Eremo di Santa Caterina del Sasso
L'Eremo di Santa Caterina del Sasso è un monastero situato nel comune di Leggiuno, in provincia di Varese. È abbarbicato su di un costone roccioso sulla sponda orientale del Lago Maggiore.
Può essere raggiunto solo a piedi, scendendo tramite una lunga scala dal vicino parcheggio o salendo dal lago, in quanto è presente un imbarcadero per i natanti. Nel 2010 è stato inaugurato un ascensore scavato nella roccia che permette di raggiungere l'eremo più agevolmente.
L'inizio della costruzione del complesso monastico risale al XIV secolo anche se le pitture più recenti sono del XIX secolo. È composto da tre edifici: il convento meridionale, il conventino e la chiesa. Nel 1914 è stato dichiarato monumento nazionale.
L'Eremo di Santa Caterina compare anche se non viene nominato direttamente nel film del 1977 La stanza del vescovo, diretto da Dino Risi ed inoltre nello sceneggiato del 1989 I promessi sposi di Salvatore Nocita, in questo caso l'ambientazione è stata scelta per l'incanto del luogo, ma gli edifici e la storia manzoniana non hanno alcun rapporto tra loro.
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[modifica] Storia
Secondo la tradizione il monastero è stato fondato dal beato Alberto Besozzi di Arolo, già mercante e forse usuraio che scampato ad un naufragio, per un voto a Santa Caterina visse in una grotta vicinissima all'eremo per il resto della sua vita in preghiera. Il corpo del beato è conservato all'interno della Chiesa. Nel 1670 il monastero passò ai Carmelitani di Mantova e nel 1770 fu soppresso. Nel 1970 il monastero è stato acquistato dalla Provincia di Varese che ne ha curato i lunghi restauri.
[modifica] La chiesa
La facciata è fronteggiata da un portico con quattro archi a tutto sesto. Alla sinistra, a strapiombo sul lago, è addossato un campanile risalente al 1300. La cella campanaria è aperta con una bifora. Nel sottoportico vi sono resti ben conservati di un ciclo di affreschi attribuiti ad uno dei figli di Bernardino Luini. La chiesa attuale ricomprende cinque precedenti ambienti, originariamente separati, quattro dei quali corrispondono alle attuali cappelle e il quinto al sacello del Beato Besozzi.
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