5º Reggimento bersaglieri

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5º Reggimento bersaglieri
CoA mil ITA rgt bersaglieri 05.png
Stemma araldico
Descrizione generale
Attiva16 aprile 1861 - maggio 1943
NazioneItalia Regno d'Italia
ServizioFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Tipobersaglieri
Ruolofanteria leggera (1861-1935)
fanteria motorizzata (1936-1943)
Dimensionereggimento
Motto"Nulla Via Impervia"
ColoriCremisi
Battaglie/guerreTerza guerra d'indipendenza italiana
Presa di Roma
Guerra d'Eritrea
Corpo di spedizione italiano in Cina
Guerra italo-turca (Libia)
Prima guerra mondiale
Campagna di Albania
Seconda guerra mondiale
Anniversari18 giugno, fondazione del Corpo dei Bersaglieri
DecorazioniCroce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia

Medaglia d'Argento al Valor Militare Medaglia di bronzo al Valor Militare Medaglia di bronzo al Valor Militare

Medaglia di bronzo al Valor Militare Medaglia di bronzo al Valor Militare
Parte di
Simboli
Fregio dorato per cappello bersaglieriFre ftr ber sto.jpg
Fregio metallico e Fiamme a due punte di colore cremisiImage-Bersaglieri mostreggiatura right.svgFre ftr ber.jpgBersaglieri mostreggiatura left.svg
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Il 5º Reggimento bersaglieri è stata un'unità del Regio Esercito Italiano attiva tra il 1861 e il 1943, quando a seguito della sua sostanziale disgregazione conseguente ai combattimenti sul fronte dell'Africa settentrionale fu sciolta in Tunisia nel maggio 1943. Il suo motto è "Nulla Via Impervia".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Stele ricordante il bersagliere Domenico Marzocchi, del XXXV battaglione, morto sulla breccia di Porta Pia

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

È il 24 gennaio 1861 quando Vittorio Emanuele II emana i Decreti con le disposizioni per l'organizzazione dell'Armata [1] per effetto dei quali il 16 aprile a Cuneo con soli compiti amministrativi e disciplinari viene costituito il Comando dei Bersaglieri del V Corpo d'Armata che raggiunge immediatamente la sua nuova sede di Livorno e dal 31 dicembre assume la denominazione di 5º Reggimento Bersaglieri.

Alle sue dipendenze oltre ad un battaglione deposito e al XXXIV battaglione di recente formazione, il XXIV battaglione (costituito nel 1860) e alcune unità che già si erano distinte durante la Campagna centro meridionale del 1860-61 conclusa con l'annessione al Piemonte di alcuni territori del Regno delle Due Sicilie e dei legati pontifici di Marche e Umbria. Il XIV battaglione (1959) due volte decorato per gli assalti compiuti nei pressi di Ancona e Gaeta e il XVI battaglione (1959) anch'esso decorato per i fatti di Gaeta.

Terza guerra d'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente passano sotto le sue dipendenze i battaglioni XXIII (1865, proveniente dal disciolto 4º Reggimento Bersaglieri), XXXIV (1865, di nuova costituzione), XLV (attivo dal 1866 al dicembre 1870), L (attivo solo tra l'agosto e il dicembre 1866).

Presa di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Il 1 gennaio1871 cede al 10º Reggimento Bersaglieri di nuova costituzione i battaglioni XVI, XXXIV, XXXV e XXXVI assumendo finalmente una fisionomia operativa con alle sue dipendenze i battaglioni XIV, XXII, XXIV e XXXIX che assumono numerazione I, II, III e IV. Il 16 settembre 1883 vede sciolto il IV battaglione e il 18 giugno 1886 i rimanenti tre tornano alla loro denominazione originale di XIV, XXII e XXIV. Una sua compagnia nel 1900-1901 prende parte alla spedizione in Cina. Partecipa alla campagna coloniale del 1895 con 17 ufficiali e 451 uomini, alla campagna di Libia del 1911. Il 1 ottobre 1910 incorpora il V battaglione ciclisti attivo fino al novembre 1919.

Guerra 1915-1918[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio delle ostilità 1915-18 costituisce il LXXII Reparto d'Assalto Bersaglieri e il XLVII battaglione autonomo. Il suo XXII battaglione che allo scoppio della guerra è impegnato nella Campagna di Libia, viene sostituito in seno al Reggimento dal XLVI battaglione (che fino al dicembre 1915 assumerà numerazione XXII bis). Nel corso del conflitto l'unità sarà impiegata in seno a divisioni di fanteria fino al 1 marzo 1918 quando verrà inquadrata insieme al 19º Reggimento Bersaglieri dando vita alla V Brigata Bersaglieri.

Il V Battaglione ciclisti opererà invece per l'intero conflitto come unità autonoma guadagnando sul Carso una medaglia d'argento al V.M. per i combattimenti presso Q.144 ad est di Monfalcone e una medaglia di bronzo al V.M. per la difesa di Monte Melago.

Al termine del conflitto il 5º Reggimento Bersaglieri rimane in Venezia Giulia fino al 20 maggio 1920 quando viene trasferito nella sua nuova sede a Mantova. In luglio avendo sciolto il XLVI battaglione e avendo lasciato il XIV battaglione in sede, il Reggimento con il solo XXIV battaglione torna al confine orientale dove ricevuti i battaglioni VIII e XII (provenienti rispettivamente dal 7º ed 8º Reggimento) forma unitamente al 11º Reggimento Bersaglieri una brigata provvisoria col compito di vigilare la linea di armistizio.

Tra le due guerre[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 febbraio 1921, restituiti i battaglioni VIII e XII ai reggimenti di provenienza, l'unità raggiunge la nuova sede ad Imperia. Il 23 aprile 1923 essendo tornato effettivo il XXIV battaglione (ridotto a quadro nel 1922) il Reggimento è formato dai battaglioni XIV e XXIV ed effettivi del XLVI ricostituito in formazione quadro (ma nuovamente sciolto l'anno successivo). Nel luglio 1924 il 5º Reggimento è trasformato in reggimento ciclisti e il XXIV battaglione prende il numerico XXII. La legge ordinativa 11 marzo 1926 ne conferma la composizione: comando, battaglioni XIV e XXII e deposito.

Il 19 marzo 1936 il XIV battaglione diventa motomitraglieri mentre il XXII battaglione autoportato. Assegnato alla I° Brigata Motomeccanizzata (che nel 1937 diverrà Brigata Corazzata). Il 15 luglio 1937 altre variazioni: il Reggimento oltre ai due battaglioni motorizzati (XIV e XXII) inquadra una compagnia motociclisti, due compagnie controcarri da 47/32 autocarrate e un autoreparto.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 aprile 1939 il XIV battaglione sbarca a Durazzo. Dal 20 aprile il 5º Reggimento unitamente al 31º Reggimento fanteria carrista e al 131º Reggimento artiglieria corazzata è inquadrato nella Divisione corazzata Centauro. Il 28 ottobre 1940 il 5º Reggimento si ricongiunge al XIV battaglione e da seguito al tentativo di invasione della Grecia operando con efficacia a Ponte Perati, Daliana, Delvinaki e Borgo Tellini. Nel marzo 1941 operando sul fronte albanese-iugoslavo conquista Spalato, Ragusa e Cettigne. E di nuovo sul fronte greco occupando nell'aprile del 1941 Argirocastro. Lo stesso mese i suoi due battaglioni fanno ritorno in Albania.

Dal 1 settembre 1941 muta organico comprendendo il XIV e il XXIV battaglione autoportato, il XXII battaglione armi di accompagnamento e contraerei, una compagnia motociclisti, autoreparto. Nel dicembre 1942 viene destinato in Africa Settentrionale dove prende parte alla battaglia del passo di Kasserine, di quello di Hamura. Mantenendo per due settimane le posizioni ad El Guettar e ad El Mareth e sostenendo per giorni combattimenti corpo a corpo nel settore di Kairouan. Il 30 aprile 1943 il 5º Reggimento è ridotto a 500 uomini. Nei combattimenti a sud ovest di Tebessa cade il Comandante del Reggimento Col. Bonfatti M.A.V.M.

Aggregati alla V Armata tedesca il 5º, il 10º Reggimento Bersaglieri e il battaglione Befile della San Marco combattono fino all'esaurimento delle munizioni. Alle 18.00 dell'11 maggio 1943 in terra tunisina termina con la resa dei pochi superstiti la battaglia di Capo Bon e con essa la storia del 5º Reggimento Bersaglieri.

14º Battaglione bersaglieri "Sernaglia"[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 aprile 1977 dalla trasformazione del 16º Battaglione fanteria "Savona" venne costituito ad Albenga presso la caserma "Piave" il 14º Battaglione bersaglieri "Sernaglia" al quale vengono affidate la bandiera e le tradizioni di valore del 5º Reggimento Bersaglieri. La bandiera di guerra è stata assegnata al battaglione con Decreto del presidente della Repubblica14 n.° 173 del 14 marzo 1977,[1] pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.° 124 del 9 maggio 1977.

Il 14º Battaglione bersaglieri "Sernaglia" era intitolato al nome della battaglia decisiva che nel novembre 1918 aprì la strada alle truppe italiane per Vittorio Veneto.

Il 14º Battaglione bersaglieri "Sernaglia" svolse compiti di addestramento per la fanteria destinata alle unità della Divisione corazzata "Ariete". L'unità venne soppressa il 30 dicembre 1989.

La bandiera del 14º Battaglione che fu del 5º Reggimento Bersaglieri è custodita dal 20 dicembre 1989 presso il Sacrario delle bandiere del Vittoriano in Roma.

Campagne di guerra e fatti d'arme[modifica | modifica wikitesto]

Campagna Centro Meridionale (1860-61):

Terza guerra d'indipendenza (1866): Ponte di Versa

Presa di Roma (1870): XVI, XXXVI, XXXIV e XXXV btg.

Eritrea (1895-96): concorre alla formazione dei btg. I, II, IV e V con 17 uff. e 451 soldati. I e II btg.: Adua

Cina (1900-01): 7ª Compagnia inquadrata nel corpo internazionale

Libia (1911-12): fornisce a corpi e servizi mobilitati 5 uff. e 431 soldati

Prima Mondiale (1915-18):

  • 1915: Isonzo: S.Lucia, Alture di Potzelo (feb-apr) - M.Mrzli (nov)
  • 1916: Isonzo: Dolje, M.Mrzli, M.Vodil (feb-apr) - Asiago: M.Lemerle, Magnaboschi, Kaberlaba (giu) - Carso: Monfalcone, q.85, q.121 (ago), Nova Vas, q.208, Jamiano, q.144 (sett)
  • 1917: M.Gallio, M.Sisemol, M.Melago, Col. del Rosso (nov-dic)
  • 1918: M.Valbella (giu), Sernaglia

Africa Orientale (1935-36): trasferisce al 3º Reggimento Bersaglieri 51 soldati

Albania (1939): comando reggimento e XIV btg.

Seconda Mondiale (1940-43):

  • 1940-41: fronte albanese-jugoslavo
  • 1942-43: Africa settentrionale - Libia, Tunisia

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

  • Cuneo (1861)
  • Livorno (1861-72)
  • Capua (1872-75)
  • Napoli (1875-79)
  • Ravenna (1879-82)
  • Torino (1882-87)
  • Palermo (1887-91)
  • Treviso (1891-95)
  • Roma (1895-1901)
  • Bologna (1901-08)
  • Ancona (1908-14)
  • San Remo (1914-15)
  • Istria (1919)
  • Trieste (1919-20)
  • Mantova (1920-21)
  • Imperia (1921-27)
  • Siena (1927-43)

Comandanti[modifica | modifica wikitesto]

  • Col. Ernesto Fioruzzi
  • Col. Giuseppe Ratti
  • Col. Federico Bosco di Ruffino
  • Col. Lucchino del Mayno
  • Col. Felice Sismondo
  • Col. Michele del Giudice
  • Col. Giovanni Sitzia
  • Col. Giuseppe Mignone
  • Col. Pietro Frugoni
  • Col. Enrico Ventura
  • Col. Alessandro Panizzardi
  • Col. Giuseppe Testori
  • Col. G.Battista Gamerra
  • Col. Gino Gotti
  • Col. Adolfo Marchetti
  • Col. Giulio Latini
  • Col. Sigimondo Monesi
  • Col. Eugenio di Maria
  • Col. Enrico Novelli
  • Col. Roberto Raggio
  • Col. Giovanni Madon
  • Col. Alberto Angiolini
  • Col. Giacinto Melchioni
  • Col. Vincenzo Robaudi
  • Col. Gregorio Disperati
  • Col. Giuseppe Ulbrich
  • Ten. Col. Enrico Boaro (int.)
  • Col. Augusto Vacani
  • Col. Livio Anelli
  • Col. Nicolangelo Carmineo
  • Col. Mario Fattori
  • Col. Enrico Duranti
  • Col. Ugo Rao-Torres
  • Col. Gioacchino Solinas
  • Col. Giuseppe Azzaro
  • Col. Alfredo Ramondini
  • Col. Luigi Bonfatti
  • Col. Vincenzo Vittoria

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Decorazioni alla Bandiera di Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Croce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Croce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia
«Conferita con R.D. il 5 giugno 1920

Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell'aspra battaglia,conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace , domò infaticabilmente i luoghi e le fortune, consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d'Italia.»
— Guerra 1915-18[2][3]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Conferita con R.D. il 29 ottobre 1922 (al V Btg. Ciclisti)

Assaltava con impeto eroico una fortissima posizione carsica, aprendosi il varco nei reticolati, a prezzo di purissimo sangue, e, in concorso con altri reparti, ne manteneva l'occupazione in tre giorni di epica lotta, malgrado i violenti bombardamenti, e i ritorni offensivi del nemico.»
— Carso, q.144 ad est di Monfalcone, 14, 15, 16 settembre 1916

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Conferita con R.D. il 3 ottobre 1860 (al XIV Btg. Bers.)

Per essersi lodevolmente diportato nell'assalto di Ancona e fatto d'Armi di Borgo fuor Porta Farina»
— Ancona, 29 settembre 1860

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Conferita con R.D. il 1 giugno 1861 (al XIV Btg. Bers.)

Per essersi distinto all'attacco e presa di Mola di Gaeta»
— Mola di Gaeta, 4 novembre 1860

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Conferita con R.D. il 12 giugno 1861 (al XXIV Btg. Bers.)

Per essersi distinto alla presa di Mola di Gaeta»
— Mola di Gaeta, 4 novembre 1860

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Conferita con R.D. il 5 giugno 1920

Dopo aver per tre settimane strenuamente difeso un importante caposaldo delle nostre linee contro forze soverchianti, lanciato alla controffensiva, riconquistava, con grande valore ed a prezzo di gravissimi sacrifici, una posizione di cui il nemico era riuscito ad impossessarsi.»
— Stenfle, 15 novembre - 7 dicembre 1917; Monte Melago, 24-25 dicembre 1917

Decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare[modifica | modifica wikitesto]

14-Pagliari.jpg
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
  • Capitano ALESSANDRO GROSSO CAMPANA (XIV btg.): Mola di Gaeta, 4 novembre 1860
  • Maggiore PIETRO BRUNETTA D'USSEAUX (XXIV btg.): Palermo, 19 settembre 1866
  • Maggiore GIACOMO PAGLIARI (XXXIV btg.): Roma, 20 settembre 1870
  • Sottotenente ALDO FIORINI: Vizakulit (Albania), 16 novembre 1940
  • Capitano BERNARDINO BIAGINI: Ponticatis (fronte greco), 24 novembre 1940
  • Tenente MARIO MUSCO: (fronte greco), novembre 1940

Insegne e Simboli[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Reggimento indossa il fregio dei Bersaglieri in metallo di colore oro: bomba da granatiere con fiamma a sette lingue, cornetta da cacciatore e due carabine intrecciate. A differenza dei trofei delle altre armi, dove la fiamma sale dritta, quella del Bersagliere è inclinata, fuggente, quasi a rappresentare la corsa, l'assalto… la vita e la generosità.
  • Le mostrine del Reggimento sono le fiamme a due punte di colore cremisi comuni a tutte le unità della specialità; alla base della mostrina si trova la stella argentata a 5 punte bordata di nero, simbolo delle forze armate italiane.

Festa del reggimento[modifica | modifica wikitesto]

  • La festa del reggimento come per tutti i reggimenti bersaglieri, cade il 18 giugno, anniversario della costituzione del Corpo (1836).

Stemma Araldico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Araldica militare italiana e Armoriale della fanteria dell'Esercito italiano § Bersaglieri.

Oltre trenta anni dopo l'effettivo scioglimento dell'unità, nell'ambito di una complessiva armonizzazione in materia di araldica militare dell'Esercito italiano e del suo armoriale, con un Decreto del 7 settembre 1977 (aggiornato in base a quanto disposto dallo SME con Circolare n.121 del 9 febbraio 1987) si attribuisce al 5º Reggimento bersaglieri lo stemma araldico come di seguito descritto:[4][5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

stemma araldico (1977)

Scudo:

  • inquartato: il primo d'azzurro, a due sciabole d'argento in decusse quella di destra a lama dritta, quella di sinistra a lama ricurva; il secondo di rosso, al silfio d'oro reciso; il terzo di rosso, all'elmo di Skanderbeg d'oro; il quarto d'azzurro, alla burella ondata abbassata d'argento, sormontata da un monte all'italiana di tre cime dello stesso;

Corona turrita;

Ornamenti esteriori:

  • lista bifida: d'oro, svolazzante, collocata sotto la punta dello scudo, incurvata con la concavità rivolta verso l'alto, riportante il motto: "NULLA VIA IMPERVIA";
  • onorificenza: accollata alla punta dello scudo con l'insegna pendente al centro del nastro con i colori della stessa;
  • nastri rappresentativi delle ricompense al Valore: annodati nella parte centrale non visibile della corona turrita, scendenti svolazzanti in sbarra ed in banda dal punto predetto, passando dietro la parte superiore dello scudo.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

Sopra i colori azzurro e rosso, simboleggianti il valore e il sacrificio sono evidenziati:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 14 marzo 1977, n. 173 Assegnazione e concessione di bandiere di guerra a reparti di nuova costituzione dell'Esercito e concessione di bandiere di istituto militare
  2. ^ L'ordine militare venne assegnato a quasi tutte le unità di fanteria che parteciparono alla prima guerra mondiale.
  3. ^ Scheda dal sito del Quirinale - visto 18 ottobre 2010.
  4. ^ Amedeo Chiusano, Franco Dell'Uomo e Roberto Di Rosa, L'esercito italiano verso il 2000: I corpi disciolti (Volume 2 Tomo 1), Roma, Stato Maggiore dell'Esercito, 2002, pp. 479-482, ISBN 978-88-87940-27-5.
  5. ^ Manlio Garofalo, Pio Langella e Antonio Miele, I bersaglieri - Le origini, l’epopea e la gloria, Udine, Associazione Nazionale Bersaglieri, 1997, pp. 105-113.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Argenterio, Le armi della fede. Il percorso della rivelazione cristica nell'universo militare, Roma, Pontificia Univ. Gregoriana, 1999, pp. 53-55, ISBN 978-88-7652-831-6.[2]
  • Amedeo Chiusano, Franco Dell'Uomo e Roberto Di Rosa, L'esercito italiano verso il 2000: I corpi disciolti (Volume 2 Tomo 1), Roma, Stato Maggiore dell'Esercito, 2002, pp. 479-482, ISBN 978-88-87940-27-5.[3]
  • Enrico Della Rocca, Relazione sulle operazioni del quinto corpo d'armata nella campagna dell'Umbria e delle Marche a S.E. il Generale Fanti, Torino, Estratto dalla Gazzetta Ufficiale del Regno n.253, 1860.[4]
  • Pietro Fea, Storia dei bersaglieri: con alcune idee sul loro impiego in guerra del generale Alessandro Lamarmora, Firenze, Gazzetta d'Italia, 1879.[5]
  • Manlio Garofalo, Pio Langella e Antonio Miele, I bersaglieri - Le origini, l’epopea e la gloria, Udine, Associazione Nazionale Bersaglieri, 1997, pp. 105-113.
  • Felice Montagnini, Raccolta delle disposizioni relative all'organizzazione dell'Armata, Torino, Fratelli Fodratti Editori, 1859, pp. 35-37.[6]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]