Primula elatior

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Primula maggiore
Primula elatior foret-domaniale-koeur-la-grande 55 07042007 1.jpg
Primula elatior
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Primulales
Famiglia Primulaceae
Genere Primula
Specie P. elatior
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
Ordine Ericales
Famiglia Primulaceae
Nomenclatura binomiale
Primula elatior
(L.) Hill., 1765

La primula maggiore (nome scientifico Primula elatior, (L.) Hill., 1765) è una pianta erbacea della famiglia delle Primulaceae che cresce spontaneamente in prati e boschi umidi.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La Primula elatior appartiene al genere (Primula) il quale comprende circa 500 specie. Anche la famiglia di appartenenza (Primulaceae) è ampia e comprende 12 generi (anche se alcuni studiosi arrivano a descriverne fino a 28), diffusi quasi esclusivamente nella zona temperata boreale.
Dato il grande numero di specie del genere Primula, questo viene suddiviso in trentasette sezioni. La specie di questa scheda appartiene alla sezione Vernales caratterizzata dall'avere foglie membranacee, rugose e gradualmente ristrette verso la base e con fiori sempre peduncolati[1].

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Inserzione del picciolo nelle due sottospecie

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Primula elatior (L.) Hill. subsp. elatior (sinonimi = P. poloninensis (Domin) Fed.; = P. carpathica (Griseb. & Schenk) Fuss; = P. elatior (L.) Hill subsp. carpathica (Griseb. & Schenk) W.W.Sm. & Forrest) : questa variante è caratterizzata dall'avere una lamina fogliare che termina bruscamente all'inserzione del picciolo; mentre in fase di fruttificazione la capsula del frutto sporge dal calice persistente. Il diametro del fiore varia da 15 a 20 mm.
  • Primula elatior (L.) Hill. subsp. canescens (Opiz) P. Fourn. (1928) (sinonimo = P. veris subsp. canescens)
  • Primula elatior (L.) Hill subsp. carpathica (Griseb. & Schenk) W.W.Sm. & Forrest (1881) (sinonimo = P. elatior (L.) Hill subsp. elatior)
  • Primula elatior (L.) Hill. subsp. genuina (sinonimo = P. elatior subsp. elatior)
  • Primula elatior (L.) Hill. subsp. intricata (G. & G.) Lüdi (1927) (sinonimi = P. intricata G.&G.; = P. pallasii subsp. intricata Harrison) : in questa variante la lamina fogliare si restringe gradualmente fino all'inserzione del picciolo che quindi risulta debolmente alato; inoltre la capsula del frutto è lunga quanto il calice persistente. L'infiorescenza è meno copiosa, con fiori reclinati tutti da un lato. Il diametro del fiore varia da 12 a 18 mm.
  • Primula elatior (L.) Hill subsp. leucophylla (Pax) Hesl.-Harr.f. ex W.W.Sm. & H.R.Fletcher (1946) (sinonimo = P. leucophylla Pax)
  • Primula elatior (L.) Hill subsp. lofthousei (Hesl.-Harr.f.) W.W.Sm. & H.R.Fletcher (1946)
  • Primula elatior subsp meyeri Valentine & Lamond
  • Primula elatior (L.) Hill subsp. pallasii (Lehm.) W.W.Sm. & Forres (1928)
  • Primula elatior (L.) Hill var. carpathica Nikolic

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Le tre specie (Primula vulgaris, Primula veris e la specie di questa scheda) che presentano il fenomeno della eterostilia (vedere il paragrafo Morfologia – Gineceo) possono facilmente produrre ibridi tra di loro. Nell'elenco che segue sono indicati alcuni ibridi interspecifici :

  • Primula ×aranensis Cadevall (1932) – Ibrido fra : P. elatior subsp. elatior e P. veris subsp. columnae
  • Primula ×bifrons Chatenier (1888) – Ibrido fra : P. elatior subsp. intricata e P. veris subsp. veris
  • Primula ×digenea A. Kerner (1875) – Ibrido fra : P. elatior subsp. elatior e P. vulgaris subsp. vulgaris
  • Primula ×legionensis Rothm. (1934) – Ibrido fra : P. elatior subsp. intricata e P. veris subsp. veris
  • Primula ×media Peterm. (1838) – Ibrido fra : P. elatior subsp. elatior e P. veris subsp. veris
  • Primula ×pruhonicensis – Ibrido fra : P. elatior subsp meyeri e P. vulgaris
  • Primula ×tomasinii Gren. & Godron (1853) – Ibrido fra : P. elatior subsp. intricata e P. veris subsp. suaveolens

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Primula ambigua Salisb. (1796)
  • Primula carpathica (Griseb. & Schenk) Fuss (1859)
  • Primula danubialis K. Richter (1888)
  • Primula fragrans E.H.L. Krause (1884)
  • Primula intricata Gren. & Gordr. (1853) basionimo per la subsp. intricata
  • Primula leucophylla Pax
  • Primula pallasii subsp. intricata Harrison
  • Primula perreiniana Flügge (1808)
  • Primula poloninensis (Domin) Fed.
  • Primula rhododendricola Sennen (1936)
  • Primula ruprechtii Kusn.
  • Primula veris var. elatior L. (1753) basionimo per la subsp. elatior

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

La specie più simile è la Primula veris L. (Primula odorosa) : si distinguono comunque per il calice che in questa specie è abbastanza più largo del tubo corollino e in definitiva anche più rigonfio, inoltre i denti (sempre del calice) hanno una base più larga; anche il colore della corolla è diverso (giallo pallido in elatior, giallo aranciato in veris).

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere (“Primula”) deriva da una antica locuzione italiana che significa fior di primavera (e prima ancora potrebbe derivare dal latino primus). All'inizio del Rinascimento questo termine indicava indifferentemente qualsiasi fiore che sbocciasse appena finito l'inverno, ad esempio così si indicavano le primaverili margheritine (Bellis perennis – Pratolina). In seguito però il significato si restrinse come nome specifico (nel parlare corrente) alla pianta di questa scheda (chiamata alla fine “Primula comune”), e come nome dell'intero genere nei trattati botanici. Nella letteratura scientifica uno dei primi botanici a usare il nome di “Primula” per questi fiori fu P.A. Matthioli (1500 – 1577), medico e botanico di Siena, famoso fra l'altro per avere fatto degli studi su Dioscoride, e per aver scritto una delle prime opere botaniche moderne. Nome confermato nel XVII secolo anche dal botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (5 giugno 1656 — 28 dicembre 1708) al quale normalmente si attribuisce la fondazione di questo genere[1].
Il termine specifico (elatior) deriva dal latino è può significare “grande” o “largo” facendo riferimento al fatto che questa specie tra le Primule a fusto alto ha i fiori più grandi.
L'attuale binomio scientifico ("Primula elatior") è stato definito dai botanici Carl von Linné (biologo e scrittore svedese, Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) e da John Hill (botanico inglese, c. 1716 – 21 novembre 1775) in una pubblicazione del 1765.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Hohe Schlüsselblume; in francese si chiama Primevère élevée; in inglese si chiama Oxlip.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

È una pianta erbacea perenne. La fioritura è unica nel corso dell'anno (sono piante “monocarpiche” = un solo frutto nell'arco della stagione). L'altezza varia da 10 - 30 cm. La forma biologica è del tipo emicriptofita rosulata (H ros), ossia sono piante con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, con foglie disposte a formare una rosetta basale.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte ipogea del fusto consiste in un breve rizoma obliquo di 1 - 2 cm.
  • Parte epigea: la parte aerea consiste in un sottile fusto eretto e lungo al massimo 15-25 cm, ed è afillo e debolmente pubescente.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

La rosetta basale
La foglia

Le foglie sono spiralate in rosetta (sono presenti solo le foglie basali o radicali). Sono obovate (od obovate-ellittiche), con apice arrotondato e attenuate verso il picciolo (che è relativamente lungo e allargato, ossia alato). La pagina superiore è pubescente e in parte anche quella inferiore (eventualmente di colore grigiastro). La superficie è rugosa-reticolata (i nervi principali sono infossati nel parenchima). Il margine della foglia è crenulato-dentellato (i denti sono progressivamente più piccoli verso l'apice), inoltre nelle giovani foglie il margine è revoluto, ossia ripiegato verso il basso. Lunghezza del picciolo : 3 – 10 cm. Dimensioni delle foglie : larghezza 3 – 6 cm; lunghezza 5 – 12 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza
Giardino Botanico Villa Welsperg, Val Canali, Tonadico(TN), 1038 m s.l.m. - 11/06/2008

L'infiorescenza è formata da diversi fiori (da 3 fino a 12, ma in qualche caso anche di più) ognuno col suo peduncolo e disposti ad ombrella (si diramano a raggiera all'apice del fusto). Lunghezza dei peduncoli : 2 – 18 mm.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Il fiore

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi, tetraciclici (hanno i 4 verticilli fondamentali delle Angiosperme: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla divisi in 5 parti). All'interno del fiore è presente del nettare e i fiori sono lievemente profumati.

K (5), C (5), A 5, G (5) (supero)[2]
  • Calice: il calice (gamosepalo) è diviso in cinque denti (sepali) lanceolati e lesiniformi saldati a tubo per buona parte della sua lunghezza. La forma del tubo è più o meno cilindrica con 5 spigoli acuti in corrispondenza dei sepali (lo spigolo è sorretto da un lungo nervo che termina all'apice del dente). I denti sono acuti (2 -3 volte più lunghi che larghi = lesiniformi) mentre la zona centrale del calice è lievemente rigonfia. Tutto il calice è peloso ed è persistente, inoltre in questa specie è appressato al tubo corollino (e quindi alla capsula in fase di fruttificazione della pianta). Dimensione del tubo del calice: larghezza 2 – 3 mm; lunghezza 6 – 8 mm. Dimensione dei denti : larghezza 1 – 2,3 mm; lunghezza 3 – 7 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con brevi filamenti (non sporgono dalla corolla). Gli stami sono “epipetali” ossia sono inseriti direttamente nella corolla, (in posizione opposta ai petali) in alcuni casi, circa a metà del tubo corollino : in questo caso sono inclusi; in altri casi sono inseriti all'altezza della sommità della corolla (appena sotto le fauci) e in questo caso non sono inclusi ma sporgono dalle fauci.


  • Gineceo: l' ovario è supero, uniloculare, formato da 5 carpelli saldati, con numerosi ovuli. La placenta è “assile” (o centrale), ossia attraversa diametralmente il pericarpo. Lo stilo è lungo e si affaccia alle fauci se gli stami sono inclusi nel tubo corollino (e quindi sono in posizione bassa), altrimenti è più corto e rimane chiuso nel tubo corollino con lo stigma capitato localizzato quindi a metà corolla circa. Questo dimorfismo (“brevistilo” e “longistilo” nella stessa specie chiamato “eterostilia”) fu studiato dal Darwin e viene considerato uno degli aspetti più interessanti di questa specie (e di altre dello stesso genere). Questa proprietà impedisce una fecondazione “autogama” (o autoimpollinazione), mentre favorisce una fecondazione entomofila (e quindi più efficiente da un punto di vista genetico) da parte degli insetti. In effetti si riscontra che l'impollinazione tra individui con lo stesso tipo di “eterostilia” è inefficace. È interessante rilevare inoltre che in una stessa popolazione le due caratteristiche sono presenti ognuna esattamente con il 50% degli individui[3].

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una capsula ovoidale e deiscente alla sommità per 5-10 denti. Contiene numerosi semi. Le capsule maturano generalmente nel mese di luglio.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Anche dal punto di vista fitosociologico le due sottospecie appartengono a due diverse comunità vegetali[4]:

Comunità subsp. elatior subsp. intricata
Formazione Comunità forestali Comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe Carpino-Fagetea Molinio-Arrhenatheretea

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

  • Proprietà curative: la medicina popolare considera questa pianta utile come espettorante (favorisce l'espulsione delle secrezioni bronchiali) e diuretiche (facilita il rilascio dell'urina). Un infuso preparato come il può essere utile per la tosse o l'influenza
  • Parti usate: le foglie e la radice.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie giovani possono essere mangiate crude o cotte (hanno un sapore dolce).

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

È nell'orticoltura che si accentra il maggior interesse per queste piante. Infatti le Primule accomunano due proprietà molto importanti : sono rustiche di facile impianto e molto decorative. I fioristi quindi si sono cimentati a creare un numero grandissimo di cultivar variando la colorazione dei petali, la grandezza del fiore, la bellezza delle foglie, ma anche il numero dei petali o il suo disegno. Nel giardino, questa pianta, va posizionata in zone a mezz'ombra; non teme il freddo per cui non è necessario ripararla particolarmente durante la stagione invernale.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 26 marzo 2009.
  3. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  4. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 270, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 632.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 430.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]