Hipposideros diadema

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Hipposideros diadema
Immagine di Hipposideros diadema mancante
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Laurasiatheria
Ordine Chiroptera
Sottordine Microchiroptera
Famiglia Hipposideridae
Genere Hipposideros
Specie H.diadema
Nomenclatura binomiale
Hipposideros diadema
E.Geoffroy, 1813
Sinonimi

H.d.anderseni, H.d.malaitaensis, H.d.pullatus

Hipposideros diadema (E.Geoffroy, 1813) è un pipistrello della famiglia degli Ipposideridi diffuso nell'Ecozona orientale e australasiana.[1][2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Pipistrello di grandi dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 74 e 98 mm, la lunghezza dell'avambraccio tra 77 e 88 mm, la lunghezza della coda tra 39 e 65 mm, la lunghezza del piede tra 10,8 e 21 mm, la lunghezza delle orecchie tra 28 e 32 mm, un'apertura alare fino a 45 cm e un peso fino a 53 g.[3]

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Le parti dorsali sono marroni scure, con la base dei peli chiara e con delle macchie bianche sulle spalle e delle strisce lungo i fianchi all'attaccatura delle ali, mentre le parti ventrali sono bianco-grigiastre. Le orecchie sono grandi, triangolari e con una concavità sul bordo posteriore appena sotto l'estremità appuntita. La foglia nasale presenta una porzione anteriore priva di incavo centrale e con tre fogliette supplementari su ogni lato, un setto nasale non rigonfio e con due alette ben sviluppate intorno alle narici, una porzione intermedia larga con una protuberanza centrale, una porzione posteriore elevata con il margine superiore carnoso e semi-circolare e provvista di un setto centrale ben sviluppato e due laterali poco distinti che la dividono in quattro celle. La coda è lunga e si estende leggermente oltre l'ampio uropatagio. Il cariotipo è 2n=32 FNa=60.

Ecolocazione[modifica | modifica wikitesto]

Emette ultrasuoni ad alto ciclo di lavoro sotto forma di impulsi a frequenza costante di 64-70 kHz a Giava, 44-48 kHz a Sulawesi e 54-59 kHz in Nuova Guinea.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Si rifugia di giorno nelle zone più oscure di grotte, miniere, gallerie, edifici abbandonati e cavità degli alberi dove forma colonie numerose, particolarmente vivai, fino a 8.000 tra femmine e loro piccoli. I maschi tendono ad essere solitari o a formare piccoli gruppi. Durante periodi freddi entra in uno stato di torpore, nel quale riduce il suo metabolismo di circa il 30%, sebbene la temperatura corporea rimanga per lo più costante. Effettua spostamenti fino a 10 km per procurarsi cibo e può volare anche durante precipitazioni leggere.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre di grossi insetti come coleotteri, falene e anche formiche. Utilizza la tecnica dell'appostamento su di un tronco dell'albero, dove scansiona l'ambiente circostante attraverso gli ultrasuoni alla ricerca delle prede, che dopo essere state catturate in volo, tra la vegetazione o al suolo, vengono divorate nuovamente sul posatoio.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Danno alla luce un piccolo alla volta l'anno, più raramente una coppia. Femmine gravide sono state osservate tra gennaio e febbraio, mentre altre che allattavano da giugno ad ottobre.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è diffusa nell'Ecozona orientale dall'Indocina a Sulawesi e Filippine attraverso le Molucche e la Nuova Guinea fino all'Australia nord-orientale e le Isole Salomone.

Vive nelle foreste pluviali primarie e secondarie, boschi, giardini e piantagioni fino a 1.300 metri di altitudine.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Sono state riconosciute 15 sottospecie:

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La IUCN Red List, considerato il vasto areale, la popolazione presumibilmente numerosa, la presenza in diverse aree protette e la tolleranza alle modifiche ambientali, classifica H.diadema come specie a rischio minimo (LC).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Csorba, G., Bumrungsri, S., Francis, C., Helgen, Bates, P., Gumal, M., Kingston, T., Balete, D., Esselstyn, J. & Heaney, L. 2008, Hipposideros diadema in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Hipposideros diadema in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Bonaccorso, 1998

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • B. Lekagul & J.A. McNeely, Mammals of Thailand, Bangkok, 1977, ISBN 974-86806-1-4.
  • Tim F. Flannery, Mammals of New Guinea, Cornell University Press, 1995, ISBN 978-0-8014-3149-4.
  • Tim F. Flannery, Mammals of the South-West Pacific and Moluccan Islands, Cornell University Press, 1995, ISBN 978-0-8014-3150-0.
  • Frank J. Bonaccorso, Bats of Papua New Guinea, Conservation International, 1998, ISBN 978-1-881173-26-7.
  • Charles M.Francis, A Guide to the Mammals of Southeast Asia, Princeton University Press, 2008, ISBN 978-0-691-13551-9.

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