LFG Roland D.I

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LFG Roland D.I
Roland D.I 002.jpg
Descrizione
Tipo aereo da caccia
Equipaggio 1
Costruttore Germania LFG
Germania Pfalz
Data primo volo luglio 1916
Data entrata in servizio ottobre 1916
Utilizzatore principale Germania Luftstreitkräfte
Altri utilizzatori Germania Kaiserliche Marine
Bulgaria Voennomorski sili na Balgariya
Sviluppato dal LFG Roland C.II
Altre varianti LFG Roland D.II
Dimensioni e pesi
Lunghezza 6,38 m
Apertura alare 8,90 m
Altezza 2,90 m
Superficie alare 23,0
Peso a vuoto 699 kg
Peso carico 932 kg
Propulsione
Motore un Mercedes D.III
Potenza 160 PS (118 kW)
Prestazioni
Velocità max 165 km/h
Velocità di salita a 4 000 m in 24 min 24 s
Tangenza 5 000 m
Armamento
Mitragliatrici una LMG 08/15 "Spandau" calibro 7,92 mm

i dati sono estratti da Die deutschen Militärflugzeuge 1910-18[1]

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L'LFG Roland D.I, identificato più semplicemente anche come Roland D.I, era un aereo da caccia monoposto biplano sviluppato dall'azienda aeronautica tedesco imperiale Luft-Fahrzeug-Gesellschaft mbH (LFG) negli anni dieci del XX secolo e prodotto, oltre che dalla stessa, su licenza dalla Pfalz-Flugzeugwerke.

Derivato dall'LFG Roland C.II biposto, del quale riproponeva la tecnica costruttiva che contraddistinguerà tutte le prime produzioni dell'azienda tedesca, prestò servizio principalmente nei reparti da caccia (Jasta) della Luftstreitkräfte, la componente aerea del Deutsches Heer (l'esercito imperiale tedesco), nelle prime fasi della Prima guerra mondiale.

Come il suo predecessore, era caratterizzato da una affusolata fusoliera che ricordava la forma di un pesce e che occupava l'intero spazio tra le ali, e come il C.II, battezzato dai suoi equipaggi Walfisch (Balena), ricevette dai suoi piloti il soprannome di Haifisch (Squalo).

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 1916 l'Idflieg esortò le aziende aeronautiche nazionali a sviluppare i primi progetti di velivoli da caccia per sostituire i Fokker Eindecker, risultati molto efficaci nelle prime fasi del conflitto ma velocemente superati dai modelli avversari.

A questo scopo la Luft-Fahrzeug-Gesellschaft (LFG) avviò lo sviluppo di un modello basato sul precedente biposto armato Roland C.II riproponendo la sua tecnica costruttiva tecnologicamente molto avanzata indicata in lingua tedesca come Wickelrumpf e sviluppata dal suo direttore dell'ufficio tecnico Dipl.-Ing. Tantzen: la fusoliera era a struttura monoscocca, realizzata con un'impiallacciatura a spirale di due "strisce" di compensato avvolte su metà struttura, una soluzione tecnica che garantiva maggiore resistenza, minore pesantezza ed un ottimo livello di malleabilità.[2] L'azienda aveva valutato che lo svantaggio di un maggior costo di produzione ed una continua manutenzione per la tendenza del materiale a deteriorarsi con l'umidità era compensato dalla qualità del prodotto, e la longevità, rapportata al periodo, dei modelli realizzati con tale tecnica confermò tale convinzione.

Il nuovo modello risultava piuttosto simile al suo predecessore, monomotore in configurazione traente, velatura biplana e carrello d'atterraggio fisso, mantenendo l'impostazione della fusoliera, pur privandola del secondo abitacolo, sviluppata in altezza che andava a riempire completamente lo spazio tra i due piani alari, soluzione che al contrario dei biplani convenzionali, permetteva un'eccellente visuale verso l'alto ma che rendeva problematica la guida in fase di rullaggio, decollo ed atterraggio per l'impossibilità del pilota a vedere il terreno davanti al velivolo. A differenza del C.II le due ali erano collegate tra loro da una convenzionale doppia coppia, una per lato, di montanti anziché il singolo montante "ad I", soluzione adottata perché le due ali erano ritenute troppo fragili per la precedente soluzione; l'impennaggio aveva un diverso disegno, con i piani orizzontali che abbandonavano la pianta allungata per una dalle dimensioni ridotte. Convinta delle qualità del velivolo l'Idflieg nell'aprile 1916 sottoscrisse un ordine di fornitura per tre prototipi da avviare a prove di valutazione[2].

Il primo dei tre prototipi venne portato in volo per la prima volta nel luglio 1916 e, conclusa la serie di prove il mese successivo e valutato positivamente dalla commissione esaminatrice, avviato immediatamente alla produzione in serie con un contratto di fornitura per 60 esemplari più un secondo contratto per 20 unità da realizzare su licenza dalla Pfalz-Flugzeugwerke[3].[2]

Sulla quantità di esemplari prodotti le fonti non sono concordi, citando 20[2], 50[1] o 60[4] unità realizzate, produzione interrotta a causa dell'incendio sviluppatosi dello stabilimento dell'azienda a Charlottenburg. La produzione Pfalz è attestata da alcune foto che ritraggono almeno un esemplare realizzato dall'azienda ed una in cui è presente il pilota collaudatore dell'azienda, il pioniere dell'aviazione Eugen Wiencziers, in posa davanti ad un Roland D.I.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

I Roland D.I iniziarono ad essere consegnati ai reparti operativi da caccia (Jasta) della Luftstreitkräfte nell'ottobre 1916 raggiungendo la quota massima di 12 velivoli schierati nel febbraio 1917, tuttavia l'inventario non riporta alcun esemplare in prima linea già dal giugno seguente. Risulta che almeno due esemplari fossero utilizzati durante tutto l'ultimo anno del conflitto come addestratori avanzati per i piloti destinati alla caccia.[2]

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

Roland D.I
versione caccia "terrestre" equipaggiata con motori Mercedes D.III da 160 PS (118 kW).
WD
versione idrocaccia a scarponi.

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

bandiera Bulgaria
Germania Germania

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Kroschel e Stützer 1977, p. 139
  2. ^ a b c d e Green e Swanborough 1994
  3. ^ Herris 2001, pp. 27-28
  4. ^ Уголок неба

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Enzo Angelucci (ed.), World Encyclopedia of Military Aircraft, London, Jane's, 1981, ISBN 0-7106-0148-4.
  • (DE) Enzo Angelucci, Paolo Matricardi, Flugzeuge von den Anfängen bis zum Ersten Weltkrieg, München, Falken Verlag, 1982, ISBN 3-8068-0391-9.
  • (EN) David Donald (ed.), The Encyclopedia of World Aircraft, Leicester, UK, Blitz Editions, 1997, ISBN 1-85605-375-X.
  • (EN) Peter Gray, Owen Thetford, German Aircraft of the First World War, 3rd edition (1987), London, Putnam, 1962, ISBN 0-85177-809-7.
  • (EN) William Green, Gordon Swanborough, The Complete Book of Fighters: An Illustrated Encyclopedia of Every Fighter Aircraft Built and Flown, New York, Smithmark Publishers, 1994, ISBN 0-8317-3939-8.
  • (EN) Peter M. Grosz, LFG Roland D.II (Windsock Datafiles 47), Albatros Productions Ltd., 1994, ISBN 0-948414-62-6.
  • (EN) Jack Herris, Pfalz Aircraft of World War I (Great War Aircraft in Profile, Volume 4), Boulder, Colorado, Flying Machine Press, 2001, ISBN 1-891268-15-5.
  • (DE) Günter Kroschel, Helmut Stützer, Die deutschen Militärflugzeuge 1910-18, Wilhelmshaven, Lohse-Eissing Mittler, 1977, ISBN 3-920602-18-8.
  • (DE) Heinz J. Nowarra, Die Entwicklung der Flugzeuge 1914–18, München, Lehmanns, 1959, ISBN non esistente.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]