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186º Reggimento paracadutisti "Folgore"

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186º Reggimento paracadutisti "Folgore"
CoA mil ITA rgt paracadutisti 186.png
Descrizione generale
Attivo 1941 - 1942
1963 - oggi
Nazione Italia Italia
Italia Italia
Servizio Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Tipo Truppe Aviotrasportate
Caserma Bandini Siena
Patrono San Michele Arcangelo
Motto Impeto e Ardire
Colori Azzurro
Marcia "Come folgore dal cielo"
Battaglie/guerre El Alamein
Anniversari 23 ottobre 1942 El Alamein
Decorazioni Valor militare gold medal BAR.svg Medaglia arg valor esercito.JPG Medaglia arg valor esercito.JPG
Parte di
Comandanti
Comandante attuale Colonnello Michele Fraterrigo
Degni di nota Colonnello Aldo Zizzo, Colonnello Lorenzo D'Addario, Generale di Divisione Rosario Castellano

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Il 186º Reggimento paracadutisti "Folgore" è inquadrato nella Brigata paracadutisti "Folgore".

È erede del 186º Reggimento "Folgore" schierato nella battaglia di El Alamein e ne prende in consegna la bandiera, decorata a medaglia d'oro per il comportamento tenuto nella battaglia stessa. È inoltre decorato di due medaglie d'argento al valor dell'Esercito ricevute in Somalia nel 1993 e in Kosovo nel 2004, mentre sono numerosi i paracadutisti del 186º Reggimento che con azioni individuali hanno ricevuto medaglie d'oro, d'argento e di bronzo.

Precedentemente inquadrato come 5º Battaglione paracadutisti "El Alamein", si riscostituisce reggimento nel 1992 nel quadro di ristrutturazione dell'Esercito italiano. È di stanza a Siena presso la caserma Bandini ed ha lo stesso organico del 183º Reggimento paracadutisti "Nembo" di stanza a Pistoia e del 187º Reggimento paracadutisti "Folgore" di stanza a Livorno. Possono approdarvi ufficiali, sottufficiali e volontari di truppa facendo richiesta di entrare nella Brigata paracadutisti "Folgore" nelle rispettive scuole: successivamente sarà necessario superare delle prove fisiche.

È attualmente in corso una ristrutturazione del personale secondo specifiche NATO al fine di arricchirne il know/how. In particolare, la componente esplorante del reggimento, dovrà effettuare, nell'immediato futuro, operazioni speciali secondo capacità e modalità simili alle forze speciali.[1]

Il 186º è attualmente comandato dal colonnello Michele Fraterrigo.[2]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

  • Comando di reggimento;
  • Compagnia Comando e Supporto Logistico (CCSL);
  • 5º battaglione paracadutisti "El Alamein" (articolato su 5 compagnie)
    • 13ª Compagnia fucilieri "Condor";
    • 14ª Compagnia fucilieri "Pantere Indomite";
    • 15ª Compagnia fucilieri "Diavoli Neri";
    • 11ª Compagnia supporto alla manovra "Peste".
    • Compagna Mo.Pe. Mortai Pesanti "Vampiri"

Il plotone esplorante della compagnia 11ª può essere usato come "Unità di coronamento per le Operazioni Speciali" (TIER3) in supporto nelle operazioni della Forze speciali italiane (TIER 1)[3] ed effettua lanci con tecniche di caduta libera con procedura HALO, oltre al tipico lancio con fune di vincolo.[1]

All'interno del battaglione vi sono inoltre diverse squadre di ricognitori, team di scorta, unità "jtac" e tiratori scelti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Colonnello Pietro Tantillo, comandante del 186º Reggimento, prima della partenza per El-Alamein

Il 1º settembre 1941 si costituisce a Tarquinia (VT) come 2º Reggimento paracadutisti su Comando, Compagnia cannoni da 47/32, V,VI e VII Battaglione paracadutisti. È inquadrato nella Divisione paracadutisti di nuova costituzione, unitamente ai Reggimenti 1º Paracadutisti e Artiglieria. A tali unità si unisce, il 10 marzo 1942 anche 1l 3º Reggimento paracadutisti. Il 27 luglio 1942, per l'impiego in Africa Settentrionale la grande unità prende il nome di 185ª Divisione di fanteria "Folgore", ed i reggimenti vengono rinumerati. Il 2º Reggimento Paracadutisti diviene 186º Reggimento fanteria "Folgore". All'interno del reggimento vi sono dislocati due battaglioni: il 5º (13ª, 14ª e 15ª Cp) e 6º (16ª, 17ª e 18ª Cp).

Nella battaglia di El Alamein, sotto il comando del colonnello paracadutista Pietro Tantillo, il reggimento è investito il giorno 24 ottobre da violenti attacchi da parte del 1º e 2º battaglione della Legione straniera francese. In particolare, nella depressione di El Qattara, il 5º Battaglione viene investito alle spalle, ed è costretto ad opporsi con gli uomini senza poter utilizzare i mortai. I paracadutisti del 5º si organizzano a piccole squadre di 4-5 uomini andando all'assalto dei francesi con una tale tenacia da costringerli al ritiro.

Per battere la sola 11ª Compagnia sulla linea di difesa di El Qattara gli inglesi impiegheranno due battaglioni di fanteria e arriveranno al successo dopo due giorni di violentissimi combattimenti e migliaia di caduti, la maggior parte nel corpo a corpo.

Le perdite subite impediranno alle forze inglesi di proseguire e di sfondare la linea di resistenza, presidiata dalla 13ª compagnia.

Nonostante giorni e giorni di furiosi scontri, il 186º riesce a tenere saldamente il fronte che le è stato assegnato, respingendo sempre il nemico enormemente superiore per mezzi ed equipaggiamento: la linea di resistenza è rimasta intatta, ma il prezzo pagato altissimo. Il 6º battaglione si immola quasi completamente per mantenere le posizioni, mentre il 5º conterà solo poche decine di superstiti tra ufficiali, sottufficiali e paracadutisti.

Il 6 novembre 1942, quando giunge l'ordine di ripiegamento, esce quindi invitto ma decimato ed i pochi superstiti vengono inquadrati nel 285º Battaglione di formazione che, dopo aver combattuto a in Tunisia e nell'ultimo scontro di Takrouna, cessa di esistere con la X Armata nel maggio 1943. Tredici medaglie d'oro ad ufficiali sottufficiali e paracadutisti testimoniano il valore dimostrato dai "ragazzi della Folgore" nel breve ciclo operativo del reggimento.

Dopo la guerra vengono ricostituite le unità paracadutisti e le glorie del 186º Reggimento vengono ereditate dal V Battaglione del 1º Reggimento paracadutisti. Il Battaglione diviene autonomo con la ristrutturazione del 1975 come 5º Battaglione paracadutisti "El Alamein" e prende in consegna la bandiera di guerra del 186º. Nel 1982 partecipa alla missione "Libano 2" in Beirut e nel 1991 alla operazione "Airone" in Iraq.

Il 16 settembre 1992 il 186º Reggimento paracadutisti "Folgore" viene ricostituito. Fino al dicembre dello stesso anno partecipa all'Operazione Vespri siciliani in Palermo e dal 28 dello stesso mese viene trasferito in Somalia dove partecipa all'operazione UNOSOM II. In seguito prende parte alle numerose operazioni di ordine pubblico in patria e di mantenimento della pace all'estero. Sarà presente in Albania, Bosnia, Kosovo, Libano, Afghanistan e con alcuni uomini in Iraq nell'operazione Antica Babilonia.

Nelle numerose operazioni cui ha preso parte ha spesso pagato un prezzo altissimo di vite umane: in Somalia, durante l'operazione UNOSOM II, perde diversi uomini ed è coinvolto nella battaglia del pastificio il 2 luglio 1993 dove il reggimento conta un caduto, il paracadutista Pasquale Baccaro e lascia sul campo di battaglia numerosi feriti, tra cui il sottotenente Gianfranco Paglia. Nei combattimenti del 2 luglio si distingueranno inoltre il capitano Paolo Riccò decorato con medaglia di bronzo al valore, comandante della XV Cp Diavoli Neri, il sottotenente Romeo Carbonetti, il sergente maggiore Fabio Calzavara ed il caporale paracadutista Carmelo Mandolfo. Questi ultimi tre decorati a medaglia d'argento al valore, mentre il caporale paracadutista Renzo Polifrone riceverà la medaglia di bronzo.[4]

Nella recente missione ISAF in Afghanistan il reggimento è coinvolto in numerosi scontri a fuoco contando diversi feriti. Ma il giorno più duro è il 17 settembre 2009: perde 4 uomini nell'attentato di Kabul. Erano effettivi al 186º Reggimento il capitano Antonio Fortunato, il 1º caporal maggiore Matteo Mureddu, il 1º caporal maggiore Giandomenico Pistonami e il 1º caporal maggiore Davide Ricchiuto.

In Afghanistan nel 2009 il reggimento aveva il comando del contingente italiano (denominato ITALFOR XX), ricevendo il plauso di tutte le forze della coalizione ISAF.

Il reggimento è di nuovo in Afghanistan dal febbraio al settembre 2011 nella provincia di Farah, inquadrato nell'ambito del Regional Command West, a guida italiana. Durante tale missione, durata 7 mesi, il Reggimento ha costituito il framework per la Task Force South-East, nei due distretti di Bakwa e Gulistan.

Missioni nel dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

  • Gennaio 1983 - febbraio 1984 - Libano, Operazione Libano 2
    Il distintivo del 186º rgt. par.
  • Marzo - settembre 1986 - Italia, Lampedusa, Operazione Girasole
  • Ottobre - dicembre 1990 - Italia, Calabria, Operazione Aspromonte
  • Gennaio - aprile 1991 - Iraq, Operazione Provide Comfort
  • Aprile - luglio 1992 - Sicilia, Operazione Vespri Siciliani
  • Marzo - luglio 1993 - Somalia, Operazioni Restore Hope - IBIS
  • Maggio - ottobre 1999 - Bosnia, Operazione Constant Forge
  • Maggio - ottobre 2000 - Albania, Operazione Joint Guardian
  • Luglio 2001 - Genova, Operazione G8
  • Ottobre 2001 - febbraio 2002 - Cossovo, Operazione Consistent Effort
  • Agosto-settembre 2003 Bosnia, Operazione "SFOR"
  • Gennaio - luglio 2004 - kosovo, KFOR Decisive Endeavour
  • Ottobre - novembre 2005 - kosovo, Operazione Determined Effort
  • Gennaio-marzo 2006 Italia, Torino Operazione Domino "Olimpiadi Invernali"
  • Aprile - agosto 2007 - Libano, Operazione Leonte
  • Novembre 2008 - gennaio 2009 - Italia, Caserta, Operazione Strade Sicure
  • Aprile - ottobre 2009 - Kabul, Afghanistan, Operazione ISAF
  • Febbraio - settembre 2011 - Bakwa e Gulistan, Afghanistan, Operazione ISAF

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Reggimento paracadutisti della gloriosa Divisione “Folgore”, in unione alle aliquote divisionali ad esso assegnate, per tre mesi, senza soste, si prodigò valorosamente in numerose azioni offensive e difensive stroncando sempre l'impetuosa avanzata del nemico enormemente superiore per numero e per mezzi. Nell'epica battaglia di El Alamein, stremato per le perdite subite, cessato ogni rifornimento di acqua, viveri e munizioni, con la fede che solo il più sublime amor di Patria può generare, respingeva sdegnosamente, al grido di "Folgore" ripetuti inviti alla resa, dimostrando in tal modo che la superiorità dei mezzi poteva soverchiare i paracadutisti d'Italia, piegarli mai. Attraverso innumerevoli episodi d'eroismo collettivi ed individuali, protraeva la resistenza tino al totale esaurimento di ogni mezzo di lotta imponendosi al rispetto ed all'ammirazione dello stesso nemico, scrivendo così una delle pagine più fulgide di valore per l'Esercito italiano.»
— Africa settentrionale, 23 ottobre - 6 novembre 1942
Medaglia d'argento al valor dell'Esercito - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor dell'Esercito
«Il 186º reggimento paracadutisti "Folgore", inquadrato nelle forze italiane in Somalia, partecipava alle operazioni di soccorso alla popolazione somala prodigandosi con totale dedizione ed elevata professionalità nella pericolosa missione e confermando, in numerose azioni di rastrellamento per la ricerca d'armi ed in operazioni contro guerriglieri ed anti banditismo, l'altissimo livello d'efficienza, il grande coraggio e la generosità dei suoi effettivi. Coinvolto in numerosi conflitti a fuoco reagiva sempre con efficacia e determinazione mettendo in luce il valore militare, la capacità operativa e la fortissima motivazione dei propri uomini. Nonostante le gravi perdite subite in combattimento, continuava ad assolvere i compiti affidati senza flessioni, con la fierezza e l'orgoglio di perseverare nel tentativo di ridare sicurezza e soccorso umanitario al martoriato popolo somalo e nella determinazione di rendere onore alla patria lontana.»
— Somalia, 27 dicembre 1992 - 8 giugno 1993
Medaglia d'argento al valor dell'Esercito - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor dell'Esercito
«Reggimento paracadutisti dalle gloriose tradizioni di virtù militari, durante l'operazione “Decisive Endeavour” in Kosovo, affrontava con straordinario coraggio i disordini che il 17 e 18 marzo 2004 interessavano tutto il territorio kosovaro. Il reparto interveniva a difesa dei monasteri di Dakovica e Decane e a protezione dei villaggi di etnia serba di Belo Polje, Bica e Grabac. I paracadutisti del reggimento, per nulla intimoriti dall'atteggiamento aggressivo e violento dei rivoltosi, ne respingevano con risposta armata i ripetuti assalti, sottraendo alla furia dei dimostranti le comunità minacciate e salvaguardando l'incolumità dei religiosi e l'integrità di numerosi luoghi di culto della religione serbo-ortodossa. Ammirevole esempio di reparto che, per coraggio, altissimo senso del dovere, generoso sprezzo del pericolo, spirito di solidarietà evidenziati, ha contribuito concretamente a dare lustro e prestigio alla Forza Armata ed alla nazione in ambito multinazionale.»
— Dakovica, Belo Polje, Decane, Bica, Grabac (Kosovo) 17-18 marzo 2004

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 5º Battaglione paracadutisti, futuro 186º Reggimento, presidiò l'isola di Lampedusa durante la crisi Italia - Libia del 1986. Subito dopo l'attacco missilistico libico venne anche preparato un piano di contrattacco che dovevano svolgere i paracadutisti, abbandonato però a favore della linea diplomatica e delle operazioni navali.
  • Il reggimento ha partecipato al G8 di Genova nel luglio del 2001 occupandosi della sicurezza dell'aeroporto insieme agli altri reggimenti della Brigata Paracadutisti Folgore. Nei giorni del meeting i Paracadutisti del 186º Reggimento hanno effettuato la sicurezza perimetrale dell'Air Force One del Presidente USA George W. Bush.
  • Per la prima volta in una missione estera, durante l'operazione ISAF 2009 la scorta del comandante della Brigata paracadutisti "Folgore", generale Rosario Castellano, era composta da paracadutisti del 186º Reggimento. In passato è stato un lavoro esclusivo degli incursori del 9º Reggimento "Col Moschin".
  • Il 26 agosto 2010 una squadra composta da 12 paracadutisti del 186º Reggimento ha raggiunto la vetta del Monte Bianco con la propria bandiera di guerra. Con tale gesto i paracadutisti hanno voluto ricordare tutti i caduti nelle missioni internazionali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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