Playback

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Il playback è una tecnica consistente nel sovrapporre, durante una esibizione, una registrazione precedentemente effettuata di un brano alla reale performance dell'artista, o degli artisti. In tale caso lo spettatore osserva la performance ma ascolta una registrazione e difficilmente può percepire se l'interpretazione sia originale o artefatta.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il termine playback può essere tradotto come "riprodotto" o "suonato dietro" ovvero riprodurre una registrazione come sottofondo ad una performance. Questa tecnica nasce negli anni '10 e '20 del 1900 come stratagemma durante le riprese di un film. La tecnica può essere semplicisticamente spiegata così: veniva registrata prima di tutto la traccia vocale del film e in seguito veniva riprodotta tale traccia durante le riprese della scena. Tale metodo, come spiega l'esperto tecnico del suono Luciano Muratori, era una prima soluzione all'avvento del sonoro.[1]

Questa tecnica è attualmente utilizzata nella realizzazione di video musicali in cui il brano viene trasmesso in playback durante le riprese e gli artisti fingono di suonare seguendo la registrazione.[2]

Il termine poi passò a descrivere la tecnica di sovrapporre all'audio originale un audio precedentemente registrato. Tale tecnica venne vantaggiosamente utilizzata in televisione per cancellare i tempi e i problemi dovuti alle prove precedenti ad una performance del vivo. Inoltre la tecnica venne anche introdotta in alcuni balletti che richiedevano che l'artista cantasse e ballasse allo stesso momento. Ricordiamo programmi musicali come Studio Uno e Canzonissima che utilizzavano, chi più chi meno, la tecnica del playback per i cantanti e i balletti cantati. Il più ricordato è il balletto delle sorelle Kessler che le vedeva cantare il Dadaumpa.

La prima attribuzione di playback televisivo per il Festival di Sanremo è attribuita da molte fonti a Claudio Villa che, nell'edizione del 1955, ricorse a tale tecnica a causa di motivi di salute[3]. In seguito pare che anche Bobby Solo abbia utilizzato tale stratagemma durante un'edizione del Festival di Sanremo.

L'uso del playback si fece strada anche nelle performance live di cantanti e musicisti che con il tempo spesso utilizzarono questo stratagemma nei concerti live.

La tecnica[modifica | modifica sorgente]

Il playback può essere utilizzato sia per cantanti sia per musicisti.

Nel canto l'artista muove le labbra in sincrono con la registrazione oppure canta ma in questo caso il volume del microfono sarà azzerato.

Nella performance strumentale l'artista finge di suonare lo strumento che ha "volume zero" oppure non è nemmeno collegato al mixer audio.

Playback e lip-sync[modifica | modifica sorgente]

In inglese il termine playback significa "riproduzione", il termine playback singer indica il cantante che canta su una canzone riprodotta in sottofondo. Per indicare la tecnica invece viene utilizzato il termine lip-sync ovvero "sincronizzazione delle labbra". Tale termine indica la tecnica di sovrapporre una traccia audio a una performance, quindi l'uso in campo musicale, ma anche ad un film, quindi il doppiaggio, e ad un videogame.

Playback, supporti e basi[modifica | modifica sorgente]

Possiamo differenziare la tecnica del playback dall'uso di supporti in campo musicale.

Con "supporto" possiamo intendere sia una intera traccia utilizzata nell'esecuzione musicale che è impossibile da realizzare da parte del gruppo sia alcune parti che vengono inserite durante l'esecuzione.

Per esempio, in questo video di YouTube[4] il gruppo Steel Panther probabilmente utilizza un supporto per la parte della tastiera nell'esecuzione del brano Jump in quanto, essendo composta da chitarrista, bassista, batterista e cantante, non potrebbe suonarlo nella versione originale. Non si esclude la possibilità che un musicista stia suonando dal vivo tale parte ma non sul palco.

Un altro uso dei supporti è "l'uso misto" ovvero l'esecuzione di una parte cantata o suonata dal vivo da un musicista e l'inserimento di una parte registrata con la mancata esecuzione del musicista. Tale tecnica può essere usata per non affaticare un cantante durante un tour facendo in modo di non fargli eseguire acuti o brani in particolari tonalità. Allo stesso modo può essere usata per gli strumentisti.

Con il termine "uso di base" o "uso di base musicale" si intende invece l'uso di una registrazione completa di tutte le parti strumentali di un brano trasmessa in playback durante un'esibizione. Nel caso di esibizioni con band spalla alcuni cantanti utilizzano delle basi musicali. In questo modo la band suona in playback e il cantante dal vivo evitando tempi da dedicare a prove con la band o altro. A volte si verifica il caso che un cantante usi una base registrata e che i musicisti suonino dal vivo.

Si può anche registrare il caso di playback totale ovvero un'esibizione totalmente in playback da parte sia dei musicisti che del/dei cantanti.

Gruppi e playback in tv[modifica | modifica sorgente]

Spesso gli artisti difficilmente hanno accettato l'esibizione televisiva in playback. Tra i casi eclatanti ricordiamo:

  • Nel 1986, durante la trasmissione tedesca PIT, i membri degli Iron Maiden si scambiarono vicendevolmente i ruoli nel bel mezzo dell'esecuzione della canzone Wasted Years. Quando il presentatore presenta la band, inoltre, si nota che alza i controlli del volume per il playback.[5]
  • I Nirvana durante un'esibizione a Top of the pops si burlarono della trasmissione mostrando il palese playback (Kurt Cobain fingeva di suonare la chitarra e cantò il testo simulando un coito orale con il microfono, oltretutto cambiandone le parole in «load up on drugs and kill your friends»).[6]
  • I fratelli Liam e Noel Gallagher degli Oasis, nel 1995 a Top of the Pops, si scambiarono i ruoli durante l'esecuzione in playback di Roll With It e Noel iniziò a burlarsi del playback, rimanendo a volte con la bocca chiusa durante lo scorrimento delle parti cantate della canzone.[7] Nel 2005, durante un'esecuzione del brano Lyla, sempre a Top of the Pops, il frontman Liam si scostò dal microfono volontariamente per alcuni istanti durante alcune strofe della canzone, suscitando l'ilarità del fratello.[8]
  • Piero Pelù dei Litfiba, durante un'esibizione al programma della Rai Fresco fresco nell'estate del 1983, prese in mano lo spinotto del microfono, dimostrando che era staccato e continuò a cantare tenendo il mano il jack staccato del microfono e mostrandolo al pubblico facendo così capire che il brano veniva eseguito in playback.[9]
  • Il gruppo Elio e le Storie Tese, essendo fermo sostenitore delle esibizioni dal vivo, nell'edizione del Festivalbar del 1999 ha "eseguito", rimanendo immobile, il brano Discomusic.[10]
  • Il 20 settembre 2009, durante la puntata di Quelli che... il calcio, i componenti del gruppo britannico Muse si sono scambiati i ruoli per protestare contro il playback. A fine esibizione, il batterista ha rilasciato una breve intervista a Simona Ventura, che lo credeva essere realmente il cantante della band.[11] Qualche settimana dopo gli Elio e le Storie Tese hanno eseguito un brano nella stessa trasmissione, in playback, invertendosi i ruoli e Christian Meyer, in quel caso "cantante", indossava una maglietta dei Muse.[12]
  • Gianluca Grignani durante la serata finale del Festivalbar 1995 ad Ascoli Piceno ha cantato la sua canzone "Falco a metà" totalmente in playback, gettandosi sui fans e scagliando contro di loro qualsiasi cosa.[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il Cinema Sonoro di Luciano Muratori - il Playback
  2. ^ Un esempio sull'uso del playback per i video musicali
  3. ^ www.galleriadellacanzone.it
  4. ^ Steel Panther - Jump - Vancougar - YouTube
  5. ^ Performance in playback degli Iron Maiden
  6. ^ Video del playback dei Nirvana
  7. ^ Il playback di Roll With It
  8. ^ Il playback di Lyla
  9. ^ Playback dei Litfiba
  10. ^ L'esecuzione del brano in uno spezzone del programma Blob
  11. ^ Il playback dei Muse
  12. ^ La parodia di Elio e le Storie Tese
  13. ^ Video.giovani.it
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