Antonio Andriolo

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Antonio Andriollo
NascitaBassano del Grappa, 6 agosto 1914
MorteSeconda battaglia di El Alamein, 4 novembre 1942
Cause della morteCaduto in combattimento
Luogo di sepolturaSacrario militare italiano di El Alamein
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaArtiglieria
CorpoParacadutisti
Anni di servizio1935-1942
GradoCaporale maggiore
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneCampagna del Nord Africa
BattaglieSeconda battaglia di El Alamein
Decorazionivedi qui
dati tratti da Le Medaglie d'Oro al Valor Militare volume secondo (1941-1959)[1]
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Antonio Andriollo (Bassano del Grappa, 1914El Alamein, 4 novembre 1942) è stato un militare italiano, decorato di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria nel corso della seconda guerra mondiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Bassano del Grappa nel 1914.[1] Di professione operaio meccanico fu arruolato nel Regio Esercito per svolgere il servizio militare di leva nel febbraio 1935, assegnato all'arma di artiglieria, in forza al 3º Reggimento artiglieria celere della Divisione celere "Amedeo di Savoia Duca d'Aosta".[2] Dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia fu richiamato in servizio, in seguito alla mobilitazione generale, nel dicembre 1940, assegnato al 27º Reggimento artiglieria da campagna "Legnano".[2] Nell'agosto 1941, dietro sua domanda, fu trasferito alla specialità paracadutisti frequentando il corso a Tarquinia ed ottenendo il brevetto nel dicembre dello stesso anno.[2] Assegnato al 186º Reggimento della 185ª Divisione paracadutisti "Folgore", entrò in servizio nella compagnia comando del VII Battaglione, agli ordini del maggiore Carlo Marescotti Ruspoli di Poggio Suasa, con cui partì per l'Africa Settentrionale Italiana nel luglio 1942.[2] Divenuto comandante di una squadra mortai da 81 mm, cadde in combattimento il 4 novembre 1942 durante la seconda battaglia di El Alamein.[1] Per onorarne il coraggio gli fu assegnata la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[1]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Comandante di squadra mortai da 81 posta a guardia del varco di un campo minato, durante dura e violenta battaglia si prodigava per otto giorni nell’impiego tempestivo delle armi tenendo altissimo col suo esempio il morale dei suoi uomini contro gli accaniti e reiterati sforzi del nemico diretti ad impadronirsi del varco. Ferito, rifiutava ogni cura e rimaneva al suo posto . In fase di ripiegamento, al nemico che con altoparlanti invitava alla resa offrendo a quel pugno di uomini l’onore delle armi, rispondeva col fuoco del mortaio mettendo in fuga i mezzi esploranti che si avvicinavano alla postazione. Fatto segno alla intensa reazione di fuoco, incitava i compagni a resistere ed usciva dalla postazione allo scoperto per meglio dirigere il tiro. In questo supremo tentativo cadeva colpito da una granata. Ai compagni accorsi per soccorrerlo indicava nell’agonia gli elementi nemici contro cui dirigere il fuoco e spirava ordinando ancora: “Sparate”. Sublime esempio di dedizione al dovere, spinta oltre la vita. Quota 125 di Qaret el Himmeimat, Quota 146 di Rain Pool, 23 ottobre – 4 novembre 1942.[3]»

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]


Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Bechi Luserna e Paolo Caccia Dominioni, I ragazzi della Folgore, Milano, Edizioni Libreria Militare, 2007, ISBN 88-89660-02-3.
  • Paolo Caccia Dominioni, Alamein 1933-1962, Milano, Ugo Mursia Editore, 1992, ISBN 978-88-425-3628-4.
  • Arrigo Petacco, L'armata nel deserto, Milano, A. Mondadori Editore, 2001.
  • Gruppo Medaglie d'Oro al Valor Militare, Le Medaglie d'Oro al Valor Militare volume secondo (1941-1959), Roma, Tipografia regionale, 1965.
  • Mario Montanari, Le operazioni in Africa Settentrionale - Vol. III - El Alamein, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, 1989.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]