Palazzo Grazioli

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Coordinate: 41°53′47.81″N 12°28′49.71″E / 41.896615°N 12.480474°E41.896615; 12.480474

Palazzo Grazioli
Pigna - palazzo Grazioli 1170066.JPG
Vista da via del Plebiscito
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Roma
Indirizzo Via del Plebiscito, 102
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XVI secolo
Uso Privato
Realizzazione
Architetto Giacomo della Porta
Proprietario Giulio Grazioli-Lante della Rovere[1]
 

Palazzo Grazioli è un edificio di Roma situato tra palazzo Doria Pamphilj e palazzo Altieri, in una zona ricca di reperti archeologici della Roma antica, il Campo Marzio. È il frutto di numerose modifiche e restauri effettuati dalle diverse famiglie nobili romane che vi abitarono nei secoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti più antiche rilevano nel sito il palazzo della famiglia Ercolani che fu realizzato da Giacomo della Porta nel corso del ‘500. Successivamente la famiglia di Luigi Gottifredi, sacerdote della Compagnia di Gesù, che vi si stabilì, fece effettuare un radicale restauro da Camillo Arcucci, un architetto del barocco romano, negli anni dal 1645 al 1650. Agli inizi dell’800 il palazzo fu residenza dell'Ambasciatore d'Austria e poi dell'Infanta di Spagna, nonché duchessa di Lucca, Maria Luisa di Borbone-Spagna che vi morì nel 1824.

Fu poi acquistato dal commendatore Vincenzo Grazioli, poi barone di Castelporziano e duca di Santa Croce di Magliano, che nel 1863 ne affidò il restauro ad Antonio Sarti, che nel corso di lunghi lavori, terminati nel 1874, aggiunse il corpo che s'affaccia su Piazza Grazioli[2].

Al momento dell'acquisto del palazzo, la nobiltà dei Grazioli era di recente concessione. Il capostipite commendatore Vincenzo Grazioli era un tipico rappresentante del "generone" della Roma papalina, quel ceto di grandi affittuari dei latifondi (che a loro volta subappaltavano), che fin dal XVI secolo garantiva la liquidità delle classi dominanti cittadine e la tutela degli approvvigionamenti alimentari, e riusciva in alcuni casi - come avvenne per i Torlonia - ad integrarsi nella nobiltà storica per via di matrimoni.
I Grazioli giunsero dalla Valtellina alla fine del Settecento (l'emigrazione valtellinese a Roma era favorita dai papi, che avevano destinato loro una compagnia dell'annona, impiegandoli come facchini, misuratori e macinatori di granaglie[3]). Vincenzo Grazioli cominciò quindi come affittuario di molini sul Tevere, che poi acquistò, divenendo successivamente fornaio (in grande), e poi proprietario terriero[4]. Fu nominato da Gregorio XVI barone di Castelporziano nel 1832 (il commendatore aveva acquistato la tenuta nel 1823) e poi nobile romano nel 1843, e infine promosso duca di Santa Croce di Magliano nel 1851 da Pio IX, al quale la famiglia rimase fedelissima fino alla fine dello Stato pontificio. Il figlio Pio (1822-1884) sposò nel 1847 Donna Caterina dei Duchi Lante Montefeltro della Rovere (sicché la famiglia si chiamò poi Grazioli Lante della Rovere). Fu insieme ai figli tra i protagonisti della mondanità romana del secondo Ottocento (si veda Caccia alla volpe), ma anche il patron della ricostruzione della Chiesa di San Giovanni della Malva in Trastevere. Per la vita a villa Grazioli si veda la bella documentazione fotografica dell'Archivio Primoli.[5] Un discendente, Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, fu vittima nel 1977 di un sequestro finito male da parte della Banda della Magliana.[6]

Targa in memoria di Riccardo Grazioli Lante della Rovere sul lato del Palazzo verso Piazza Grazioli

La targa in marmo e bronzo con il ritratto della Gloria commemorano l’impresa del sottotenente di vascello Riccardo Grazioli Lante della Rovere, medaglia d'oro al valor militare, caduto ad Homs (oggi Al Khums), in Libia, il 28 ottobre del 1911 durante la guerra italo-turca.

La facciata del palazzo su via del Plebiscito è decorata da paraste con capitelli. Al centro di essa si apre il portone fiancheggiato da due colonne di ordine dorico di granito grigio e sormontato da un balcone.

Il palazzo è stato concesso in affitto a Silvio Berlusconi che lo ha eletto a propria residenza. Infatti questi ha preso in locazione, dal duca Giulio Grazioli Lante della Rovere, proprietario del palazzo, il piano nobile del palazzo[7]. Da settembre 2013 proprio Palazzo Grazioli è stato scelto come sua residenza ufficiale.[8]

Il seminterrato del Palazzo è stato anche la sede della RED TV (originariamente Nessuno TV, canale televisivo digitale presieduto da Massimo d'Alema) dal 2008 al 2011 quando in seguito al fallimento il seminterrato è stato preso in affitto da Silvio Berlusconi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Romanzo domiciliare | Rivista Studio
  2. ^ Sullo spigolo del palazzo che affaccia su via della Gatta, è possibile individuare su di un cornicione un piccolo gatto marmoreo proveniente dal Tempio di Iside in Campo Marzio che, aggiunto in questo restauro, dà il nome alla via.
  3. ^ Ardenno
  4. ^ Per la biografia di Vincenzo Grazioli si veda la scheda nel Dizionario biografico degli italiani (Rita D'Errico, 2003).
  5. ^ Archivio Primoli
  6. ^ Così fu ucciso il duca Grazioli - Corriere della sera
  7. ^ Questa locazione ha comportato, dal 1º gennaio 2010, l'abolizione di una delle più frequentate fermate d'autobus del centro di Roma, quella di via del Plebiscito che serviva 18 linee, creando comprensibili disagi agli utenti del trasporto pubblico. Per la notizia si veda Corriere della Sera del 26/12/2009. La fermata fu ripristinata nel 2012 dopo raccolte di firme e interrogazioni parlamentari. Per il ripristino si veda ancora il Corriere del 31 maggio 2012[1].
  8. ^ Berlusconi si trasferisce a Palazzo Grazioli

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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