Viktor Janukovyč

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Viktor Janukovyč
Viktor Yanukovych 27 April 2010-1.jpeg

Presidente dell'Ucraina
Durata mandato 25 febbraio 2010 –
22 febbraio 2014
Predecessore Viktor Juščenko
Successore Oleksandr Turčynov ad interim

Primo Ministro dell'Ucraina
Durata mandato 10 agosto 2006 –
18 dicembre 2007
Presidente Viktor Juščenko
Predecessore Jurij Jekhanurov
Successore Julija Tymošenko

Durata mandato 28 dicembre 2004 –
5 gennaio 2005
Presidente Leonid Kučma
Predecessore Mykola Azarov
Successore Mykola Azarov

Durata mandato 21 novembre 2002 –
7 dicembre 2004
Presidente Leonid Kučma
Predecessore Anatolij Kinakh
Successore Mykola Azarov

Dati generali
Partito politico Partito delle Regioni
Alma mater Università Tecnica Nazionale di Donec'k

Viktor Fedorovyč Janukovyč (in ucraino: Віктор Федорович Янукович[?·info]; Jenakijeve, 9 luglio 1950) è un politico ucraino, Presidente dell'Ucraina dal 2010 al 2014. Ha anche ricoperto la carica di Primo Ministro dell'Ucraina per tre volte: dal 2002 al 2004, dal 2004 al 2005 e dal 10 agosto 2006 al 18 dicembre 2007. È anche il leader del Partito delle Regioni, uno dei principali partiti del paese.

È stato governatore della sua regione natale, l'Oblast di Donec'k, dal 1997 al 2002, ed è stato uno dei candidati alle elezioni presidenziali del 2004; sconfitto da Viktor Juščenko, è in seguito tornato a occupare la carica di Primo Ministro (dal 10 agosto 2006 al 18 settembre 2007). Nel 2010 ha vinto le elezioni presidenziali contro la sfidante Julija Tymošenko.[1]

Gioventù e ideali[modifica | modifica sorgente]

Viktor Janukovyč nacque nel villaggio di Žukovka, presso Jenakijeve, nell'Oblast di Donec'k, che all'epoca faceva parte della RSS Ucraina (oggi l'Ucraina indipendente). Janukovyč nacque in un quartiere operaio; il padre era un macchinista di etnia bielorussa, che proveniva da Yanuki, nel Voblasc' di Vicebsk .[2] La madre era una bambinaia ucraina, e morì quando Janukovyč aveva appena due anni. Quando egli giunse nell'adolescenza, perse anche il padre, e fu quindi allevato dalla nonna. Janukovyč si considera un ucraino.[3]

Per due volte, nel 1968 e nel 1970, Janukovyč fu imprigionato per furto e per ingiurie[4][5]. Durante le elezioni presidenziali del 2004, annunciò la sua assoluzione del 1978.

Georgij Timofeevič Beregovoj, un cosmonauta sovietico di origine ucraina, è stato a lungo protettore di Janukovyč. Si diceva che Beregovoj, in quanto membro del soviet del Bacino del Donec, stesse proteggendo un giovane incarcerato ingiustamente e promuovendo la sua carriera futura.

Istruzione e inizi in politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1972 Janukovyč divenne elettricista in una compagnia di bus locali, e in seguito completò gli studi all'istituto tecnico. Nel 1980 si laureò per corrispondenza all'Istituto Politecnico di Donec'k in ingegneria meccanica. Subito dopo la laurea, Janukovyč fu nominato manager capo di una società di trasporti di Jenakijeve, e entrò nel Partito Comunista dell'Unione Sovietica.

Questa nomina segnò l'inizio di una carriera di posizioni manageriali nell'ambito dei trasporti regionali. La carriera politica di Janukovyč iniziò quando fu nominato Vice-Capo dell'Amministrazione dell'Oblast di Donec'k nell'agosto 1996. Il 14 maggio 1997 fu nominato Capo dell'Amministrazione (cioè governatore). Tra il maggio 1999 e il maggio 2001 fu anche capo del Consiglio dell'Oblast di Donec'k.

Nel 2001 Janukovyč si laureò all'Accademia Ucraina di Commercio con un Master in diritto internazionale. In seguito, gli fu assegnato il titolo di Dottore in Scienza e di Professore.

Primo Ministro dal 2002 al 2004[modifica | modifica sorgente]

Il Presidente Leonid Kučma nominò Viktor Janukovyč Primo Ministro dell'Ucraina a seguito delle dimissioni di Anatolij Kinakh.[6] Janukovyč iniziò il suo mandato il 21 novembre 2002 con una fiducia da parte della Verchovna Rada (il Parlamento nazionale) di 234 voti.[7] Con Janukovyč, il governo iniziò a prestare più attenzione alla riforma dell'industria del carbone.

In politica estera, il governo di Janukovyč fu considerato politicamente vicino alla Russia, anche se dichiarò il sostegno per l'accesso dell'Ucraina nell'Unione europea. Nonostante la coalizione parlamentare di Janukovyč non volesse l'ingresso dell'Ucraina nella NATO, il governo acconsentì all'invio di truppe ucraine nella guerra d'Iraq a sostegno della guerra al terrorismo intrapresa dagli Stati Uniti.

Campagna presidenziale del 2004[modifica | modifica sorgente]

Trattative durante la rivoluzione arancione il 1 dicembre a Kiev.
Sostenitori di Janukovyč a Donec'k durante la rivoluzione.

Nel 2004, da Primo Ministro, Janukovyč partecipò alle controverse elezioni presidenziali, come candidato del Partito delle Regioni. La sua principale fonte di sostegno proveniva dalle parti meridionali e orientali dell'Ucraina, che tradizionalmente sono a favore di stretti legami con la vicina Russia. Al primo turno di votazioni, il 31 ottobre, Janukovyč ottenne il secondo posto con il 39,3% dei voti, rispetto al candidato di Nostra Ucraina Viktor Juščenko, che ebbe il 39,8% del sostegno popolare. Dato che nessun candidato raggiunse la soglia del 50% dei voti, fu necessario il secondo turno.

Al secondo turno, Janukovyč fu inizialmente dichiarato vincitore. Tuttavia, la legittimità delle elezioni fu posta in discussione da molti ucraini, da organizzazioni internazionali e dai governi stranieri che avanzarono ipotesi di frode elettorale. Il secondo turno fu quindi annullato dalla Corte Suprema dell'Ucraina e nella sua ripetizione, Janukovyč perse contro Juščenko con il 44,2% contro il 51,9%.

Dopo le elezioni, il parlamento ucraino approvò una mozione di sfiducia al governo, obbligando quindi il Presidente uscente Leonid Kučma a sciogliere il governo di Janukovyč e a nominarne un altro. Cinque giorni dopo la sconfitta elettorale, Janukovyč si dimise dalla carica di Primo Ministro.

Per l'occasione delle elezioni, Janukovyč scrisse un'autobiografia per la Commissione Elettorale Ucraina, in cui scrisse male il proprio grado accademico (Proffessore). A seguito di ciò, iniziò ad essere chiamato con questo nomignolo nel principali media a lui opposti.

Carriera politica dopo il 2004[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sua sconfitta elettorale, Janukovyč guidò il Partito delle Regioni nelle elezioni parlamentari del 2006, che determinarono la composizione del nuovo governo dato che, con il nuovo assetto costituzionale entrato in vigore il 1 gennaio 2006, il Primo Ministro e il suo governo sono ora nominati dal Parlamento.

Nel gennaio 2006, il Ministro degli Interni diede inizio ad un'investigazione ufficiale riguardo alla presunta assoluzione per i reati commessi da Janukovyč in gioventù. Jurij Lucenko, capo del ministero, annunciò che i testi forensi provavano la mancanza di assoluzione, e sostenne inizialmente che questo fatto impediva formalmente a Janukovyč di candidarsi per le elezioni parlamentari.[8] Tuttavia, quest'ultima affermazione fu poi corretta qualche giorno dopo da Lucenko stesso, che affermò che il risultato dell'investigazione non impediva l'eleggibilità di Janukovyč, dato che la privazione dei diritti civili a causa delle passate condanne era già comunque scaduta a causa della prescrizione.[9][10]

Janukovyč condusse le trattative per la formazione del governo dopo ogni elezione, con i partiti capeggiati da Viktor Juščenko o dall'ex Primo Ministro Julija Tymošenko, e, nonostante l'astio tra lui e il Presidente, furono obbligati a giungere a un compromesso a seguito della vittoria elettorale di Juščenko. In cambio dell'assicurazione da parte di Janukovyč che non avrebbe interferito con le ambizioni filo-occidentali del Presidente, Juščenko diede a Janukovyč la possibilità di costituire un governo in cooperazione con il suo partito, Nostra Ucraina, il 3 agosto 2006. I cosiddetti ministeri "umanitari", come anche l'esercito e la polizia, rimasero capeggiati dagli alleati di Juščenko, mentre i ministeri riguardanti l'economia e le finanze, oltre a tutte le cariche di vice-Primo Ministro, andarono sotto il controllo di Janukovyč.

L'ex alleata di Juščenko ed ex Primo Ministro Julija Tymošenko annunciò la propria intenzione di portare il suo partito all'opposizione subito dopo tale accordo.[11]

Il 25 maggio 2007 fu assegnata a Viktor Janukovyč la carica di Presidente del Consiglio dei Capi di Governo della Comunità degli Stati Indipendenti.[12]

Alle elezioni parlamentari del 2007, svoltesi il 30 settembre, il Partito delle Regioni ottenne 175 su 450 seggi (il 34,37% dei voti) alla Verchovna Rada. Nonostante l'incremento nella percentuale dei voti rispetto alle elezioni del 2006 (quando ottenne il 32,14%), il partito perse 130.000 voti e 11 seggi parlamentari.[13] Dopo che Nostra Ucraina e il Blocco Julija Tymošenko ebbero formato una coalizione di governo il 18 dicembre 2007, il Partito delle Regioni passò all'opposizione.

Nel 2009, Janukovyč ha annunciato la sua intenzione di concorrere alle elezioni presidenziali del 2010.[14]. Si affida a specialisti stranieri, che lo aiutano a cambiare completamente la sua immagine pubblica.[15]. Vince il primo turno, svoltosi il 17 gennaio 2010, con una decina di punti di vantaggio sulla Tymošenko. Il ballottaggio, tenutosi il 7 febbraio, ha proclamato la sua vittoria col 48,96% dei voti, battendo la sua sfidante di tre punti e mezzo percentuali.[16]

Euromaidan[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Euromaidan.

A novembre 2013 si verificano una serie di proteste popolari pacifiche contro il Presidente Janukovyc sfociate nella occupazione di Piazza Indipendenza a Kiev (già teatro della Rivoluzione Arancione del 2004) da parte di giovani pro-Europa dopo che il Presidente aveva rifiutato di firmare un accordo di associazione della Ucraina all'Europa, fondamentale per la sopravvivenza economica del Paese, in favore di un prestito russo concesso dal Presidente Putin che legava ancora di più il Paese alla Russia. Ulteriore motivo di protesta per la popolazione è stato il rapido accrescimento di ricchezze che ha visto i figli e i parenti prossimi di Janukovyč diventare miliardari mentre l'economia del Paese si indeboliva. Inoltre alcuni comparti industriali ucraini sono stati delocalizzati in Russia e vasti territori agricoli venduti alla Cina, Paese che invia in Ucraina la propria manodopera, a discapito di quella locale, creando ampie sacche di disoccupazione e malcontento in aree rurali dell'Ucraina. A gennaio 2014 gli scontri diventano sempre più duri e violenti tra manifestanti e forze speciali. Si verificano violenti attacchi della polizia alle barricate erette dai manifestanti in Piazza Indipendenza e l'occupazione del Municipio di Kiev e del Ministero dell'Agricoltura, mentre il Parlamento vota dure leggi antiprotesta. Intanto le proteste dilagano violente in tutto il Paese come a Leopoli, città di confine con la Polonia, dove il Governatore della Provincia Oblast di Leopoli Olev Salo si dimette pubblicamente in piazza minacciato dai manifestanti scesi in piazza che lo circondavano. Intanto Janukovyč rimuove il il segretario aggiunto del Consiglio di sicurezza nazionale e di difesa dell’Ucraina, Vladimir Sivkovitchm, ed il Sindaco di Kiev, Alexandre Popov, ritenuti responsabili delle violenze. Il Presidente offre la guida del Governo all'opposizione dicendosi disponibile a nominare i capi della rivolta Arsenij Jacenjuk l'ex ministro degli Esteri del Governo Timoschenko e l'ex pugile Vitali Klitschko Premier e Vicepremier, ma l'accordo è bocciato in quanto i manifestanti chiedono, oltre ad elezioni anticipate, le dimissioni immediate di Janukovyč. Il 25 gennaio violente proteste scoppiano nuovamente con l'occupazione del Ministero dell'Energia e di Casa Ucraina, che viene messa a ferro e fuoco. Il Presidente chiede al Parlamento di votare una amnistia per tutti i manifestanti e l'abrogazione delle leggi antiprotesta, in cambio della fine alle violenze di piazza. Dopo il voto il Primo Ministro Mykola Azarov, fedelissimo di Janukovic, si dimette per facilitare la transizione.

A febbraio le rivolte diventano sempre più sanguinose senza riuscire a trovare una mediazione tra il Presidente ed opposizioni. Forti cominciano ad essere le minacce da parte di ONU, Unione Europea e Stati Uniti d'America che minacciano dure sanzioni contro il Presidente ritenuto responsabile delle violenze di piazza e della feroce repressione che continua a godere ormai soltanto dell'appoggio dell'alleata Russia, che parla di indebite pressioni straniere e tentativi di golpe. Tuttavia le ricchezza di Janukovyč e dei suoi familiari, secondo alcuni analisti provenienti dal saccheggio dell'economia ucraina, sono state risparmiate da ritorsioni internazionali. Il 18 febbraio le violenze dilagano sanguinose con 28 morti tra cui 7 poliziotti e 335 feriti. Il 20 febbraio è il giorno più sanguinoso della protesta; viene posto in essere un vero e proprio assalto ai palazzi del potere ed i manifestanti marciano verso il Palazzo del Governo e del Parlamento. La polizia per la prima volta spara sui manifestanti e lascia a terra oltre 100 morti e ben 700 feriti con i manifestanti che si proteggono sotto scudi di cartone sotto il fuoco dei cecchini e mentre 67 poliziotti vengono presi come ostaggi dagli stessi. Dopo questo bagno di sangue Janukovyč e i capi dell'opposizione arrivano ad un accordo che prevede elezioni anticipate e Governo di Unità Nazionale nonché ritorno alla Costituzione del 2004, con sensibile limitazione poteri presidenziali. La condanna del Parlamento alle violenze è unanime.

Il 22 febbraio si ha l'epilogo della protesta Euromaidan: i manifestanti chiedono le dimissioni di Janukovyč che, ormai circondato, fugge dalla capitale Kiev facendo perdere le sue tracce, forse per rifugiarsi al confine ucraino orientale in una città russofona o forse all'estero proprio nella stessa Russia, mentre il Palazzo presidenziale è assaltato dai manifestati. Con lui scappano anche il Presidente del Parlamento ucraino Vladimir Rybak e il Ministro dell'Interno Vitali Zakharcenko, che lasciano i loro incarichi. In sostituzione il Parlamento nomina Oleksandr Turcinov, ex capo dei servizi segreti e braccio destro dell’ex premier Timoshenko, come Presidente del Parlamento e Premier "ad interim". Intanto, dopo le voci di possibili dimissioni di Janukovyč, egli appare in TV dichiarando che nel Paese è in atto un colpo di Stato con metodi nazisti affermando di restare al suo posto. Diversi reparti della polizia si schierano con i manifestanti. Intanto il Parlamento vota la richiesta di impeachment presentata dalle opposizioni al Presidente Janukovyč; essa viene approvata con 328 voti favorevoli su 340 totali (il Partito delle Regioni del Presidente Janukovic è ormai esautorato, poiché 40 esponenti su 205 sono passati all'opposizione ed altri sono fuggiti dal Paese) e determina l'immediata decadenza di Janukovyč dalla carica di Presidente della Repubblica.

Il 24 febbraio il ministro dell'Interno, Arsen Avakov annuncia che Janukovyč è ricercato, assieme ad altre persone ritenute responsabili della strage, e che è stato emesso un mandato di arresto nei suoi confronti con l'accusa di uccisione di massa.[17] Nelle zone a maggioranza filo russa la situazione si complica poiché in Crimea il parlamento regionale viene preso d'assalto con le armi e occupato, mentre dei miliziani tatari prendono il controllo di due aeroporti: quello di Belbek e quello della capitale Simferopoli, a 20 chilometri da Sebastopoli.[18] La Russia inizia ad effettuare delle importanti esercitazioni militari terrestri sul confine e muove la flotta nel Mar Nero.[19][20]

Il 27 febbraio Janukovyč ricompare a Rostov sul Don dove, in una conferenza stampa, dichiara di essere stato illegittimamente deposto da forze neofasciste e di non volere la separazione della Crimea. Il nuovo governo nel frattempo chiede ufficialmente alla Russia la sua estradizione.[19][20]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze ucraine[modifica | modifica sorgente]

Ordine al Merito di III Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine al Merito di III Classe
— 13 novembre 1998
Ordine al Merito di II Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine al Merito di II Classe
— 3 luglio 2000
Ordine al Merito di I Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine al Merito di I Classe
— 3 luglio 2002

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

immagine del nastrino non ancora presente Ordine di San Vladimiro di III Classe (Patriarcato di Russia)
— 1998
immagine del nastrino non ancora presente Ordine di San Vladimiro di II Classe (Patriarcato di Russia)
— 2004
immagine del nastrino non ancora presente Ordine del Santo Principe Daniele di Mosca di I Classe (Patriarcato di Russia)
— 2004
immagine del nastrino non ancora presente Ordine di San Sergio di I Classe (Patriarcato di Russia)
— 2004
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— 2010
immagine del nastrino non ancora presente Ordine di San Vladimiro di I Classe (Patriarcato di Russia)
— 2010
immagine del nastrino non ancora presente Ordine della Bacchetta Preziosa (Mongolia)
— giugno 2011
Ordine di San Mashtots (Armenia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di San Mashtots (Armenia)
— 30 giugno 2011
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)
— 22 ottobre 2011
Ordine di Ismail Samani (Tagikistan) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Ismail Samani (Tagikistan)
— 15 dicembre 2011
Cavaliere dell'Ordine di Heydar Aliyev (Azerbaigian) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Heydar Aliyev (Azerbaigian)
— novembre 2013[21]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ www.repubblica.it
  2. ^ (RU) Politicians' roots: Ataman from Khoruzhivka and Kuzhel-Dolgorukaya, Segodnya, 1º maggio 2009. URL consultato il 14 giugno 2009.
  3. ^ Viktor Yanukovych. Personal Information Server, ya2008.com.ua. URL consultato il 14 giugno 2009.
  4. ^ (RU) Ivanna Gorina, Criminal record of Yanukovych not purged in Rossiyskaya Gazeta, 13 luglio 2005.
  5. ^ (RU) Yanukovych's criminal record re-instated in Polit.ru, 12 luglio 2005.
  6. ^ Le nazioni dell'ex URSS verso il XXI secolo: gli stati europei e baltici nella transizione (pagina 556) di Ian Jeffries, ISBN 0-415-25230-X, 9780415252300 (pubblicato nel 2004)
  7. ^ (RU) Carriera politica di Janukovyč in from-ua.com. URL consultato il 13 giugno 2009.
  8. ^ (RU) Lucenko accetta il fatto della falsificazione dell'assoluzione di Janukovyč in Korrespondent. URL consultato il gennaio.
  9. ^ (RU) Il capo del MVD non ha trovato il modo di rimuovere Janukovyč dalle elezioni in Lenta.ru. URL consultato il gennaio.
  10. ^ (RU) Janukovyč può partecipare alle elezioni, anche se c'è stata falsificazione in Korrespondent. URL consultato il gennaio.
  11. ^ Janukovyč nuovo Primo Ministro in BBC News. URL consultato il gennaio.
  12. ^ Viktor Janukovyč nominato Presidente del Consiglio dei Capi di Governo della CSI in for-ua. URL consultato il maggio.
  13. ^ Janukovyč perde 300.000 voti, mentre la Tymošenko ne riceve 1,5 milioni in più, Ukrainska Pravda
  14. ^ Janukovyč in cima alla lista dei candidati, Ukrainian Independent Information Agency, 2 giugno 2009. URL consultato il 13 giugno 2009.
  15. ^ Ucraina. La resa dei conti EuropaRussia (5 febbraio 2010)
  16. ^ Dati ufficiali della Commissione elettorale ucraina
  17. ^ Beda Romano, Ucraina, mandato d'arresto per Yanukovich. Mosca: legittimare i ribelli è aberrazione, Il Sole 24 ore.it, 24 febbraio 2014.
  18. ^ Crimea, blitz filorusso in Parlamento. Mosca muove le truppe verso il confine. Ianukovich: «Sono ancora io il presidente» in Il Messaggero, 2014.
  19. ^ a b Venti di guerra sulla Crimea L’accusa di Kiev al Cremlino: duemila soldati hanno invaso in La Stampa, 28-02-2014.
  20. ^ a b Kiev accusa Mosca di aggressione: "Duemila soldati russi hanno invaso Crimea" in la Repubblica, 28-02-2014.
  21. ^ Президенты Украины и Азербайджана обменялись государственными наградами // Официальное интернет-представительство Президента Украины, 18.11.2013

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28 dicembre 2004 — 5 gennaio 2005
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