Veneti

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L'Italia antica nell'età del ferro: i Veneti sono evidenziati in alto a destra in marrone chiaro.

I Veneti, a volte indicati anche come Venetici, antichi Veneti o Paleoveneti per distinguerli dagli odierni abitanti del Veneto, erano una popolazione indoeuropea che si stanziò nell'Italia nord-orientale dopo la metà del II millennio a.C. e sviluppò una propria originale civiltà nel corso del millennio successivo.

Caso unico tra i popoli dell'epoca nell'Italia settentrionale, si può stabilire l'identità tra la popolazione e la cultura veneta, ovvero agli antichi Veneti è possibile attribuire una precisa cultura materiale e artistica sviluppatasi nel loro territorio di stanziamento, la Venezia. Questa facies culturale si sviluppò durante un lungo periodo, per tutto il I millennio a.C., anche se nel tempo subì diverse influenze. Di questa popolazione e identità la documentazione archeologica è particolarmente ricca.[1]

I Veneti si stanziarono inizialmente nell'area tra il Lago di Garda ed i Colli Euganei; in seguito si espansero fino a raggiungere confini simili a quelli del Veneto attuale, anche se bisogna considerare che la linea di costa del Mar Adriatico era più arretrata rispetto ad oggi. Secondo i ritrovamenti archeologici (che concordano anche con le fonti scritte), i confini occidentali del loro territorio correvano lungo il Lago di Garda, quelli meridionali seguivano una linea che parte dal fiume Tartaro, segue il Po e raggiunge Adria, lungo il ramo estinto del Po di Adria, mentre quelli orientali giungevano fino al Tagliamento. Oltre tale fiume erano insediate genti di ceppo illirico, anche se fino all'Isonzo la presenza veneta era tanto forte che si può parlare di popolazione veneto-illirica.[2] I confini settentrionali erano invece meno definiti e omogenei; il territorio veneto risaliva soprattutto i fiumi Adige, Brenta e Piave verso le Alpi, che fungevano comunque da confine naturale. La presenza veneta sulle Alpi è attestata soprattutto nelle Dolomiti del Cadore, a Lagole.

Etnonimo[modifica | modifica sorgente]

Ai Veneti ci si riferisce anche con i termini Venetici, Heneti o Eneti (in greco antico Ενετοί). Sebbene nella storiografia, sia antica sia moderna, si impieghi correntemente il termine "Veneti", in opere di carattere non specialistico si ricorre talvolta al prefisso "paleo-" (="antico" > "Paleoveneti"), alla perifrasi "Veneti adriatici" o all'espressione "Venetici" per distinguere il popolo dell'antichità dagli attuali abitanti della regione italiana del Veneto.[3]

Il nome "Veneti" ricorre frequentemente nelle fonti classiche. Erodoto ricorda gli Eneti tra le tribù illiriche; nell'Europa centrale Tacito localizza i Veneti, i Venedi e i Venedae, distinguendoli dai Sarmati; Pomponio Mela cita il lago di Costanza come Venetus lacus; infine Venetulani sono un popolo laziale scomparso citato da Plinio. La frequenza di questo etnonimo in diverse aree europee non va però spiegata con ipotetici legami storici e linguistici tra i diversi popoli che ne hanno fatto uso, quanto piuttosto con un'uguale derivazione, più volte ripetuta in modo indipendente, dalla medesima radice indoeuropea *wen ("amare"). I "Veneti" (*wenetoi) sarebbero pertanto gli "amati", o forse gli "amabili", gli "amichevoli".[4]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La storia dei Veneti si può dividere in due periodi: uno antico, che va dalle origini fino al V secolo a.C., in cui è più evidente l'originalità culturale veneta, e uno più recente che va fino al I secolo d.C., che vede prima un influsso celtico, e poi una lenta assimilazione romana.

Nel periodo antico vi erano rapporti culturali con la Civiltà villanoviana, con l'Egeo e l'Oriente, e successivamente anche con gli Etruschi. Nel periodo più recente i Veneti vennero a contatto prevalentemente ad occidente con i Galli: ad ovest si stanziarono i Galli Cenomani (con cui si sarebbero alleati, insieme ai Romani), a sud i Boi (con cui invece furono sovente in guerra) e a nord-est i Carni, ad est e a sud-est rimasero prevalentemente in contatto con le popolazioni illiriche. Anche all'interno del Veneto vi fu qualche stanziamento di Galli, anche se in minima entità, probabilmente non sempre di tipo pacifico. L'influsso culturale celtico diventò comunque via via importante, e la cultura veneta lentamente mutò e si adeguò ai tempi; sempre importante si mantenne il rapporto con le popolazioni balcaniche di oltre Adriatico come quelle illiriche, con cui i Veneti venivano facilmente confusi dagli storici greci e che furono considerati parenti stretti dei Veneti fino al primo Novecento. Successivamente divenne decisivo il contatto con la civiltà romana, anche per i reiterati rapporti di alleanza che legarono i Veneti ai Romani e per la tradizionale ipotesi di parentela tra Veneti e Latini. La cultura veneta venne assimilata in quella romana già in età tardo repubblicana, anche se alcune specificità venete permasero, presumibilmente, nelle zone marginali anche in tarda età imperiale.


Nell'età del Bronzo fra il 1350 e il 1150 a.C. i villaggi terramaricoli delle basse pianure venete entrano in vasti circuiti commerciali che coinvolgono le coste del Baltico, l'area danubiano-carpatica, l'Egeo e il Mediterraneo orientale. Nelle pianure del Veneto meridionale fra il 1150 e il 900 a.C. sorge il grande centro preurbano di Frattesina, crocevia di traffici fra il Baltico, le Alpi Orientali e Cipro, con sistema socio-economico fortemente gerarchizzato; quindi si sviluppano Villamarzana, e poi Montagnana. Nel corso del X secolo crescono anche Treviso, Oderzo e Concordia. Nell'età del Ferro, intorno all'800 a.C., sono abbandonati alcuni grandi centri del Veneto meridionale; parallelamente sono fondate Este e Padova. Fra l'800 e il 600 a.C. i centri egemoni sono dominati da potenti gruppi dell'aristocrazia. Sorgono le prime grandi necropoli ai margini delle città. Nella media età del Ferro fra il 600 e il 400 a.C. le potenti città-stato venete hanno territori ben definiti; le aree collinari e montane sono invece organizzate in distretti di tipo "cantonale". Le città-stato di pianura hanno sistemi viari ortogonali simili a quelli dell'Etruria padana. Este ha importanti rapporti con il mondo etrusco, Padova con il mare e la frontiera nord-orientale. Ad Altino, nella laguna di Venezia, ad Adria e a Spina i Veneti incontrano mercanti greci ed etruschi. Nella tarda età del Ferro fra il 400 e il 200 a.C. popolazioni celtiche invadono l'Italia settentrionale e parte del litorale adriatico. I Veneti alleati dei Romani partecipano nel 222 a.C. alla battaglia di Clastidium contro Insubri, Boi e Gesati (tribù dei Galli). Poi avviene un pacifico ingresso del mondo veneto nell'orbita politica e culturale di Roma. [5]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Il mito nella storiografia romana[modifica | modifica sorgente]

Secondo la storiografia romana,[6] i Veneti sarebbero stati una popolazione proveniente dalla Paflagonia, regione dell'Asia Minore sul Mar Nero. Essi furono da lì espulsi, e per questo parteciparono alla Guerra di Troia, dove l'anziano saggio Antenore implorò i troiani stessi di restituire Elena ai Greci. A Troia morì anche Pilemene, il comandante degli Eneti (venivano così chiamati), che, rimasti senza patria e senza guida, si rivolsero ad Antenore che, dopo varie vicende, approdò sulle coste occidentali del Mar Adriatico settentrionale. Qui la popolazione scacciò gli Euganei, una popolazione di cui oggi non rimangono tracce rilevanti.

Nel racconto di Virgilio,[7] Antenore viene addirittura presentato come fondatore di Padova. Ai Veneti viene associato pure Diomede, eroe divinizzato, il quale avrebbe fondato, oltre a Spina, anche l'importante città portuale di Adria, anche se l'abitato, pur avendo in effetti origini venete, è più conosciuta come emporio greco, come centro etrusco e successivamente gallico.

Plinio il Vecchio parla dei Veneti riferendo ciò che aveva scritto Catone:

(LA)
« Venetos troiana stirpe ortos auctor est Cato »
(IT)
« Catone attesta che i Veneti discendono dalla stirpe troiana »
(Gaio Plinio Secondo, Naturalis Historia, III, 130)

Strabone invece riporta un'ipotesi diversa,[8] ovvero che i Veneti fossero una popolazione celtica: questo, perché egli era a conoscenza dell'esistenza di una popolazione portante lo stesso nome, i Veneti dell'Armorica (l'odierna Bretagna).[9]

Le ipotesi della storiografia moderna[modifica | modifica sorgente]

Vaso veneto a forma di situla del VI-V secolo a.C.

Le fonti antiche concordano nel parlare dei Veneti come di una popolazione giunta nella sua sede storica da una regione orientale, che raggiunse via mare l'Adriatico settentrionale e sbarcò nella costa occidentale; qui respinsero più a nord la popolazione nativa. Se l'ipotesi che vede nei Veneti una popolazione orientale, frazionata e dispersa dopo un'ampia diaspora, è abbastanza realistica,[10] non lo è affatto l'ubicazione della loro patria originaria in un'area di cultura greca, e nemmeno la narrazione di uno spostamento via mare.

Per lungo tempo, la storiografia moderna ha accettato l'ipotesi, ispirata ad Erodoto, di una filiazione illirica dei Veneti, che sarebbero quindi stati il ramo più occidentale di quell'insieme di popolazioni indoeuropee. Nelle sue Storie,[11] lo storico greco parla degli Ἐνετοί come di una parte del popolo illirico, stanziata presso l'Adriatico. La tesi dell'illiricità dei Veneti, sostenuta principalmente da Carl Pauli a fine XIX secolo, continuò a essere largamente condivisa anche quando, nella prima metà del XX secolo, Vittore Pisani e Hans Krahe dimostrarono che Erodoto si riferiva in realtà a una tribù illirica stanziata nella Penisola balcanica, e non in area italica.[3]

La ricerca più recente, lavorando principalmente su materiale linguistico, è giunta a escludere una filiazione illirica per i Veneti, secondo quanto proposto già negli anni quaranta dallo stesso Krahe. Dopo un'iniziale proposta di legare la lingua venetica alle lingue italiche osco-umbre, ha in seguito trovato maggior credito il riconoscimento del venetico come parte della famiglia latino-falisca, comprendente anche il latino.[12] Su questo punto, tuttavia, l'indagine dell'indoeuropeistica è ancora aperta; più prudente, ad esempio, Francisco Villar[13].

La ricerca moderna, in questo modo, si è trovata in sostanziale accordo con quanto sostenuto già dalla storiografia latina: i Veneti condividono con i Latini una comune origine protostorica, anche se non attraverso quel comune legame con l'Antica Grecia (e con Troia in particolare) postulato dai Romani mediante il mito di Antenore. L'insieme indoeuropeo veneto-latino si era formato come gruppo a sé in un'area dell'Europa centrale, probabilmente ubicato entro i confini dell'odierna Germania e parte di un vasto continuum indoeuropeo esteso nell'Europa centro-orientale fin dagli inizi del III millennio a.C.[14] Da qui mosse verso sud nel corso del II millennio a.C., probabilmente intorno al XV secolo a.C.;[15] mentre una parte di queste genti proseguì fino all'odierno Lazio (i Latini), il gruppo che avrebbe dato origine ai Veneti si insediò a nord del Golfo di Venezia e lì si attestò definitivamente.

Caratteri dell'insediamento veneto[modifica | modifica sorgente]

I migranti che giunsero nell'area veneta dalle regioni nord-orientali erano più probabilmente piccoli gruppi di colonizzatori, piuttosto che un'ingente massa di popolazione. Al di là delle questioni sulla loro origine, i Veneti erano di cultura articolata, abili guerrieri e commercianti arrivati. È probabile che i nuovi colonizzatori si siano sovrapposti alle popolazioni nativa (gli Euganei preindoeuropei).[16]

L'apogeo (VIII-II secolo a.C.)[modifica | modifica sorgente]

I Veneti crearono una cultura unitaria che ebbe il suo massimo sviluppo tra l'VIII e il II secolo a.C., una cultura nettamente differenziata rispetto alle altre dell'Italia protostorica. Peculiarità di questa popolazione, presenti in tutto il territorio in cui erano stanziati, erano soprattutto le produzioni bronzee e fittili, le forti credenze religiose, le espressioni artistiche, l'agricoltura, armature e vestiti, lo strutturarsi di nuclei prima protourbani e quindi urbani e l'allevamento di bestiame.[17]

L'integrazione nel mondo romano[modifica | modifica sorgente]

Vaso veneto

La regione cispadana era abitata nel III secolo a.C. da numerose popolazioni bellicose – in particolare, i Galli che a partire dal secolo precedente avevano fatto irruzione nella regione – e i Romani si rivolsero, per ottenere aiuto, ai Veneti, poiché li ritenevano consanguinei per via della leggenda di Antenore.[18] Romani e Veneti stabilirono rapporti di amicizia e di alleanza (già nel 283 a.C. il Senato romano aveva stretto un patto con i Veneti ed i Galli Cenomani per rallentare l'invasione gallica). Probabilmente i contatti avevano avuto inizio più anticamente, già nel 390 a.C.: infatti, quando i Galli Senoni di Brenno occuparono la stessa Roma, fu forse proprio grazie ad un'azione diversiva dei Veneti che potrebbero essere stati costretti a venire a patti con i Romani.[19]

Nel 225 a.C. i Romani mandarono ambasciatori presso i Veneti ed i Galli Cenomani per stringere un'alleanza contro i Galli Boi e gli Insubri, che minacciavano le frontiere romane, ed essi rimasero dalla parte romana anche durante la Seconda guerra punica, mentre tutte le altre popolazioni galliche si erano schierate con Cartagine[20]. Al termine della guerra, per poter completare la sottomissione della Gallia cisalpina (Galli e Liguri non accettavano la supremazia romana), Roma cominciò una vera e propria guerra di conquista, sempre sostenuta da Veneti e Cenomani. È probabile che in questo momento storico i Veneti fossero legati ai Romani tramite amicitia, diversamente dai Galli legati a Roma dal foedus: questo legame era utilizzato soprattutto negli Stati ellenistici, e prevedeva la neutralità, che poteva diventare alleanza solo in via eccezionale.[21]

I Veneti non appaiono come un popolo bellicoso, e non furono coinvolti in battaglie o guerre importanti. Tuttavia non furono isolati, anzi intrattennero rapporti commerciali e culturali con la vicina Etruria e mutuarono certe caratteristiche artistico-sociali dai mercanti greci delle colonie. Ebbero con Roma rapporti amichevoli e si giovarono dell'aiuto della città laziale per allontanare la minaccia costituita dall'invasione dei Galli: in cambio di protezione, permisero ai Romani di stabilirsi pacificamente nel loro territorio, e in definitiva di colonizzarlo costruendo strade, ponti e villaggi. Il Veneto non venne quindi conquistato con la forza dai Romani, ma fu inglobato pacificamente e, con il tempo, la cultura veneta si perse e venne sostituita (in parte assimilata) dalle usanze di Roma.

Società[modifica | modifica sorgente]

Villaggi e abitazioni[modifica | modifica sorgente]

I Veneti si stanziarono dapprima in piccoli villaggi, principalmente tra l'Adige e il Lago di Garda, ma anche nelle zone prealpine della Valbelluna, essendo allora la pianura Padana ricoperta da boschi e zone paludose. Una delle maggiori necropoli venete, perfettamente conservata, si trova infatti a Mel, tra Belluno e Feltre. I centri abitati sorgevano lungo i corsi d'acqua su dossi sabbiosi (dato che la sabbia è molto permeabile e si asciugava velocemente) e sulle colline.[22] I centri abitati erano costituiti di poche capanne rettangolari raggruppate e collegate le une alle altre; quando il villaggio si espandeva, si costruivano abitazioni con più ambienti, e con parti riservate ad attività artigiane.

Le case erano formate da pareti con uno scheletro in legno, che veniva solitamente ricoperto di argilla, mentre la base era in pietra, in modo da ridurre l'umidità. I pavimenti erano di argilla battuta, mentre il tetto era di paglia. Il cuore delle abitazioni era il focolare, realizzato da una base di argilla sulla quale erano stesi frammenti di ceramiche e ciottoli (in modo che trattenessero il calore, agendo da isolante); attorno a esso si raggruppava la famiglia. I centri maggiori erano dotati anche di porti: non solo quelli lungo la costa, ma anche quelli situati lungo fiumi con sufficiente portata d'acqua. In quest'ultimo caso veniva scavata una rete di canali, consentendo così l'attracco di barche.[23]

Sempre attorno ai centri più grossi i Veneti iniziarono il disboscamento delle foreste, e si organizzarono in centri abitati sempre più grossi, soprattutto lungo i fiumi Adige, Brenta e Piave. Le maggiori città furono Este, Altino, Padova, Montebelluna, Oppeano e Gazzo Veronese.[24]

Le abitazioni sorte in aree montagnose erano differenti rispetto a quelle costruite in pianura o collina: si trattava di case seminterrate, con fondamenta in pietra ed elevazione in legno, esposte preferibilmente verso sud, in modo da ricevere la maggior quantità possibile di luce e calore.[23]

Traffici e mercati[modifica | modifica sorgente]

Forti erano i contatti commerciali con il mondo greco, sia diretto sia mediato dai popoli dell'Italia meridionale, con l'Etruria e con le realtà vicino-orientali. Raffinati bronzetti giungevano dall'Etruria e dalla Grecia, perle colorate in pasta vitrea dalla zona del Caucaso, i pendenti in faience testimoniano contatti con l'Egitto, i manufatti in ceramica (daunia, ionica, attica a figure nere e rosse) con ricchi apparati figurativi mostrano come le coste dell'alto Adriatico fossero frequentate da naviganti provenienti dai più lontani lidi del Mediterraneo. [25]

Abbigliamento[modifica | modifica sorgente]

Statuetta bronzea dell'VIII secolo a.C. raffigurante un guerriero, importato dai Veneti e utilizzato come corredo funebre[26]

Dai reperti archeologici, tra i quali abbondano le rappresentazioni di sacerdoti, capi e notabili, si può inferire che i Veneti portavano grandi mantelli di lana pesante, che venivano appoggiati sulle spalle. Sotto il mantello, donne e uomini portavano una tunica di stoffa (più leggera rispetto al mantello), con maniche che potevano essere lunghe o corte, simili a quelle portate da Romani ed Etruschi. Nelle donne la tunica era spesso trattenuta da un cinturone (il quale veniva utilizzato anche dagli uomini e dai ragazzi), da cui, nella parte inferiore, si formavano delle pieghe. In alcuni casi esse vi sovrapponevano dei grembiuli. Le donne portavano anche, in testa o sulle spalle, uno scialle (o mantellina), simile a quello utilizzato in Veneto (soprattutto a Venezia e nella fascia montana) fino al Novecento.[27] I Veneti portavano anche i cappelli, segni di distinzione e dalla tesa larga e rialzati sui bordi, stivali, utilizzati soprattutto per cavalcare, e calzature a punta. Dalle immagini pervenuteci si può vedere come era usanza maschile radersi il capo.

Sono arrivati sino ad oggi anche numerosi ornamenti del vestiario, come spilloni, pendagli, fibule, collane, braccialetti e orecchini, realizzati anche con materiali preziosi come oro, argento, corallo, ambra e perle.

Armi[modifica | modifica sorgente]

I guerrieri portavano inizialmente scudi rotondi simili a quelli degli opliti greci, elmi a calotta bassa e con una cresta, e venivano spesso rappresentati con lance a punta larga. Successivamente si diffusero grandi spade, scudi di forma ovoidale ed elmi simili a quelli utilizzati dai Galli.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Non vi sono molte notizie scritte circa la religione veneta, ma sono stati ritrovati numerosi luoghi di culto, necropoli e materiale votivo. I luoghi di culto non erano quasi mai situati in edifici chiusi, ma i riti si svolgevano solitamente in boschi sacri, in luogo libero da vegetazione e circondato da grandi alberi.[28] All'interno si svolgevano processioni con canti e danze sacre, e all'interno di piccole edicole in legno vi erano rappresentazioni sacre. La quantità dei siti fa presumere l'esistenza di una classe sacerdotale, il cui compito era l'accensione dei fuochi sacri e i sacrifici animali, oltre a quello di scrivere (la scrittura era un privilegio di pochi).[28]

Nelle necropoli venete si possono distinguere i doni modesti dei ceti meno abbienti e quelli dei più ricchi, i quali venivano depositati insieme alle spoglie come corredo funebre. Il corpo del defunto veniva cremato e le ceneri erano poste in apposite urne e, durante la sepoltura, si offrivano alle divinità cibo e bevande (si praticava, dunque, il rito del banchetto funebre).[28] Si è a conoscenza della presenza del culto degli elementi naturali, e in particolare dell'acqua medicamentaria (o per lo meno ritenuta tale), mediante la quale la divinità interveniva dando la guarigione: la cerimonia prevedeva la richiesta di guarigione da parte del malato, una processione e quindi vi erano le offerte a qualche idolo.[28]

Ad Este è stata rinvenuta una lamina da cui si può ricavare il nome di una divinità: Reitia, dea guaritrice, della natura, protettrice delle nascite e dea della fertilità.[28] Essa viene rappresentata con i tipici abiti veneti e con in mano la chiave per aprire la porta dell'aldilà.

Nei territori abitati dai Veneti sono state rinvenute molte sortes, tavolette di ossi di animali con iscrizioni, gettati dagli indovini per trarne gli auspici (ad esempio a Magrè di Schio, ad Asolo, sul Monte Summano in provincia di Vicenza).

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua venetica.

La lingua dei Veneti, detta dai linguisti lingua venetica o semplicemente lingua veneta, è documentata da iscrizioni risalenti a un arco di tempo compreso tra il VI e il I secolo a.C. e redatte prima in un alfabeto etruscoide (dal quale differiva per varie aggiunte, per esempio quella della vocale /o/), poi in alfabeto latino (entrambi derivati da quello greco).[29] Questa lingua è di classificazione incerta; tuttavia, condivide numerosi tratti fonetici e morfologici con il latino, tanto da condurre Giacomo Devoto e diversi altri studiosi a ipotizzare una parentela genetica tra i due idiomi, giunti in Italia nel corso di uno stesso movimento migratorio di elementi indoeuropei dall'Europa centrale o centro-orientale.[30] L'introduzione della scrittura con un alfabeto etrusco settentrionale risale ad un'epoca intorno al 600 a.C. [31]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Arte[modifica | modifica sorgente]

Peculiaria dei Veneti era la cosiddetta "arte delle situle". Queste situle venivano create tramite la lavorazione del bronzo in lamine, che venivano modellate e ricongiunte a formare non solo situle, ma anche più in generale vasi, coperchi, cinture e foderi di pugnali e spade. Le lamine venivano lavorate a sbalzo, ovvero l'artista batteva la lamina dal rovescio, facendo così sollevare al diritto le forme volute, creando un bassorilievo.

Con i Veneti si passò per la prima volta[32] dalla raffigurazione geometrica a quella di figure naturali e umane, come si può vedere nell'importante Situla Benvenuti. Questa situla, della quale manca la parte inferiore (che terminava in un basso piede svasato), era parte del corredo funebre di una tomba femminile, scoperta nella necropoli Benvenuti. Essa è il primo e più importante esempio di situla con raffigurazioni umane. Sono visibili tre fasce in cui sono rappresentate uomini, attività umane (guerra, gare, commercio) e figure mitologiche.[33] Situle, cinturoni, elmi, laminette presentano sulle superfici motivi decorativi legati alla realtà quotidiana, ai commerci, alle attività agricole, alla ritualità, alla guerra insieme con animali fantastici di derivazione orientale. [34]

Gli unici precedenti – soltanto per ciò che riguarda la forma – delle situle venetiche sono manufatti orientali e centro-europei.[32] Per quanto riguarda, invece, i soggetti raffigurati, l'unico precedente è il tintinnabulo della Tomba degli ori di Bologna, del VII secolo a.C.[32] Quest'arte nacque probabilmente in ambito veneto, dove si sviluppò per secoli passando da forme più naturali a forme più artificiose, in un certo senso "barocche".[32] Gli ultimi esempi ad oggi conosciuti di questa arte sono le laminette dei donari.[32]

Il cavallo, chiamato Ekvo dai Veneti antichi, animale-totem della protostoria dell'Europa, giocò nella loro cultura un ruolo di prim'ordine. Questi animali erano allevati per la loro valenza economica e come simbolo di predominio aristocratico e militare. I cavalli dei Veneti erano noti per la loro abilità nella corsa ed erano spesso riprodotti negli ex voto, nelle aree più sacre. Centinaia di bronzetti a forma di cavallo o di cavaliere su cavallo provengono dai luoghi di culto dei Veneti. Al cavallo erano riservati appositi spazi di sepoltura nelle necropoli. Il cavallo compare in vari manufatti come immagine simbolica o elemento decorativo nonché in alcune sepolture (come quella del Piovego, VI-V sec. a. Cr.) insieme all'uomo che di lui si era preso cura in vita. [35]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aspes, op. cit., p.661
  2. ^ Aspes, op. cit., p.663
  3. ^ a b Villar, op. cit., p.490
  4. ^ Villar, op. cit., pp.415-16
  5. ^ Archeo, Veneti antichi, marzo 2013, pp. 74-75.
  6. ^ Aspes, op. cit., p.670
  7. ^ Virgilio. Eneide. I, 242-249
  8. ^ Strabone. Geografia. V,3
  9. ^ Le fonti antiche hanno spesso ipotizzato che i Veneti avessero la stessa origine dei Veneti della Gallia, citati da Cesare. Questa teoria, basata su somiglianze linguistiche superficiali (onomastica), non trova nessuna conferma nei dati linguistici, che anzi escludono una filiazione celtica dei Veneti; Villar, op. cit., p.415-416
  10. ^ Aspes, op. cit., p.672
  11. ^ Erodoto, Storie, I, 196; V, 9.
  12. ^ Tesi articolata, tra gli altri, da Aldo Prosdocimi in Popoli e civiltà dell'Italia antica; cfr. Villar, op. cit., p. 490
  13. ^ «Se è vero che tutti questi tratti rendono il veneto simile alle lingue italiche in generale e alla latina in particolare, è anche vero che ne presenta altri che invece lo differenziano da esse. [...] Per esso si pone lo stesso problema [...] se siano più antiche le coincidenze o le differenze». Villar, op. cit., p. 491
  14. ^ Villar, op. cit., pp.633-634
  15. ^ Villar, op. cit., p.480
  16. ^ Aspes, op. cit., p.674
  17. ^ Antichità: i Signori dei cavalli in Focus Storia, nº 17.
  18. ^ Buchi e Cavalieri Manasse, op. cit., pp. 3-4, 52
  19. ^ Plutarco. De fortuna Romanorum. 12, 325.
  20. ^ Buchi e Cavalieri Manasse, op. cit., p. 15
  21. ^ Buchi e Cavalieri Manasse, op. cit., p.20
  22. ^ Secondo lo schema, tipicamente indoeuropeo, della "fortezza di collina" (indicata dai latini con il termine "oppidum").
  23. ^ a b Aspes, op. cit., p.678
  24. ^ Aspes, op. cit., p.675
  25. ^ Archeo, marzo 2013, pp. 80-81.
  26. ^ Aspes, op. cit., p.681
  27. ^ Aspes, op. cit., pp.679-680
  28. ^ a b c d e Aspes, op. cit., pp.680-682-683
  29. ^ Aspes, op. cit., p.666; Villar, op. cit., p.490.
  30. ^ Villar, op. cit., pp.490-491
  31. ^ Archeo, marzo 2013, pag. 75.
  32. ^ a b c d e Aspes, op. cit., pp.683-684-686
  33. ^ Aspes, op. cit., pp.668-669
  34. ^ Archeo, marzo 2013, pag. 81.
  35. ^ Archeo, Veneti antichi, marzo 2013, pp. 85-86.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

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Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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