Primula veris

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Primula odorosa
Primula veris 230405.jpg
Primula veris
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Primulales
Famiglia Primulaceae
Genere Primula
Specie P. veris
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
Ordine Ericales
Famiglia Primulaceae
Nomenclatura binomiale
Primula veris
L., 1753
Nomi comuni

Primavera
Primaverula
Paralisi

Primula veris

La Primula odorosa (nome scientifico Primula veris, L., 1753) è una pianta erbacea che cresce spontaneamente nei prati e nei boschi appartenente alla famiglia delle Primulaceae.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La Primula veris appartiene al genere (Primula) il quale comprende circa 500 specie. Anche la famiglia di appartenenza (Primulaceae) è ampia e comprende 12 generi (anche se alcuni studiosi arrivano a descriverne fino a 28), diffusi quasi esclusivamente nella zona temperata boreale.
Dato il grande numero di specie del genere Primula, questo viene suddiviso in trentasette sezioni. La specie di questa scheda appartiene alla sezione Vernales caratterizzata dall'avere foglie membranacee, rugose e gradualmente ristrette verso la base e con fiori sempre peduncolati[1].

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie). Le sottospecie spontanee della nostra penisola sono descritte dettagliatamente nel paragrafo “Sottospecie del territorio italiano”.

  • Primula veris L. subsp. canescens (Opiz) Hayek ex Lüdi (1927)
  • Primula veris L. subsp. columnae (Ten.) Lüdi (1927) (sinonimo = P. columnae Ten. inclusa in P. tommasinii G. & G.)
  • Primula veris L. subsp. columnae (Ten.) Maire & Petitm. (1908)
(sinonimi :
= P. columnae Ten. (1811) (basionimo);
= P. officinalis subsp. columnae;
= P. veris subsp. suaveolens Bertol.)
  • Primula veris L. subsp. elatior (L.) Ehrh. (1780) (sinonimo = P. elatior)
  • Primula veris L. subsp. genuina
  • Primula veris L. subsp. inflata
  • Primula veris L. subsp. macrocalyx (Bunge) Lüdi (1927) (sinonimo = P. macrocalyx Bunge)
  • Primula veris L. subsp. officinalis (L.) Ehrh. (1780)
  • Primula veris L. subsp. suaveolens (Bertol.) Guterm. & Ehrend. (1974) (sinonimo = P. suaveolens Bertol.)
  • Primula veris L. subsp. veris
(sinonimi :
= P. officinalis;
= P. officinalis subsp. canescens;
= P. veris subsp. canescens;
= P. veris subsp. genuina;
= P. veris subsp. inflata)
  • Primula veris L. var. acaulis L. (1753) (sinonimo = P. vulgaris)
  • Primula veris L. var. elatior L. (1753) (sinonimo = P. elatior)
  • Primula veris L. var. officinalis L. (1753)

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

La specie di questa scheda, insieme alla Primula vulgaris e alla Primula elatior, facilmente possono creare degli ibridi (a volte si riscontrano non solo individui isolati, ma anche delle popolazioni compatte formate unicamente da qualcuno di questi ibridi). Non sempre questi ibridi sono facilmente distinguibili. Nell'elenco che segue sono indicati alcuni ibridi interspecifici che la Primula veris può formare con altre specie delle stesso genere:

  • Primula ×anglica Pax in Engler & Prantl (1889) – Ibrido fra : P. veris subsp. veris e P. vulgaris subsp. rubra
  • Primula ×aranensis Cadevall (1932) – Ibrido fra : P. elatior subsp. elatior e P. veris subsp. columnae
  • Primula ×austriaca Wettst. in A. Kerner (1866) – Ibrido fra : P. veris subsp. canescens e P. vulgaris subsp. vulgaris
  • Primula ×bifrons Chatenier (1888) – Ibrido fra : P. elatior subsp. intricata e P. veris subsp. veris
  • Primula ×bosniaca G. Beck ex Fiala (1893) – Ibrido fra : P. veris subsp. suaveolens e P. vulgaris subsp. vulgaris
  • Primula ×legionensis Rothm. (1934) – Ibrido fra : P. elatior subsp. intricata e P. veris subsp. veris
  • Primula ×media Peterm. (1838) – Ibrido fra : P. elatior subsp. elatior e P. veris subsp. veris
  • Primula ×polyantha Miller (1768) – Ibrido fra : P. veris subsp. veris e P. vulgaris subsp. vulgaris
  • Primula ×ternovania A. Kerner (1869) – Ibrido fra : P. vulgaris subsp. vulgaris e P. veris subsp. columnae
  • Primula ×tomasinii Gren. & Godron (1853) – Ibrido fra : P. elatior subsp. intricata e P. veris subsp. suaveolens

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Primula columnae Ten. (1811) (sinonimo = P. veris subsp. columnae)
    • subsp. suaveolens (Bertol.) O. Schwarz (1968) (sinonimo = P. veris subsp. suaveolens)
  • Primula cordifolia Kit. in Kanitz (1863)
  • Primula coronaria Salisb. (1796)
  • Primula elatior (L.) Hill (1765) subsp. canescens (Opiz) P. Fourn. (1928) (sinonimo = P. veris subsp. canescens)
  • Primula inflata Lehm. (1817) (sinonimo = P. veris subsp. canescens)
  • Primula justinii Sennen & Elías (1936) (sinonimo = P. veris subsp. columnae)
  • Primula macrocalyx sensu Schur (1866), non Bunge (sinonimo = P. veris subsp. canescens)
  • Primula macrocalyx Bunge (sinonimo = P. veris subsp. macrocalyx)
  • Primula montana Reuter, non Opiz
  • Primula officinalis (L.) Hill. (1765)
    • subsp. canescens (Opiz) P. Fourn. (1937) (sinonimo = P. veris subsp. canescens)
    • subsp. columnae (Ten.) Arcangeli (1882) (sinonimo = P. veris subsp. columnae)
    • subsp. pyrenaica (Miégeville) H. & A. Marcailhou-d'Ayméric (1908) (sinonimo = P. veris subsp. columnae)
    • subsp. suaveolens (Bertol.) Gremli (1885) (sinonimo = P. veris subsp. suaveolens)
    • var. canescens Opiz in Berchtold (1839) (sinonimo = P. veris subsp. suaveolens)
    • var. montana Rouy (1908) (sinonimo = P. veris subsp. canescens)
  • Primula pannonica A. Kerner (1886) (sinonimo = P. veris subsp. canescens)
  • Primula pyrenaica Miégeville (1863) (sinonimo = P. veris subsp. columnae)
  • Primula suaveolens Bertol. (1813) (sinonimo = P. veris subsp. suaveolens)
  • Primula uralensis Fisch. ex Rchb. (sinonimo = P. veris subsp. macrocalyx)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

  • Primula elatior L. - Primula maggiore : si distingue per il colore dei fiori che è più chiaro (e non sono profumati); inoltre i denti del calice sono lanceolati e il calice stesso è più aderente alla corolla; la corolla inoltre ha il tipico aspetto ipocrateriforme.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del genere (“Primula”) deriva da una antica locuzione italiana che significa fior di primavera (e prima ancora potrebbe derivare dal latino primus). All'inizio del Rinascimento questo termine indicava indifferentemente qualsiasi fiore che sbocciasse appena finito l'inverno, ad esempio così si indicavano le primaverili margheritine (Bellis perennis – Pratolina). In seguito però il significato si restrinse come nome specifico (nel parlare corrente) alla pianta di questa scheda (chiamata alla fine “Primula comune”), e come nome dell'intero genere nei trattati botanici. Nella letteratura scientifica uno dei primi botanici a usare il nome di “Primula” per questi fiori fu P.A. Matthioli (1500 – 1577), medico e botanico di Siena, famoso fra l'altro per avere fatto degli studi su Dioscoride, e per aver scritto una delle prime opere botaniche moderne. Nome confermato nel XVII secolo anche dal botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (5 giugno 1656 — 28 dicembre 1708) al quale normalmente si attribuisce la fondazione di questo genere[1].
Per il nome specifico (“veris”) l'etimologia è molto incerta, alcuni testi lo traducono più o meno con vera primavera. Il nome comune (Primula odorosa) indica che i fiori di questa specie sono profumati.
L'attuale binomio scientifico ("Primula veris") è stato definito dal botanico Carl von Linné (biologo e scrittore svedese, Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) nella sua pubblicazione Species Plantarum del 1753.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Gewönhnliche Frühlings-Schlüsselblume; in francese si chiama Primevère officinale oppure Primevère du rpintemps; in inglese si chiama Cowslip.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento
Località : Pianezze, Trichiana (BL), 859 m s.l.m. - 10/05/2008

È una pianta erbacea, perenne e rizomatosama un po' gracile. La fioritura è unica nel corso dell'anno (sono piante “monocarpiche” = un solo frutto nell'arco della stagione). L'altezza varia da 15 a 25 cm. La forma biologica è del tipo emicriptofita rosulata (H ros), ossia sono piante con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, con foglie disposte a formare una rosetta basale.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da rizoma e di aspetto consistente.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte ipogea del fusto consiste in un breve rizoma obliquo o anche sub-orizzontale, può essere inoltre lievemente arcuato e della lunghezza di 2 – 3 cm.
  • Parte epigea: la parte aerea consiste in un sottile scapo infiorescenziale cilindrico, eretto e lungo al massimo 12 - 22 cm. Lo scapo si erge in posizione ascellare rispetto alla rosetta basale. È inoltre afillo e indiviso.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

La rosetta basale
Località : Pianezze, Trichiana (BL), 859 m s.l.m. - 10/05/2008

Le foglie sono spiralate in rosetta (sono presenti solo le foglie basali o radicali) con picciolo. La forma è ovato-oblunga, ristretta alla base (la lamina termina bruscamente sul picciolo che in questo caso risulta ben distino dalla foglia), e con bordo irregolarmente dentato; il colore è verde scuro e sono pubescenti (quasi vellutate) sulla pagina superiore e più chiare su quella inferiore. La superficie è rugosa-reticolata quasi bollosa (i nervi principali sono infossati nel parenchima). Lunghezza del picciolo : 3 – 8 cm. Dimensione delle foglie : larghezza 3 – 5 cm; lunghezza 5 – 8 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza
Località : Pianezze, Trichiana (BL), 859 m s.l.m. - 10/05/2008

L'infiorescenza è formata da uno scapo floreale, più lungo delle foglie con all'apice una stretta ombrella di fiori (da 5 a 15), ognuno con un suo peduncolo, spesso reclinati (quasi penduli), grandi, di colore giallo-dorato o bianco (più raramente) o rosso (ancora più raramente) marcati da 5 macchie aranciate poste alle fauci della corolla in corrispondenza dei 5 petali. Lunghezza del peduncolo : 5 – 20 mm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori imbutiformi, sono ermafroditi, attinomorfi, tetraciclici (hanno i 4 verticilli fondamentali delle Angiosperme: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla divisi in 5 parti). All'interno del fiore (alla base e attorno al pistillo) è presente del nettare. I suoi fiori sono inoltre profumati.

K (5), C (5), A 5, G (5) (supero)[2]
Il calice
Località : Pellegai, Mel (BL), 503 m s.l.m. - 01/04/2007
  • Calice: il calice (gamosepalo) è a forma tubulosa, rigonfio nella parte centrale ed è molto più largo del tubo corollino. È diviso in cinque denti (prolungamento dei sepali) lunghi quanto larghi saldati al tubo. Il tubo è segnato da 5 spigoli acuti (ha quindi una sezione angolosa) in corrispondenza dei sepali (lo spigolo è sorretto da un lungo nervo che termina all'apice del dente). Dimensioni del calice: larghezza 4 – 5 mm; lunghezza 8 – 10 mm. Dimensione dei denti triangolari-acuti : larghezza 2,5 – 3,5 mm; lunghezza 2 – 3 mm.
La corolla
Località : Pellegai, Mel (BL), 503 m s.l.m. - 01/04/2007
  • Corolla: la corolla (gamopetala) è a forma campanulata a 5 lobi petaliformi eretto-patenti. La corolla è “ipogina”, ossia i petali sono inseriti sul ricettacolo al di sotto dell'ovario. La parte interna della corolla è cilindrica con un diametro molto più piccolo del diametro del calice che la contiene. Diametro del tubo corollino : 1 -2 mm. Diametro della massima apertura della corolla : 10 – 13 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con brevi filamenti (non sporgono dalla corolla). Gli stami sono “epipetali” ossia sono inseriti direttamente nella corolla, (in posizione opposta ai petali) in alcuni casi, circa a metà del tubo corollino : in questo caso sono inclusi; in altri casi sono inseriti all'altezza della sommità della corolla (appena sotto le fauci) e in questo caso non sono inclusi ma sporgono dalle fauci.
  • Gineceo: l' ovario è supero, uniloculare, formato da 5 carpelli saldati, con numerosi ovuli. La placenta è “assile” (o centrale), ossia attraversa diametralmente il pericarpo. Lo stilo è lungo e si affaccia alle fauci se gli stami sono inclusi nel tubo corollino (e quindi sono in posizione bassa), altrimenti è più corto e rimane chiuso nel tubo corollino con lo stigma capitato localizzato quindi a metà corolla circa. Questo dimorfismo (“brevistilo” e “longistilo” nella stessa specie chiamato “eterostilia”) fu studiato dal Darwin e viene considerato uno degli aspetti più interessanti di questa specie (e di altre dello stesso genere). Questa proprietà impedisce una fecondazione “autogama” (o autoimpollinazione), mentre favorisce una fecondazione entomofila (e quindi più efficiente da un punto di vista genetico) da parte degli insetti. In effetti si riscontra che l'impollinazione tra individui con lo stesso tipo di “eterostilia” è inefficace. È interessante rilevare inoltre che in una stessa popolazione le due caratteristiche sono presenti ognuna esattamente con il 50% degli individui[3].

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una capsula uniloculare, oblunga e deiscente alla sommità per 5-10 denti. È racchiusa dal calice che è persistente. L'interno contiene numerosi semi appiattiti di colore brunastro che maturano fra luglio e agosto. Lunghezza del frutto : 5 – 10 mm.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Sul territorio italiano questa specie è abbastanza comune al nord e al centro (ma è assente al sud e nelle isole); fuori dall'Italia è comune sia in Europa che in Asia. In genere gli habitat preferiti sono i prati e boschi aridi; mentre il substrato è calcareo (ma anche calcare-siliceo) con pH del suolo basico e bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido. Dal punto di vista altitudinale queste piante si possono trovare dal piano fino a 2300 m s.l.m., quindi frequentano i seguenti piani vegetazionali : collinare, montano e subalpino.

Sottospecie del territorio italiano[modifica | modifica sorgente]

Qui sono descritte brevemente le quattro principali sottospecie della Primula veris presenti spontaneamente sul territorio italiano.

Differenze più evidenti tra le due sottospecie alpine veris e columnae
  • Primula veris L. subsp. canescens (Opiz) Hayek : l'altezza delle piante, in questa sottospecie, varia da 10 a 20 cm; la lamina delle foglie è largamente ovata; la base decorre sul picciolo con ali strette; il margine è più o meno intero e continuo; la superficie è abbondantemente pubescente con peli grigiastri semplici o ghiandolari di piccole dimensioni (minori di 0,1 mm); la lunghezza del calice è compresa tra 12 – 18 mm; il lembo della corolla è concavo con un diametro compreso tra 6 – 12 mm; la capsula a maturazione risulta fasciata strettamente al calice (ma solo alla base). Il tipo corologico (area di origine) è Sud Est-Europeo; dovrebbe essere diffusa sia sulle Alpi che sugli Appennini, ma secondo Pignatti[3], in quanto pianta continentale-steppica, potrebbe essere confusa con altre o mancante del tutto; l'habitat preferito è il cespuglieto.


Le due sottospecie columnae e suaveolens in realtà non sono molto diverse al punto che qualche autore non le riconosce come sottospecie distinte.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico le due sottospecie alpine (veris e columnae) appartengono a due diverse comunità vegetali[4]:

Comunità subsp. veris subsp. columnae
Formazione Comunità forestali Comunità forestali
Classe Carpino-Fagetea Quercetea pubescentis
Ordine Quercetalia pubescenti-sessiliflorae
Alleanza Quercion pubescenti-sessiliflorae

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni qui riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

  • Sostanze presenti: alcune parti di questa pianta contrngono un alcool chiamato “volemite”; una canfora (chiamata “canfora di primula”); il glucoside “primulina”; e l'enzima diastasi[1].
  • Proprietà curative: in molti testi antichi (ora sempre meno) questa pianta veniva chiamata Primula officinalis in quanto dotata di proprietà vulneraria (guarisce le ferite); nel nord dell'Europa inoltre con le foglie si prepara una bevanda gradevole e calmante (ma anche un cordiale o del tè). Mentre le parti ipogee sono espettoranti (favorisce l'espulsione delle secrezioni bronchiali) e starnutatorie. Altre proprietà curative sono: antinfiammatoria (attenua uno stato infiammatorio), antispasmodica (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso), diaforetica (agevola la traspirazione cutanea) e diuretica (facilita il rilascio dell'urina). Oggi questi usi sono notevolmente scaduti. Sono stati riscontrati casi di allergia dovuta agli stami di questa pianta.
  • Parti usate: fiore, foglie e rizoma.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Le foglie giovanili possono essere mangiare sia crude che cotte. Con i fiori una volta si usava fare un gustoso vino.

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

È nell'orticoltura che si accentra il maggior interesse per queste piante. Infatti le Primule accomunano due proprietà molto importanti: sono rustiche di facile impianto e molto decorative. I fioristi quindi si sono cimentati a creare un numero grandissimo di cultivar (o ibridi artificiali) variando soprattutto la colorazione dei petali. Nel giardino, questa pianta, va posizionata in zone a mezz'ombra; non teme il freddo per cui non è necessario ripararla particolarmente durante la stagione invernale.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 26-03-2009.
  3. ^ a b Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982. ISBN 88-506-2449-2.
  4. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • T.G. Tutin, V.H. Heywood et alii, Flora Europea, Cambridge University Press, 1976. ISBN 0-521-08489-X.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di campo, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2002.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 270. ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 632.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 430.


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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]