Albatros D.II

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Albatros D.II
Albatros D.II.jpg
Albatros D.II
Descrizione
Tipo aereo da caccia
Equipaggio 1
Progettista Robert Thelen, R. Schubert e Gnädig
Costruttore Germania Albatros
Germania LVG
Austria-Ungheria Oeffag
Data primo volo 1916
Utilizzatore principale Germania Luftstreitkräfte
Altri utilizzatori Austria-Ungheria kukLFT
Impero Ottomano Osmanlı tayyare bölükleri
Polonia Siły Powietrzne
Esemplari 275 + 16 (Oef)
Sviluppato dal Albatros D.I
Altre varianti Albatros D.III
Dimensioni e pesi
Flugzeug Silhouetten (BildID 15628275).jpg
Tavole prospettiche
Lunghezza 7,40 m
Apertura alare 8,50 m (sup)
8,00 m (inf)
Altezza 2,64 m
Superficie alare 24,9
Peso a vuoto 673 kg
Peso carico 898 kg
Propulsione
Motore un Mercedes D.III
Potenza 160 PS (118 kW)
Prestazioni
Velocità max 164 km/h
Velocità di salita a 4 650 m (15 250 ft) in 37 min
Armamento
Mitragliatrici 2 LMG 08/15 calibro 7,92 mm

i dati sono estratti da Windsock Datafile 11[1]

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L'Albatros D.II era un caccia monomotore biplano sviluppato dall'azienda tedesco imperiale Albatros Flugzeugwerke GmbH negli anni dieci del XX secolo e costruito, oltre che dalla stessa, su licenza in patria anche dalla Luftverkehrsgesellschaft (LVG) e nell'Impero austro-ungarico dalla Oesterreichische Flugzeugfabrik.

Introdotto nel 1916 venne adottato principalmente dagli Jagdstaffel della Luftstreitkräfte, i reparti da caccia della componente aerea del Deutsches Heer (esercito), ma anche dai suoi alleati (austro-ungarici e turchi-ottomani) durante la Prima guerra mondiale rimanendo come dotazione di prima linea fino alla sua progressiva sostituzione, dopo una notevole carriera, con l'Albatros D.III.

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Il D.II fu progettato da Robert Thelen, R. Schubert e Gnädig, le stesse persone che realizzarono l'Albatros D.I, modificandolo per migliorare la visuale del pilota. In sostanza l'ala superiore fu avvicinata di 14 cm alla fusoliera e posizionata leggermente più avanti, verso il muso. Il riarrangiamento della cabina migliorò anche la visuale posteriore. Queste modifiche non influenzarono le prestazioni che rimasero identiche a quelle del D.I; furono prodotti inizialmente 100 esemplari consegnati nell'agosto del 1916.

Nel novembre del 1916, la Idflieg vietò l'utilizzo dei radiatori "Windhoff", e le successive produzioni del D.II utilizzarono un radiatore realizzato da Teeves e Braun montato nella sezione centrale dell'ala superiore.

In totale di Albatros D.II ne furono costruiti 200 esemplari, inoltre l'LVG (Luft-Verkehrs-Geselleschaft) ne produsse altri 75 sotto licenza.[2] Nel gennaio del 1917 si raggiunse il massimo numero di esemplari funzionanti, ben 214.

Il D.II fu prodotto su licenza anche per l'aviazione austriaca dall'Oeffag (Oesterreichische Flugzeugfabrik AG), la quale ne realizzò 16 esemplari identificati come Albatros (Oef) D.II (Type 53) e che si distinguevano per essere equipaggiati con un motore Austro-Daimler da 185 PS,[2] prima di iniziare la produzione dell'Albatros (Oef) D.III.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Il D.II fu assegnato al Jagdstaffel 2, la prima squadriglia di caccia specializzata dell'aviazione tedesca. Con questo mezzo volarono famosi piloti come Oswald Boelcke e Manfred von Richthofen. Grazie alla sua superiorità tecnica, i tedeschi ottennero schiaccianti vittorie sui caccia alleati quali l'Airco DH.2 e il Nieuport 11.

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Austria-Ungheria Austria-Ungheria
Germania Germania

bandiera Impero Ottomano

Polonia Polonia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rimel 1988, p. 25.
  2. ^ a b Rimel 1988, p. 1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Ray L. Rimel, Albatros D.II, Windsock Datafile 11, Berkhamsted, Albatros Productions Ltd., 1998, ISBN 0-948414-13-8.
  • (EN) William Green, Gordon Swanborough, The Complete Book of Fighters: An Illustrated Encyclopedia of Every Fighter Aircraft Built and Flown, New York, Smithmark Publishers, 1994, ISBN 0-8317-3939-8.
  • (DE) Heinz J. Nowarra, Die Entwicklung der Flugzeuge 1914-18, München, Lehmanns, 1959, ISBN non esistente.
  • (EN) James F. Miller, Albatros D.I-D.II, Air Vanguard Book 5, Oxford, Osprey Publishing, 2013, ISBN 1-78096-599-0.
  • (EN) Kenneth Munson, Aircraft of World War I, London, Ian Allan, 1967, ISBN 0-7110-0356-4.

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