partenza per la caccia del 1836, dedicata al Granduca Leopoldo II nel 1839[27][23],
    • la cantata allegorica Il ritorno, su testo di Francesco Guidi, dedicata alla villeggiatura del Granduca a Poggio a Caiano, datata «settembre 1846»[23],
    • otto romanze per canto e pianoforte[23];
  • Il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli possiede
    • una copia autografa di una messa che Mabellini dedicò appositamente all'istituto nel 1880[28][6],
    • un Allegretto e un Gloria di una Messa che Mabellini donò all'amico Francesco Florimo per il suo album personale di pezzi inediti[29][30][6],
    • una copia coeva approntata forse dallo stesso Mabellini per la rappresentazione napoletana dell'opera Rolla, datata 1841[31], di cui l'istituto conserva anche alcuni bozzetti originali di Filippo Del Buono[32],
    • l'introduzione del primo atto dell'opera Il conte di Lavagna, donato da Mabellini all'«illustre Mercadante»[33];
  • il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e l'Archivio della casa editrice Ricordi possiedono molto materiale autografo (soprattutto parti) dell'opera Rolla.[10][8][20] La casa editrice conserva anche parti, in varia misura autografe, dell'incompiuta Messa per Rossini voluta da Verdi[10][8], i cui abbozzi sono a Fano.[23]

Copie manoscritte[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'OPAC del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN)[34], il Répertoire international des sources musicales (RISM)[35], l'Ufficio Ricerca Fondi Musicali di Milano (URFM)[20] e il catalogo delle opere di Mabellini pubblicato da Claudio Paradiso[23] le città che posseggono copie manoscritte di opere di Mabellini sono:

  • Pistoia: l'Archivio Capitolare conserva
    • una copia manoscritta coeva dell'interludio orchestrale La congiura dell'opera Il Conte di Lavagna[20],
    • alcune parti staccate dall'opera Rolla e da composizioni sacre[24],
    • alcune riduzioni (per coro unico o per pianoforte) di opere sacre di Mabellini effettuate dagli allievi Gherardo Gherardeschi e Gaetano Palloni ricorrette dal maestro[24];
  • Firenze: il Conservatorio Luigi Cherubini conserva
    • molte copie coeve di composizioni sacre[34],
    • una copia della cantata (poi stampata dall'editore fiorentino Guidi) Lo spirito di Dante, del 1865 (i cui abbozzi sono a Fano)[20];
  • Bologna: l'Accademia filarmonica ha una fantasia sui temi della Luisa Miller di Verdi per clarinetto in si bemolle[36][23];
  • Parma: la Biblioteca Palatina conserva un'Elegia per oboe, contrabbasso (o violoncello) e pianoforte del 1879[23];
  • San Severino Marche (Macerata): la Biblioteca Antolisei ha una copia della cantata per tenore su Dante del 1887 dedicata a Ugo Martini, il cui autografo è a Pistoia[37];
  • Ostiglia (Mantova): il fondo musicale Greggiati ha due scene dell'opera Le illustri rivali di Mercadante nella versione per canto e pianoforte che l'autore commissionò a Mabellini, allora suo studente a Novara[38][39];
  • Roma: l'Accademia filarmonica romana ha copie manoscritte delle singole parti della Lux aeterna per Rossini.[40]

Edizioni a stampa[modifica | modifica wikitesto]

Mabellini pubblicò con tutti i più grandi editori italiani e non del tempo (Ricordi, Lucca, Guidi, Lorenzi, il parigino Richault), per cui la quantità di copie a stampa delle sue opere è ingente. La Biblioteca Federiciana di Fano e le istituzioni pistoiesi (la Biblioteca Fonteguerriana e l'Archivio Capitolare) possiedono la collezione più cospicua di edizioni stampate. Inoltre, si contano quasi 80 esemplari alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, più di 40 li conserva il Conservatorio di Milano, una ventina l'Accademia di Santa Cecilia a Roma, la Biblioteca Nazionale Centrale e il Conservatorio di Firenze, una decina il Conservatorio di Genova. Seguono: i conservatori di Bergamo, Milano, Roma e Napoli, la Fondazione Ugo e Olga Levi di Venezia, il Seminario Maggiore di Padova, la Biblioteca Palatina di Parma, l'Accademia Filarmonica e il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, l'Istituto Storico Germanico, la Biblioteca di Storia dell'Arte di Roma, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca «Vittorio Emanuele III» di Napoli, la Library of Congress di Washington, la British Library di Londra.[23][41]

Libretti[modifica | modifica wikitesto]

Una gran quantità di libretti delle opere di Mabellini sono alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, alla Biblioteca Nazionale Centrale e alla Marucelliana di Firenze, alla Biblioteca Comunale e al Conservatorio di Milano, alla Biblioteca Palatina di Parma, e alla Biblioteca Ariostea di Ferrara. Posseggono più di cinque esemplari di libretti mabelliniani il Conservatorio di Napoli, la Biblioteca centrale siciliana di Palermo, e la Biblioteca musicale «della Corte» di Torino.[42]

Lettere[modifica | modifica wikitesto]

Pochissime lettere di Mabellini sono state pubblicate, e molte rimangono negli archivi privati dei destinatari. Collezioni ingenti sono nel Fondo Basevi del Conservatorio di Firenze, nel Fondo Piancastelli della Biblioteca «Saffi» di Forlì, nella Raccolta Puccini della Biblioteca Fonteguerriana di Pistoia, nella Biblioteca Federiciana di Fano, nell'Archivio privato «Picozzi-Mancinelli» di Roma.[43]

Elenco delle opere teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Non risultano registrazioni di nessuna delle opere liriche di Mabellini. Le parti composte per l'incompiuta messa per Rossini voluta da Verdi sono state registrate nel 1989 da Helmuth Rilling e l'orchestra di Stoccarda del Südwestrundfunk (Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des Südwestrundfunk) per l'etichetta Hänssler Classic, con i solisti Gabriela Beňačkova, Florence Quivar, James Wagner, Aage Haugland e Alexandru Agache (l'incisione è ascoltabile on-line).[44] Nel 1980, nell'Auditorium della Discoteca di Stato, il mezzosoprano Sabrina Bizzo, il baritono Walter Vagnozzi, e il pianista Loris Gavarini hanno registrato una serie di canti patriottici italiani composti tra il 1847 e la Prima Guerra Mondiale, tra i quali figura anche La buona andata di Mabellini (composto nel 1848 su testo di Giuseppe Tigri, pubblicato dall'editore Guidi di Firenze, il cui autografo è a Fano).[45]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Scheda della «Persecuzione dei pagani», su Internet Culturale.
  2. ^ a b Digitalizzazione dell'autografo dell'ouverture della cantata «Eudossia e Paolo» a Firenze, su Internet Culturale.
  3. ^ a b c d e f g h Francesco Bussi, voce Mabellini, Teodulo, in Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, diretto da Alberto Basso, serie II: Le biografie, vol. 4: JE-MA, Torino, UTET, 1986, pp. 540-541.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m Claudio Paradiso, voce Mabellini, Teofilo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 66, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006, consultabile on-line su Treccani.it.
  5. ^ Gabardo Gabardi, Ricordo dei parentali a Teodulo Mabellini in Pistoia, Firenze, Tipografia cooperativa, 1899.
  6. ^ a b c d e f g h i Antonio Caroccia, Un'amicizia epistolare: Mabellini e Florimo, in Cecilia Bacherini, Giacomo Sciommeri e Agostino Ziino (a cura di), Firenze e la musica: fonti, protagonisti, committenza: scritti in ricordo di Maria Adelaide Bartoli Bacherini, Roma, Istituto Italiano per la Storia della Musica, 2014, pp. 397-439.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Claudio Paradiso, Teodulo Mabellini: la vita, in ID. (a cura di), Teodulo Mabellini, il protagonista dell'Ottocento musicale toscano, Pistoia, Brigata del Leoncino, 2005, pp. 37-195.
  8. ^ a b c d e f g Francesco Bussi, voce Mabellini, Teodulo, in The New Grove of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 15: Liturgy to Martinů, London, Macmillan, 2001-2002, pp. 444-445.
  9. ^ Jean Grundy Fanelli, A Chronology of Operas, Oratorios, Operettas, Cantatas and Miscellaneous Stage Works with Music performed in Pistoia (1606-1943), Bologna, Pendragon, 1998.
  10. ^ a b c Sebastian Werr, voce Mabellini, Teodulo, in Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allegemeine Enzyklopädie der Musik begründet von Friedrich Blume, a cura di Ludwig Finscher, serie I: Personenteil, vol. 11: Les-Men, Kassel-Basel-London-New York-Praha, Bärenreiter/Stuttgart-Weimar, Metzler, 2004, colonne 682-683.
  11. ^ Libretto della «Battaglia di Legnano» di Verdi allestita da Mabellini alla Pergola nel 1849, su SBN.it.
  12. ^ Le sinfonie di Beethoven non erano mai state eseguite a Firenze, cfr. Paolo Paolini, Beethoven a Firenze nell'Ottocento, in «Nuova rivista musicale italiana», V/5 (1971) e V/6 (1971), Torino, ERI, 1971, pp. 753-787 e pp. 973-1002. Mabellini contribuì anche alla diffusione fiorentina degli allora mai sentiti Robert Schumann e Johannes Brahms, cfr. Mila De Santis, La ricezione di Brahms e Schumann a Firenze. Prime indagini (1840-1880), in Schumann, Brahms e l'Italia. Convegno internazionale, Roma, 4-5 novembre 1999, Roma, Accademia dei Lincei, 2001, pp. 197-223.
  13. ^ Michele Girardi, Pierluigi Petrobelli (a cura di), Messa per Rossini: la storia, il testo, la musica, Milano, Istituto di Studi Verdiani/Milano, Ricordi, 1988.
  14. ^ a b Digitalizzazione dell'autografo dello scherzo «Il fiume» a Firenze, su Internet Culturale.
  15. ^ a b Scheda del «Fiume», su Internet Culturale.
  16. ^ Un fatto però di dubbia veridicità: lo scoprimento fu nel 1887 e alcuni cronisti affermano che le musiche eseguite per l'occasione erano di Luigi Cherubini. Cfr. Claudio Paradiso, Teodulo Mabellini: la vita, in ID. (a cura di), Teodulo Mabellini, il protagonista dell'Ottocento musicale toscano, Pistoia, Brigata del Leoncino, 2005, p. 152.
  17. ^ voce Mabellini, Teodulo, in Enciclopedia della musica, consulenza generale di Andrea Lanza, Milano, Garzanti, 2010 (ristampa aggiornata dell'edizione del 1996, anch'essa aggiornamento della prima edizione del 1983 diretta da Piero Santi), p. 498.
  18. ^ Gabriele Moroni, Le messe: evoluzione di uno stile, in Claudio Paradiso (a cura di), Teodulo Mabellini, il protagonista dell'Ottocento musicale toscano, Pistoia, Brigata del Leoncino, 2005, pp. 223-261.
  19. ^ Franco Battistelli, Biblioteca Federiciana. Fano, Fiesole, Nardini, 1994, pp. 46-48.
  20. ^ a b c d e Cerca "Mabellini, Teodulo", su URFM.
  21. ^ Anna Lia Bonella, voce Mabellini, Adolfo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 66, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006, consultabile on-line su Treccani.it.
  22. ^ a b Claudio Paradiso (a cura di), Teodulo Mabellini. Il protagonista dell'Ottocento musicale italiano, Pistoia, Brigata del Leoncino, 2005.
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  24. ^ a b c d Umberto Pineschi, Inventario Archivio Capitolare Pistoia Biblioteca Musicale, testo non pubblicato: per info consulta il pdf online disponibile qui e sui siti dell'Archivio Capitolare di Pistoia e della Sezione bibliografica pistoiese del Centro Documentazione Musicale della Toscana.
  25. ^ Scheda del bozzetto, su Internet Culturale.
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  28. ^ Digitalizzazione della «Messa» di Mabellini per il Conservatorio di Napoli, su Internet Culturale.
  29. ^ Scheda dell'Album di Florimo, su SBN.it.
  30. ^ Digitalizzazione dell'Album di Florimo, su Internet Culturale.
  31. ^ Digitalizzazione della copia napoletana di «Rolla» del 1841, su Internet Culturale.
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  33. ^ Digitalizzazione dell'introduzione del «Conte di Lavagna» presente a Napoli, su Internet Culturale.
  34. ^ a b Manoscritti di Mabellini, su SBN.it.
  35. ^ Cerca «Teodulo Mabellini, su RISM.
  36. ^ Riduzione di Mabellini per clarinetto in si bemolle della «Luisa Miller» di Verdi a Bologna, su SBN.it.
  37. ^ Cantata su Dante di Mabellini dedicata a Ugo Martini nel 1887 conservata a San Severino Marche, su SBN.it.
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  39. ^ Terzetto dell'opera di Mercadante ridotta per canto e pianoforte da Mabellini conservata a Ostiglia, su SBN.it.
  40. ^ Parti del «Lux aeterna» di Mabellini conservate all'Accademia filarmonica di Roma, su RISM.
  41. ^ Stampe di Mabellini, su SBN.it.
  42. ^ Libretti di opere di Mabellini, su SBN.it.
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  44. ^ Registrazione della Messa per Rossini all'Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi di Roma, su SBN.it.
  45. ^ Disco di canti popolari all'Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi di Roma, su SBN.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Ernesto Colombani, Catalogo della collezione di autografi lasciata alla Real Accademia di Bologna dall'accademico ab. dott. Masseangelo Masseangeli, Bologna, Regia Tipografia, 1881-1896. Ristampa anastatica: Bologna, Forni, 1969.
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  • Claudio Paradiso (a cura di), Teodulo Mabellini, il protagonista dell'Ottocento musicale toscano, Pistoia, Brigata del Leoncino, 2005. Il volume contiene:
    • Guido Salvetti, Valore e ricordo (pp. 9-10);
    • Claudio Paradiso, Introduzione: le fonti (pp. 11-17);
    • Bianca Maria Antolini, La musica in Toscana nell'Ottocento (pp. 19-35);
    • Claudio Paradiso, Teodulo Mabellini: la vita (pp. 37-195);
    • Mariateresa Dellaborra, «Lode e gloria al genio ligure»: «Rolla» (1840) di Giacchetti-Mabellini (pp. 197-222);
    • Gabriele Moroni, Le messe: evoluzione di uno stile (pp. 223-261);
    • Paolo Gaviglio, Nicoletta Furnari, La fortuna di Mabellini dallo spoglio delle principali riviste dell'epoca (pp. 263-285);
    • Francesco Carreras, Alessandro Onerati, Produzione e commercio degli strumenti musicali a fiato nella Toscana del XIX secolo (pp. 287-314);
    • Claudio Paradiso, Catalogo alfabetico delle opere di Teodulo Mabellini (pp. 315-366);
    • Claudio Paradiso, Epistolario (pp. 367-369);
    • Bibliografia cronologica (pp. 371-383).
  • Claudio Paradiso, voce Mabellini, Teodulo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 66, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006, consultabile on-line su Treccani.it.. L'articolo presenta anche una nutrita bibliografia.
  • Antonio Caroccia, Un'amicizia epistolare: Mabellini e Florimo, in Cecilia Bacherini, Giacomo Sciommeri e Agostino Ziino (a cura di), Firenze e la musica: fonti, protagonisti, committenza. Scritti in ricordo di Maria Adelaide Bartoli Bacherini, Roma, Istituto Italiano per la Storia della Musica, 2014, pp. 397-440.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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