Neocolonialismo

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Per neocolonialismo si intende la politica adottata da una ex potenza coloniale (o, per estensione, da un paese sviluppato) per controllare le proprie ex colonie (o in generale, paesi sottosviluppati) usando strumenti economici e culturali anziché la forza militare.[1]

Il termine fu coniato da Kwame Nkrumah, primo presidente del Ghana indipendente, ed è in seguito stato adottato da autori come Jean-Paul Sartre e Noam Chomsky con una connotazione esplicita di critica nei confronti delle politiche Occidentali verso il Terzo Mondo, per esempio con riferimento allo sfruttamento dei paesi poveri da parte delle grandi multinazionali. Secondo Peccia, il neocolonialismo vive anche in nuove dimensioni, che Kwame Nkrumah non poteva immaginare, come i Social Network. Non è un caso che infatti paesi geograficamente distanti tra di loro, come Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti, abbiano l'abitudine di condividere sui Social Media la stessa tipologia d'informazioni, contrariamente all'europea Bielorussia che condivide i Social Network russi, ricordando e preservando la stesse sfere d'influenze in vita durante la Guerra Fredda. [2]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Neocolonialismo, definizione
  2. ^ Peccia, T., 2014, "The Theory of the Globe Scrambled by Social Networks: A New Sphere of Influence 2.0", Jura Gentium - Rivista di Filosofia del Diritto Internazionale e della Politica Globale, Sezione "L'Afghanistan Contemporaneo", http://www.juragentium.org/topics/wlgo/en/peccia.htm