Diocesi di Capodistria

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Diocesi di Capodistria
Dioecesis Iustinopolitana
Chiesa latina
Capodistria, duomo, esterno 01.jpg
Suffraganea dell'arcidiocesi di Lubiana
 
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
 
VescovoJurij Bizjak
Presbiteri148, di cui 122 secolari e 26 regolari
1.190 battezzati per presbitero
Religiosi29 uomini, 27 donne
Diaconi2 permanenti
 
Abitanti250.150
Battezzati176.193 (70,4% del totale)
Superficie4.386 km² in Slovenia
Parrocchie100
 
ErezioneVI secolo
Ritoromano
CattedraleAssunta e San Nazario
ConcattedraleDivino Salvatore
IndirizzoPiazza Brolo 11, 6000 Capodistria, Slovenia
Sito webkp.rkc.si
Dati dall'Annuario pontificio 2020 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Slovenia
La cattedra episcopale nella cattedrale dell'Assunta e di San Nazario a Capodistria.
La basilica minore dell'Assunzione di Maria a Monte Santo di Gorizia.
La concattedrale del Divino Salvatore di Nova Gorica.

La diocesi di Capodistria (in latino: Dioecesis Iustinopolitana) è una sede della Chiesa cattolica in Slovenia suffraganea dell'arcidiocesi di Lubiana. Nel 2019 contava 176.193 battezzati su 250.150 abitanti. È retta dal vescovo Jurij Bizjak.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende la parte occidentale della Slovenia.

Sede vescovile è la città di Capodistria, dove si trova la cattedrale dell'Assunta e di San Nazario. A Nova Gorica sorge la concattedrale del Divino Salvatore. A Monte Santo di Gorizia si trova la basilica minore dell'Assunzione di Maria.

Il territorio si estende su 4.386 km² ed è suddiviso in 100 parrocchie.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Incerte e avvolte nell'oscurità sono le origini della diocesi di Capodistria, suffraganea del patriarcato di Aquileia. Storici locali, tra cui Francesco Babudri[1] e Pietro Kandler[2], pongono l'origine della diocesi nella prima metà del VI secolo con il vescovo san Nazario, cui sarebbero succeduti Massimiliano e Agatone.[3] Altri autori fanno risalire l'origine della diocesi a Gregorio Magno, che in alcune lettere del 599 parla di una diocesi nell'insula Capritana, identificata con Capodistria, e di un anonimo vescovo.[4] Infine secondo altri autori, tra cui Pio Paschini[5], la diocesi risalirebbe solo all'VIII secolo, eretta o ristabilita da papa Stefano II nel 756[6]: a quest'epoca sono ascrivibili i vescovi Giovanni e Senatore. In seguito non si hanno più notizie di una sede episcopale a Capodistria, fino alla seconda metà del XII secolo.

La diocesi fu ristabilita, su richiesta del doge veneziano Vitale II Michiel, da papa Alessandro III nel 1166[7], ma a questa decisione si opposero il patriarca di Aquileia Ulrico di Treven e il vescovo di Trieste Bernardo, da cui territorio la nuova diocesi doveva essere smembrata. Nel 1177 il papa confermò l'erezione della diocesi, ma solo dopo la morte di Bernardo[8], avvenuta nel 1186. In quest'anno papa Urbano III eresse a cattedrale la collegiata di Santa Maria;[9] il primo vescovo della restaurata sede, suffraganea del patriarcato aquileiese, fu Adalgero, già eletto nel 1184, deceduto nel 1216.

L'11 gennaio 1206 papa Innocenzo III concesse al patriarca di Aquileia la facoltà di unire la diocesi di Capodistria con la diocesi di Cittanova, ma l'unione non fu realizzata.

Il capitolo della cattedrale ebbe il privilegio di eleggere i propri vescovi fino al 1301, quando, dopo la conquista veneziana, il diritto di presentare i vescovi di Capodistria divenne prerogativa dei dogi veneziani.[10]

Tra i vescovi di Capodistria, nel XV secolo si distinse in particolare Simone Vosich, promosso arcivescovo di Antivari nel 1461, legato pontificio in Ungheria nel 1463, amministratore di Suacia, infine arcivescovo di Patrasso e vescovo di Capodistria dal 26 novembre 1473. Vice-cancelliere a Roma, dove morì nell'agosto del 1482.[10] Il successore, Giacomo Valaresso, fece ricostruire il palazzo vescovile; fu amministratore del patriarcato di Aquileia e della diocesi di Pola.

Diversi vescovi di Capodistria, tra XV e XVII secolo, risedettero per la maggior del loro episcopato lontani da Capodistria, a Venezia o a Roma; alcuni, data la povertà della mensa episcopale, furono nominati ausiliari di Bergamo, Girolamo Rusca fu per un certo periodo vicario generale della diocesi di Padova.[11]

A Paolo Naldini si deve l'istituzione del seminario diocesano e la convocazione di un sinodo nel 1690.[12]

Il 19 gennaio 1753, soppresso il patriarcato di Aquileia, la diocesi entrò a far parte della provincia ecclesiastica di Udine fino al 1º maggio 1818, quando divenne suffraganea del patriarcato di Venezia.

Dal 1810 al 1828 rimase vacante. Il 30 giugno 1828 fu unita alla diocesi di Trieste con la bolla Locum beati Petri di papa Leone XII e resa immediatamente soggetta alla Santa Sede. Il 27 agosto 1830 papa Pio VIII con la bolla In supereminenti confermò l'unione aeque principaliter e contestualmente divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Gorizia e Gradisca.

Da questo momento la diocesi seguì le sorti della diocesi triestina; la cattedrale divenne una semplice parrocchia, con un prevosto, un decano e tre canonici residenti; l'ex diocesi fu divisain 4 decanati per un totale di 12 parrocchie.[13]

Il 17 ottobre 1977 con la bolla Prioribus saeculi di papa Paolo VI la diocesi di Capodistria è stata separata dalla diocesi di Trieste diventando suffraganea dell'arcidiocesi di Lubiana. Inoltre, con la medesima bolla, sono state introdotte delle modifiche territoriali per far coincidere i confini delle diocesi con quelli degli Stati. Così la diocesi di Capodistria ha ceduto alla diocesi di Trieste quelle parrocchie che si trovavano in Italia in seguito al trattato di pace del 1947 e alla diocesi di Parenzo e Pola quelle nel territorio della Repubblica Socialista di Croazia. Contestualmente si ampliò notevolmente con l'acquisizione delle parrocchie delle diocesi di Trieste, di Parenzo e Pola, di Fiume e di Gorizia e Gradisca che si trovavano nella Repubblica Socialista di Slovenia.

Il 15 marzo 2004 la chiesa del Divino Salvatore di Nova Gorica è stata eretta a concattedrale della diocesi con il decreto Ut spirituali della Congregazione per i Vescovi.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi nel 2019 su una popolazione di 250.150 persone contava 176.193 battezzati, corrispondenti al 70,4% del totale.

anno popolazione presbiteri diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per presbitero uomini donne
1980 200.000 242.000 82,6 195 173 22 1.025 34 120 208
1990 207.017 258.332 80,1 190 167 23 1.089 29 88 206
1999 206.898 263.499 78,5 182 156 26 1.136 31 88 207
2000 204.788 261.118 78,4 174 149 25 1.176 30 82 207
2001 201.551 258.158 78,1 172 151 21 1.171 26 80 207
2002 202.900 258.380 78,5 172 145 27 1.179 32 80 207
2003 200.203 254.244 78,7 169 144 25 1.184 36 85 207
2004 204.602 257.280 79,5 170 145 25 1.203 29 82 207
2006 204.602 257.280 79,5 153 127 26 1.337 36 72 195
2013 181.230 266.403 68,0 156 126 30 1.161 2 36 52 189
2016 185.450 258.958 71,6 149 123 26 1.244 2 31 41 189
2017 177.000 251.300 70,4 144 118 26 1.229 2 29 33 189
2019 176.193 250.150 70,4 148 122 26 1.190 2 29 27 100

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S. Nazario, patrono di Capodistria nella storia e nella tradizione, Capodistria, 1901. Cronologia dei vescovi di Capodistria, in «Archeografo triestino», 23, 1910, pp. 173-239.
  2. ^ Sillabo dei vescovi d'Istria, in Indicazioni per reconoscere le cose storiche del litorale, Trieste, 1855, pp. 118-129.
  3. ^ Secondo Lanzoni, le prove addotte per l'esistenza di questi tre vescovi e la loro attribuzione a Capodistria non sono decisive.
  4. ^ Rajko Bratož, Cristianesimo in Istria. Una sintesi e alcune riflessioni, in: Il cristianesimo in Istria fra Tarda Antichità e Alto Medioevo. Novità e riflessioni, a cura di Emilio Marin e Danilo Mazzoleni, Città del Vaticano, 2009, pp. 27 e seguenti. Lo stesso Kehr (Italia pontificia, volume VII, parte seconda, pp. 215-217) sostiene un'origine gregoriana della diocesi di Capodistria. Tuttavia l'identificazione dell'insula Capritana con Capodistria non è univoca; altri autori la identificano con Caorle (per es. G. Fedalto, Il vescovado di Caorle dalle origini al Trecento, in «Antichità altoadriatiche», 33, 1988, pp. 27-49.
  5. ^ Antichi episcopati istriani, in «Memorie storiche forogiuliesi», 1915, p. 141.
  6. ^ Kehr, Italia pontificia, VII/2, p. 217, nº *4.
  7. ^ Kehr, Italia pontificia, VII/2, p. 218, nº *6.
  8. ^ Kehr, Italia pontificia, VII/2, p. 218, nº 7.
  9. ^ Kehr, Italia pontificia, VII/2, p. 218, nº *8.
  10. ^ a b Jadin, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XI, col. 883.
  11. ^ Jadin, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XI, coll. 883-884.
  12. ^ Jadin, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XI, col. 885.
  13. ^ Jadin, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XI, col. 886.
  14. ^ Ireneo Daniele, Nazario, vescovo e patrono di Capodistria, Bibliotheca Sanctorum, vol. IX, coll. 777-779.
  15. ^ Il 15 luglio 1776 fu nominato arcivescovo titolare di Tarso.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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