Zenone di Cizio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altre voci di persone con lo stesso nome, vedi Zenone.
« L'uomo deve essere liberato dalle passioni, vero e unico male. »
(Zenone di Cizio, motto degli Stoici [1])
Zenone di Cizio

Zenone di Cizio (in greco ὁ Ζήνων τοῦ Κιτίου; Cizio, 336 - 335 a.C. – 263 a.C.) è stato un filosofo greco antico di origine fenicia, nativo di Cipro e considerato il fondatore dello stoicismo.

Vita e opere[modifica | modifica wikitesto]

Come Talete, Zenone non era di origine greca ma fenicia. Cizio (odierna Làrnaca) era una località dell'Isola di Cipro, che all'epoca costituiva un importante crocevia dei commerci tra l'Occidente e l'Oriente del Mediterraneo. Istruitosi ai testi dei filosofi socratici, una volta trasferitosi ad Atene, Zenone divenne allievo del filosofo cinico Cratete e, successivamente, di Polemone, scolarca dell'Accademia platonica nell'ultimo quindicennio del IV secolo. Intorno al 300 fondò la Stoa, ovvero la scuola filosofica così chiamata dalla Stoà Pecìle (in greco Stoà Poikìle), che era il portico dipinto dell'agorà di Atene in cui egli teneva le sue lezioni.

I suoi allievi principali furono Cleante di Asso e Crisippo di Soli, destinati a succedergli alla guida della scuola. Si lasciò morire da suicida in seguito a una grave indisposizione, in accordo peraltro con i dettami della sua stessa dottrina.

Contributi[modifica | modifica wikitesto]

Il suo contributo alla storia delle idee si rivela notevole soprattutto nel campo dell'etica, in cui espresse posizioni spesso condizionate dalla sua formazione cinica, e della gnoseologia.

I suoi scritti, compreso il principale intitolato La Repubblica, sono andati tutti perduti, ma esistono delle testimonianze postume tramite cui è possibile ricostruire, a grandi linee, il suo pensiero. A Zenone è dedicato in proposito il primo volume della classica raccolta di frammenti stoici curata da Hans von Arnim (SVF 1).

Ad oggi la fonte più importante sulla vita di Zenone è una biografia scritta da Diogene Laerzio, nel libro VII della sua opera Raccolta delle vite e delle dottrine dei filosofi, che ce lo presenta così:

(GRC)

« Ζήνων Μνασέου ἢ Δημέου, Κιτιεὺς ἀπὸ Κύπρου. »

(IT)

« Zenone fu figlio di Mneseo o Demeo, e nacque a Cizio, su Cipro. »

(Diogene Laerzio)

A lui è stato dedicato il cratere Zenone, sulla Luna.

Gnoseologia[modifica | modifica wikitesto]

Zenone formula una gnoseologia che, per la prima volta nel pensiero greco, si pone come autonoma rispetto agli altri campi di indagine. La sua dottrina della conoscenza è incentrata in particolare sul Lògos, al punto che può essere definita "scienza del Lògos", ovvero logica. Questa è comprensiva sia della dialettica, che della retorica: per "logica" infatti gli stoici intenderanno non solo le regole formali del pensiero che devono potersi conformare correttamente al Lògos, ma anche quei costrutti del linguaggio con cui i pensieri vengono espressi. Non a caso Lògos può significare sia ragione che discorso; oggetto della logica quindi sono proprio i lògoi, ossia i ragionamenti espressi in forma di proposizioni (lektà).

A differenza degli epicurei, per gli stoici la fonte di ogni conoscenza non è data dalla semplice sensazione (elemento passivo), perché a questa si deve accompagnare l'assenso (elemento attivo), per arrivare così alla rappresentazione catalettica. I concetti sono anticipazioni mentali, cioè rielaborazioni di precedenti sensazioni che riescono ad avere natura predittiva, e anche i ragionamenti, detti apodittici, non si discostano dall'analisi di singoli avvenimenti.

Scopo della conoscenza, secondo Zenone, non è tanto l'acquisizione di un sapere sul mondo, reso incerto dall'inaffidabilità delle percezioni sensibili, quanto la coscienza interiore di sé stessi o autocoscienza (oikeiosis), che sola garantisce conformità alla legge universale del Lògos.

La fisica e la morale[modifica | modifica wikitesto]

L'universo è concepito da Zenone come un grande animale composto di due elementi, uno attivo (heghemonikòn) ed uno passivo (hypàrchon). Quello passivo è la materia, quello attivo è il Lògos, o ragione, che è detto anche Dio e rappresenta il soffio vitale o ragione seminale. Questo principio divino è Provvidenza immanente, e guida finalisticamente l'evoluzione del mondo verso il suo necessario sviluppo. Ogni evento, in quanto permeato del divino, è perfetto; la libertà dell'uomo consiste nel riconoscerne e condividerne la perfezione. Come il mondo, infatti, anche l'uomo è animato dal lògos e il suo dovere e la sua virtù consistono nel vivere secondo ragione, estirpando da sé le passioni e i desideri; il saggio stoico è inoltre cittadino del mondo perché riconosce il valore universale della ragione.

In tal modo Zenone suddivide la filosofia in tre discipline: la logica, che si occupa del procedimento del conoscere; la fisica, che si occupa dell'oggetto del conoscere; e l'etica, che si occupa della condotta conforme alla natura razionale dell'oggetto. A titolo di esempio, la logica è il recinto che delimita il terreno, la fisica l'albero, e l'etica è il frutto.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'orizzonte originario della filosofia greca.
  2. ^ Arnim, SVF, II, fr. 38.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Margherita Isnardi Parente, Introduzione allo stoicismo ellenistico, Bari, Laterza, 2004
  • Max Pohlenz, La Stoa. Storia di un movimento spirituale, Milano, Bompiani, 2006
  • A. A. Long e D. N. Sedley, The Hellenistic Philosophers, 2 voll., Cambridge University Press, 1987
  • Giovanni Reale, Cinismo, Epicureismo e Stoicismo, in Storia della filosofia greca e romana, vol. 5, Milano, Bompiani, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 35702072 LCCN: n/50/61829