Palazzo Grazioli
Coordinate: 41°53′48″N 12°28′50″E / 41.896615°N 12.480474°E
| Palazzo Grazioli | |
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Vista da via del Plebiscito
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| Ubicazione | |
| Indirizzo | Via del Plebiscito 102 |
| Città | Roma |
| Paese | |
| Informazioni | |
| Stato | In uso |
| Costruzione | XVI secolo |
| Uso | Privato |
| Realizzazione | |
| Architetto | Giacomo della Porta |
| Proprietario | famiglia Grazioli |
Palazzo Grazioli è un edificio di Roma situato tra palazzo Doria Pamphilj e palazzo Altieri, in una zona ricca di reperti archeologici della Roma antica, il Campo Marzio, è il frutto di numerose modifiche e interventi di restauro effettuati dalle diverse famiglie nobili romane che vi abitarono nei secoli.
Indice |
[modifica] Storia
Le fonti più antiche rilevano nel sito il palazzo della famiglia Ercolani che fu realizzato da Giacomo della Porta nel corso del ‘500. Successivamente la famiglia di Luigi Gottifredi, sacerdote della Compagnia di Gesù, che vi si stabilì, fece effettuare un radicale restauro da Camillo Arcucci, un architetto del barocco romano, negli anni dal 1645 al 1650. Agli inizi dell’800 il palazzo fu residenza dell’Ambasciatore d’Austria e poi della Infanta di Spagna, nonché duchessa di Lucca, Maria Luisa di Borbone-Spagna che vi morì nel 1824.
Fu poi acquistato dal commendatore Vincenzo Grazioli, poi barone di Castelporziano e duca di Santa Croce di Magliano, che nel 1863 ne affidò il restauro ad Antonio Sarti. Questi durante lunghi lavori che finirono nel 1874, aggiunse il corpo che affaccia su Piazza Grazioli[1].
Al momento dell'acquisto del palazzo, la nobiltà dei Grazioli era di recente concessione. Il capostipite commendatore Vincenzo Grazioli era un tipico rappresentante del "generone" della Roma papalina, quel ceto di grandi affittuari dei latifondi (che a loro volta subappaltavano), che fin dal XVI secolo garantiva la liquidità delle classi dominanti cittadine e la tutela degli approvvigionamenti alimentari, e riusciva in alcuni casi - come avvenne per i Torlonia - ad integrarsi nella nobiltà storica per via di matrimoni.
I Grazioli giunsero dalla Valtellina alla fine del Settecento (l'emigrazione valtellinese a Roma era favorita dai papi, che avevano destinato loro una compagnia dell'annona, impiegandoli come facchini, misuratori e macinatori di granaglie[2]). Vincenzo Grazioli cominciò quindi come affittuario di molini sul Tevere, che poi acquistò, divenendo successivamente fornaio (in grande), e poi proprietario terriero. Fu nominato da Gregorio XVI barone di Castelporziano nel 1832 (il commendatore aveva acquistato la tenuta nel 1823) e poi nobile romano nel 1843, e infine promosso duca di Santa Croce di Magliano nel 1851 da Pio IX, al quale la famiglia rimase fedelissima fino alla fine dello Stato pontificio. Il figlio Pio (1822-1884) sposò nel 1847 Donna Caterina dei Duchi Lante Montefeltro della Rovere (sicché la famiglia si chiamò poi Grazioli Lante della Rovere). Fu insieme ai figli tra i protagonisti della mondanità romana del secondo Ottocento (si veda Caccia alla volpe), ma anche il patron della ricostruzione della Chiesa di San Giovanni della Malva in Trastevere. Per la vita a villa Grazioli si veda la bella documentazione fotografica dell'Archivio Primoli.[3] Un discendente, Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, fu vittima nel 1977 di un sequestro finito male da parte della Banda della Magliana.[4]
La targa in marmo e bronzo con il ritratto della Gloria commemorano l’impresa del sottotenente di vascello Riccardo Grazioli Lante della Rovere, medaglia d'oro al valor militare, caduto ad Homs (oggi Al Khums), in Libia, il 28 ottobre del 1911 durante la guerra italo-turca.
La facciata del palazzo su via del Plebiscito è decorata da paraste con capitelli. Al centro di essa si apre il portone fiancheggiato da due colonne di ordine dorico di granito grigio e sormontato da un balcone.
Il palazzo è noto per essere la dimora romana di Silvio Berlusconi. Infatti questi ha preso in locazione, dalla proprietà Grazioli, il piano nobile del palazzo[5].
[modifica] Note
- ^ Sullo spigolo del palazzo che affaccia su via della Gatta, è possibile individuare su di un cornicione un piccolo gatto marmoreo proveniente dal Tempio di Iside in Campo Marzio che, aggiunto in questo restauro, dà il nome alla via.
- ^ Ardenno
- ^ Archivio Primoli
- ^ Così fu ucciso il duca Grazioli - Corriere della sera
- ^ Questa locazione ha comportato, dal 1º gennaio 2010, l'abolizione di una delle più frequentate fermate d'autobus del centro di Roma, quella di via del Plebiscito che serviva 18 linee, creando comprensibili disagi agli utenti del trasporto pubblico. Per la notizia si veda Corriere della Sera del 26/12/2009.
[modifica] Bibliografia
- Roma, Milano, Touring Club Italiano, 2004
- Claudio Rendina, Palazzi Storici di Roma. Newton & Compton, 2005
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Palazzo Grazioli
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