Velluto blu

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Velluto blu
Velluto blu.JPG
Una scena del film
Titolo originale Blue Velvet
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1986
Durata 120 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere thriller, noir
Regia David Lynch
Soggetto David Lynch
Sceneggiatura David Lynch
Produttore Dino De Laurentiis
Fotografia Frederick Elmes
Montaggio Duwayne Dunham
Musiche Angelo Badalamenti + AA. VV.
Tema musicale Blue Velvet (Bobby Vinton)
Scenografia Patricia Norris
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Velluto blu (Blue Velvet) è un film del 1986 scritto e diretto da David Lynch.

Il titolo originale del film è tratto dalla canzone omonima di Tony Bennett, cantata nel film da Isabella Rossellini in un locale notturno, lo Slow Club.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nella cittadina di Lumberton, Jeffrey Beaumont, un giovane studente, scopre in mezzo ad un campo i resti di un orecchio umano reciso di netto e lo porta alla polizia. Il giovane conosce così Sandy, figlia del detective Williams, e i due, presi dalla curiosità, cominciano ad indagare per conto proprio, scoprendo che nella loro cittadina esiste un ignobile mondo sotterraneo fatto di violenza, sesso, traffico di droghe e polizia corrotta.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Logo del film

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Le origini di Velluto Blu risiedono probabilmente nell'infanzia di Lynch, quando passava molto tempo nei boschi di Spokane, una zona del nord-ovest statunitense simile a quella del film. Per Lynch c'era un "livello autobiografico molto preciso nel film. Kyle è vestito come me. Mio padre era un ricercatore del Dipartimento di Agricoltura di Washington. Eravamo sempre tra i boschi. Ne avevo in qualche modo abbastanza degli alberi in quel periodo, ma ancora oggi, il legname e i boscaioli per me sono l'America così come la staccionata e le rose della scena di apertura del film. È così radicata, questa immagine, e mi fa sentire molto felice".[1] Se i ricordi d'infanzia di Lynch ispirarono l'ambientazione di Velluto blu, l'effettiva storia del film fu originata da tre idee che si cristallizzarono nella mente del regista a partire dal 1973, anche se all'inizio egli aveva "solo una sensazione e un titolo".[2]

Dopo aver ultimato The Elephant Man, incontrò il produttore Richard Roth per un caffè. Roth aveva letto e apprezzato la sceneggiatura di Lynch dal titolo Ronnie Rocket (un progetto poi mai realizzato) ma non aveva intenzione di produrre un soggetto di quel tipo. Chiese a Lynch se aveva qualche altra sceneggiatura ma il regista aveva solo qualche idea. "Gli dissi che avrei sempre voluto intrufolarmi nella stanza di una ragazza e guardarla di notte e, forse, ad un certo punto, avrei potuto scoprire un indizio per un omicidio misterioso. A Roth l'idea piacque molto e mi chiese di scrivere un soggetto. Tornai a casa e pensai all'orecchio nel campo".[2]

La seconda idea era un'immagine di un orecchio tagliato situato in un campo, che è diventata una delle immagini del film che colpisce di più. Lynch ha sottolineato in un'intervista: "Non so perché doveva essere un orecchio. Doveva essere un punto aperto del corpo, un buco che porta in qualcos'altro...L'orecchio si trova sulla testa e finisce direttamente nel cervello, era perfetto".[3] Per il regista l'orecchio mozzato era una strada perfetta per portare Jeffrey all'interno di un mondo segreto situato nel cuore del film.

La terza idea che venne a Lynch era la classica interpretazione di Bobby Vinton della canzone "Blue Velvet" e "lo stato d'animo che porta con sé, uno stato d'animo, un'epoca, e le cose che erano di quell'epoca".[4] Questa canzone dimostra di essere così amata da Lynch, al punto che nel film non è stata inserita solo la versione di Vinton, ma anche una versione cantata da Dorothy durante una delle sue esibizioni allo Slow Club. La canzone costituisce il motivo principale del film e appare per tutta la sua durata.

Una volta che Lynch ebbe queste tre idee, le portò assieme a Roth alla Warner Brothers che mostrò interesse nel progetto. Lynch spese due anni per scrivere due copioni che, per sua ammissione, non erano un granché. Il problema, disse Lynch, era che "c'erano forse molte cose sgradevoli nel film e nient'altro. Mancavano molte cose. Così si allontanò da tutto per un po'."[5] Dopo l'esperienza di Dune, Lynch ritornò su Velluto Blu. Fece altri due tentativi prima di rimanere soddisfatto della sceneggiatura. Le condizioni a questo punto erano ideali per il film di Lynch: aveva firmato un accordo con Dino De Laurentiis che gli dava totale libertà artistica e il montaggio finale del film, a patto che il regista diminuisse il suo ingaggio e accettasse un budget basso di solo 6 milioni di dollari. Velluto blu fu anche il progetto più piccolo dell'elenco di De Laurentiis, così Lynch fu lasciato lavorare da solo per tutta la prima parte. "Dopo 'Dune' ero così depresso che tutto mi sembrò fantastico! Era tutta euforia. E quando lavori con quel tipo di stato d'animo, puoi prenderti la tua occasione. Puoi sperimentare".[5]. Dato che il materiale girato era completamente diverso da quello che allora era considerato in voga, de Laurentiis dovette fondare una propria società di produzione per distribuirlo.

La versione finale del film dura 120 minuti e fu ottenuta tagliando l'originale della durata di 4 ore. Il materiale eliminato, anche se fu archiviato, è andato perduto.

Frank e la droga[modifica | modifica sorgente]

Per tutto il film, Frank Booth usa una maschera per respirare un gas da una piccola bombola. Originariamente, nella sceneggiatura di Lynch, Frank avrebbe dovuto respirare dell'elio, per acuire la sua voce e farla assomigliare a quella di un bambino. Durante le riprese del film, però, Dennis Hopper (un esperto consumatore di droghe) rivendicò il diritto di dover scegliere il tipo di droga del suo personaggio e affermò che l'elio non era la cosa adatta.

[...] Sono grato a Dennis perché fino all'ultimo avrebbe dovuto prendere elio, per mostrare maggiormente la differenza tra il lato infantile e adulto. Ma non volevo che sembrasse una cosa divertente. L'elio così volò dalla finestra e diventò solo un gas. Così, al primo incontro per le prove, Dennis mi disse 'David, io so cosa c'è in tutti quei candelotti'. E io gli risposi 'Ringrazio Dio, Dennis, che tu lo sappia!' E lui iniziò ad elencarmi tutti i tipi di gas.. [...][5]

Nel documentario contenuto nell'edizione speciale del DVD, Hopper identifica la droga come il nitrito di amile (comunemente chiamato anche popper).[6]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Velluto blu introdusse diversi elementi poi diventati frequenti nella filmografia di Lynch, come la presenza di donne vittime di abusi, l'aspetto torbido delle piccole città e l'utilizzo non convenzionale di canzoni d'epoca (Blue Velvet di Bobby Vinton e In Dreams di Roy Orbison sono eseguite in modo ossessivo in scene molto forti). Le tende rosse fanno da sfondo in scene chiave, e diventeranno un marchio di fabbrica del regista. Velluto blu segna inoltre l'inizio della collaborazione di Lynch col compositore Angelo Badalamenti, che contribuirà in molti dei suoi lungometraggi.

Riconoscimenti e premi[modifica | modifica sorgente]

Isabella Rossellini vinse un Indipendent Spirit Award come miglior attrice nel 1987 e nella stessa categoria fu candidata Laura Dern.

David Lynch e Dennis Hopper vinsero un premio dal Los Angeles Film Critics Association nel 1987 nelle categorie Miglior Regista e Miglior Attore non protagonista. Nel 1987 la National Society of Film Critics diede a Velluto Blu i premi come Miglior film, Miglior Regista (Lynch), Miglior Fotografia (Frederick Elmes) e Miglior Attore non protagonista (Hopper). Inoltre David Lynch ricevette una nomination al Premio Oscar del 1987 come Miglior Regista (vinse Oliver Stone con Platoon).

Collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Gli esterni di Lumberton furono filmati a Wilmington, Carolina del Nord.[7]
  • Soltanto una scena del film è stata tagliata per evitare il divieto della censura. Quando Dorothy viene colpita da Frank dopo la prima scena dello stupro, si doveva vedere Frank che continua a colpirla, mentre l'inquadratura è stata spostata su Jeffrey chiuso nell'armadio, che sussulta per quello che sta vedendo. Molti dicono che la scena è molto più inquietante a causa di questo cambiamento.[7]
  • Il girato di Lynch inizialmente durava 4 ore. Per contratto fu obbligato a consegnare un film di 2 ore e tagliò molte scene secondarie. Ad oggi, questo materiale non è stato ancora trovato: ne rimangono solo alcuni fotogrammi. La versione finale di Lynch raggiunse un solo fotogramma sotto le due ore.[7]
  • Nella colonna sonora del film c'è una canzone di Roy Orbison, In Dreams, cantata in playback da Ben (Dean Stockwell). Lynch è un fan delle canzoni di Orbison e ha inserito un altro suo pezzo, Crying, cantato in spagnolo in Mulholland Drive del 2001.
  • Inizialmente il ruolo di Frank Booth era stato pensato per Willem Dafoe (che avrà una parte simile nel successivo film di Lynch, Cuore selvaggio, nel ruolo di Bobby Peru). Robert Loggia (che lavorerà per Lynch in Strade perdute) e Richard Bright erano entrambi interessati alla parte.
  • Peter Travers, il critico cinematografico della rivista Rolling Stone, scrisse di Velluto blu come del miglior film degli anni ottanta.
  • La band thrash metal statunitense Anthrax ha dedicato alla pellicola la canzone Now it's dark nel loro quarto full lenght State of Euphoria.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Chute, David (Ottobre 1986). "Out to Lynch". Film Comment, p. 35.
  2. ^ a b Bouzereau, Laurent (1987). "An Interview with David Lynch". Cineaste, p. 39.
  3. ^ Robertson, Nan (11 ottobre 1986). "The All-American Guy Behind ‘Blue Velvet’". The New York Times.
  4. ^ Borden, Lizzie (23 settembre 1986). "The World According to Lynch," Village Voice. p. 62.
  5. ^ a b c Lynch David, Lynch on Lynch, Faber & Faber, 2005, ISBN 0571220185.
  6. ^ Documentario sul DVD della MGM.
  7. ^ a b c "Blue Velvet", scheda disponibile qui; ultimo accesso il 2 settembre 2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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