Il prestanome

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Il prestanome
Il prestanome - Allen.png
una scena del film
Titolo originale The Front
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1976
Durata 95 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, commedia
Regia Martin Ritt
Soggetto Walter Bernstein
Sceneggiatura Walter Bernstein
Produttore Martin Ritt
Fotografia Michael Chapman
Montaggio Sidney Levin
Musiche Dave Grusin
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il prestanome (The Front) è un film del 1976 diretto da Martin Ritt, scritto da Walter Bernstein, che ha come attori principali Woody Allen e Zero Mostel.

Il film presenta una visione dell'industria dell'intrattenimento negli Stati Uniti nei giorni del Maccartismo, quando molti attori, sospettati per attività sovversive in seguito ad un'indagine della House Committee on Un-American Activities, furono scritti nelle liste nere perdendo ogni possibilità di continuare il loro lavoro nel mondo dello spettacolo. La sceneggiatura fu scritta da Walter Bernstein, lui stesso vittima delle "Hollywood blacklist", così come lo furono Ritt e i membri del cast Mostel ed Herschel Bernardi. Walter Bernstein fu inserito nelle black list dopo che il suo nome venne elencato nel "Red Channels", un giornale pubblicato dall'FBI che elencava i nomi dei comunisti o dei simpatizzanti del comunismo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Howard Price è un modesto Allibratore che presta il suo nome ai soggetti di un suo amico finito nelle blacklist; questa infatti era una tattica usata da parecchi delle Hollywood blacklist. Probabilmente per difendersi dalla censura, il film riguarda le blacklist nelle industrie televisive e dei nightclub piuttosto che in quelle cinematografiche. È ambientato nei primi anni 50, a New York. Howard Prince lavora come cassiere in un ristorante e per arrotondare lo stipendio svolge anche il lavoro di allibratore. Un suo amico, Alfred Miller è uno sceneggiatore bandito dalle black list; avvicina Howard e gli propone di diventare un front man, un prestanome, e gli chiede di utilizzare il nome di Howard per presentare le sue sceneggiature ad una stazione televisiva.

Howard viene presentato come un uomo politicamente "pulito" e bisognoso di soldi, così accetta subito di aiutare Miller. Visto che questa tecnica funziona e Howard colleziona più di un successo in televisione, gli altri amici di Miller iniziano anche loro a servirsi di lui come prestanome. Il film descrive anche la tragica fine di Hecky Brown, un attore affermato che, una volta finito nelle blacklist, era rimasto senza soldi e senza più rispetto nel mondo dello spettacolo.

Howard diventa così ricco e famoso in breve tempo ma senza alcun merito, ma il contatto quoditidiano con persone di grande cultura e livello morale scuote la sua coscienza. Finisce anch'egli sotto inchiesta, è costretto ad andare di fronte al comitato dei “Freedom Information Services” e nonostante le pressioni psicologiche subite, riesce a non farsi sopraffare dalla paura e dichiara apertamente le sue idee, pur sapendo di andare incontro alla prigione.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 1947, la House Committee on Unamerican Activities (HUAC) iniziò le indagini ufficiali sulla penetrazione del Partito Comunista degli Stati Uniti nell'industria cinematografica di Hollywood. Queste indagini furono svolte più diffusamente tra il 1947 e il 1951, con interrogatori e controlli continui da parte dell'FBI ad attori, direttori e scrittori. Il gruppo più minaccioso che perpetrava queste denunce divenne noto come The Hoolywood Ten; bisogna ricordare che l'HUAC non mirava soltanto al partito comunista ma anche a socialisti, radicali di sinistra e tutti coloro che furono coinvolti in qualche modo con il gruppo politico che aveva opinioni contrarie a coloro che erano al potere a quell'epoca.

La regola di non far lavorare nel mondo del cinema i presunti filocomunisti, fu spezzata nel 1960 da Kirk Douglas, che fece lavorare sotto falso nome lo sceneggiatore e scrittore Dalton Trumbo (nella lista della The Hollywood Ten) per poi inserirlo con il suo vero nome nei titoli di testa.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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