Ordine di San Paolo primo eremita

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L'Ordine di San Paolo Primo Eremita (in ungherese Szent Pál Első Remete Szerzeteseinek Rendje; in latino Ordo Fratrum S. Pauli Primi Eremitae; in polacco Zakon Świętego Pawła Pierwszego Pustelnika) è un ordine monastico della Chiesa cattolica. I monaci dell'ordine pospongono al loro nome la sigla O.S.P.P.E.

L'ordine fu fondato all'inizio del secolo XIII in Ungheria, in seguito al movimento di riscoperta della vita eremitica, che coinvolse tutta l'Europa nei secoli XI-XII.

Fondatore dell'Ordine fu il beato Eusebio, canonico di Esztergom, che organizzò la prima comunità di Paolini, raccogliendo gli eremiti che vivevano nelle foreste dell'Ungheria e della Croazia. La loro vita monastica si modellò sulla regola di sant'Agostino. Il nome deriva, però, dall'aver scelto, quale proprio patrono San Paolo di Tebe, detto "primo eremita".

San Paolo primo eremita[modifica | modifica wikitesto]

San Paolo di Tebe, nato a Tebe, forse nell'anno 230, fuggì nel deserto a soli 16 anni, durante la persecuzione di Decio ove, secondo la tradizione tramandataci da San Girolamo, visse per ben novant'anni, nutrendosi del pane che gli veniva portato da un corvo.

L'ex-convento Paolino a Roma, in Via Felice (oggi Via De Pretis, d´angolo con Piazza del Viminale), aperto nel 1671
Il portale della chiesa dell'ex-convento Paolino a Roma, in Via Felice (oggi Via De Pretis, d'angolo con Piazza del Viminale), con lo stemma dei Paolini riadattato con lo stemma dei Savoia

Alla morte di Paolo, sempre secondo la testimonianza di San Girolamo, si recò da lui Sant'Antonio abate, che ne seppellì il corpo, deponendolo in una fossa scavata, secondo la leggenda, da due leoni. Per questo motivo lo stemma dell'Ordine dei Monaci Paolini raffigura una palma, due leoni e un corvo con un pezzo di pane nel becco.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

L'Ordine dei Paolini, come detto, nacque Ungheria. Il vescovo di Cinquechiese, Bartolomeo, benedettino dell'abbazia di Cluny, tra il 1215 e il 1225, sul monte Patacs, fondò un convento - eremo, dedicato a San Giacomo. Il vescovo Bartolomeo diede a questi eremiti la propria regola.

Tuttavia, come abbiamo detto, fondatore dell'Ordine paolino è considerato il beato Eusebio di Strigonio, che, ispirato da una visione che rappresentava tante fiammelle che si univano in una grande fiamma, con i discepoli Benedettino e Stefano, fondò sul monte Pilis il convento di Santa Croce. Questi primi eremiti scelsero come proprio modello San Paolo Primo Eremita, coltivando una particolare devozione verso la Madre di Dio.

Nel 1250 i due conventi, fondati dal vescovo Bartolomeo e dal beato Eusebio, si riunirono sotto la guida di ques'ultimo. Nel 1262, grazie all'appoggio di san Tommaso d'Aquino, Eusebio ottenne la benedizione di papa Urbano IV. Solo nel 1308 papa Clemente V confermò per l'Ordine l'uso della regola di sant'Agostino e, dopo un anno, approvò le prime costituzioni.

La diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Dall'Ungheria l'Ordine ben presto si diffuse in Croazia dove sorsero ben cinquanta conventi e a Remete fu eretto il primo santuario mariano dell'Ordine. In Croazia i monaci paolini avevano proprie scuole e anche un'università.

Nel 1382 i Monaci paolini giunsero in Polonia, chiamati dal principe della Slesia Ladislao Opolczyk, che aveva fondato, sul Jasna Góra (Monte Chiaro) di Częstochowa, un convento per proteggere il quadro della Madonna Nera, portato dalla Russia.

Il culmine della diffusione ed il declino[modifica | modifica wikitesto]

L'Ordine dei Paolini raggiunse il culmine di diffusione nel XVI secolo, quando, in Europa, Palestina ed Egitto, era diviso in 8 province e contava ben 300 conventi.

La sconfitta dell'esercito ungherese a Mohács nel 1526 e l'avanzata dei turchi che fecero abbattere decine di conventi, bruciarono archivi e biblioteche, e martirizzarono centinaia di monaci, comportò la quasi scomparsa dell'ordine nell'Europa danubiana. La Riforma protestante comportò l'ulteriore arretramento della presenza dell'Ordine nei paesi Scandinavi e del Nord Europa.

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

La ricostruzione dell'Ordine è stata caratterizzata dalla modifica del suo carattere da contemplativo-eremitico a contemplativo-apostolico. La provincia polacca risparmiata tanto dall'avanzata turca, quanto dalla riforma protestante, con il Santuario di Jasna Góra, divenne uno dei centri più importanti dell'attività paolina.

Scopi peculiari dell'Ordine dei Paolini sono:

  • la contemplazione di Dio nella solitudine;
  • la coltivazione della preghiera liturgica;
  • la pratica dello spirito di penitenza;
  • la diffusione del culto della Madre di Dio;
  • l'attività apostolica;
  • l'esercizio dei sacramenti, innanzitutto quello della penitenza o confessione;
  • l'organizzazione di pellegrinaggi, in particolare a piedi e presso santuari mariani.

Al 31 dicembre 2005 l'ordine contava 70 monasteri e 509 religiosi, 317 dei quali sacerdoti.[1] I conventi paolini si trovano in Polonia, Ungheria, Croazia, Ucraina, Bielorussia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti d'America, Australia, Sudafrica e Camerun. Il particolare in Italia l'Ordine è presente: a Roma, con due monasteri, a Ravenna (Santa Maria in Porto), ad Acquasanta (GE, fino al 2013), nella frazione del comune piemontese di Giaveno in provincia di Torino di Selvaggio, ove gli è affidato l'omonimo santuario.

L'Ordine conta oltre 500 tra padri e frati, che indossano quale abito una veste bianca, molto simile a quella dei domenicani in omaggio a san Tommaso d'Aquino.

Curia Generalizia dell'Ordine[modifica | modifica wikitesto]

Il Capitolo Generale Elettivo, nei giorni 25 e 26 febbraio 2008, elesse i seguenti membri della Curia Generalizia dell'Ordine:

Il mandato dei membri della Curia Generalizia ha durato sei anni.

Il Capitolo Generale Elettivo, nel mese di marzo del 2014 ha eletto i seguenti membri della Curia Generalizia dell'Ordine:

Il mandato dei membri della Curia Generalizia dura sei anni, ossia fino al 2020.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Annuario Pontificio per l'anno 2007, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2007. p. 1462. ISBN 978-88-209-7908-9.

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